Su Phica bastava pagare per «uscire gratis di prigione»

Se si riceveva una sospensione definitiva dal forum, anche per aver condiviso materiale pedopornografico, era sufficiente pagare 150 euro al mese per essere riammessi.

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Phica.eu, il forum dove centinaia di migliaia di utenti condividevano e commentavano in modo violento immagini di donne pubblicate senza consenso, aveva una sezione chiamata «Gogna pubblica». L’avevamo trovata nel 2021, quando su Scomodo avevamo pubblicato un’inchiesta dedicata al sito sessista. Si trattava di un elenco, compilato dall’amministratore PhicaMaster, di tutti i «ban» che venivano emessi contro gli utenti, con le relative motivazioni. Un esempio dal materiale che avevamo archiviato all’epoca: «Inserimento video con una minorenne. La prossima volta stai più attento ai contenuti che inserisci sul forum», scriveva l’amministratore a un utente. Come conseguenza il suo account era stato sospeso dal sito per appena 10 giorni.

Oggi la pagina «Gogna pubblica» non è più online, e non sembra essercene una copia archiviata. In ogni caso potrebbe sembrare una testimonianza di quell’approccio di tolleranza zero contro i «contenuti tossici» rivendicato dallo staff di Phica nel comunicato successivo alla decisione di chiudere il sito alla fine di agosto 2025. Secondo gli amministratori, «violenza di qualsiasi tipo», «minorenni o contenuti pedopornografici», «offese verso le donne, linguaggi da branco e atteggiamenti denigratori» sono sempre stati «vietati, bloccati e denunciati».

In realtà Scomodo ha scoperto che su Phica bastava pagare per vedere il proprio account riattivato, anche se si era stati bannati in modo permanente.

Le tariffe erano elencate sul profilo di Phica su Patreon, una piattaforma utilizzata da chi crea contenuti digitali per ricevere soldi dai propri fan. Oggi anche questa pagina è stata chiusa, ma è sicuramente stata attiva fino al 2024. A chi fosse stato bannato per massimo due settimane bastava sostenere Phica con 15 euro al mese per venire sbloccato. I prezzi si alzavano per rimuovere ban più gravi: 35 euro al mese per sospensioni di un mese, 70 per quelli «non definitivi». Fino ad arrivare alla possibilità «Esci gratis di prigione BAN DEFINITIVO», corredata dalla foto del famoso cartoncino del Monopoly: con poco meno di 150 euro al mese «tutti gli account con un ban definitivo», «anche in caso di richiesta di cancellazione», venivano riattivati. Gli amministratori di Phica non hanno risposto alla richiesta di commento di Scomodo. 

Non è chiaro quanti soldi siano stati raccolti da Phica in questo modo. Nel 2023 i sostenitori erano più di cento. «Abbiamo deciso di raccogliere fondi per diversi motivi», si legge sul profilo Patreon trovato da Scomodo: «contest con gift card», sviluppare nuove funzionalità «richieste dagli utenti» e «pubblicizzare Phica.net per avere più utenti (che equivale a più contenuti per tutti!)». Su Patreon i gestori definivano Phica come «il forum erotico più grande d’Italia». Nel 2021, quando ne avevamo scritto su Scomodo, la piattaforma aveva circa 200mila utenti e 2 milioni di contenuti caricati. Le prime a parlarne, l’anno precedente, erano state le ricercatrici Silvia Semenzin e Lucia Bainotti, in un paper pubblicato sulla rivista accademica Social Media + Society: già allora Phica era una delle «piattaforme preferite» per la condivisione di materiale intimo non consensuale. Cinque anni dopo, poco prima che gli amministratori decidessero di chiuderlo la settimana scorsa – solo dopo una polemica legata alla presenza di foto di personalità pubbliche – gli utenti erano saliti a quasi 720mila. Erano però molte di più le visite al sito: più di 12 milioni e 800 mila nel solo mese di luglio di quest’anno, secondo la società di analisi Semrush.

Nel sito c’era una sezione riservata, come si legge nella pagina archiviata, a «video o fotografie realizzate in modo spy», ovvero di nascosto, e quindi senza consenso, come del resto la maggior parte dei contenuti sulla piattaforma. Scomodo ha visionato discussioni – alcune aperte anche di recente, a maggio 2025 – per la condivisione di «leggins per strada», «scatti al mare», «100% italiane per strada», con l’invito tra parentesi quadre «censurare volti, pls». Oppure fotografie dalla metropolitana di Milano, con quasi 700 risposte, di «ragazze in treno» (con 3mila risposte) o «al supermercato» (6mila risposte). Una chat con tremila risposte era dedicata anche alla condivisione dell’audio registrato di nascosto durante momenti intimi.  «Spy spogliatoi», «spogliatoi femminili», «spiate al volo in palestra», «spiare nei camerini» sono un’altra categoria particolarmente frequente. C’è anche chi domanda «che tecniche usate per spiare in casa?». Tutte discussioni in cui la mancanza di consenso nell’acquisizione del materiale era il principale fattore d’ingaggio.

«Le dinamiche in questi spazi ci raccontano una realtà maschile in cui il consenso delle persone ritratte rimane ancora negoziabile, spesso assente o relegato sullo sfondo, trattato come una scocciatura legale a cui dover far fronte e scavalcabile. Piattaforme come Phica, ma anche Telegram, dimostrano che le intenzioni dei loro creatori importano: sono loro a stabilire le regole del gioco, a incitare comportamenti e linguaggi misogini e a normalizzare una cultura in cui la violenza digitale contro le donne diventa spettacolo, scambio e socialità maschile», ha commentato a Scomodo Silvia Semenzin, ricercatrice in sociologia digitale. «In queste scelte infrastrutturali si annida la responsabilità di chi crea tecnologia, perché non si tratta di spazi neutrali “usati male”, ma di ambienti costruiti per alimentare precise gerarchie di genere e di potere».

Nel 2023, in una discussione su come migliorare la piattaforma, in risposta a chi chiedeva che ci fosse meno moderazione dei contenuti, l’amministratore di Phica scriveva: «Meno moderazione? […] Phica è gestito per durare». La realtà è che bastava pagare per essere riammessi, anche dopo essere stati bannati per aver postato contenuti illegali. E nonostante le centinaia di denunce alla Polizia Postale da parte di donne che avevano trovato su Phica le proprie foto pubblicate senza consenso, o da minorenni, il forum ha potuto esistere per 20 anni.

«Le denunce ignorate negli anni scorsi da ricercatori e giornalisti gettano luce su una preoccupante mancanza di interesse nei confronti della violenza di genere online», conclude Semenzin. «Sarà necessario continuare a occuparcene, perché altrimenti spazi come questi continueranno a rifiorire, sempre più grandi e sempre più forti».

di edoardoanziano (Edoardo Anziano),Andrea Carcuro (Andrea Carcuro)

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