Una lotta corale: il paradigma intersezionale dell’esperienza GKN contro il modello neoliberista – parte 2

L’esperienza del Collettivo di Fabbrica GKN, oltre a essere un esempio paradigmatico di resistenza operaia dal basso, ha la peculiarità di realizzarsi attraverso il concetto di lotta intersezionale: il caso del Collettivo di Fabbrica GKN si configura come un esperimento vivo, in grado di intrecciare rivendicazioni sociali, ambientali, di genere e territoriali, diventando un catalizzatore per una pluralità di lotte che in esso trovano fondamento e cooperazione. L’intento dell’articolo è mettere in luce la sua capacità unica di essere al contempo spazio di aggregazione e cassa di risonanza di battaglie diverse, creando un tessuto condiviso di solidarietà e trasformazione. Questa è la seconda parte del nostro approfondimento.

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Negli scorsi giorni, il Tribunale di Firenze ha dato il via libera alla nuova (la terza) procedura di licenziamento collettivo dei lavoratori e delle lavoratrici della ex-GKN avanzata a metà dicembre scorso dalla QF. La risposta dell’Assemblea dei Lavoratori QF (ex-GKN) è stata ferma e immediata, come fanno sapere con un comunicato: la procedura di licenziamento avviata da QF diventerebbe definitiva dal 26 marzo in poi ed entro questa data è necessario definire urgentemente la reindustrializzazione e garantire continuità occupazionale. L’Assemblea ribadisce quindi alcuni punti programmatici, approvati in grande maggioranza: il pagamento di tutto il dovuto, la reindustrializzazione e l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi e legislativi, tra cui la legge regionale sui consorzi.

Alla luce di quest’ultimo affronto, il sentimento di lotta che spinge il Collettivo di Fabbrica GKN risulta rafforzato, animato dalla speranza di dare concreta realizzazione alla visione di una fabbrica pubblica e socialmente integrata

Per comprendere la complessità della lotta degli operai e delle operaie dell’ex-GKN, in questa seconda parte del nostro approfondimento abbiamo deciso di focalizzarci su due temi principali: la legge regionale sui consorzi di sviluppo industriale e le coalizioni con altri soggetti che hanno trasformato la vertenza in rivendicazione corale e collettiva. 

Il caso GKN e la Legge regionale toscana sui consorzi di sviluppo industriale 

È lo stesso Collettivo di Fabbrica GKN a evidenziare quanto una reindustrializzazione dal basso – immaginata e guidata dai lavoratori – e la creazione di un azionariato popolare non siano risultati sufficienti a garantire una capacità produttiva della fabbrica. Il mercato non riesce più a soddisfare le logiche di pubblica utilità e a intraprendere un percorso che favorisca la transizione ecologica. In questo scenario, un intervento pubblico risulta più che mai necessario. Il tema deve essere collocato all’interno di un disegno molto più ambizioso, non solo in un’ottica di rivendicazione del caso GKN: si parla di intersezionalità, di convergenza di mondi, di solidarietà e cooperazione per un futuro che rispetti le aspettative e contrasti le ingiustizie. 

 

Per quanto riguarda l’intervento pubblico, grazie alla RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria) di GKN sono state avviate le trattative con la regione toscana per la stesura di una proposta di legge che abbia come obiettivo l’attivazione di strumenti idonei a favorire lo slancio di iniziative industriali e artigianali, tramite un incentivo e un potenziamento delle attività già esistenti nonché una promozione di insediamenti già produttivi, il tutto circoscritto a settori innovativi quali mobilità ed energie rinnovabili. La proposta, approvata dal Consiglio regionale nella notte tra il 20 e 21 dicembre, andrebbe a legiferare circa la costituzione e il funzionamento dei Consorzi di sviluppo industriale, che deve inserirsi all’interno di un processo di relazione col territorio, andando a stimolare la creazione di attività produttive nell’ambito di settori della mobilità leggera e sostenibile, appoggiando le innovazioni in campo imprenditoriale e garantendo un processo di riqualificazione del lavoro con politiche attive. 

 

Sicuramente non si può parlare di novità dal momento in cui la proposta di legge si accoda a quella di altre regioni ma evidenzia comunque un avanzamento verso il progresso della regione Toscana. 

