Le domande si riferiscono all’articolo, “Investire nei grandi eventi non è quello di cui le città hanno bisogno”.
“Dall’ultimo rapporto di Open Milano Cortina, pubblicato il 31 ottobre 2025, emerge che su 98 opere totali, 16 sono concluse, 51 sono in fase di esecuzione, 28 in progettazione e 3 in gara. L’avanzamento delle opere, più o meno connesse ai giochi olimpici, procede con gravi ritardi rispetto alle tempistiche prefissate e la maggioranza delle opere, dal valore di 3 miliardi di euro, corrono il rischio di rimanere incompiute. Tra queste rientrano soprattutto gli interventi stradali, che rappresentano il 68% del totale delle opere, come la variante di Longarone, quella di Cortina, quella di Vercurago e la tangenziale sud di Sondrio, che, hanno visto le date di conclusione dei lavori spostate oltre il 2030. Come può, a livello amministrativo, un’opera che verrà completata nel 2033 essere considerata strategica per lo svolgimento delle Olimpiadi del 2026? “
È necessario chiarire un punto di metodo: nel quadro di Milano Cortina 2026, la qualificazione di un’opera come “strategica” non coincide automaticamente con la sua conclusione prima dell’avvio dei Giochi. La strategia infrastrutturale olimpica è stata definita fin dall’inizio con una duplice finalità: assicurare lo svolgimento dell’evento e, allo stesso tempo, attivare un percorso strutturale di sviluppo e modernizzazione dei territori coinvolti.
In questo contesto, le opere essenziali per l’organizzazione delle competizioni sono sempre state chiaramente identificate e ammontano a 31 interventi. Accanto a queste, vi è un insieme più ampio di opere infrastrutturali – in particolare stradali, che rappresentano una quota significativa del programma complessivo – che sono state pianificate su un orizzonte temporale più lungo, coerente con la complessità tecnica, ambientale e territoriale dei contesti interessati.
In diversi casi, l’apertura anticipata dei cantieri prima del 2026 avrebbe comportato criticità rilevanti sotto il profilo della sicurezza, della mobilità e della gestione dei flussi in aree montane e urbane già fragili. La scelta di programmare parte degli interventi a partire dal 2026 risponde quindi a criteri di efficienza amministrativa, sicurezza operativa e tutela dei territori, evitando interferenze con lo svolgimento dell’evento.
La strategicità di queste opere non è legata esclusivamente alla data di completamento, ma al fatto che la loro realizzazione è stata resa possibile dall’impulso olimpico: interventi attesi da anni hanno trovato copertura finanziaria, certezza programmatoria e un quadro autorizzativo più rapido e coordinato. È questo il valore aggiunto dei Giochi: trasformare un evento sportivo in un acceleratore di politiche infrastrutturali di lungo periodo, migliorando accessibilità, sicurezza e qualità della rete viaria.
Secondo diversi osservatori, emerge con sempre maggiore evidenza una serie di extra-costi legati alle opere per Milano-Cortina, e al tempo stesso o una gestione poco trasparente, se non solamente a lavori avviati, quando ormai ogni possibilità di intervenire è svanita e si ricorre nuovamente al finanziamento pubblico. Spesso i costi continuano a lievitare per cui è impossibile prevedere una stima di spesa prima della chiusura del cantiere: una modalità operativa ben lontana dalla sostenibilità economica sostenuta nel progetto iniziale, tanto che per coprire questo tipo di operazioni sono stati emessi degli appositi decreti (come il decreto Sport). Il ministro Salvini stesso ha auspicato che per Milano-Cortina valga il «modello Expo», ovvero un regime eccezionale in cui le istituzioni «remano tutte dalla stessa parte». Questo però comporta sospensione o compressione di controlli, accelerazioni forzate, superamento di vincoli che in condizioni ordinarie tutelano ambiente, contabilità pubblica e partecipazione democratica. Perché si è arrivati a questo punto? Era davvero l’unico modo possibile di agire?
Sul tema dei costi è necessario operare una distinzione preliminare e fondamentale. Il dossier di candidatura del 2019 è stato costruito su stime di massima, in una fase in cui i progetti erano ancora a livello preliminare e privi di definizione esecutiva. È solo dopo l’assegnazione dei Giochi che si è potuto procedere allo sviluppo progettuale vero e proprio, facendo emergere fabbisogni più accurati e coerenti con il livello di dettaglio richiesto per l’apertura dei cantieri.
