Università Diseguale

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N°45 - aprile 2023
Tematica del nucleo: Istruzione

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Introduzione del responsabile del Nucleo

Francesco Paolo Savatteri, 22 anni,
responsabile del Nucleo Università Diseguale
e Caporedattore di Scomodo

Inizia la lettura del Nucleo Università Diseguale a pagina 12 della rivista.

Ci rivediamo qui quando troverai il simbolo

Ora sei nel primo approfondimento digitale. Puoi sapere di più sulla mobilità intergenerazionale in Italia andando avanti con la navigazione.

Made with Flourish

Il working paper And Yet, It Moves del Ministero dell’Economia e delle Finanze presenta su base provinciale un indicatore sulla mobilità sociale. La società italiana viene divisa in cinque fasce di reddito - i quintili - e per ogni provincia si calcola la probabilità che una persona nata in una famiglia del quintile più povero arrivi nel corso della vita nel quintile più ricco. In altre parole, una “scalata sociale” completa

Per le donne, avanzare nella carriera accademica è molto più difficile rispetto agli uomini. Per approfondire la questione, puoi ricominciare a leggere sul cartaceo a pagina 16.

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Speriamo il contenuto sulle disuguaglianze di genere all’università ti sia piaciuto.

Se frequenti l’università, pensi che nella tua ci sia parità di genere?

Secondo il Glass Ceiling Index elaborato dalla Commissione Europea, in Italia solo 6 università su 93 non presentano un effetto di “soffitto di cristallo“

Prosegui per vedere com’è la situazione nelle singole università italiane.

Glass Ceiling Index per ateneo

Indice che confronta la proporzione di donne nel mondo accademico in generale con la proporzione di donne in posizioni accademiche di alto livello Più il valore è alto, più è forte l'effetto di glass ceiling. L'effetto è nullo se l'indice è uguale a 1

Made with Flourish

Il Glass Ceiling Index è un indice che consiste nel calcolo di un rapporto tra due rapporti. Al numeratore viene messo il risultato della divisione tra il numero di donne presenti nelle varie tappe della carriera universitaria e il numero totale di persone (maschi + femmine) in quelle stesse tappe. Al denominatore, invece, viene calcolato il numero di donne professoresse ordinarie rispetto al totale (maschi + femmine) dei professori ordinari. In questo modo si scopre se le donne all’apice della carriera universitaria sono sotto o ugualmente rappresentate rispetto alla media. Più è alto l’indice, maggiore è l’ effetto di glass ceiling. Un indice uguale a 1 consiste nella parità, mentre se è minore di 1 vuol dire le donne professoresse ordinarie sono sovra rappresentate rispetto al totale. Abbiamo calcolato due versioni dell’indice: una considera tutta la carriera universitaria (da iscritte a professoresse ordinarie), l’altra invece solo i gradini più alti (da ricercatrici a professoresse ordinarie).


Percentuale di donne e uomini sul totale nelle materie STEM

Per ogni tappa della carriera universitaria

Made with Flourish

Percentuale di donne e uomini sul totale nelle materie NON STEM

Per ogni tappa della carriera universitaria

Made with Flourish

Adesso puoi tornare a leggere sulla carta.

Prossimo argomento: studenti fuori sede. Ci rivediamo qui sul dispositivo quando troverai il simbolo

(Non vogliamo complicarti la vita ma la lettura su carta migliora la comprensione e la memorizzazione dei contenuti)

La situazione dei fuori sede varia molto da regione a regione. Per entrare nel dettaglio, vai avanti.

I dati del Ministero forniscono, per ogni ateneo, la provincia di residenza dei propri studenti. Questo permette di effettuare delle stime sulla quantità di universitari fuori sede. Nel conteggio abbiamo di considerare come una categoria a parte gli studenti che hanno la residenza in una provincia limitrofa a quella dell’ateneo di riferimento. Soprattutto nel caso di province piccole, infatti, questi potrebbero essere pendolari.

Made with Flourish

Made with Flourish

Made with Flourish

Nelle prossime pagine ci sono tanti numeri, preparati. Puoi continuare a leggere tranquillamente da pagina 24. Ci rivediamo qui sul dispositivo quando troverai il simbolo

P.S. Grazie del tempo che stai dedicando a questa esperienza di fruizione più impegnativa del solito.