 

Altro obiettivo è quello di implementare gli strumenti finanziari a sostegno del recupero d’impresa e, in particolare, a sostegno del recupero cooperativistico di impresa, cosiddetto workers-buy out (WBO).

L’introduzione del WBO si colloca armonicamente all’interno di quell’alone di innovazione  che avvolge la proposta di legge e la stessa lotta operaia del Collettivo di Fabbrica GKN. 

Si tratta di un’azione di salvataggio di un’azienda, o parte di essa, realizzata dal subentro dei dipendenti nella proprietà. Un fenomeno reso possibile grazie alla Legge Marcora 49/1985 che ha istituito, per la prima volta in Italia, un fondo destinato alla salvaguardia dell’occupazione attraverso imprese cooperative tra dipendenti di aziende in crisi. Il fondo è gestito da CFI (Cooperazione Finanza Impresa) che finanzia la crescita di imprese cooperative usufruendo delle risorse conferite dal Ministero dello Sviluppo Economico secondo due possibili linee di intervento in capitale sociale o in capitale di debito. 

Nello specifico il meccanismo consente ai lavoratori, raggruppati in cooperative di lavoro o sociali, di investire le loro risorse (Naspi, TFR) con il sostegno della CFI, tramite un fondo rotativo che finanzia le cooperative nelle operazioni di workers-buyout, attraverso strumenti ibridi e finanziamenti agevolati. Si offre, così, la possibilità ai lavoratori di utilizzare tutti i fondi messi a disposizione dalla legge Marcora al fine di assumersi la responsabilità della gestione dell’azienda, scommettendo sulle proprie capacità.

 

Gli strumenti di recupero cooperativistico di imprese devono essere incanalati in un processo di trasformazione sociale che persegue una logica rivoluzionaria: si vuole dimostrare che l’economia non deve necessariamente sottostare al monopolio degli imprenditori, anche le lavoratrici e i lavoratori possono contribuire in modo efficace e funzionale. 

Ad oggi, sono molte le realtà rimaste a galla grazie a questa forma di intervento collettivo. 

Il Progetto RIIR (Rete Italiana Imprese Recuperate) si fa portavoce delle innumerevoli esperienze di imprese recuperate a seguito di una crisi economica-finanziaria, di una delocalizzazione degli impianti produttivi o di problemi di ricambio generazionale. Il merito va al Collettivo di Ricerca Sociale, nato per indagare, valorizzare e mettere in rete le esperienze di riscatto sociale, economico, culturale e politico maturate sul territorio italiano in risposta alla crisi economico-finanziaria del 2008. 

 

Tenendo conto di tutti questi fattori, si può comprendere quanto la legge potrebbe contribuire senza dubbio a conferire maggiore omogeneità al processo che il Collettivo di Fabbrica GKN sta portando avanti ormai da anni. A destare qualche preoccupazione sono principalmente i termini tecnici necessari, che risultano essere un ostacolo all’ottenimento di un risultato immediato. A seguito della già ottenuta approvazione, si procederà alla costituzione del Consorzio a cui potranno aderire liberamente enti locali privati e pubblici, tra i quali non risulta ancora certa l’adesione della Regione Toscana che, fino all’ultimo, è apparsa titubante in merito alla scelta di un tale strumento sul piano industriale, forse anche a causa della pregressa esperienza col Consorzio Z.I.A (Zona Industriale Apuana). 

Con riferimento specifico al Caso GKN il dibattito ruota attorno alla riuscita o meno dello sblocco dello stabilimento. Come dichiarato dalla pdl n. 283 “Gli impianti e gli insediamenti da realizzare nei territori compresi nei piani consortili, sono dichiarati di pubblica utilità, indifferibili ed urgenti. Gli immobili necessari a realizzarli possono essere espropriati dai Consorzi, mediante decreti del Presidente del Consorzio. Questo potere di cui godono i Consorzi è supportato anche dalla possibilità per i Comuni di espropriare determinate aree o immobili, riportati all’art. 3-bis della suddetta legge. Laddove non sarà possibile un ritorno allo stabilimento originario, sarà necessario orientarsi verso altre soluzioni. 

