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Ci sono troppi legami tra università e industrie delle armi

Molti atenei in Italia hanno accordi con aziende produttrici di armi e legate all'industria della guerra. Sempre più studenti e studentesse però si mobilitano per opporsi a questo fenomeno

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Università La Sapienza di Roma, 20 novembre: uno striscione calato da una finestra del Dipartimento di Fisica recita «Eni e Leonardo fuori dalle università»

Due settimane dopo, Politecnico di Torino: vengono affissi vicino all’ingresso decine di manifesti con scritto «Le alleanze hanno conseguenze»

Università Aldo Moro di Bari, 19 dicembre: un coro gridato da un megafono per le scale dell’ateneo scandisce «Con le tue tasse, Leonardo riempie le sue tasche»

Organizzazioni, collettivi e metodi differenti, ma con un fattore comune: studenti e studentesse che a diverse latitudini manifestano contro il ruolo delle proprie università nella filiera della devastazione ambientale e della guerra. Lo fanno portando a galla accordi poco chiari o difficili da reperire, lanciando petizioni con rivendicazioni ben precise e provando a interloquire con gli organi dove queste collaborazioni vengono accettate o proposte.

Le radici della situazione attuale

Quelli di Roma, Torino e Bari non sono dei casi isolati, ma si integrano in un sistema di rapporti tra istituzioni accademiche e militari tanto ampio e capillare da essere stato definito, a più riprese, un processo di militarizzazione dell’università. Per il vocabolario Treccani militarizzare significa «organizzare secondo metodi militari, dare un carattere o imporre uno spirito militare». In Italia, a seguito della legge 124/2007, tale fenomeno si è tradotto nella «promozione e diffusione della cultura della sicurezza».

Da quel momento in poi il numero di partenariati e relazioni tra le Forze Armate e gli atenei è cresciuto notevolmente in tutto il Paese. È sufficiente una semplice ricerca della parola “università” sui siti ufficiali dell’Aeronautica Militare, della Marina Militare e della NATO SFA COE – NATO Security Force Assistance Centre of Excellence per accedere a una lunga serie di foto di generali in divisa al fianco di rettori e rettrici durante la ratifica di accordi tra le istituzioni. Un discorso analogo può essere fatto per le collaborazioni che coinvolgono aziende produttrici di armamenti o di sistemi di sicurezza tra cui la già citata Leonardo SpA, l’azienda torinese Avio Aero e la DEAS SpA: sui loro siti web si trovano liste e mappe interattive che mostrano tutte le università interessate in convenzioni di vario genere, molte delle quali hanno applicazioni in ambito civile. 

Questa circostanza però, come spiega approfonditamente Michele Lancione – professore ordinario di geografia politico-economica del Politecnico di Torino – non deve farci cadere nella «questione-trappola del duplice utilizzo», ovvero l’impiego in ambito militare di tecnologie concepite per quello civile. Infatti, nel volume Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca, Lancione afferma che «è proprio perché c’è una continua trasmissione di sapere tra razzi che portano satelliti e razzi che esplodono in testa alla gente, tra aerei di linea che portano passeggeri ed Eurofighter, tra sensori utilizzabili nel trasporto pubblico intelligente e camere sofisticate per il controllo di droni a distanza, che il duplice uso si trasforma da un problema teorico a una concreta modalità di produzione di valore culturale, sociale ed economico».

Tra i vari casi in cui campo accademico e mondo bellico si uniscono, tre sono particolarmente emblematici e rappresentano un terreno di scontro tra l’università e la popolazione studentesca: Torino, Roma e Bari.

Torino

Il primo caso riguarda il Politecnico di Torino e l’azienda Leonardo SpA. Quest’ultima ha già da tempo rafforzato il proprio interesse verso il mondo accademico, tanto da dare vita nella primavera 2021 alla Fondazione Med-Or del gruppo Leonardo SpA «per promuovere attività culturali, di ricerca e formazione scientifica, al fine di rafforzare i legami, gli scambi e i rapporti internazionali tra l’Italia e i Paesi dell’area del Mediterraneo allargato […] e del Medio ed Estremo Oriente». In un articolo de Il Sole 24 Ore pubblicato il 21 dicembre 2022, Leonardo vantava l’attivazione di 44 PhD e la collaborazione con 60 strutture, tra università e centri di ricerca, con la prospettiva di accrescere tale numero già entro la fine del 2022.

