Senza Parole n71

Questo articolo parla di:

Ogni mese chiediamo a un artista di esprimersi al di fuori dei limiti dei media tradizionali, rigorosamente senza parole, sul cartaceo.

 

Le vignette di questo numero sono ispirate da un tavolo di discussione organizzato da Scomodo per approfondire la narrazione a proposito di Dipendenza Affettiva.

 

Ne abbiamo parlato con  Irene Di Piazza e  Camilla Henning e le redattrici Amelia Stoduto e Leyla Nour Saidani.
La rubrica è stata curata da Alessia Sarrica. 

Durante il brainstorming abbiamo dato la seguente definizione di Dipendenza Affettiva: quella sensazione di impossibilità di stare al mondo senza l’altra persona e bisogno di affidarsi totalmente all’altro. Secondo voi manca qualcosa all’interno di questa definizione?
Alessia Sarrica, redattrice

La definizione è corretta, anche se ricorda più da vicino il disturbo dipendente di personalità, caratterizzato proprio dall’incapacità di prendere decisioni senza il supporto di qualcuno. Chi ne soffre tende a cercare costantemente figure di riferimento per ogni scelta, anche minima, e fatica a immaginarsi solo, perché ha bisogno continuo di conferme e consigli.
Detto questo, la love addiction non è una diagnosi ufficiale nel DSM (ind. Manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali), ma rientra tra le new addiction. Non implica necessariamente una dipendenza generalizzata: può trattarsi di una singola relazione disfunzionale senza che ciò diventi un modello costante. Spesso, infatti, queste persone mantengono intatti altri ambiti della loro vita, come il lavoro o la sfera personale, cosa che invece non accade nel disturbo di personalità dipendente. Insomma, la pervasività è diversa: la love addiction è forse meno diffusa e totalizzante, ma le somiglianze restano evidenti.
dott.ssa Camilla Hennig, psicologa
 

Io sono molto d’accordo con quello che dici, aggiungerei che è importante fare una distinzione tra quella che è una dipendenza sana e quella che è una dipendenza patologica, perché come esseri umani, come animali sociali in generale abbiamo bisogno di riconoscimento, bisogno di accudimento, di essere compresi ed empaticamente capiti dall’altro – ad esempio, il bisogno di carezze in Analisi-Transazionale (ind. un approccio psicoterapeutico) viene visto come un bisogno fondamentale. Ciò rientra nella dipendenza sana, che vuol dire dipendere dall’altro e lasciare all’altro l’opportunità di dipendere da noi in maniera però flessibile, in maniera realistica, mentre in una dipendenza patologica come nelle love addiction questo manca; quindi, c’è una rigidità in questo senso.

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa

 

Come si sente una persona che ha una dipendenza affettiva e come è possibile aiutarla senza rimanerne invischiati a propria volta?

Leyla Nour Saidani, redattrice


Tu immagina la fase in cui sei innamorata di qualcuno, cioè quella fase in cui si idealizza al massimo l’altra persona, e chi vive la love addiction è un po’ come se avesse questa fase perenne, quindi se qualcuno ci viene a dire di quella persona che stiamo idealizzando: “ma guarda che forse sei un po’ troppo ossessiva, forse sei un pochino fissata” noi non reagiamo bene. Per questo eviterei di parlare male del partner da cui è dipendente la persona con love addiction, anche se lo detestiamo. Magari potremmo provare a fare delle domande…

dott.ssa Camilla Hennig, psicologa




In realtà è molto interessante quello che dici perché la base di questa dipendenza è proprio un’ iper svalutazione di sé e un’idealizzazione dell’altro. 

Se da una parte la relazione terapeutica può diventare uno spazio sicuro e trasformativo in cui sperimentare un nuovo modo di legarsi, dall’altra esiste un elevato rischio che la dinamica di dipendenza possa riprodursi all’interno della stessa. Pertanto, occorre lavorare in direzione della promozione dell’autonomia.

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa

 

C’è anche il rischio di essere chiusi fuori, nel senso che la persona percepisce una minaccia alla sua dipendenza e ti può spingere fuori, e così perderesti il contatto con quella persona. In generale, dovrebbe esserci un seme che parte da lei: una richiesta, una manifestazione di disagio, qualche cosa da cui possiamo partire per aggrapparci, altrimenti è inutile.

dott.ssa Camilla Hennig, psicologa

 

Di norma, chi vive una dipendenza affettiva non viene in terapia dicendo: “sto male in questa relazione”, poiché non la percepisce come minacciosa: quel legame viene percepito funzionale sebbene non lo sia.

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa

 

Quando si tratta di dipendenza affettiva si parla tanto di amore, relazioni sentimentali, di amicizia e magari se ne parla poco in termini di relazioni familiari… Ci può essere dipendenza, ad esempio, con un genitore?