 

Anche dal punto di vista finanziario non ci sono certezze: attualmente, la Regione Toscana ha stanziato 400 mila euro per la proposta di legge n. 283, una cifra che risulta del tutto simbolica dal momento in cui non sarebbe sufficiente a sostenere i costi di un solido piano consortile. Ma, anche questo non è altro che un granello da aggiungere a quel grande castello di sabbia tirato su dal Collettivo di Fabbrica GKN e da tutte le realtà aderenti, con la speranza che un giorno possa finalmente avere una solida struttura da non crollare. 

L’importanza della rete e delle coalizioni

Uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza del Collettivo di Fabbrica GKN è senza dubbio rappresentato dalla dimensione corale che ha assunto la lotta dei lavoratori dello stabilimento di Campi Bisenzio. Oltre alla realizzazione della più lunga assemblea permanente nella storia del movimento operaio italiano, che dura da oltre 3 anni e 4 mesi e alla progettazione di un piano di reindustrializzazione eco-sostenibile, il merito del collettivo è sicuramente quello di essere riuscito a creare una rete base di supporto con altre realtà autorganizzate presenti nel panorama locale e nazionale. Sin da subito il Collettivo di Fabbrica ha infatti mostrato la volontà di uscire dalla potenziale situazione di isolamento e di coalizzarsi con altre organizzazioni. La logica coalizionale, definita dal collettivo stesso come “convergenza”, è una costante e un punto focale della lotta del Collettivo di Fabbrica GKN. 

All’invito a convergere hanno risposto moltissime realtà: non solo afferenti al movimento di lotta operaia presente a livello nazionale (come la cooperativa RiMaflow di Milano), ma anche molte organizzazioni politiche e sociali, collettivi e comitati radicati nell’area fiorentina che, infatti, si caratterizza per essere fortemente politicizzata e ricca di attivismo politico su temi come l’ecologismo, il transfemminismo, i diritti LGBTQ+ e quelli dei lavoratori. A questo primo nucleo di alleanze vanno poi aggiunte quelle realizzate con i gruppi ambientalisti (tra cui il ramo nazionale di Fridays For Future), i comparti nazionali di ONG di pace e cooperazione internazionale (come OXFAM e COSPE). 

L’approccio della “convergenza” sembra aver offerto alle realtà aderenti non solo la possibilità di trovare uno spazio in cui condividere valori e realizzare progetti collaborativi, ma anche l’opportunità di creare un’identità collettiva comune. Il dialogo sviluppatosi tra i vari nodi della rete  ha permesso la costruzione di un’interazione tanto proficua che, oggi, consente loro di rafforzarsi mutuamente e mobilitarsi l’uno al fianco dell’altro. Nella dimensione creatasi intorno al Collettivo di Fabbrica GKN, infatti, il sostantivo lotta non può essere declinato al singolare: la sua accezione non può che essere plurale. Proprio attraverso la rete di alleanze create, GKN si è gradualmente affermata non solo come luogo di mobilitazione grazie alla partecipazione solidale che riceve, ma anche – forse, soprattutto – come catalizzatore e megafono di altre mobilitazioni che convergono verso essa

In questi tre anni, i lavoratori e le lavoratrici della GKN hanno portato avanti le proprie istanze attraverso modalità di azione differenti: scioperi, manifestazioni, concerti di solidarietà, incontri pubblici ed eventi culturali. Tra questi, ricordiamo il Festival della Letteratura Working Class e il Festival di Teatro Operaio, che si svolgerà dal 18 al 20 dicembre prossimi, presso il Teatro Cantiere Florida e il Brillante Nuovo Teatro Lippi di Firenze. Così facendo, il collettivo è riuscito a comunicare con un pubblico più ampio, coinvolgendo singoli cittadini e attivisti. 

L’esperienza di GKN ha quindi dimostrato che è possibile strutturare la propria lotta in modo corale, unendo vertenze sindacali e modalità di azione tipiche dei movimenti sociali, rivendicando la mobilitazione e la resistenza come strumenti tramite cui realizzare un effettivo cambiamento. 