Con il Politecnico di Torino e con l’Aeronautica Militare, Leonardo – Divisione Velivoli ha siglato nel 2021 un accordo con lo scopo di creare una «piattaforma digitale collaborativa» che metta a disposizione nuovi strumenti di apprendimento e di supporto alle attività operative sul campo. Da quanto si legge, Leonardo Velivoli svolgerà il ruolo di integratore del progetto, mentre il Politecnico di Torino garantirà le competenze di ricerca e l’accesso alle tecnologie più innovative. In questo contesto, si inserisce anche il Master in Operational excellence management: un programma post-laurea, nato a fine 2023, volto alla formazione di apprendisti laureati per approfondire le tematiche dell’industria digitale aerospaziale nell’era del 4.0 e con l’esplicito obiettivo di assumerli nelle schiere di Leonardo SpA

Com’è evidente, Leonardo – insieme ad altre aziende – è una presenza imponente nel mondo accademico torinese. Matteo Bulgini, rappresentante degli studenti del PoliTo con la lista Alter.POLIS, ci spiega che c’è «una percezione diversa, in base al corso di studi e a quanto Leonardo influisca in essi», aggiungendo che nel panorama odierno «si tende a non parlare delle questioni etiche dietro la tecnologia». Tuttavia, è rassicurante che «gli studenti che si interrogano sull’eticità della ricerca ritengano la presenza di Leonardo e delle aziende private come una grande imposizione». 

A tal proposito, è importante citare la creazione della Città dell’Aerospazio in corso Marche: il 28 novembre 2023 Leonardo ha inaugurato il cantiere del nuovissimo polo cittadino, in cui le grandi aziende del settore industriale-tecnologico del territorio si incontrano con il mondo accademico, per lavorare a stretto contatto per la ricerca. I comitati studenteschi hanno apertamente contestato la costruzione della cittadella: esempio lampante è il presidio del collettivo Extinction Rebellion durante la fiera internazionale dell’aerospazio e della difesa. Sul piano istituzionale, ci spiega ancora Bulgini, si è tentato di aprire un dialogo con il rettore Guido Saracco per chiarire alcuni dubbi in merito agli accordi con Leonardo e Frontex – con cui PoliTo ha un contratto di collaborazione ancora attivo – e riguardo alla gestione degli spazi della stessa cittadella. 

Le domande dei rappresentanti in Senato Accademico hanno ricevuto risposte mai confermate da Saracco tramite la stampa e che quindi non fugano i dubbi di studenti e associazioni. «Le elezioni del nuovo rettore – continua Bulgini, ammettendo tuttavia scetticismo – potrebbero aprire nuove possibilità». L’auspicio condiviso è che si riesca ad aprire un discorso con un taglio più culturale sulla questione, soprattutto perché «Il campo della meccanica e dell’aerospazio è permeato di duplice uso: se mi commissionano un progetto per un airbus da 90 posti, nessuno mi dirà mai con certezza che non toglieranno i sedili per metterci delle bombe».

Roma

Il secondo caso utile da approfondire è quello dell’università romana La Sapienza, la cui facoltà di fisica è stata recentemente coinvolta da un’occupazione studentesca in protesta contro le collaborazioni attive con aziende energetiche e belliche. Giganti come Leonardo, con cui Sapienza ha un accordo per eventi didattici e stage curriculari dedicati agli studenti del Master di II livello in Geopolitica e Sicurezza Globale; o Thales Alenia Space Italia (TASI) SpA, con cui l’Ateneo ha siglato un Accordo Quadro nel 2021 che ha messo le basi per diversi contratti di ricerca firmati tra il 2022 e il 2023. Tale accordo ha come obiettivo la collaborazione tra ateneo e azienda nell’ambito della ricerca, tramite contratti come quelli nominati, attività didattiche e stage curriculari, e infine percorsi di Alta Formazione e Master Universitari. 

La tensione tra studenti e rettorato ha raggiunto il suo apice con l’occupazione della facoltà di fisica il 20 novembre 2023. Francesco Sampietro – membro del Collettivo di Fisica – ci ha raccontato come «abbiamo portato la principale rivendicazione di interrompere le collaborazioni con le industrie belliche e la creazione di una didattica alternativa. Al momento dell’occupazione, la nostra richiesta è diventata la possibilità di un incontro con la nostra rettrice». L’incontro avrebbe dovuto far luce sui coinvolgimenti in Sapienza di Leonardo e Med-Or (il cui comitato scientifico vede la partecipazione della stessa rettrice) e in generale sui rapporti con l’industria bellica. «L’occupazione ha conseguito buoni risultati nell’ambito del dipartimento, ma non è riuscita ad aprire quella breccia verso l’alto, per ora». Il principale risultato è stata la redazione di un documento, da passare in consiglio di Dipartimento, «che mette per iscritto la situazione e che chiede la creazione di due organi consultivi per favorire la trasparenza e dare giudizi sulle collaborazioni che si istituiscono». La speranza, spiega Sampietro, è di riuscire a estendere quanto più possibile questo discorso in tutta Europa e ancora oltre, per arrivare alla classe governante.

