Stati uniti, il coprifuoco sui minorenni

In molte città americane c’è una legge che da anni vieta di uscire la sera: nata per ridurre la criminalità giovanile, oggi è tanto popolare quanto controversa

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Se un minorenne si trova per le strade di Baltimora dopo una certa ora, può essere fermato dalla polizia e portato in caserma, dove i suoi genitori dovranno venire a prenderlo e forse pagare una multa da 50 a 500 dollari. Lo stesso più o meno accade a Los Angeles, a Philadelphia, a Chicago, a Las Vegas. La gran parte dei minorenni americani vive in città in cui per loro è vietato uscire durante la notte. Il coprifuoco è pensato per proteggere i giovani e contenere l’attività criminale, nonostante vari studi ne dimostrino l’inefficacia e un impiego spesso discriminatorio.

Il successo di una legge ambigua

Secondo la National Youth Rights Association, oltre 400 città degli Stati Uniti hanno un coprifuoco giovanile. La fascia oraria interessata può variare a seconda dell’età dei minori, dei giorni della settimana e in alcuni casi anche delle stagioni dell’anno.  A Phoenix, per esempio, il coprifuoco vale dalle 22:00 alle 5:00 per chi ha meno di 16 anni, mentre inizia a mezzanotte per chi ha tra i 16 e i 18 anni. A Miami invece è uguale per tutti i minori di 18 anni, ma cambia nei weekend. A San Francisco è più limitato: vale solo per i minori di 14 anni. A Detroit è in vigore anche di giorno durante le ore scolastiche, mentre a New Orleans cambia in estate. 

Non esiste dunque una legge univoca, ma la regolamentazione del coprifuoco varia a seconda delle singole aree geografiche e può essere valida per città, contea o per l’intero Stato, come nel caso delle Hawaii. Sempre secondo la National Youth Rights Association dal cui sito è consultabile una mappa Stato per Stato − le pene previste possono includere multe, servizi sociali o addirittura la detenzione.

Diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, l’opinione pubblica è in gran parte favorevole alla legge. Secondo David B. Wilson, professore di Criminologia alla George Mason University,  «c’è molto supporto da parte dei cittadini perché pensano che sia semplicemente una questione di buon senso, come a dire − Perché non dovrebbe esserci un coprifuoco? I ragazzini non dovrebbero stare in giro di notte!». 

A questo si aggiunge un fattore culturale importante: «gli adolescenti in Europa hanno molta più libertà rispetto a quelli americani, sono liberi di uscire e andare in giro, mentre negli USA la vita dei teenager è molto programmata e piena di attività, per cui non resta molto tempo libero» sostiene sempre Wilson, facendo ovviamente riferimento a una classe sociale più benestante, che può permettere ai propri figli un certo stile di vita. 

Se da un lato molti cittadini apprezzano questa legge, non mancano però le perplessità e le opposizioni da parte di alcuni segmenti di popolazione. Secondo la National Youth Rights Association, il coprifuoco rende illegale un «comportamento non criminale» dal momento che «i giovani sono ingiustamente puniti per un’attività che non è considerata pericolosa per la società (altrimenti sarebbe illegale per tutti)». Inoltre, l’associazione ritiene che vada abolito perché viola i diritti fondamentali e sia, pertanto, incostituzionale – anche se in realtà quest’ultimo aspetto non è così semplice.

Dal punto di vista di David Myers, professore di Criminologia alla New Haven University, non c’è un preciso emendamento della Costituzione che viene infranto dal coprifuoco giovanile, ma di certo si può discutere su quanto sia ragionevole. Secondo Myers, infatti, «si tratta di rendere illegale qualcosa basandosi solo sull’età, perché se sei in giro dopo una certa ora, a prescindere da quale sia il tuo comportamento, puoi essere arrestato». 

Al tempo stesso, però, il coprifuoco rientra in quelle che vengono chiamate ‘status offenses, ovvero le leggi che rendono illegale un comportamento soltanto al di sotto di una certa età. Come non andare a scuola o bere alcolici, con la differenza che questi atteggiamenti possono essere effettivamente dannosi. Secondo Myers, è questa opposizione a rendere controversa la legge sul coprifuoco: da un lato il diritto dei ragazzi − in quanto cittadini − di circolare liberamente; dall’altro l’esistenza da sempre di leggi pensate appositamente per i minori e per la loro tutela.

L’origine del coprifuoco contro la criminalità

La storia del coprifuoco giovanile negli Stati Uniti non è lunghissima, ma nasce da un uso diffuso in passato del coprifuoco come strumento di vigilanza. È una storia legata alle minoranze e al razzismo, di cui ancora oggi si conservano le tracce. 

Verso la fine del 1800, il coprifuoco iniziò a essere usato come misura di segregazione nei confronti della popolazione nera, tanto che in alcuni Stati nacquero delle sundown town che proibivano la circolazione degli afroamericani la sera, creando con il tempo delle vere e proprie zone white-only.

In tempi recenti invece il coprifuoco è stato ripreso tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, in un periodo di grande crescita della criminalità, soprattutto nelle aree urbane. Vennero adottati dei programmi che prevedevano maggiori controlli e pene più severe, nel tentativo di contrastare l’attività criminale in aumento; per la prima volta nelle grandi città si impose un coprifuoco per i minorenni. Fu durante l’amministrazione Clinton che l’uso del coprifuoco giovanile si espanse nei vari Stati, con due obiettivi: contrastare il crimine commesso dai giovanissimi − in quegli anni si diffondeva la paura dei super-predatorse limitare le vittime, tenendo i ragazzi lontani dalle strade.

