Un giro nelle accademie di seduzione italiane

In Italia ci sono varie scuole che insegnano come sedurre le donne. Abbiamo parlato con chi ci lavora e con chi le ha frequentate.

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«Hai mai sognato di diventare una versione migliore di te stesso?» 

«Ti sei mai sentito incapace di comunicare con il gentilsesso? Hai mai desiderato di sentirti più in controllo con le tue interazioni?»

Queste frasi fanno parte della comunicazione abituale di pagine e profili che sui social media promettono di insegnare tecniche per “avere successo” con le donne. In Italia ce ne sono diverse e alcuni di queste, oltre a fare attività sui social, vendono dei veri e propri corsi. In certi casi i prezzi possono essere anche abbastanza alti, superando i mille euro. Nella maggior parte dei casi, si tratta di pagine misogine che diffondono una visione oggettificata e sessualizzata delle donne. 

Per avere un’idea più precisa dei contenuti proposti da queste scuole di seduzione, abbiamo parlato con alcuni dei loro operatori e con persone che hanno partecipato ai loro corsi.

Gli innovatori del settore

I guru del rimorchio desiderosi di vendere il loro sapere utilizzano un linguaggio e un’estetica ad hoc, perfetta per attrarre un determinato tipo di pubblico. Basta guardare i siti di alcune delle principali accademie di seduzione italiane per accorgersene. Abbiamo deciso di omettere i nomi delle scuole in questione per due ragioni. La prima è che preferiamo che questo non sia uno spazio di sponsorizzazione, la seconda è  che c’è una propensione da parte loro a querelare molto facilmente le testate giornalistiche, secondo la pratica sempre più comune di impedire a testate giornalistiche di fare un lavoro di servizio pubblico. 

Nel tentativo di vendere i propri corsi di seduzione, viene utilizzato un linguaggio pseudo-professionale con cui si espone l’efficacia del loro metodo di approccio e ricerca della ragazza ideale. Da questo punto di vista i termini utilizzati sono molto simili a quelle delle pagine motivazionali che vogliono insegnare come fare tanti soldi e come essere degli imprenditori di successo. Sul sito ci sono formule come «passione e professionalità», «innovatori in questo settore», «mission» e «valori».

Dal modo in cui vengono descritte l’approccio e il contatto con un individuo di sesso femminile esce fuori una visione puramente utilitaristica della relazione eterosessuale basata su meccanismi di mercato come domanda e offerta. In questo scenario, il ruolo dell’accademia e dei suoi istruttori è quello di permettere allo studente di sviluppare le skills che combaciano con le mancanze qualitative dell’altro sesso: la donna offre la sua bellezza e femminilità in cambio di sicurezza e status, l’uomo invece deve essere in grado di prendersi cura di lei, proteggerla e garantirle un sostentamento. Una visione essenzialista del rapporto tra uomini e donne.

«Per avere una donna devi essere disposto a perderla» si legge a grandi lettere su un sito. L’idea di possesso è imprescindibile, ma sembra venire ad un prezzo: quello di non poter essere sempre disponibile e gentile. Per rieducare la donna ci si deve mostrare alle volte assenti in modo da rinvigorire il loro desiderio. Questo è il metodo consigliato da uno dei seduttori dell’accademia, che sempre sul sito, sottolinea che per lui le donne «devono tassativamente avere un bel sedere». 

L’oggettificazione del corpo femminile è costante e insistente, accompagnata da un processo di semplificazione di ciò che le donne provano, sentono o pensano. Nei pochi esempi in cui la donna non è solo fisicamente percepita, è invece vittima delle stesse ripetute emozioni date dalla sua elevata sensibilità: «le donne sono come le montagne russe: sempre in preda alle proprie emozioni». Queste grandi verità sono, a parer dell’accademia, un trampolino di lancio verso un inevitabile miglioramento di sé, grazie al quale «saranno le donne a venire da te».

Il fine è quello di apparire “migliori” di fronte alle donne, ma non diventarlo davvero. Tutto sembra ruotare attorno a tecniche linguistiche di facciata attraverso “l’addestramento” in chat e con “prove” dal vivo, senza un vero confronto con la realtá. 

All’interno del sito non sono solo le parole ma anche le immagini e citazioni che suggeriscono un atteggiamento aggressivo, dominante e machista. Dalle piú semplici immagini di uomini sorridenti circondati da donne rigorosamente di bell’aspetto con sguardo smarrito e piuttosto assente, seguite da foto dei seduttori in persona accanto a donne dal volto offuscato e irriconoscibile. In qualche modo queste dovrebbero servire a “dimostrazione” delle capacitá dei “maestri” e prova dei risultati che potranno ottenere gli studenti. Le immagini ripropongono due ideali precisi e distinti di uomo e donna: da un lato l’aria potente e sicura del maschio, dall’altro la donna iper femminile dalla chioma lunga e figura sensuale. Non esiste varietà o possibilità per altre personalità, caratteri e motivazioni. 

