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Senza parole ep.1

“La Notte nelle scuole” un progetto di Scomodo e Ariete, che indaga la notte come elemento di esplorazione dove si costruisce una parte centrale dell’individuo, attraverso racconti di giovani scrittori e scrittrici under 30 che hanno partecipato al contest “I miei segreti te li dirò di notte”, aperto fino al 10 maggio su scomodo.org/la-notte

La narrazione della crisi climatica e dell’attivismo a essa legato, nei media generalisti, assume forme vaghe e non ben definite. Tra approssimazione e superficialità, la battaglia per il clima spesso viene travisata e indebolita. Noi ne abbiamo parlato con chi è coinvolto in prima persona.  Qui trovate alcuni estratti della conversazione che ha ispirato le vignette di Juta.
«Spesso, in battaglie politiche, l’approfondimento dell’attivista sul tema di cui si occupa è molto superficiale. In certi casi le conoscenze per sostenere una battaglia possono essere principalmente emotive, come succede per esempio con il diritto allo studio. Invece, per l’attivismo sulla crisi climatica, le conoscenze sono nella maggior parte scientifiche ed è richiesto uno studio attento alla materia per poter essere in grado di argomentare il contenuto di determinate battaglie». Daniela Ionita, redattrice

«Eppure ci sono delle organizzazioni di ambientalisti, non di certo nuove, come legambiente e il WWF in cui ci sono persone con dottorato di ricerca in ecologia. Varrebbe la pena indagare e spingere per una formazione ecologica rivolta agli ambientalisti, cioè quella di andare a un incontro sincero tra i due mondi. Incontriamoci e chiediamoci quali sono le conoscenze necessarie per andare avanti e trovare delle soluzioni. Queste conoscenze non sono solo quelle scientifiche, perché è evidente che la problematica ambientale è sistemica e ha a che fare con il sistema uomo-natura non soltanto con l’eco-sistema in sé».
Caterina Lorenzi, docente universitario di Fondamenti di Ecologia

«Fare attivismo non significa necessariamente essere un esperto. Non bisogna essere uno scienziato, un ingegnere ambientale o un climatologo. Fare attivismo climatico significa porre a coloro che hanno delle responsabilità e potere di cambiare le cose di fronte a una situazione e avanzare delle richieste precise. Greta Thunberg, per esempio, non è una climatologa eppure ciò non toglie nulla alla forza della sua protesta e al movimento creato da lei. Gli attivisti scendono in piazza per far sentire la propria voce e per chiedere ai governi di tutelare il loro futuro. Propongono soluzioni ma sono i politici sulla base di studi scientifici a fornirle».
Federico Spadini, attivista Greenpeace

«Dal mio punto di vista credo sia logisticamente necessario delegare. Come per qualsiasi ambito le persone tendono a doversi affidare a qualcuno e a quel punto arriva la figura dell’esperto e del politico e, non sono necessariamente combacianti. Da una parte abbiamo la comunità scientifica con il lavoro di approfondimento e dall’altra parte la figura del decisore politico che prende una decisione. Lo deve fare, soprattutto oggi in condizione di urgenza. Quindi le varie comunità devono trovare il modo di avere un dialogo costruttivo e a questo punto diventa fondamentale il processo di trasposizione dei contenuti nei confronti del pubblico in generale e da chi lo opera, cioè il sistema mediatico. La figura del giornalista scientifico in Italia è una figura abbastanza bistrattata e non presente. Nella maggior parte dei casi non raggiungono quello che auspichiamo in termini di pubblico».
Luigi Simonelli, redattore

«Dal punto di vista mediatico, per esempio, Ultima Generazione è tra le associazioni ambientaliste più criticate ma, essendo volutamente polarizzanti, è prevedibile. Chi si schiera contro lo fa a volte in modo aggressivo ma quasi mai negando i nostri contenuti sulla crisi climatica, siamo criticati per le nostre azioni pacifiche. Noi puntiamo anche sullo sdegno, usiamo questo tipo di strategia per aumentare l’attenzione sul problema. Invece, dal punto di vista della nostra comunicazione sui social media, Ultima Generazione porta molta attenzione a studi di psicologia sociale perché l’obiettivo ormai non è più denunciare il problema ma mobilitare le persone. Se l’impressione è quella di una comunicazione semplificata è voluto. Lo studio attento al linguaggio ci porta a schematizzare i nostri contenuti per risultare più impattanti».
Maria Letizia Ruello, attivista Ultima Generazione

Ha curato la rubrica:
Sara Innamorati

Persone che hanno preso parte al dibattito:
Caterina Lorenzi, docente universitario di Fondamenti di Ecologia
Maria Letizia Ruello, attivista Ultima Generazione
Federico Spadini, attivista Greenpeace
Luigi Simonelli, redattore
Daniela Ionita, redattrice

Artista:
Juta

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