Il questionario che abbiamo diffuso online sulla condizione degli studenti con background migratorio ha dato punti di vista molto interessanti. Tra gli studenti con background migratorio iscritti all'Università, la maggior parte che tipo di diploma italiano ha?

Nell’anno scolastico 2017/18, l’ultimo per cui ci sono dati disponibili, gli studenti con cittadinanza straniera e diploma di maturità italiano iscritti all’università erano divisi così:

maturità tecnica o professionale: 18652

maturità liceale: 16102

Risposte

Hai quasi finito questo percorso di Lettura Aumentata. Torna sulla carta per leggere l’ultimo articolo sul diritto allo studio dei detenuti a pag. 28 Ci rivediamo qui sul dispositivo quando troverai il simbolo

Sei arrivato alla fine dei contenuti cartacei, ma l’esperienza di Lettura Aumentata non finisce qui. Esplora gli approfondimenti locali conclusivi.

Contenuti locali

Le nostre redazioni locali hanno portato avanti un approfondimento sulle realtà studentesche che si occupano di diritto allo studio a Roma e Milano. Scopri qui sotto i fotoreportage.

Roma

Nel giardino di Villa Mirafiori – sede della facoltà di Filosofia della Sapienza – c’è uno stanzone dalle pareti rosso pallido. Con il graduale rientro in università, durante la difficile convivenza con il Covid, il movimento Riabitiamo Mirafiori si è attivato per aprire agli studenti questo spazio, fino a quel momento lasciato vuoto. Sulla soglia, ora, si legge la scritta aula autogestita. Si tratta di una delle poche aule, in Sapienza, a essere rimaste tali: con il ritorno alla didattica in presenza, la carenza di spazi – per le lezioni, ma anche per l’incontro e il confronto tra studenti – è diventata un problema impossibile da ignorare. Lo scorso autunno, l’anno accademico è iniziato con una serie di scioperi e mobilitazioni, «che sono partite proprio da qui, da Villa Mirafiori» raccontano Elettra Luna Lucassen e Filippo Girardi, studenti Sapienza e militanti dell’associazione studentesca Cambiare rotta.

«Il rientro dopo la pandemia è stato organizzato male: abbiamo visto degli studenti seguire le lezioni fuori in cortile, ascoltando i professori dalle finestre, perché in aula non c’era più posto nemmeno per sedersi a terra. L’ironia è che qui, a Villa Mirafiori, c’è un terzo piano completamente in disuso dal 2019; solo in seguito alle proteste, la rettrice Polimeni ha fatto partire delle indagini per renderlo nuovamente agibile». Ma in Sapienza – l’università più grande d’Europa, per un totale di 120mila studenti – quello dell’accessibilità, intesa in senso lato, è un problema strutturale.

«L’università non ci dà spazi vivibili» affermano Pietro Bellardi, Gabriele Agresti e Michele Griscioli, del collettivo di Ingegneria della Sapienza. In seguito alla chiusura, in pieno Covid, della loro aula autogestita (che non è stata ancora riaperta, nonostante una raccolta di oltre 600 firme), al collettivo è rimasto un po’ di spazio nella sede di Ingegneria civile e industriale, l’ex convento di san Pietro in Vincoli, a qualche passo dal Colosseo. Il collettivo ha ritagliato un angolo del giardino interno della facoltà e lo ha dedicato alla memoria di Renato Biagetti, studente di Ingegneria ucciso nel 2006 in un agguato fascista. «Qui siamo un po’ nascosti» dicono i ragazzi. Per raggiungere il “giardino di Renato”, bisogna prima attraversare un chiostro quattrocentesco ricordato da Vasari, il simbolo della sede di san Pietro in Vincoli e il «biglietto da visita dell’università», come lo descrivono i ragazzi del collettivo: una splendida facciata piuttosto lontana dall’esperienza vissuta dagli studenti, tra stress e sovraffollamento.