Ogni contenuto social o prodotto editoriale è condito da mantra come «il rispetto si esige, una donna non sc**a un uomo che non rispetta e ammira» e altri slogan che puntano ad avvicinare gli adepti a uno stereotipo considerato vincente da una mentalità machista che percepisce le donne come oggetti quasi inanimati da rendere asservite a sé, non mettendo al primo posto la ricerca di una relazione sana ma la propria affermazione narcisistica per mezzo delle attenzioni altrui.

Mettere le donne all’ultimo posto

Abbiamo cercato testimonianze dirette per provare ad avvicinarci al fenomeno delle scuole di seduzione, capire le ragioni che spingono i corsisti a intraprendere questo percorso e raccogliere opinioni dall’interno.

Dai commenti ad uno di questi profili abbiamo intercettato un appassionato di guru del rimorchio e ci siamo messi in contatto con lui. Secondo la sua opinione l’unico prodotto realmente valido tra quelli proposti da una delle più note accademie del settore è uno specifico libro, mentre i corsi sono “fuffa”. 

Quest’ultimo ritiene invece una guida affidabile Filippo Piras, coach di seduzione e autostima e fondatore di una delle tante pagine dedicate al tema, definendolo una persona seria che può trasformare chi lo segue in un uomo migliore. Lo stesso ragazzo, chattando con un nostro redattore, ha elencato un decalogo di regole per riuscire a cavarsela senza l’aiuto di nessun corso, tra le quali spicca «mettere le donne all’ultimo posto: prima vieni te, le tue passioni e I tuoi obiettivi. Poi gli amici e le donne alla fine!». Ovviamente tra i suoi consigli si annoverano viaggi, shopping e palestra, tutte cose che oltre a una componente esperienziale hanno anche una controparte economica importante e non necessariamente corrispondono a una reale crescita personale.

Uno di noi ha telefonato al numero verde di una delle tante scuole di rimorchio e si è ritrovato coinvolto in una lunghissima telefonata con un love coach, il quale ha sottolineato fin da subito come solo i loro corsi «ti insegnano a sedurre», motivo per cui un percorso psicologico per migliorare la propria autostima può forse essere utile, ma non di certo efficace quanto i servizi da loro offerti. Lo scopo d’altronde non è lavorare sul rapporto con sé stessi e con gli altri, ma portarsi a letto le donne, sempre citate come un amalgama di esseri con la medesima modalità di pensiero e che di conseguenza può essere avvicinata e circuita utilizzando sempre gli stessi schemi. 

Il tutto per arrivare a un calorosissimo invito (al limite del pressing psicologico) ad iscriversi al corso versando un primo acconto di svariate centinaia di euro proprio mentre si è in chiamata, a suon di «dai, devi farlo adesso che ci sono io che ti incoraggio» e «vedrai che appena avrai finalizzato l’iscrizione ti sentirai già un vincente per aver investito su te stesso». 

Quando il nostro redattore dice «prima di prendere qualsiasi impegno in denaro preferisco pensarci un attimo, ti chiedo di capirmi», la risposta del love coach è «io capisco che te la stai facendo addosso»: un atteggiamento volto, nelle intenzioni del coach, a generare una reazione e spingere il possibile corsista a concludere l’acquisto, senza considerare che il ragazzo dall’altro lato del telefono possa essere alla ricerca di una guida e di un sostegno, non di sentirsi ulteriormente sminuito. 

In una seconda telefonata con lo stesso love coach, in cui il nostro redattore comunica di aver deciso di non frequentare il corso perché la sua famiglia non è disposta a spendere quella cifra per un corso di seduzione, il coach insiste con atteggiamenti manipolatori e sminuenti, affermando che nessuna donna sarà mai attratta da un uomo che ha bisogno di chiedere il permesso ai propri genitori per spendere dei soldi o che non ha «la disponibilità economica per sostenere una relazione». Ciò che si evince da quest’ultima vicenda è che non solo le accademie di seduzione creano e cercano di divulgare un modello oggettificante nei confronti delle donne, ma utilizzano anche subdole strategie con i loro interlocutori, manipolandoli in base alle loro fragilità.

Queste accademie adottano la logica dei Pick Up Artists (PUA), figure che propongono tecniche standardizzate per sedurre le donne, trattando le relazioni interpersonali come processi meccanici e prevedibili. Quello che più stupisce, quindi, non è solo l’oggettificazione delle donne ma la visione utilitaristica e meccanica del rapporto sentimentale ed emotivo. Questo approccio riduce la complessità delle interazioni umane a una serie di strategie predefinite, ignorando le sfumature emotive e personali che caratterizzano ogni relazione. In quest’ottica, le donne vengono viste come obiettivi da conquistare per migliorare lo status sociale maschile. 

Il risultato è quello di promuovere una visione distorta delle relazioni, perpetuando stereotipi di genere dannosi che non danneggiano solo le donne ma anche la costruzione del maschile sulla performance e delle relazioni come obiettivi perseguibili con qualche regola seguita alla lettera.

Hanno collaborato Giulia Barone, Sara Cesarini, Lorenzo Santagata, Riccardo Scola

di Lara Abrahams (Lara Abrahams),Margherita Licciardi (Margherita Licciardi),Amelia Stoduto (Amelia Stoduto)

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