Amelia Stoduto, redattrice


Anche qui c’è un po’ una sovrapposizione con il disturbo dipendente, nel senso che nella love addiction di solito si parla di relazioni amorose perché c’è anche l’aspetto sessuale e dell’attrazione, anche se – non essendo ben definita – non è detto che non possa svilupparsi anche con un amico o un familiare.
Questa definizione (di love addiction) nasce dal libro di Robin Norwood “donne che amano troppo” ti fa vedere tutta una serie di casi e ne analizza anche un po’ il retroterra familiare e c’è di tutto. Dobbiamo più pensarla come una dipendenza da qualunque altra sostanza o da comportamento come il gioco d’azzardo: sono comportamenti che danno un sollievo e delle sensazioni positive a fronte di carenze, non sappiamo qual è la carenza finché non andiamo sul singolo caso.

dott.ssa Camilla Hennig, psicologa




Io ci tenevo a tornare un attimo sul punto di prima, rispetto al fatto che la love addiction fosse solo per le relazioni amorose, perché non vorrei che questo traslare questa situazione alle amicizie o ai rapporti genitoriali sia dato dai social, in quanto sembra che sui social qualsiasi legame un po’ più vincolante viene etichettato come dipendenza affettiva.

Alessia Sarrica, redattrice



In generale secondo me c’è proprio il rischio di patologizzare e patologizzarsi di continuo e questo può essere molto pericoloso.

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa

C’è un grande accento anche sull’autonomia personale sull’essere autosufficienti e non relazionarsi agli altri; non entrare in intimità con gli altri e quindi anche pensarsi come dipendenti, a volte erroneamente, può essere un modo per dire chiudo tutto; mi isolo, io mi basto; sono sufficiente a me stessa e, ovviamente, sappiamo che l’essere umano non funziona così: abbiamo bisogno di relazionarci agli altri, anche a volte di sentirci dipendenti, vulnerabili.
dott.ssa Camilla Hennig, psicologa




Con un occhio all’attualità, ci chiedevamo se i meccanismi di dipendenza affettiva possano emergere anche nelle relazioni che precedono femminicidi o omicidi, e se possano evolvere in forme di manipolazione quando la persona dipendente non accetta il distacco dell’altro.

Leyla Nour Saidani, redattrice
 

Non possiamo generalizzare dicendo che la dipendenza porti necessariamente ad atti violenti. Tuttavia, il bisogno di gratificazione tipico delle relazioni di dipendenza, può rendere le persone vulnerabili, inducendole a mantenere relazioni caratterizzate da abuso psicologico o fisico. 

Rispetto all’attualità, si può osservare una somiglianza spesso tra i casi di femminicidio e pensavo al caso di Giulia Cecchettin: quando una persona cerca autonomia, nell’altro — spesso nell’uomo— può emergere un’angoscia legata alla perdita di controllo, che in alcuni casi estremi degenera in violenza

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa




Avere una dipendenza affettiva rappresenta un rischio maggiore, ma è importante non colpevolizzare mai le vittime: non è colpa di Giulia Cecchettin né di tutte le altre. Tuttavia, quando si instaurano legami basati sul controllo, sul bisogno costante dell’altro e sull’isolamento, la relazione diventa più pericolosa.

dott.ssa Camilla Hennig, psicologa

 

Basandovi sulla vostra esperienza, chi mostra un pattern di love addiction tende più facilmente a legarsi a partner prevaricanti? O se, al contrario, una persona non prevaricante possa diventarlo quando si trova oggetto di una forte dipendenza affettiva?

Amelia Stoduto, redattrice




Non è detto: può capitare che la persona oggetto della dipendenza, spesso un uomo, sia infastidita dalle attenzioni e quindi emotivamente indisponibile. La dipendenza affettiva può svilupparsi anche verso persone sposate o non in grado di ricambiare, rafforzando il ciclo: più si riceve un piccolo segnale (love crumbling), più ci si aggrappa a quel rinforzo intermittente, proprio come accade con le slot machine. A volte la love addiction riguarda partner prevaricanti, ma è raro che qualcuno diventi tale solo perché oggetto di dipendenza; di solito, ci sono già tratti prevaricanti preesistenti.

dott.ssa Camilla Hennig, psicologa




Mentre parlavate, mi veniva in mente il fatto che il partner non si sceglie mai per caso: chi vive una love addiction tende a cercare, spesso senza rendersene conto, relazioni in cui quella collusione si ripete. È difficile che si senta a proprio agio con una persona disponibile e sana, capace di reciprocità e rispetto dei confini. Alla base c’è l’idea profonda: “valgo solo se l’altro mi dice che valgo”. Ed è proprio questo che rende più facile legarsi a partner più controllanti.

dott.ssa Irene Di Piazza, psicologa



di Alessia Sarrica (Alessia Sarrica)

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