Le sedi di Ingegneria della Sapienza – specialmente quelle assegnate alle matricole – hanno pochissime biblioteche e aule studio rispetto alla mole di iscritti; qui, spiegano Pietro, Gabriele e Michele, gli studenti imparano sin dai primissimi anni che l’università non è un luogo di aggregazione, di confronto. Non trovare un’aula studio, non riuscire a fermarsi in facoltà per studiare dopo le lezioni, è già, di per sé, un problema, specialmente per gli studenti pendolari; ma è anche la causa di altri disagi. Non trovare momenti di comunità con i propri compagni – problema accentuato dalla didattica a distanza – alimenta il clima di competizione e individualismo, e isola gli studenti che meno sopportano questo clima. «Iscriversi a Ingegneria» dice Pietro «significa rinunciare alla salute mentale».

Rivendicano il diritto a uno spazio di comunità anche gli studenti del collettivo di Fisica della Sapienza. All’inizio del nuovo semestre, hanno occupato l’aula Majorana, in una delle due sedi di Fisica nella città universitaria. L’aula Majorana poteva essere utilizzata liberamente dagli studenti tutti i pomeriggi, finché non è stato stabilito che andasse interamente dedicata alla didattica, per carenza di spazi dove svolgere le lezioni. «È paradossale che gli studenti non possano studiare nella propria facoltà» spiega Francesco Sampietro, membro del collettivo. «Accedere fisicamente all’università non significa riuscire a viverla a pieno. Vogliamo prenderci i nostri tempi e i nostri spazi per studiare insieme, per comprendere davvero, e non solo per passare gli esami».

L’occupazione dell’aula Majorana è durata tre giorni, animati da un dialogo serrato tra gli studenti, i professori del dipartimento di Fisica e i prorettori dell’ateneo. «Mi chiedo perché il dipartimento non voglia dimostrare maggiore spina dorsale nel difendere gli interessi della comunità che dovrebbe rappresentare, e non capisco perché la rettrice Polimeni stia intraprendendo una guerra contro gli spazi che rendono possibile la condivisione di conoscenze e l’approfondimento collettivo» ha affermato uno studente durante un’assemblea in aula Majorana indetta dal collettivo, alla presenza del direttore di dipartimento, del preside di facoltà e di due prorettori alla didattica. «Possiamo incolpare la burocrazia, ma in realtà sono state fatte delle scelte politiche molto precise, di restringimento degli spazi di partecipazione e democrazia in questo ateneo, ed è una tendenza che va avanti da anni».

In seguito all’occupazione, il dipartimento di Fisica ha acconsentito a riorganizzare gli orari delle lezioni in modo da restituire agli studenti l’aula Majorana nel pomeriggio. Il problema delle aule studio è particolarmente sentito in una facoltà come Fisica, dove lo studio collettivo – discutere e confrontarsi per trovare nuove soluzioni – è fondamentale. Ed è forse da questo punto che si può iniziare a superare la dicotomia tra aula “per la didattica” e “per lo studio”: il confronto “orizzontale” tra gli studenti è un presupposto irrinunciabile per una buona riuscita della didattica, e l’università non può essere davvero formativa se non lo garantisce.


di Francesca Trinchini
Foto di Mila Jonis


Milano

A Milano sono molte le associazioni studentesche più o meno istituzionalizzate che si occupano di diritto allo studio. Al di là delle differenti visione politiche, quasi tutte denunciano una mancanza di spazi: dalle informazioni raccolte appare lampante come ciò che più pesa sulle spalle degli studenti sia il problema tipicamente milanese legato al tema dell’abitare. Il caro affitti inarrestabile rende una casa in città un lusso per pochi, considerando che la spesa media per affittare una stanza singola è di 620€, spese escluse. Una situazione che non è ancora stata affrontata in maniera significativa dagli atenei: le residenze universitarie non sono sufficienti ad accogliere tutti i richiedenti. Ad oggi l’Università Statale di Milano ha appaltato la costruzione di nuove residenze, ma i tempi di realizzazione sono di almeno 4 anni.

