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Venezia: come si combatte la turistificazione

A Venezia sono molti i movimenti e le associazioni che si oppongono alla turistificazione della città. Provando così ad ottenere risultati concreti.

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La mattina dell’11 settembre il contatore sulla vetrina della libreria Marco Polo segna il numero 49.639. Siamo a Venezia, in campo Santa Margherita, dove un pubblico di giornalisti, studenti e residenti si è riunito per assistere all’aggiornamento in diretta del contatore dei posti letto turistici presenti nella città. Matteo Secchi, Maria Fiano e Remi Wacogne aprono la conferenza stampa organizzata da OCIO e Venessia.com per dichiarare che il numero di locazioni turistiche disponibili a Venezia ha ufficialmente sorpassato il numero dei suoi residenti. «Oggi abbiamo 49.639 posti letto e 49.304 residenti», riporta Maria Fiano, attivista dell’Osservatorio civico sulla casa e la residenza (OCIO). Il 17 aprile l’associazione OCIO ha attivato il contatore affinché potesse dialogare con il contatore, posizionato da Venessia.com in Campo San Bortolomio, che dal 2008 monitora il conteggio dei residenti. Venezia vive due crisi: l’esodo continuo dei suoi abitanti e l’aumento incontrollato delle locazioni turistiche. Sono due fenomeni connessi che rivelano un quadro preoccupante. «Ci troviamo in un rapporto di uno a uno: per un veneziano che abita abbiamo un turista che dorme a Venezia. Una città normale non dovrebbe avere un rapporto del genere», denuncia Matteo Secchi, membro di Venessia.com. «Noi vogliamo che non vengano più fatti alberghi e che non vengano più date case in locazione turistica. Noi non vogliamo le società che fanno shopping a Venezia, che comprano dieci appartamenti e fanno business sfruttando la città come fosse un bancomat o una prostituta». 

Il problema di Venezia è ovviamente sotto gli occhi di tutti. Di fronte a una città sempre più presa d’assalto, però, sono molte le associazioni e i movimenti che si oppongono alla sua turistificazione. Le loro attività variano molto e spaziano dalla condivisione di informazioni sul tema ad azioni pratiche di mobilitazione. La linea di fondo è quella di creare una comunità sensibile che possa, nel tempo, arrivare a risultati concreti. 

È in questo contesto che si colloca l’azione di attori come OCIO che cercano di salvare la propria città. In breve, OCIO Venezia è un collettivo formato da circa 15 attivisti con profili molto diversi che spaziano dall’urbanistica, all’architettura, alla statistica, alla giurisprudenza, e che cerca di rendere nota la situazione critica delle abitazioni a Venezia. Francesco Penzo, uno degli attivisti, ci racconta dal suo studio come l’azione di OCIO sia partita dal basso: nel 2018 sono stati realizzati una serie di incontri con gli abitanti sulla cittadinanza attiva a Venezia, e da qui è subito emerso il problema della residenzialità in questo luogo. In una intensa chiacchierata al telefono, Francesco spiega che fin dall’inizio è stato rilevato dagli organizzatori il bisogno comune di partecipanti ed invitati di discutere di questo problema che stava in qualche modo angosciando tutti. Così è nato OCIO, uno spazio di confronto e di raccolta di dati concreti su quanto sta succedendo a Venezia. L’associazione si è sostituita di fatto all’Osservatorio sulla Casa gestito dal Comune, che ha cessato di esistere nel 2012, per assicurare ai cittadini una divulgazione dati trasparente al fine di metterli in condizione di confrontarsi in modo informato con le istituzioni che dovrebbero costruire le politiche sulla residenzialità. 

