Senza Parole ep. 21

Questo articolo parla di:

Ogni mese chiediamo a un artista di esprimersi al di fuori dei limiti dei media tradizionali, rigorosamente senza parole, sul cartaceo.

Le vignette di questo numero sono ispirate da un tavolo di discussione organizzato da Scomodo per approfondire la narrazione a proposito di Femcel.

Ne abbiamo parlato con Beatrice Petrella, giornalista, autrice e podcaster e le redattrici Amelia Stoduto e Miriam Gagino.

Per poter parlare delle Femcel, bisogna partire dagli Incel, per quanto sia una cosa molto fastidiosa dover spiegare l’esistenza delle donne partendo dagli uomini.

Secondo l’ideologia degli Incel (n.d.r. celibi involontari) le donne hanno un potere innato all’interno della società, solo per il fatto di essere donne. Ogni persona ha un sexual market value, cioè un valore nel mercato delle relazioni in base alla combinazione di fattori estetici, caratteriali e status sociale, ma all’interno di questo contesto le donne vincono sempre, perché sono loro a scegliere, e questo è il motivo per cui esistono gli Incel. 

È molto strano che esista un corrispettivo femminile in un contesto ideologico in cui sono sempre le donne a scegliere, infatti gli Incel dicono: “non è vero che siete involontariamente nubili, voi scegliete di essere nubili, e quindi non provate la stessa sofferenza che proviamo noi”. E le Femcel rispondono che non è così: proprio perché ognuno ha un valore di mercato anche le donne brutte hanno un valore inferiore, ed è questo valore inferiore a creare le Femcel.

Come per gli Incel esiste la red pill per vedere la realtà, per le Femcel esiste la pink pill, perché comunque sono fanciulle. Loro ci tengono molto ad essere femminili, e spesso si incrociano con le trad wife rispetto a ciò che dovrebbe fare la donna in un contesto sociale. Se c’è una disparità di genere, ad esempio quella salariale, noi femcel la sfruttiamo: siamo pagate di meno? Ottimo, allora data la nostra debolezza economica, ci facciamo offrire tutto al primo appuntamento.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Quindi le Femcel sfruttano questa cosa?

Miriam Gagino, redattrice

 

Ci sono più tipologie di Femcel: ci sono quelle che si concentrano più sul filone della sofferenza e della malattia mentale che vengono estetizzate e feticizzare. Osannano il monologo della cool girl di Amy Dunn e seguono la sad girl aesthetic e al contempo abbracciano un’estetica da gamer girl, ragazze nerd con delle passioni dove online riescono a trovare delle persone simili a loro. Dall’altra parte ci sono quelle che decidono di manipolare il fatto di essere donne con una femminilità quasi aggressiva che va sfruttata a proprio vantaggio: ci sono dei thread su Reddit che ti spiegano come fare lookmaxxing – come migliorare la propria estetica –  che è la stessa cosa che fanno gli Incel, ma quelli delle Femcel sembrano i thread di content creator fissate con la skin care e la beauty routine; si parla di armocromia etc… Quindi, in realtà, non tutte le Femcel sono uguali, dipende un po’ il filone che ti trovi a seguire.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Quello che mi lascia perplessa è che gli Incel mi sembrano molto aggressivi verso le donne, odiandone la posizione sociale, mentre nelle Femcel non noto lo stesso tipo di ostilità verso gli uomini.

Miriam Gagino, redattrice

 

Non ci saremmo accorti delle Femcel senza gli Incel, emersi con le stragi e poi con Adolescence nel mainstream. Le Femcel sono comparse nel 2021, ma erano online da prima, probabilmente molte erano su Tumblr negli anni d’oro. Rappresentano bene come maschile e femminile vivano rabbia e frustrazione: gli Incel la rivolgono verso l’esterno, le Femcel verso loro stesse. Anche loro parlano di suicidio, ma non di stragi. L’odio interno è una forma molto tipica del genere femminile.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

È una violenza più autodiretta, contro se stessi piuttosto che contro l’altro. Noi abbiamo dato un’occhiata su alcuni gruppi Telegram e leggendo un po’ abbiamo notato come questa idea di violenza si rivolge verso le altre donne prototipo, che vengono identificate come le Stacy.

Alessia Sarrica, redattrice

 

Loro hanno preso tutto il linguaggio degli Incel e l’hanno riarrangiato.

È vero che la violenza degli Incel si è manifestata attraverso le stragi, ma il vero problema è quanto la mentalità sia diffusa senza le stragi: magari sono violenze di entità più piccola ma quotidiana. Finché non fanno stragi – le femcel – va bene, ma cosa vuol dire che poi non facciano stragi? Cosa fa una femcel di solito nella sua giornata? 

Cosa ci dice un certo tipo di radicalizzazione online e di solitudine che non viene tracciata?

Poi loro non se la prendono con gli uomini anche perché non li considerano intelligenti, c’è proprio questo punto di base. Neanche gli Incel considerano le donne intelligenti in realtà.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Quindi gli Incel si sentono sotto scacco perché attribuiscono alle donne il potere di scegliere, pur non considerandole intelligenti né superiori?