GKN e la convergenza con Fridays For Future e i movimenti ambientalisti

La “convergenza” tra i lavoratori di GKN e Fridays For Future è nata il giorno stesso in cui, con una mail, i lavoratori venivano informati dei loro licenziamenti. Il 9 luglio 2021, le lavoratrici e i lavoratori hanno infatti indetto un’assemblea a cui ha partecipato anche il ramo nazionale dell’organizzazione ambientalista Fridays For Future. La convergenza tra lavoratori del settore automotive e attivisti per il clima è stato un turning point fondamentale che ha permesso di unire la lotta per la giustizia sociale a quella per la giustizia climatica. L’iniziale solidarietà mostrata da Fridays For Future al Collettivo di Fabbrica ha consentito ai due gruppi di interagire, trovando un terreno fertile di valori condivisi. L’alleanza con il gruppo ambientalista ha infatti contribuito alla progettazione di un piano di riconversione industriale ecocompatibile – tra i più evoluti del paese – che prevede l’utilizzo di fonti rinnovabili per l’alimentazione della fabbrica e una produzione ecosostenibile di batterie e cargo-bike. Il Collettivo di Fabbrica GKN ha elaborato un progetto che ha come focus il ripensamento della struttura produttiva nell’ottica di una transizione ecologica promossa dal basso. Dall’esperienza dei lavoratori di GKN emerge anche il richiamo all’urgenza di concretizzare un “mondo nuovo”, cioè una visione alternativa a quella neoliberista e capitalista di concepire non solo la produzione e il lavoro, ma – più in generale – la società tutta. 

Il Patto di Mutuo Soccorso e la rete con le “realtà sorelle” – un dialogo con Gigi Malabarba di RiMaflow e Matteo Amatori di Comunet 

A testimonianza delle coalizioni che il Collettivo di Fabbrica ha costruito dal luglio 2021 a oggi, possiamo citare il Patto di Mutuo Soccorso, lanciato via social il 13 novembre e richiamato durante l’assemblea del 17 novembre. Il patto è stato sottoscritto dalla SOMS Insorgiamo (la Società Operaia di Mutuo Soccorso dell’ex-GKN) insieme ad altre cinque realtà sorelle: Controtempo Roma, Mondeggi Bene Comune Firenze, Fuorimercato (Autogestione in Movimento), Edizioni Alegre, e  Comunet (Officine Corsare Torino). 

Il Patto di Mutuo Soccorso, che rimane aperto all’adesione da parte di singoli, associazioni e collettivi, ha l’obiettivo di riunire tutti i partecipanti attorno ai temi del mutualismo conflittuale, dell’intervento pubblico per la transizione ecologica e della convergenza tra i diversi attori. 

L’iniziativa manifesta la chiara volontà di costituire un progetto comune che permetta il continuo scambio di risorse e competenze tra gli aderenti, trasformando la partecipazione e le manifestazioni di solidarietà in azioni continue. Il Patto di Mutuo Soccorso, quindi, è la dimostrazione concreta della capacità del Collettivo di Fabbrica di riuscire a costruire percorsi collaborativi dal basso insieme ad altre realtà, con il comune intento di sviluppare un cambiamento che parta dalle condizioni di sfruttamento nel mondo del lavoro, per poi superarle e andare oltre.  Per approfondire il tema della “convergenza” abbiamo intervistato i referenti di due delle realtà aderenti al Patto di Mutuo Soccorso, in particolare Gigi Malabarba di RiMaflow e Matteo Amatori di Comunet. 

Le esperienze del Collettivo di Fabbrica GKN e di RiMaflow hanno molti punti in comune che sembrano aver portato, in maniera quasi naturale, le due realtà autogestite a convergere. RiMaflow nasce dall’esperienza di occupazione dello stabilimento di produzione Maflow – società italiana specializzata nel settore automotive, che produceva tubi per condizionatori delle auto fino al biennio 2009-2010, quando l’azienda ha dato inizio a un periodo di licenziamenti e cassa integrazione che portano i lavoratori a reagire occupando lo spazio per impedire la chiusura dello stabilimento.  L’iniziativa purtroppo non ha successo e si conclude con Maflow che lascia struttura di Trezzano nel 2012. La vertenza operaia dei lavoratori, però, non si arresta e si concretizza a inizio 2013 nella realizzazione di un presidio e occupazione che sorvegliava i mezzi di produzione e lo stabilimento stesso, e nella costituzione di una cooperativa poi.  Gigi Malabarba, attivista di RiMaflow, ha evidenziato alcuni punti in comune dell’esperienza meneghina e fiorentina, infatti “Sia Maflow che GKN erano due centri di produzione attivi nel settore metalmeccanico, che hanno indetto un’assemblea permanente”. Così come il Collettivo di Fabbrica GKN, anche la storia di costituzione della fabbrica recuperata e autogestita RiMaflow ci ricorda l’importanza della solidarietà e delle alleanze con altre associazioni e fondazioni. “Nel caso di RiMaflow, le prime manifestazioni solidali sono arrivate dalla Caritas e dal vescovo di Milano, mentre la prima alleanza è stata quella costruita con  la realtà autorganizzata fiorentina rurale di Mondeggi Bene Comune, allora chiamata Fattoria senza padroni” ricorda ancora Malabarba. 