«I dati servono a capire cosa sta succedendo», suggerisce Francesco. A Venezia gli affitti brevi stanno mangiando il mercato immobiliare, rendendo la vita sempre più difficile a chi vi abita e a chi vi viene a studiare. Attualmente nella città antica ci sono 49.304 abitanti contro 49.639 posti letto ad uso turistico. Se si considera la più ampia città d’acqua, che comprende i sestrieri della città antica, la Giudecca, l’estuario e le isole minori, i numeri migliorano leggermente, ovvero 75.686 abitanti e 56.116 posti letto ad uso turistico. La conclusione, tuttavia, rimane sempre la stessa: vi è uno squilibrio nel mercato immobiliare. Secondo Francesco, questo accade anche a causa della conformazione della città. «Il numero di case a Venezia è finito – spiega l’attivista – quindi l’unica cosa che si può fare è trovare il modo di limitare il fatto che tutte le case affittabili siano messe in locazione breve». Inoltre, sempre gli studi dell’Osservatorio rivelano che le strutture ricettive di Venezia sono quasi totalmente classificabili come alloggi privati: si discute quindi da diverso tempo con il Sindaco Brugnaro di porre un tetto al numero di affitti brevi concessi, ma ancora non si è ottenuto alcun risultato concreto. 

OCIO sta portando avanti insieme ad altre realtà una proposta di legge, chiamata Alta Tensione Abitativa (ATA). Nel dettaglio, questa normativa limiterebbe il numero di case allocate al turismo in base al numero degli abitanti per tutti quei comuni italiani che sono definiti ad “Alta Tensione Abitativa” (in cui, in poche parole, è difficile trovare casa a causa del mercato immobiliare saturo). Francesco è molto affezionato a questa proposta. «È tutto costruito e pensato in maniera molto saggia e molto sana, anche se i proprietari di locazioni ovviamente non ne vogliono sapere», sottolinea. Ciò nonostante, ATA potrebbe costituire finalmente una risposta efficace al problema degli affitti brevi: sia lui che il collettivo infatti riconoscono fortemente che il problema ha interesse nazionale e che l’incentivazione alla casa può anche dare la possibilità ai luoghi che si stanno spopolando di trovare un nuovo modo di essere abitati.

Una delle categorie che più soffre la condizione della laguna è quella degli studenti, che sono una grossa fetta della popolazione veneziana. Naomi Pedri Stocco e Valentina Rizzi sono due dottorande dell’Università IUAV che si occupano di Arti Visive e Pianificazione Territoriale e Politiche Pubbliche. Alcuni mesi fa hanno creato Novemetriquadri(9mq): «uno spazio di riflessione sull’abitare studentesco», spiegano. Un progetto strettamente legato al loro percorso universitario, che agisce in costante dialogo con diversi collettivi veneziani come LISC, il Senato degli Studenti e l’Associazione OCIO. 9mq è stato pensato per aiutare gli studenti di Venezia a rivendicare il proprio diritto alla casa, che è sempre più spesso messo alla prova. A questo scopo, 9mq ha diffuso capillarmente in tutta la città un questionario dedicato a tutti gli universitari e ha rilevato che si sta verificando un processo quasi di espulsione della popolazione studentesca a Venezia. 

Infatti mentre lo student housing è ormai difficilmente accessibile e quindi fornisce poche garanzie a chi prova ad utilizzarlo, è diventato al contempo quasi impossibile trovare un alloggio in affitto tramite privati, sia per via dei prezzi molto alti che per la scarsa disponibilità di case in città. Purtroppo sembra che in questo contesto le università non vengano in aiuto degli studenti: i ragazzi hanno notificato che gli uffici preposti il più delle volte non sono d’aiuto. «L’università stessa fatica ad avviare un dialogo costruttivo e un’interlocuzione con i propri organi di rappresentanza studentesca nelle decisioni sugli spazi universitari, il problema di accesso alla casa e le residenze studentesche», sottolinea il collettivo 9mq. Inoltre la situazione di ricerca e di vita negli alloggi privati spesso è caratterizzata da forte disagio ed instabilità. Molti affittuari, ad esempio, mandano via gli inquilini nei mesi estivi per dare la casa ai turisti. Nonostante questi problemi diffusi, Venezia è amata da studenti e studentesse che hanno più volte espresso a 9mq il desiderio di rimanerci a vivere anche dopo l’università e al contempo la paura di non riuscirci a causa di una situazione abitativa critica. 9mq ci spiega che la questione infatti è di più ampio respiro, perchè «il problema dell’accesso alla casa è il primo, ma poi si guarda anche al mercato del lavoro che a Venezia è ovviamente solo concentrato sul settore turistico, piuttosto che la mancanza di spazi per le associazioni o in generale spazi di aggregazione e cultura». Il risultato è che le occasioni per vivere Venezia sono sempre di meno.