Di fianco all’ingresso della sede della Statale in via Festa del Perdono 3, alcune settimane fa è stato allestito un banchetto in occasione del lancio di una campagna sul Diritto allo Studio. Qui, Lucio Marazza di Link – Studenti Indipendenti racconta del lancio della campagna, che si compone di due parti. La prima consiste in una raccolta dati che viene fatta attraverso un questionario distribuito all’Università Statale di Milano tramite volantinaggio. Lo scopo del questionario è quello di raccogliere opinioni degli studenti e dati sui due temi che Link ritiene fondamentale indagare in questo momento: borse di studio e residenze. Lucio spiega che il grande problema attualmente sono gli idonei non beneficiari, ovvero tutti coloro che avrebbero il diritto di ricevere la borsa di studio o il posto in residenza, ma che per mancanza di fondi non riescono ad accedervi.

La seconda parte della campagna prevede di organizzare una restituzione dei dati raccolti tramite il questionario, a cui seguirà la scrittura di un simbolico bando alternativo a quello emesso da UniMI per l’erogazione delle borse di studio e l’assegnazione dei posti in residenza. L’idea è quella di presentare alla governance una controproposta che non sia eccessivamente utopica, ma piuttosto realistica, che possa in qualche modo essere presa in considerazione dai “Piani alti”. Studenti Indipendenti riconosce il limite nell’ottenere risultati: «Il sistema della composizione degli organi come Senato Accademico e Consiglio d’Amministrazione non permette che gli studenti possano avere un approccio realmente propositivo, [...] per questo serve che ci sia una grande partecipazione da parte degli studenti.» - spiega Lucio.

Per quanto riguarda le residenze, UniMI dispone di 740 posti in residenza, ma ogni anno ha circa 1500 idonei non beneficiari e 5000 richieste totali, che nella maggior parte dei casi sono di studenti che fanno parte di una fascia medio-bassa che molto spesso a causa dell’impossibilità di pagare un affitto rinunciano a spostarsi. Questo evidenzia in maniera lampante come effettivamente, per questa fascia, l’università non sia solo invivibile, ma propriamente inaccessibile. La soluzione immediata che Studenti Indipendenti propone è quella di lavorare a un accordo tra Comune, Regione e Ateneo per garantire stanze a prezzi calmierati per tutti gli idonei non beneficiari.

Luca Mondini, consigliere nazionale di UdU presso il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), racconta come la difesa del Diritto allo Studio sia il motivo fondante di UdU. Nonostante il diritto allo studio sia sancito dalla costituzione, spiega Luca, con la riforma del sistema universitario del 2001 si ha un decentramento regionale per quanto riguarda la gestione dell’accesso all’università. La Lombardia è la regione con i paletti più alti: per beneficiare delle borse di studio non viene presa in considerazione solo la fascia ISEE, ma anche il voto di maturità, che non deve essere inferiore a 70/100. Inoltre se si ottiene la borsa di studio al primo anno, per mantenerla bisogna raggiungere un minimo di 35 CFU entro il primo anno accademico: in molte altre regioni il limite è di 28 CFU. Inoltre in Lombardia i fondi regionali stanziati per il diritto allo studio sono molto bassi: la parte regionale viene coperta per più di un terzo dalle tasse studentesche della prima rata.

Il tutto è aggravato dal fatto che in molte altre regioni esiste un ente per il diritto allo studio, ma in Lombardia è stato smantellato e gran parte del lavoro è passato in mano ai singoli atenei, alimentando meccanismi di competitività e andando a costruire un sistema universitario che manca totalmente di organicità. Luca e Ivan Zeduri – rappresentante di UdU in Senato Accademico – parlano dell’apertura di un tavolo sul tema dell’abitare tra il comune di Milano e le rappresentanze degli studenti, per «fornire a tutti la possibilità di esserci». Mentre tante città universitarie hanno capito l’importanza di accogliere gli studenti, Milano non l’ha fatto, ma il fatto che si stia aprendo un’interlocuzione a livello istituzionale fa ben sperare.


di Beatrice Puglisi
Foto di Valentina Mazzenga

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Francesco Paolo Savatteri

Caporedattore di attualità di Scomodo, ha seguito lo sviluppo editoriale dei contenuti di questo Nucleo Tematico.

Marta Bernardi

Redattrice di Scomodo, ha curato le elaborazioni dei dati e le loro visualizzazioni

Giacomo Fabbri

Responsabile Lettura Aumentata.