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Uno spazio generazionale per capire meglio cosa non va oggi nei giornali e quali modelli alternativi offre il giornalismo indipendente

Uno spazio generazionale per capire meglio cosa non va oggi nei giornali e quali modelli alternativi offre il giornalismo indipendente

Una ricerca di Scomodo per cercare di capire l’esistenza e l’estensione di un bias pro-Israele su tre giornali italiani: la Repubblica, Libero e il Corriere della Sera.

Dal 24 giugno ad oggi Il Messaggero, quotidiano romano di proprietà del gruppo Caltagirone, ha pubblicato con cadenza quasi giornaliera articoli molto critici nei confronti della TVA, una nuova linea di tram che andrà a collegare la stazione Termini con il Vaticano e il quartiere Aurelio. Un interesse che altri quotidiani hanno ricollegato alle attività di Francesco Caltagirone, costruttore edile ed editore.

Il bacio non consensuale di Luis Rubiales, Presidente della Federcalcio spagnola, alla calciatrice Hermoso in seguito alla vittoria dei Mondiali femminili. Le trattative della Reggiana per Manolo Portanova e della Lazio per Mason Greenwood, due giocatori implicati in casi di violenza di genere ben noti. L’assoluzione del calciatore Benjamin Mendy dalle accuse di stupro.
Ogni singolo caso ha mostrato le difficoltà da parte della stampa nazionale nel trattare il tema della violenza di genere nel calcio.

Lo sciopero – iniziato lo scorso giugno – dei giornalisti dello storico settimanale francese lo Journal du Dimanche si è concluso con quaranta giornalisti che hanno abbandonato la redazione dopo la nomina del neo direttore, Geoffroy Lejeune. Il tutto per le sue posizioni ultra conservatrici e vicino agli ambienti dell’estrema destra francese.
La vicenda che ha colpito l’intero panorama mediatico francese ha avuto una discreta risonanza anche sui quotidiani italiani.

Lunedì 24 luglio Repubblica ha pubblicato un articolo di Alain Elkann, padre del proprietario del Gruppo Gedi John, nel quale lo scrittore narra di un suo viaggio in treno da Roma a Foggia in prima classe. Una storia che, per le varie reazioni, racconta lo strapotere degli Elkann nella gestione del proprio impero editoriale e le loro ingerenze sui media italiani.

Dal 18 maggio, il New York Times ha annunciato di aver introdotto la possibilità di estendere lo spazio dedicato alle “bylines” e “datelines” dei propri articoli, ovvero quella parte dell’articolo dove viene indicato l’autore, il luogo e la data di pubblicazione. Una decisione che ha avuto un forte impatto nel panorama giornalistico americano e che potrebbe diventare un importante spunto di riflessione per il sistema mediatico in Italia.

La Verità, di recente, ha dedicato il proprio articolo di apertura per attaccare uno studio rilanciato da Repubblica sul numero di vittime causate nel 2022 dal caldo. L’ultimo esempio della nuova crociata lanciata dal giornale di Maurizio Belpietro, nella speranza di replicare i successi di vendite, ottenuti sposando la causa no-vax durante il periodo del Covid-19.

Il 19 giugno la trasmissione di Rai3, Report, ha mandato in onda un’inchiesta sulle aziende guidate da Daniela Santanchè, senatrice e Ministra del Turismo del Governo Meloni. La vicenda arriva sui quotidiani dopo qualche giorno, polarizzando inevitabilmente il dibattito.

Il 12 giugno 2023, con la morte di Silvio Berlusconi, si è conclusa un’era della storia politica del nostro Paese. Imprenditore, politico, presidente del Milan, ma soprattutto uomo chiave nel sistema mediatico italiano. Un ruolo che ha influenzato la narrazione della sua morte da parte delle principali testate nazionali, assai distante da quella utilizzata dai maggiori quotidiani internazionali.

La piattaforma è nata nell’ambito del progetto realizzato grazie all’incentivo “Transizione digitale organismi culturali e creativi (TOCC)” del Ministero della Cultura e finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU
Questa attività è organizzata da Fondazione Poetica, sotto la guida del prof. Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano, per Unhate Foundation e ha finalità esclusivamente di ricerca sociale.
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