Negli ultimi anni, a Venezia sono sorti diversi campus e residenze universitarie, spesso frutto di collaborazioni tra attori pubblici e privati. Non tutti però accolgono positivamente la notizia. Federica Toninello, che fa parte del movimento Assemblea Sociale per la Casa, spiega «la creazione dei campus cambia la geografia della città, lo spostamento degli studenti in determinati zone ne cambia anche l’economia». Molti di questi studentati, inoltre, sono di fatto inaccessibili: solo un piccolo numero di posti letto è riservato a chi vince la borsa regionale per il diritto allo studio (nel bando del 2023-24 sono messi a concorso 482 posti letto, a fronte di più di 24mila iscritti all’università secondo gli open data del MIUR). 

Il risultato è quello di svuotare la città, puntando a un modello di formazione elitario di qualità sempre più internazionale, ma poco comunitario e umano, racconta Giulia Cacopardo, membra del collettivo studentesco Li.S.C. Anche Francesco di OCIO è scettico. «L’unica forma di incentivazione è l’accesso alla casa, non c’è altro», sottolinea. Giulia condivide con noi alcune testimonianze, ci racconta di persone costrette a cercare casa altrove, diventando così pendolari. «Una persona si era trasferita a Padova e faceva pendolare da Venezia a Padova per fare l’università. E c’è anche chi è andato a vivere a Verona, venendo a Venezia tutti i giorni per l’università».  

La forte vocazione turistica della città sta inghiottendo ogni tipo di attività e servizio. La vita di quartiere si è sensibilmente ridotta: per salumifici, fruttivendoli o panettieri, per esempio, portare avanti le proprie attività commerciali è diventato insostenibile. Le piccole imprese chiudono bottega, mentre i mestieri di artigianato rischiano l’estinzione. Al loro posto, aprono supermercati, franchising e negozi “acchiappa turisti”.

Questa è la situazione che Camilla, ex-commerciante di opere d’arte che da parecchi anni vive nel sestiere veneziano di Dorsoduro, riporta a Scomodo. Camilla (che ha preferito tenere riservato il suo cognome) racconta di aver visto il progressivo cambiamento della città e delle abitudini di coloro che la abitano, sempre più in linea con i ritmi e i consumi dei turisti. Spiega che vivere a Venezia sta diventando sempre più costoso. Questo va a danno tanto dei visitatori quanto dei residenti, che condividono con i turisti «le calle affollate, i vaporetti strapieni e le infinite code al supermercato». Allo stesso tempo, però, sarebbe sbagliato vedere la turistificazione come un fenomeno solamente a danno dei residenti.

Camilla ci racconta di essere lei stessa proprietaria di due appartamenti situati nella Venezia insulare e di aver deciso di affittarne uno tramite Airbnb. Come Camilla, molti altri residenti partecipano al mercato degli affitti brevi di Venezia. «Ci sono varie situazioni: c’è chi possiede più di un appartamento e decide di darne uno in affitto oppure chi affitta un appartamento per poi subaffitarlo a sua volta. Non si tratta solo di privati cittadini ma anche di imprese. Ci si rivolge per lo più al mercato degli affitti brevi perché vendere gli immobili o affittarli per periodi lunghi non è conveniente. Perciò, chi può, cerca di trarre guadagno dalla turistificazione di Venezia». 

