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Tra vacanze e incubi: due generazioni a confronto con James Franco

Prima della presentazione di "Spring Breakers" a Monte Ciocci durante "Il Cinema in Piazza" grazie alla Fondazione Piccolo America abbiamo avuto l'opportunità di conversare con l'attore americano James Franco. L'intervista ha fatto partire un confronto tra due opere di due registi che vogliono raccontare una generazione.

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L’inizio di Teen Angst degli M83 è perfetto: un sintetizzatore continua ad alternare delle frasi musicali, poi dal buio della notte arriva la voce di Anthony Gonzalez un po’ sussurrata quasi post-coitale che ti dice “How fast we burn” e si unisce anche una gran cassa per darti un senso di ansia folgorante. 

Ho provato a usarla come sottofondo per i trailer dei due film che cercherò di far dialogare in questo articolo, Spring Breakers di Harmony Korine e How To Have Sex di Molly Manning Walker. 

Qui i risultati: 

Entrambi i film parlano di un gruppo di ragazze, presumibilmente all’università, in vacanza o a Creta o in Florida. 

Le ragazze di Spring Breakers diventano criminali per pagarsi la vacanza e non solo, la protagonista di How To Have Sex è vittima di quella cultura di violenza patriarcale che impregna l’aria di questi non-luoghi di festa di fronte all’indifferenza del mondo intorno, ma soprattutto dell’impotenza delle sue amiche. 

Il titolo di entrambi i film è un’esca, un accorgimento che i traduttori italiani di Spring Breakers non hanno proprio capito visto che ci hanno messo di fianco “Una vacanza da sballo” come sottotitolo che o è una geniale mossa ironica oppure non hanno visto il film oltre il ventesimo minuto.

Un bait posizionato bene perché Spring Breakers può essere visto come uno «spritual retreat» dal mondo iper competitivo dei college, come sostiene James Franco quando gli abbiamo chiesto cosa ne pensa del suo personaggio nel film, oppure come una discesa nell’abisso americano che non ha altro che violenza, pistole e denti dorati. 

In ogni caso, sempre usando le parole di Franco, il film riguarda «lost characters finding each other because they’re searching too. They want to go to spring break, whatever that represents to them. They want spring break, they want that release. And I become their sort of guru, their gangster guru» (personaggi spaesati che cercano di ritrovare se stessi, perché anche loro sono alla ricerca. Vogliono prendere allo spring break, qualsiasi cosa rappresenti per loro. Vogliono lo spring break, vogliono quella libertà. E io divento una loro sottospecie di guru, il loro gangster guru). 

How To Have Sex invece è meno equivoco, ti spiega come NON fare sesso, con un accento sempre sul “non” anche se nei primi venti minuti del film sembra invece le premesse del titolo saranno esaudite.  

Illuderti per poi mostrarti la realtà. Ah, quindi vuoi vedere questo? Vuoi vedere COME si fa sesso in vacanza? Vuoi davvero sapere cosa succede nella libertina “pausa di metà primavera”?  

Dopo tutto viviamo nella società della pubblicità, dove tutto sembra essere tenuto in piedi dalla possibilità di essere venduto, lo stesso Franco parla di Spring Breakers come un film  che è «a lot about surfaces, surfaces’ image» (molto sulla superficialità, sulla superficialità delle immagini), infatti sia Korine che Walker decidono di venderti il loro film proprio come ti aspetti, facendo leva sulla possibilità di vedere immagini soft-porno o comportamenti da Welcome To Favelas. 

Korine mantiene più la promessa di Walker: le persone nel film sono quasi sempre mezze nude (pure al loro processo) e i sottotesti sessuali non sono neanche così velati. 

Come in Essi Vivono di John Carpenter, quando John Nada si mette gli occhiali “ideologici” per disvelare la realtà e scopre che tutte le pubblicità dietro hanno un comandamento ben preciso come “Obey and Conform”, “Sleep”, “Submit”, anche nei due film viene disvelato il comandamento che sta dietro a tutte le occasioni sociali come le feste o le vacanze a Pag, a Ios o a Barcelona. 