Trent’anni dopo è ancora impiegato con queste intenzioni. Tuttavia, Myers spiega che spesso il coprifuoco viene imposto non tanto in relazione a un aumento diffuso dei crimini, quanto alla presenza di pochi eventi ma con molta rilevanza mediatica. È il caso di Baltimora, dove il coprifuoco è stato reintrodotto quest’anno − dopo alcuni anni in cui era stato sospeso − in seguito alla morte di due adolescenti in una sparatoria. Secondo Myers, c’è una sorta di andamento ciclico: «quando si ha un raro evento di questo tipo che fa notizia, o magari più di uno, ma comunque in numero ristretto, si ha la sensazione che siano necessarie più misure precauzionali». Così si rinforza il coprifuoco per un periodo di tempo, dopodiché la situazione si distende e le persone iniziano a interrogarsi sull’etica o sull’efficacia dell’ordinanza, fino a un nuovo episodio violento. 

Il coprifuoco funziona?

Vari studi dimostrano che non c’è nessuna evidenza di un effetto del coprifuoco giovanile sull’andamento della criminalità. «Quando parliamo di efficacia, stiamo parlando di due cose: ridurre i reati e ridurre le vittime» dice il professor David Wilson, che in entrambi i casi conferma di non aver trovato prove valide. Molti esperti considerano dunque la legge inefficace, per varie ragioni.

Per prima cosa, è difficile fare una stima di quanto venga rispettato, anche perché i controlli non sono così frequenti, nonostante sia molto amato dai poliziotti secondo Wilson, «perché se vedono dei ragazzini per strada durante le ore del coprifuoco possono semplicemente fermarli e portarli a casa o in caserma; non devono effettivamente sorprenderli a fare qualcosa di sbagliato». È comodo, ma non vuol dire che venga attuato così tanto. «Fortunatamente», aggiunge Wilson, perché farebbe perdere tempo ai poliziotti, distogliendoli da reati più seri.

Il coprifuoco è inefficace anche perché non copre le ore in cui si registrano la maggior parte dei crimini per mano dei minorenni, che avvengono soprattutto nel pomeriggio, secondo le statistiche. Inoltre, la restrizione è piuttosto discutibile se si pensa che gli adulti commettono più del 90% dei reati e che gli arresti dei minorenni sono in forte calo negli ultimi anni.

Soprattutto, sostiene Myers, il coprifuoco non funziona perché è una soluzione affrettata che pretende di risolvere dei problemi senza tanti investimenti e senza indagare le cause profonde, ovvero le difficoltà di ambito familiare, scolastico e urbano che portano i giovanissimi a prendere la strada della criminalità. Un esempio di un’alternativa al coprifuoco più costruttiva è quella proposta dell’American Civil Liberties Union (ACLU) del Maryland, che nel suo programma suggerisce la creazione di spazi più sicuri per i giovani e di attività di supporto alle famiglie. 

Se non funziona, perché il coprifuoco è ancora in uso? Perché è comodo ed economico. E poi perché in linea di massima la gente lo vuole ed è abituata ad averlo. Come sostiene Wilson, per molti americani «it just makes sense». Eppure, negli ultimi anni ci si sta interrogando su quanto abbia senso e su come questa abitudine abbia nascosto un uso sproporzionato e spesso discriminatorio. 

Gli effetti negativi sulle minoranze

Se è vero che i controlli della polizia sono scarsi, questo non vale per le aree urbane in peggiori condizioni socioeconomiche. I controlli per il coprifuoco sono a discrezione dei poliziotti in servizio, e questo, secondo Wilson, può causare «un impiego differenziato della legge» perché «secondo le prove raccolte, i poliziotti tendono a fermare di più le persone nere».

Ciò trova conferma nei dati. Il rapporto dell’Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention dimostra che i giovani afroamericani e di altre minoranze etniche sono arrestati in numero maggiore rispetto ai bianchi per quanto riguarda le violazioni del coprifuoco. La situazione è squilibrata rispetto alla popolazione totale. Per fare un esempio, nel 2022 a San Diego il 75% degli arresti per violazione del coprifuoco riguardava giovani neri e ispanici. Rispetto agli abitanti totali di San Diego, però, gli ispanici sono il 34% e gli afroamericani non raggiungono il 5%.

Ovviamente, le discriminazioni legate al coprifuoco avvengono all’interno di un sistema giuridico e poliziesco già pieno di episodi di razzismo. Ma gli effetti discriminatori di questa legge sono anche altri. Varie associazioni − tra cui la National Youth Rights Association e la ACLU del Maryland − fanno notare che la misura è dannosa anche nei confronti dei moltissimi cittadini americani senza fissa dimora, tra cui tanti minorenni che popolano le strade anche di notte e che rischiano di essere sanzionati. Secondo la ACLU di Minneapolis, gli arresti per reati non gravi nei confronti delle persone senzatetto sono una criminalizzazione della povertà, soprattutto perché spesso riguardano comportamenti non illegali e inevitabilmente connessi alla mancanza di una casa

Sempre la National Youth Rights Association segnala che il coprifuoco non tiene conto di tutti quei ragazzi che si allontanano da casa per fuggire da un ambiente pericoloso o violento. Una legge pensata per proteggere i minorenni va così a colpire i più deboli tra loro, o già discriminati per motivi etnici o in gravissime condizioni abitative.

Nel frattempo, il governo repubblicano del Texas ha deciso di abolire il coprifuoco in tutto lo Stato a partire da settembre di quest’anno. La decisione è stata presa sulla base dell’inefficacia di questa legge e delle discriminazioni nei confronti delle comunità nere e ispaniche dello Stato. Una scelta che forse sarà seguita anche da altri Stati.

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