Fare sport in Italia non è uguale per tutti. Anzi, per molti è un lusso.
L’ultimo report Federconsumatori riguardo i costi delle attività sportive, già nel 2023, registrava un aumento medio del 16% delle spese in un anno per corsi e attrezzature. Considerando i rincari degli ultimi anni quella percentuale oggi è decisamente in aumento.
Alle persistenti disuguaglianze economiche si aggiunge anche l’assenza di spazi in cui praticare sport, che porta secondo l’Istat molte persone a rinunciarci, con tassi di inattività e sedentarietà sensibilmente più alti: oltre 14,6 milioni di persone dichiarano di aver smesso di fare sport, in particolare nelle fasce adulte e giovanili. Tra ragazzi e ragazze nella fascia 10-24 anni, il fenomeno del dropout colpisce il 18,3%, soprattutto per mancanza di tempo, interesse e strutture adeguate. Un gap incolmabile neanche durante l’attività fisica prevista nell’ordinamento scolastico: 6 scuole italiane su 10 sono prive di palestra.
Il 18,3% delle ragazze e dei ragazzi nella fascia 10-24 anni dichiara di aver smesso di fare sport anche per l’assenza di strutture adeguate
In questo contesto un ruolo attivo è svolto dalle tante palestre popolari italiane: realtà che a differenza delle palestre tradizionali nascono proprio per rendere lo sport accessibile a tutti. Per questa vocazione, infatti, l’esistenza di queste palestre non si gioca solamente all’interno delle mura degli spazi in cui viene praticata l’attività sportiva. In particolar modo nei grandi centri urbani – in cui l’apertura di rinomate palestre sotto catene nazionali incentiva anche l’inizio di un processo di gentrificazione di alcune aree – esistono realtà che costruiscono spazi in cui le caratteristiche principali non sono tapis-roulant con vista centro, led e grandi sconti per chi “porta un amico”.
La loro idea di palestra entra in risonanza con ciò che li circonda, crea una rete e una comunità al di là della pratica sportiva. In questo nucleo ne abbiamo intervistate, per questioni di spazio, solamente alcune tra palestre e squadre di sport popolare, vicine alle città di chi scrive.
È per questo che poi abbiamo pensato alla costruzione di una mappa aperta, collaborativa e in costante aggiornamento, che testimoni la presenza di queste realtà su tutto il territorio nazionale. Al 15 aprile 2026 siamo riusciti a mappare 38 palestre popolari in tutta Italia. La maggior parte di queste sono in grandi città, ma non solo. Altre in spazi culturali e centri sociali. Sono un presidio pubblico e politico, ma anche un semplice luogo d’incontro per permettere a tutti di praticare sport, senza barriere agonistiche o economiche.
Chi ne conosce un’altra può aggiungerla, chi ne cerca una può trovarla!
Questo che hai appena letto è un estratto del contenuto presente nel n.76 di Scomodo, “Non solo sport, le palestre popolari italiane fanno dello sport uno strumento politico di solidarietà”.