La dimensione relazionale è stata poi perseguita da RiMaflow attraverso la creazione dell’associazione Fuorimercato- Autogestione in Movimento insieme a SOS Rosarno, una rete nazionale che ha lo scopo di proteggere  le attività produttive e realizzare un’economia alternativa a quella capitalista e neoliberista. Malabarba afferma che “La volontà di Fuorimercato è quella di mettere in connessione produzione e consumo”, artigianale, industriale e agroalimentare, creando canali autonomi di distribuzione e consumo critico

Nei suoi oltre dieci anni di attività, RiMaflow è riuscita a ottenere, tramite una mediazione in Prefettura, uno spazio di 10 mila facente parte del vecchio stabilimento di Maflow in cui esercitare le proprie attività produttive di artigianato. “Quella di RiMaflow un’esperienza sicuramente circoscritta, ma c dimostra comunque empiricamente come gli operai possano crearsi un’alternativa alla disoccupazione cooperando tra loro, progettando una attività di produzione al di fuori di una logica di sfruttamento capitalista” sostiene Malabarba. Ispirata alle esperienze delle fabbriche recuperate in Argentina dal 2001 in poi, l’azione di RiMaflow ha trovato un punto programmatico nel rigetto  della logica limitata a “produrre per produrre”, scegliendo piuttosto il dialogo con la comunità come strumento per comprenderne le esigenze della comunità e realizzare un cambiamento positivo per la stessa. L’esperienza di lotta meneghina ha quindi unito alla vertenza operaia l’elemento del mutualismo. L’interazione con il Collettivo di Fabbrica GKN ha portato alla creazione di una convergenza tra le realtà lombarda e fiorentina, entrambe caratterizzate da elementi cooperativi e mutualistici,  rappresentati nel caso di GKN dalla GFF e dalla SOMS Insorgiamo. A tal proposito Malabarba afferma che “Noi abbiamo portato il nostro contributo di autogestione e messo a disposizione le nostre conoscenze a GKN, che ci ha poi superato”.

Il Patto di Mutuo Soccorso tra le realtà sorelle è la concretizzazione di una progettazione comune.  Come ricorda Malabarba “ Se GKN porta a casa qualcosa può incoraggiare vertenze simili, quindi abbiamo la responsabilità collettiva di non far perdere il Collettivo di Fabbrica”.  

Una riflessione interessante è quella sul ruolo del sindacato, oggi fortemente criticato per la sua incapacità di organizzare i lavoratori in una struttura di lotta rivendicativa. Secondo Malabarba “Il sindacato rimane una struttura fondamentale che deve però essere affiancata da una componente  associativa che assista i lavoratori in tutti i loro bisogni. Questa struttura ancillare si può rintracciare nella realtà ottocentesca delle Società Operaie di Mutuo Soccorso”. 

Complessivamente, le esperienze di GKN, RiMaflow e Fuorimercato mostrano che elaborare un’alternativa dal basso, che integri e tenga insieme gli aspetti sindacali, economici e sociali, è possibile e replicabile. 

Comunet – Officine Corsare Torino è un’associazione mutualistica nata nel capoluogo piemontese nel 2019 dall’unione di due realtà: il circolo Arci Officine Corsare, creato sull’onda del movimento studentesco del 2010, e il Collettivo di Ricerca Sociale, che si occupava di imprese recuperate dai lavoratori. Comunet è un’organizzazione mutualistica nuova che nasce con l’obiettivo di generare una progettualità territoriale rinnovata nel quartiere periferico e densamente popolato di Barriera di Milano, dove concentra principalmente la propria attività. L’esperienza di Comunet, che attualmente conta un centinaio di iscritti, si inserisce  all’interno di un contesto sociale, quello torinese, in cui l’associazionismo è estremamente variegato e il tessuto collaborativo molto forte. 