A questo naturale passaggio si sono aggiunti fattori esogeni di portata eccezionale: la pandemia, l’aumento dei costi energetici, l’inflazione sui materiali da costruzione e le tensioni internazionali hanno inciso in modo strutturale sull’intero comparto delle opere pubbliche, non solo su Milano Cortina. Gli scostamenti tra le stime iniziali e i quadri economici aggiornati vanno quindi letti come il risultato combinato del passaggio da un masterplan a progetti esecutivi e di uno scenario economico straordinario.
Per quanto riguarda la trasparenza, va evitata una semplificazione. Le prime fasi di un cantiere producono dati per loro natura non consolidati: pubblicarli in modo frammentario o anticipato rischia di generare letture parziali, se non distorte. La sfida non è scegliere tra trasparenza e correttezza dell’informazione, ma garantire entrambe. Questo significa definire cadenze di pubblicazione certe e verificabili, accompagnate da dati omogenei e confrontabili su stato di avanzamento, costi, milestone e prescrizioni ambientali, in modo da consentire un controllo pubblico effettivo e fondato su evidenze.
Perché, allora, si è fatto ricorso a un impianto che viene definito “straordinario”?
La risposta sta nella natura dell’evento e nel perimetro territoriale coinvolto. Milano Cortina 2026 si sviluppa su un’area molto ampia, con contesti montani complessi e una pluralità di soggetti attuatori. In questo quadro, il ricorso a una struttura commissariale e a procedure accelerate non ha significato sospendere controlli o tutele, ma concentrare le responsabilità decisionali, ridurre la frammentazione amministrativa e garantire tempi compatibili con l’evento, in coerenza con quanto avvenuto in altre grandi manifestazioni internazionali.
Il cosiddetto “modello Expo” non equivale a un vuoto di regole, ma a un regime di coordinamento rafforzato in cui le amministrazioni competenti operano in modo integrato, mantenendo fermi i presìdi di legalità, contabilità pubblica e tutela ambientale, pur in un quadro procedurale più rapido. L’alternativa non sarebbe stata una gestione più ordinata, ma il rischio concreto di non riuscire a realizzare opere essenziali nei tempi necessari.
Resta fermo che scostamenti e adeguamenti dei quadri economici si sono verificati e continueranno a essere monitorati. Si tratta tuttavia di dinamiche che non presentano elementi di anomalia se confrontate con altre edizioni dei Giochi olimpici, in particolare in contesti caratterizzati da opere infrastrutturali complesse e da un’elevata dispersione territoriale. Anche in precedenti esperienze internazionali, il passaggio dalla fase di candidatura alla realizzazione ha comportato rimodulazioni di costi e tempi, soprattutto in presenza di fattori macroeconomici avversi.
SIMiCo avrebbe dovuto pubblicare un report con i dati dei cantieri ogni 45 giorni. Così non è stato e ciò che è stato reso pubblico è stato grazie alla pubblicazione del report Open Olympic promosso dall’associazione Libera. Il diritto dei cittadini ad essere informati dovrebbe essere ancor più garantito di fronte a grandi opere ed eventi come questi, con dati accessibili a tutti . Perché a SIMiCo sono state permesse queste negligenze? L’ultimo report risale al 31 ottobre: sono passati molti più di 45 giorni.
Dal punto di vista strettamente tecnico e normativo, è necessario chiarire che il mancato aggiornamento nei termini indicativi della piattaforma sviluppata da SIMICO S.p.A. non configura, per il Ministero, una negligenza in senso giuridico. La piattaforma di monitoraggio pubblico non costituisce infatti un adempimento normativo vincolante, ma uno strumento di accountability, informazione e coinvolgimento degli stakeholder promosso dalla Società in modo volontario e proattivo, anche a seguito del confronto con associazioni e portatori di interesse.
È lo stesso report Open Olympic, promosso da Libera, a riconoscere in più passaggi il valore positivo della piattaforma di SIMICO, sottolineando come essa rappresenti una buona pratica di trasparenza nata dal dialogo con la società civile. Le osservazioni contenute nel report riguardano principalmente la cadenza degli aggiornamenti, non l’impianto complessivo dello strumento né la qualità delle informazioni rese disponibili.
Va inoltre considerato che, nella fase attuale, caratterizzata da una forte intensificazione delle attività in prossimità dell’appuntamento olimpico, l’aggiornamento dei dati richiede un lavoro di consolidamento particolarmente complesso. In questa fase, la priorità è garantire che le informazioni pubblicate siano stabili, coerenti e confrontabili nel tempo, evitando la diffusione di dati parziali o suscettibili di variazioni significative nel breve periodo. SIMICO, comunque, aggiornerà presto la piattaforma.