Il comandamento in questione è “Godi!”. 

Il filosofo Slavoj Zizek, oltre a essere un famoso cinefilo, nel suo libro “Leggere Lacan: guida perversa al vivere contemporaneo” espone questa tesi:«Oggi siamo bombardati da ogni lato di versioni diverse dell’ingiunzione «Godi!», dall’immediato godimento nell’atto sessuale al godimento nelle conquiste professionali o nel risveglio spirituale. Oggi il godimento funziona effettivamente come uno strano dovere etico: gli individui si sentono in colpa non tanto perché, nel darsi a piaceri illeciti, violano le proibizioni morali, quanto perché non sono capaci di godere».

Non a caso sia Mia McKenna Bruce, attrice protagonista di HTHS, e Molly Manning Walker sostengono che il film parli di “the pressures of a young girl to have sex”. DEVI fare sesso, non c’è altra possibilità e lo devi fare come te lo impongono io, come società, come “dispositivo di potere” per usare un termine di Michel Foucault. 

Nello Spring Break americano la pressione sociale è ancora, se vogliamo, più forte. C’è un immaginario fortissimo che ti mette di fronte all’unica strada possibile: devi sbronzarti, fare casino e poi fare sesso; l’ordine lo scegli tu ma questi sono i tuoi compiti.

Per questo la figura di Alien è così importante in Spring Breakers. Lui è “gangster mystic o gangster guru” che le libera sia fisicamente che moralmente dal Panopticon dei college americani. Ora ci godiamo il nostro tempo come vogliamo noi, rapinando e andando in giro con delle armi su dei motoscafi al neon. 

La connessione con un essere umano diventa una tabula rasa di creatività, nulla è più conforme a quello che bisogna fare. 

C’è una scena in particolare su cui Franco mette l’accento:

«The look at my shit, look at my shit scene where they are supposed to rob me like, originally that was it. They just pointed their guns at me, and, we’re like, we got you. They just pulled the guns on me and that was it. And I was scared. And I thought they were going to kill me. With Harmony, we came up with the idea that this is the pivotal moment and, that they would turn the tables on me and be aggressive with me doesn’t scare me. It’s a turn-on, I feel a kinship with them. And so when I start to, suck on the guns, this is the key moment where all of these characters have found each other. And that’s when I say, you’re my motherfucking soulmates. Where we come together». (La scena del look at my shit, nella quale loro dovevano derubarbi, doveva finire così. Poi loro hanno solo puntato le pistole su di me e si atteggiavano come se mi avessero preso. E avevo paura. E pensavo che mi avrebbero ucciso. Con Harmony ci è venuta l’idea che questo fosse il momento cruciale e che loro avrebbero ribaltato la situazione e sarebbero state aggressive con me e non mi sarei spaventato. Sarebbe stata una questione di eccitazione, avrei sentito un’affinità con loro. E quindi quando inizio a succhiare le armi, questo è il momento chiave in cui tutti questi personaggi si sono incontrati. Ed è allora che dico che siete le mie fottute anime gemelle. Dove ci riuniamo)».

Korine sembra proprio sempre voler indagare con occhio a metà tra l’allucinato e il cinico perché le persone vogliono stare assieme e il caos totale che ne deriva. 

Perché in fondo entrambi i film indagano le connessioni umane che si trasformano, “You are my motherfucking soulmates” detto da Alien viene ripetuto da Tara quando dice “You are my best mates”. 

Per quanto il primo lo dica dopo che gli hanno messo una pistola in bocca e la seconda prima che, senza di loro, lei viva un incubo. 

Il 2012 è l’anno in cui esce Spring Breaker, della rielezione di Obama in cui il presidente perde quasi 4 milioni di voti, esce l’iPhone 5. 

