Martedì sera, 15 aprile, a Padova una pattuglia dei carabinieri ha fermato una macchina di attivisti del Centro sociale Pedro della città. Gli agenti hanno aperto violentemente le portiere dell’auto chiedendo con un atteggiamento intimidatorio l’identificazione di tutti i passeggeri e costringendoli fisicamente ad uscire.
«Questo nonostante i ragazzi fermati non abbiano opposto alcuna resistenza, mostrando i documenti e subendo una perquisizione con esito negativo», racconta a Scomodo Rolando Lutterotti, attivista storico del Centro sociale Pedro di Padova. «Con la scusa di un controllo ordinario – prosegue Lutterotti – i carabinieri sono intervenuti in una maniera assolutamente non adatta né a un piano democratico né ad un piano di ordine pubblico». Infatti, uno degli attivisti è stato ammanettato, malmenato e schiacciato con la faccia per terra. «Ammanettare una persona che non ha fatto alcun reato, che non ha opposto resistenza, buttandola a terra in stile “ICE” e rischiare di soffocarla è surreale», aggiunge Lutterotti. Scena ben visibile nel video diffuso da Global Project il 17 aprile.
Per di più, «è tutto avvenuto a pochi passi dal nostro centro sociale, in una via in cui tra l’altro c’è la zona rossa. Avevamo appena finito un’assemblea con oltre 100 persone per costruire la giornata di festa del 25 aprile», racconta l’attivista del Pedro.
Per questo poco dopo sono arrivati altri attivisti e attiviste che pacificamente hanno chiesto agli agenti di lasciarlo stare, insieme ad alcune persone fermatesi vedendo il modo irruento in cui i carabinieri erano intervenuti. L’attivista è stato poi portato via in caserma da una volante. Gli altri carabinieri, intimando di non riprendere, hanno iniziato «a minacciare verbalmente e con taser e manganelli gli attivisti rimasti per cercare una mediazione e chiedere spiegazioni», racconta Lutterotti; «sono arrivate a quel punto 18 volanti, alcune persone sono state prese a calci e pugni e tre di loro sono stati arrestati», senza alcuna motivazione.

Nella giornata di ieri le quattro persone arrestate, tutte di età compresa tra i 21 e i 30 anni, sono state processate per direttissima, e dopo 15 ore dal fermo non erano ancora noti i capi d’accusa.
In concomitanza del processo per direttissima, presso il Tribunale di Padova, si è tenuto un presidio di solidarietà per gli attivisti arrestati. Davanti allo striscione “No agli abusi di potere, tutt3 l3 compagn3 liber3 subito”, si sono alternati gli interventi di molte realtà sociali attive in città per denunciare il clima repressivo in corso dall’istituzione delle zone rosse e dall’approvazione del decreto sicurezza del Governo Meloni. Specialmente nella zona rossa del quartiere Arcella, testimoniano gli attivisti durante i vari interventi al presidio, da tempo le forze dell’ordine hanno «atteggiamenti provocatori nei loro confronti e soprattutto nei confronti delle persone migranti, quando gli vengono chiesti i documenti» durante un controllo.
Il processo per direttissima era inizialmente previsto alle 13.30, ma per molte ore non si sono avute notizie. Gli attivisti sono stati rilasciati solamente intorno alle ore 20, a quasi ventiquattro ore dai fatti, con un obbligo di dimora e prescrizione di permanenza presso il domicilio nella fascia oraria compresa tra le 22 e le 7.
La senatrice Ilaria Cucchi, Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato una interrogazione parlamentare sulla vicenda: «È perchè organizzavano il 25 aprile? O è solo una coincidenza, che la politica renda strutturale il fermo preventivo [con il nuovo decreto sicurezza in discussione in questi giorni,ndr] proprio a pochi giorni dall’anniversario della Liberazione? Io alle coincidenze non credo. Credo piuttosto che si tratti di un avviso ai naviganti. Le cui conseguenze, già oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Ma questa non può diventare la nuova “normalità”», ha scritto Cucchi sul suo profilo Instagram.
I Carabinieri di Padova, in un comunicato stampa diffuso in merito alla vicenda e citato da FanPage, dichiarano di aver fermato l’auto su cui viaggiavano gli attivisti per aver notato «l’atteggiamento sospetto della conducente dell’utilitaria». In seguito, il gruppo di attivisti, stando sempre al comunicato, avrebbe «creato una barriera fisica contro i militari nel tentativo di delegittimarne l’operato ed opponendosi ai controlli in corso in modo da agevolare la fuga dei fermati».
Una versione smentita dai testimoni presenti sul posto e dalle immagini video del momento.