Le locazioni turistiche sono infatti fonte di reddito per molti veneziani i quali si dichiarano contrari alla limitazione del mercato degli affitti brevi. Ritengono che, a determinare l’esodo delle persone dalla città e la ridotta disponibilità di abitazioni residenziali per gli studenti e i lavoratori, non sia solamente l’elevato numero di locazioni turistiche. «Noi siamo cattivi perché affittiamo ai turisti – sottolinea Camilla – però c’è da tenere in considerazione anche il fatto che il comune ha tantissimi appartamenti sfitti (circa un migliaio nella Venezia insulare, in parte del Comune e in parte di Ater, ndr.

Cristina Guarda, consigliera regionale del Veneto con i verdi, ci ha condiviso i dati di un’indagine che ha coinvolto 200 cittadini dell’intero Comune di Venezia (260.000 abitanti di cui solo meno di 50.000 risiedono nella città), secondo cui l’81% sarebbe desideroso di tornare a vivere nella città di Venezia, se solo gli alloggi avessero prezzi più accessibili. Assieme a consiglieri comunali, comitati locali e parlamentari, Cristina Guarda ha sollecitato e presentato proposte per contrastare la graduale ma costante diminuzione dei servizi pubblici, la mancanza di pianificazione per alloggi pubblici e supporti per famiglie a rischio di sfratto, l’assenza di politiche per sostenere i costi di gestione e manutenzione delle abitazioni in luoghi estremamente delicati e a rischio. 

Ai suoi occhi una soluzione consisterebbe nel riconoscere la necessità di migliorare ed aggiornare una buona parte delle abitazioni disabitate, permettendo così di aumentare non solo il numero di case disponibili, ma soprattutto di fornire al mercato alloggi più adeguati agli standard economici e di benessere attuali. La consigliera inoltre precisa che in tutta la regione del Veneto ci sono quasi 500.000 abitazioni sfitte e che solamente la città di Venezia, tra il 2000 e il 2022, ha perso 20.000 abitanti.

Di fronte a tutto questo però si notano anche numerose pratiche condivise e comunitarie, che cercano di portare questa emergenza al centro del dibattito pubblico. Emergenza che però va oltre alla singola tematica turistica. Quello che viene fuori parlando con i diversi attori coinvolti è la costruzione di una comunità: trovarsi per una colazione, in una festa di quartiere, conoscere le soggettività che attraversano la città. Federica condivide la pratica della “colazione assieme”. «Il giorno dello sfratto in quel giorno ci si ritrova verso 7:30/ 8, per fare una bella colazione con tutte le persone», spiega. «Questo permette di dare visibilità a quello che che sta effettivamente succedendo in quel momento. Ovvero lo sfratto di una persona. Tra l’altro, moltissime delle persone coinvolte sono sono iscritte alle liste di attesa per alloggi pubblici». Lo definisce come un momento di resistenza e di socialità. 

Secondo Giulia, i movimenti a livello locale hanno un’enorme potenziale, perché creano piccole comunità all’interno di comunità più grandi, dando speranza a coloro che l’hanno persa e offrendo una visione più chiara del mondo. Permettono alle persone di lottare insieme e offrono l’opportunità di partecipare a grandi mobilitazioni nel tempo, che in certi casi portano a risultati concreti.

Il 12 settembre, il consiglio comunale di Venezia ha approvato l’istituzione di un biglietto di 5 euro per i turisti che vogliono visitare la città “in giornata”, senza pernottare. Diversi movimenti hanno mostrato il loro dissenso nei confronti della nuova misura, giudicandola inutile e incapace di risolvere realmente i problemi abitativi della città.

I dati sui residenti a Venezia e sui posti letto ad uso turistico sono aggiornati al 14 settembre 2023

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