Inizia l’era del “forgotten man” e anche “woman”, cioè quelli e quelle che a causa della crisi del 2008 si sono completamente scollegati dalla realtà (Jon Bois), all’interno della cultura americana, un’onda lunga di risentimento che porterà all’elezione, forse neanche così tanto shock, di Trump. 

Tutto questo per dire che Spring Breakers è profetico nel mostrare il ventre violento del nichilismo della storia che pervade i magici Stati Uniti.  Anche se Alien dice che “This is the american dream, y’all”, nessuno ormai ci crede più tranne lui e chissà a quale sogno americano fa riferimento. 

Geniale la scelta di prendere tutte attrici famose da Disney Channel. Non sembra neanche così impossibile che Selena Gomez dopo aver filmato i Maghi di Waverly vada a sparare in giro o che Vanessa Hudgens dopo aver danzato con Zac Efron vada a rapinare un fast food. 

«It’s speaking to a new generation, the millennials, with all the colors and all these actresses from Disney Channel,» (parla(va) a una nuova generazione, i millennials, con tutti i colori e le attrici di Disnety Channel), dice James Franco. 

Korine ha previsto il videogioco cult Gta V? Forse sono espressione della stessa storia. 

How To Have Sex invece esce nel 2023, 11 anni dopo, sempre in un periodo di finta ripresa in questo caso sia da una pandemia che da una crisi economica e mostra quella dimensione che tanto avevamo anelato chiusi in casa. 

Finalmente ci si può andare a sfasciare e a scopare in giro per il mondo. 

Walker ci rimprovera perché non abbiamo imparato nulla, quello che è rimasto in pausa ci si ripresenta nella sua crudezza. Il mondo delle vacanze in Europa rimane intriso di cultura dello stupro e il lasciarsi andare viene subito associato alla possibilità di approfittarsi dell’altro.

È davvero questo quello a cui aspiravamo? 

Tutto ciò che rimane è la strada di Malia deserta, sporca e triste la mattina dopo la festa. 

How To Have Sex non è solo un erede di Spring Breakers in modo formale, la regista infatti non lo cita tra le sue influenze, cita per esempio American Honey di Andrea Arnold che però parla dello stesso mondo di cui parla Korine. 

 

Non so se Walker abbia visto Spring Breakers, ma la sua influenza sembra chiara all’interno di varie scelte del film. Lo stesso James Franco (Alien nel film di Korine) che abbiamo intervistato in occasione della proiezione del film a Monte Ciocci grazie a Il Cinema in Piazza, pensava, quando stavano producendo il film, che dopo l’uscita di Spring Breakers avrebbero fatto tutti Spring Breakers, «ma così non è stato fino almeno a Euphoria», dice lui. 

Le protagoniste sono tutte donne che si scontrano in modo più o meno violento con un mondo che non le fa esistere se non come oggetti del desiderio.

Per chiudere è bene rifarsi a due citazioni, la prima di  Jon Bois e la seconda di Sadie Plant che si applicano ai due film in maniera diversa, ma che sottolineano l’esigenza di “umanità” per quanto sia un concetto lato e polissemico nel nostro mondo bianco, anestetizzato e dormiente in una sala d’aspetto di un dentista. 

«La nostra cultura aveva una sete insaziabile di violenza, ma l’Iraq ora era troppo reale. Ma ora vogliamo un tipo di violenza consensuale che non riempia le sacche di americani morti o l’umiliazione di un impero. La tua casa è della tua banca, il tuo serbatoio è vuoto quasi sempre e riempie le tasche di chi ha avuto a che fare con l’11 settembre molto di più del paese dove tuo fratello è andato a morire e ti dicono che l’economia va alla grande ma riesci a comprare sempre di meno. Quello che vuoi vedere è violenza senza ambiguità». 

«C’è la possibilità che le apparenze non siano tutto, lo spettacolo non è finito in uno spazio incontrollabile, ciò che la società fa non è così arcano, le masse hanno ancora voglia di amare, combattere, lavorare e rivoltarsi».

di Lorenzo Pedrazzi (Lorenzo Pedrazzi)

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