Bari

Per quanto riguarda Bari, l’ateneo cittadino e il suo politecnico sono coinvolti in numerosi accordi con le forze armate (Ministero della Difesa, Aeronautica Militare, Marina Militare) e con diverse altre imprese di settore, oltre a Leonardo. È notizia recentissima, infatti, la nascita di una collaborazione tra UniBa e DEAS SpA per la ricerca nel settore della Cybersecurity. Ancora una volta, l’obiettivo dell’intesa è la formazione di figure professionali che possano entrare nel settore della sicurezza, anche tramite tirocini presso l’azienda stessa. Una parte degli studenti baresi, insieme al gruppo locale di Cambiare Rotta, ha sin da subito palesato il proprio dissenso per le convenzioni stipulate con aziende riconducibili alla cultura della difesa e della sicurezza. Dopo mesi di mobilitazioni, il 19 dicembre, un gruppo di manifestanti ha interrotto la seduta del Senato Accademico con la richiesta di una «esposizione pubblica in merito agli accordi che l’università stipula con enti promotori della guerra sia in Italia sia in Palestina». 

Queste parole sono di Antonella De Renzo, referente Cambiare Rotta Bari, che abbiamo contattato per farci illustrare le rivendicazioni che la delegazione accettata dal rettore Stefano  Bronzini ha esposto in quella sede. «Non essendo rappresentati negli organi – continua De Renzo – ed essendoci state delle mozioni sterili per quanto riguarda la posizione contro la guerra, noi avevamo la necessità di mostrare un lato del nostro ateneo che prende una posizione reale contro i massacri in atto». Nello specifico, si è chiesta l’abolizione di progetti, master e partnership esistenti con industrie belliche e le immediate dimissioni di Bronzini dal comitato scientifico di Med-Or. In risposta, il Senato Accademico ha richiesto agli studenti di inviare una mail che elenchi tutti gli accordi «incriminati». Seppure ci sia stato questo segnale di ascolto e apertura, De Renzo ha poca fiducia nelle promesse «vaghe e non troppo affidabili» del rettore e assicura che «questa piccola vittoria è solo il punto di partenza per una mobilitazione più ampia».

C’è chi tiene gli occhi aperti

La richiesta di dimissioni, estesa a tutti i rettori e le rettrici all’interno del comitato scientifico della Fondazione Med-Or, è stata avanzata il 7 novembre anche dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Nel testo che accompagna la loro petizione si legge che «pare particolarmente preoccupante, soprattutto nello scenario attuale di guerra, l’insinuarsi sempre più invadente all’interno delle istituzioni formative di una “cultura securitaria” e “della difesa”, con l’intento di renderle funzionali alle esigenze dell’industria bellica e alla diffusione dei “valori” delle forze armate». Tra i primi firmatari, oltre a numerosi docenti di scuole e università, ci sono nomi di studiosi tra cui Angelo d’Orsi, Eric Gobetti, Tomaso Montanari, Carlo Rovelli e Padre Alex Zanotelli che negli ultimi mesi si sono esposti pubblicamente contro l’aumento delle spese militari e a favore di soluzioni politiche e pacifiche ai conflitti in corso.

L’Osservatorio, presentato in una conferenza stampa a Montecitorio il 9 marzo 2023 e formato da numerose associazioni di ispirazione sociale o cattolica e da singoli individui, nasce per «monitorare e denunciare l’attività di militarizzazione delle scuole e, in un secondo momento, anche delle università». Anche Lancione, all’interno del libro già citato, sollecita a realizzare un lavoro di inchiesta collettiva sottolineando che «vi sono pochissimi articoli disponibili, praticamente nessun libro sul tema, e le università sono molto restie a rendere pubblici investimenti, relazioni e piani di azione»

In questo senso è interessante osservare in che modo si sta fronteggiando tutto ciò all’estero, dove le proporzioni del fenomeno risultano essere ancora maggiori. In Gran Bretagna, un gruppo di studenti, studentesse e docenti ha dato vita a un progetto chiamato Demilitarise Education (dED) che mira a costruire un database pubblico di relazioni e contratti tra le università britanniche e l’industria delle armi. Sul loro sito è illustrata la strategia che stanno portando avanti suddivisa in quattro fasi: la ricerca di informazioni complete sugli accordi; la pubblicazione dei dati e il coinvolgimento delle università, invitandole a firmare il Demilitarise Education Treaty; la ratifica e adozione formale del trattato; l’implementazione, cioè la messa in pratica del trattato. Un programma che, come spera Lancione, potrebbe diventare «un modello per azioni di contro-ricerca simili anche in altri paesi», volto non solo a impedire l’avanzata della cultura bellicista, ma anche, per dirla con il motto della campagna dED, a lavorare «per un mondo in cui le università difendono la pace»

di Daniele Mastrolitti (Daniele Mastrolitti),Alessandro Lonigro (Alessandro Lonigro)

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