Miriam Gagino, redattrice

 

Esatto, ma danno agli altri il potere di scegliere perché ammettere il problema significherebbe assumersene la responsabilità: è deresponsabilizzazione totale. Mi sono infiltrata tra gli Incel per nove mesi: nessuna coerenza, solo autogiustificazioni. Proponi soluzioni, ti rispondono con altri problemi. Poi per loro il pretty privilege è reale: se sei brutta ce la fai solo se sei ricca o con status elevato. Motivo per cui arrivano i trucchi per farsi la macella più squadrata, per avere i polsi da vero uomo che chissà – gli Incel, oppure la voce più femminile, la vocina da bambina, non essere troppo assertiva se no i maschi scappano per le Femcel. Entrambi sono prodotti della società della performance.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Era emersa l’idea che fosse una risposta alla cornice attuale: iperfemminismo, iperproduttività e decostruzione dell’uomo, senza una pars construens o un’alternativa al modello patriarcale, con conseguente crisi d’identità.

Miriam Gagino, redattrice

 

C’è il desiderio di stare al passo con tappe non obbligatorie ma considerate giuste a una certa età. Se non ci riesci, o te ne freghi o ti isoli, rifugiandoti online dove crei un’identità che funziona solo lì. Nella realtà magari sei la collega strana o la commessa silenziosa, ma su internet sei una Femcel che racconta le sue giornate difficili e magari se la prende con altre donne. È anche una generazione costretta a crescere in fretta, ma che si sente sempre in ritardo, in cui anche crescere sembra non bastare mai, l’ideale è sempre irraggiungibile e ci si sente sconfitti di continuo.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Sui social c’è questa estetica del me time, quindi la ragazza che vive da sola la immaginiamo in una casa ordinata, che si fa la sua maschera e cucina una bella cena, mentre l’uomo che torna a casa la sera ed è da solo te lo immagini riempirsi di schifezze in una casa disordinatissima.

Amelia Stoduto, redattrice

 

Per il maschio è triste perché per l’uomo avere una donna è una questione di status ormai, molto più che per una donna avere un fidanzato nonostante le femcel. 

Le donne in qualche modo sono arrivate a un punto in cui sono sature della presenza maschile e quindi preferiscono privilegiare altri rapporti. Dall’altra parte poi ci sono le femcel che sostengono che se tu non hai mai ricevuto attenzione romantica in tutta la tua vita, sei in una posizione scomoda. 

Io [femcel] che non ho mai avuto una relazione, penso che tu sia comunque privilegiata perché le hai avute e puoi dire basta, a me, che non mi si è mai filato nessuno, come pensi che mi senta? È un po’ quello che ti dicono gli incel quando uno gli dice: sì, ma avere una fidanzata non è tutto, e loro ti dicono: sì, grazie, però tu ce l’hai avuta.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice 

 

Tornando alla violenza delle Femcel, abbiamo visto come loro si istigano al suicidio a vicenda. Oppure dicono: non ha senso che ti curi o ti trucchi, tanto nessuno ti vedrà questa sera, fai prima a ucciderti e basta, che senso ha farti una doccia? Tanto ci sarà la Stacy di turno che stasera avrà tutte le attenzioni

Alessia Sarrica, redattrice

 

Difatti io, nella mia ricerca, sto analizzando i suicidi, l’insorgenza di DCA o il ricovero in strutture psichiatriche perché in realtà quello che fanno è molto vicino a una persona che soffre di depressione: il fatto di non lavarsi, stare sempre a letto, non uscire… questa è un’estrema conseguenza di essere una Femcel e non viene presa sul serio.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

 

Una cosa che abbiamo notato è il forte rinforzo positivo che si danno tra loro, come fanno anche gli Incel, e non c’è mai qualcuno che gli faccia notare che probabilmente il motivo per cui vengono rifiutate non è perché sono brutte ma perché sono sempre in allerta e hanno atteggiamento aggressivo nei confronti degli uomini.

Amelia Stoduto, redattrice

 

Ah sì, poi hanno questa fissa degli occhi marroni brutti, e vabbè… Hanno problemi sia nelle relazioni sociali che nelle interazioni face to face, dandosi spiegazioni che ricadono nelle loro stesse teorie.

E per carità, nessuno di noi è mai oggettivo quando si parla di sé, ma loro in particolar modo hanno questa rete di teorie incrollabili per cui se è successo A vuol dire che è colpa di B, sia mai che la responsabilità sia mia: quell’appuntamento è andato male perché ho gli occhi marroni, non perché sono stata strana e quindi il tizio di turno potrebbe aver detto forse non è il caso, oppure non gli interesso. Per loro c’è una spiegazione per tutto, e non è la spiegazione più logica per la popolazione generale. Il risultato è molto simile al complottismo: di fronte a una società molto difficile in cui può succedere di tutto, ci si dà delle certezze incrollabili per navigare in un mondo che di certezze non ne ha. Inoltre, credo ci sia un problema legato alla mancanza di dialogo tra i genitori e i figli, perché se la situazione fosse gestita in modo diverso, certe sottoculture non avrebbero vita così facile.

E infine credo che il minimo comune denominatore di questi gruppi sia la misoginia, che sia proposta da uomini o donne, e il loro vero privilegio è l’anonimato, così dicono ciò che vogliono senza alcuna conseguenza.

Beatrice Petrella, giornalista e autrice

di Alessia Sarrica (Alessia Sarrica)

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