Dalle nostre ricerche e dalle inchieste del programma di Rai3 Report, emerge con chiarezza che alcune opere a Cortina siano state avviate senza una Valutazione di Impatto Ambientale, in contrasto con quanto promesso nel dossier di candidatura. Cortina e le zone circostanti hanno diversi problemi legati alla presenza di frane: com’è possibile che i cantieri siano partiti nonostante l’assenza di tutti i regolari permessi? È davvero necessario mettere a rischio la sicurezza di lavoratori e fruitori?
L’assunto secondo cui alcune opere sarebbero state avviate “senza regolari permessi” o mettendo a rischio la sicurezza di lavoratori e cittadini è infondato e va respinto con decisione. La sicurezza non è mai oggetto di deroga, né per il Ministero né per SIMICO S.p.A. né per i soggetti attuatori.
È tuttavia necessario distinguere con chiarezza tre piani diversi, che spesso nel dibattito pubblico vengono sovrapposti in modo improprio:
- il piano amministrativo-procedurale;
- il piano della sicurezza tecnica e geologica;
- il piano della valutazione ambientale e della sostenibilità complessiva.
Il fatto che alcune opere seguano iter differenziati o tempistiche articolate per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non equivale in alcun modo all’assenza di valutazioni ambientali o di sicurezza. La normativa vigente, anche in ambito di grandi opere e infrastrutture strategiche, prevede strumenti diversi – tra cui verifiche di assoggettabilità, valutazioni per lotti funzionali e prescrizioni progressive – che non sospendono né aggirano i controlli, ma li collocano in fasi coerenti con lo stato di avanzamento progettuale. Per questo motivo, domande formulate in termini generici – senza indicare puntualmente quali opere, quali atti amministrativi e quali presunte violazioni – rischiano di risultare fuorvianti.
Il caso più emblematico delle contraddizioni tra promesse di sostenibilità e come in realtà si sta gestendo l’impatto dei giochi sull’ambiente, è quello della pista da bob di Cortina, un’opera che ha un impatto ambientale significativo in un ecosistema alpino già fragile a causa dei cambiamenti climatici. I costi, inizialmente stimati tra i 50 e i 60 milioni di euro, sono lievitati a circa 120 milioni e tuttora in aumento, unitamente al fatto che il cantiere ha comportato l’abbattimento di oltre 600 larici nel lariceto di Ronco. Il Comitato Olimpico Internazionale aveva dato parere positivo per l’utilizzo della pista di Innsbruck. Perché si è scelto di realizzarla comunque? KPMG ha stimato che ogni anno la pista andrà in perdita di oltre 500mila euro l’anno, anche qualora venisse messa in funzione a pieno regime. Dov’è la strategicità di questa opera?
La valutazione della pista di bob di Cortina non può essere ridotta a un confronto contabile annuale. Le stime di gestion rappresentano un elemento dell’analisi, ma non esauriscono il giudizio sulla strategicità dell’opera. Un’infrastruttura olimpica si valuta sulla capacità di produrre benefici strutturali, sportivi e territoriali nel medio-lungo periodo, non sul saldo di un singolo esercizio.
Lo Sliding Centre di Cortina è stato progettato come un impianto di nuova generazione, con standard tecnici e ambientali avanzati: sistemi di refrigerazione a basso consumo, accessibilità universale – una prima a livello mondiale – e dotazioni che ne consentono l’utilizzo continuativo anche oltre le competizioni, inclusa l’attività di taxi-bob. Questi elementi ampliano in modo significativo il bacino di utilizzo e la sostenibilità funzionale dell’impianto.
La scelta di realizzare la pista in loco risponde inoltre a un principio chiave dei Giochi: garantire la piena autonomia operativa delle sedi olimpiche e lasciare una legacy sportiva concreta ai territori ospitanti. L’ipotesi di ricorrere a impianti esteri, come quello di Innsbruck, è stata valutata, ma non avrebbe assicurato né lo stesso livello di controllo organizzativo né un’eredità strutturale per l’Italia e per Cortina d’Ampezzo.
Sul piano ambientale, gli interventi sono stati accompagnati da misure compensative rilevanti, tra cui un piano di ripiantumazione di oltre 10.000 alberi e 3.000 arbusti, pensato per mitigare in modo significativo l’impatto degli abbattimenti necessari. La sicurezza e la tutela del contesto alpino restano presìdi non derogabili.
La strategicità dell’opera va quindi letta nella sua interezza: attrattività sportiva internazionale, possibilità di ospitare eventi e allenamenti, sviluppo di competenze specialistiche, ricadute turistiche e una legacy identitaria per gli sport del ghiaccio. In questo quadro, l’investimento non è solo economico, ma sportivo, territoriale e di lungo periodo, coerente con l’impianto complessivo di Milano Cortina 2026.