Comunet propone servizi, eventi culturali, organizza assemblee di quartiere e fornisce supporto alla popolazione che lo abita, anche promuovendo  sportelli legali e psicologici. L’ultimo progetto dell’associazione è “Vuoti a rendere” sul diritto abitativo, una campagna cittadina che ha l’obiettivo di mettere a disposizione di chi cerca casa le case vuote, sfitte. 

La convergenza tra Comunet e il Collettivo di Fabbrica GKN è nata nei primi mesi del 2022 a partire da una prima partecipazione all’assemblea del Collettivo di Fabbrica. “Il fatto che Comunet si occupasse di imprese recuperate dai lavoratori ha rappresentato un elemento di connessione immediata con GKN, cosa che ha poi permesso di consolidare il nostro rapporto  attraverso la costruzione di linee di confronto” sottolinea Matteo Amatori, membro attivo di Comunet. Durante lo studio delle imprese recuperate, Comunet ha verificato come queste siano maggiormente presenti in luoghi con una cultura della cooperazione elevata e in contesti diversi dalle grandi città. Nei piccoli centri urbani si rintraccia uno spirito di comunità maggiore e più elementi di vicinanza tra lavoratori – che spesso si conoscono, vista la condivisione  di spazi di socialità che vanno oltre il contesto lavorativo. La realizzazione di contesti mutualistici è importante perché consente, col tempo, la creazione di una comunità. Nel caso in cui, come quello di SOMS Insorgiamo, tali spazi vengano istituiti all’interno dei posti di lavoro, questi diventano luogo di condivisione di scopi, aspettative e prospettive di vita. Un ulteriore elemento che ha sicuramente contribuito alla nascita di questa alleanza è poi la stessa storia del territorio su cui insiste Comunet, cioè Torino, città metalmeccanica per eccellenza a livello nazionale.                   

Il contributo di Comunet all’esperienza resistente fiorentina si è concentrato su due fronti principali: il piano di riconversione industriale e la legge regionale sui consorzi pubblici. In merito al piano di riconversione industriale, l’associazione torinese ha supportato il Collettivo di Fabbrica circa la strategia di impresa, le procedure da adottare per costituire la cooperativa ed effettuare una possibile richiesta per il riacquisto dell’azienda. In riferimento alla Legge regionale sui consorzi pubblici,  le tempistiche tecniche per l’approvazione e l’attuazione della risoluzione potrebbero essere più lunghe di quanto preventivato. Una volta approvata la legge, avrà inizio una fase di costituzione del consorzio che necessita l’integrazione di vari soggetti. Durante la conversazione con Amatori è emerso il tema della responsabilità collettiva sul successo del Collettivo di Fabbrica GKN. “Il successo della realtà fiorentina è importante perché rappresenterebbe un potenziale esempio vincente per l’intero movimento operaio. La prospettiva di una autogestione e auto-organizzazione della fabbrica cambia il punto di vista sulle vertenze operaie” afferma Amatori. 

L’ipotesi che sia la forza lavoro a progettare un piano di produzione industriale, come nel caso del Collettivo di Fabbrica GKN, obbliga a uscire dalla logica dialettica imprenditore-lavoratore per cui il primo salva l’azienda e il secondo vuole solo lavorare. A tal proposito, Amatori ricorda che la battaglia dell’ex-GKN non è solo simbolica, ma vuole rovesciare il luogo comune secondo il quale l’impresa la fanno gli imprenditori e dimostrare che anche i lavoratori possono fare impresa”.

Alla luce di quanto riportato finora, la convergenza tra diverse realtà risulta essere un elemento fondamentale poiché, unendo molteplici vertenze, permette di mobilitare un numero consistente di individui, rendendo perseguibile la possibilità di effettuare un cambiamento collettivo.  Come  ricorda Amatori,  “Da soli non se ne esce”.

di Marta De Zolt (Marta De Zolt),Nunzia Esposito (Nunzia Esposito)

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