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Scegliere le parole: la letteratura tra libertà e censura

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Manifestatasi subito ai suoi occhi la precaria natura della vita umana (con la morte del padre Harald, della sorellina Astri e, in età adulta, della figlia Olivia), Roald Dahl conobbe con brusca chiarezza la sofferenza e il trauma. Questa precoce consapevolezza si riflette inevitabilmente nella sua opera, con il suo stile spesso grottesco e irriverente, pregno di un umorismo quasi cupo nella caratterizzazione dei personaggi adulti. La  sua vita  è stata segnata sin dall’inizio da un profondo disagio nel confrontarsi con “il mondo dei grandi” spesso preso di mira e ridicolizzato nei suoi libri. La genuinità del suo sguardo sul mondo e del suo linguaggio diretto, in certi casi “infantile”, hanno portato le sue opere ad avere un timbro inconfondibile nell’intero panorama della letteratura per l’infanzia, e ad offrire spunti di riflessione più agli adulti che ai bambini stessi. Ne la “Fabbrica di cioccolato”, per esempio, si fa molta satira sociale sul desiderio diffuso dei genitori di proiettare la propria immagine ed i propri successi sui malcapitati figli, che invece ne assorbiranno gli aspetti peggiori e ne ricaveranno conseguenze nefaste.

Sono proprio gli adulti adesso a voler imporre un modello di rilettura di un autore per ragazzi, poiché considerato offensivo o “non adatto alle sensibilità moderne”: stiamo infatti assistendo, nelle ultime settimane, a un processo di modifica, rimozione e riscrittura della maggior parte delle opere di Dahl per quanto riguarda espressioni e parole che potrebbero non andare a genio a un pubblico generalista moderno. Il processo è ora giunto ad una fase conclusiva con la casa editrice inglese “Puffin” e la “Roal Dahl Story Company”, in collaborazione con Inclusive Minds, associazione che si occupa del rispetto della diversità ed equità all’interno della letteratura per bambini. Tuttavia, è necessario ricordare che già da tempo fossero state mosse verso Dahl accuse di razzismo, misoginia ed antisemitismo, a causa di alcune delle quali lo stesso autore provvide di persona a correggere determinate espressioni usate nei libri, e per le quali già nel 2020 la famiglia si scusò pubblicamente.

La minuziosa revisione letteraria ha avuto formalmente inizio nel settembre 2021, con l’acquisto da parte di Netflix dell’intero catalogo delle opere di Dahl ed appunto dei diritti d’autore detenuti dalla Roald Dahl Story Company, per la realizzazione di serie tv o film di adattamento Netflix che fossero aperti ad un pubblico più ampio possibile: la Roald Dahl Story Company nega qualsiasi coinvolgimento di Netflix in queste modifiche letterarie, ma la questione rimane complessa.

In ogni caso, la giustificazione di queste scelte rimane pressoché la stessa da parte di tutti gli interpellati: la volontà di rendere accessibili le storie di Dahl ai bambini e le persone con le più disparate differenze di sensibilità e visione del mondo, rispettandole e includendole tutte con opportune “accortezze” allo stile e al linguaggio.
Così ne “Le streghe”, l’ammonimento della nonna del protagonista, ovvero “non puoi andare in giro a tirare i capelli di ogni donna che incontri, anche se sta indossando dei guanti. Provaci soltanto e vedi che succede” – riferendosi al fatto che le streghe fossero calve e portassero una parrucca, ma riconoscerle fra molte donne fosse difficile – viene completamente rimosso e diventa: “Oltretutto, ci sono molti altri motivi per cui le donne potrebbero indossare parrucche e  non c’è certamente nulla di sbagliato in questo”. Un invito a evitare di urtare la sensibilità di chi porta una parrucca per motivi strettamente personali,  ma che nulla ha a che vedere con il virgolettato originale e che in questo contesto appare decisamente gratuito.

Le modifiche riguardano spesso aggettivi usati nella descrizione dei personaggi, che potrebbero ,secondo gli editori, offendere i lettori in materia di genere, appartenenza etnica e caratteristiche fisiche.

Negli “Sporcelli”, ad esempio, le “grasse pieghe del suo collo flaccido” diventano semplicemente “pieghe del suo collo”, annullando qualsiasi sfumatura o accento dato alla descrizione e contribuendo all’appiattimento artistico e creativo; così come, sempre ne “Le Streghe”, “una donna che lavora come cassiera o come segretaria di un uomo d’affari” diventa “una grande scienziata  o gestisce un’azienda”, oppure una “cameriera” diventa “addetta alle pulizie”.

In “Matilda”, invece, “madri e padri” diventano generici “genitori”, e al posto di alcuni scrittori citati se ne nominano altri evidentemente più graditi: il nome di Rudyard Kipling  (imperialista e conservatore) viene infatti puntualmente scambiato con quello di Jane Austen o John Steinbeck (considerati, nell’immaginario, più “di sinistra”). Anche espressioni come “bianco in faccia, bianco come la carta” vengono prontamente rimosse.

Inoltre, ne la “ Fabbrica di Cioccolato”, numerose sono le alterazioni  attuate nella descrizione del principe indiano Pondicherry, che vuole farsi costruire un intero castello di cioccolato: passa infatti dall’essere “un pazzo principe indiano” ad  “assurdamente ricco principe indiano”. Per non parlare dell’appiattimento generale del linguaggio irriverente e umoristico usato da Dahl nel descrivere i bambini che ambiscono ad un posto accanto a Willy Wonka, in particolare Augustus Gloop:  aggettivi come “grasso” o “magro” sono modificati o rimossi, ed Augustus Gloop anziché “essere sordo a tutto tranne che alla chiamata del suo enorme stomaco”, più semplicemente “ignora tutto”.

La descrizione degli Oompa-Loompa è rimossa, così come accenni al loro nanismo (rimossa la frase “la punta della loro testa andava appena oltre l’altezza del ginocchio di Mr.Wonka”) e parole o espressioni che possano discriminarli in quanto oggetti al servizio di un padrone, senza un proprio cervello e selvaggi perché provenienti da un altro continente (rimossa infatti la frase “Gli Oompa-Loompa trascorrevano ogni momento della loro giornata arrampicandosi tra le cime degli alberi”), oppure “ l’ho provato su un Oompa- Loompa nella stanza dei test” modificato in “l’ho provato io stesso”. A Dahl fu già chiesto di cambiare la descrizione degli Oompa-Loompa in “La Fabbrica di Cioccolato”, che inizialmente erano raffigurati come “schiavi della giungla africana” e solo dal 1973 sono stati riscritti come creature fantastiche.

Evoluzione della letteratura per l’infanzia: Dalle favole alla satira di Dahl

Rintracciare l’origine della letteratura per l’infanzia è complesso, tant’è che c’è una distinzione necessaria da fare quando si tratta l’argomento. Se da un lato, i racconti a scopo precettistico e mirati al trasmettere insegnamenti specifici, risalgono alla tradizione orale dell’antica Grecia; dall’altro le storie scritte allo scopo di intrattenere e interessare in modo specifico i bambini, nascono solamente intorno al XVII secolo con le idee di Rousseau, che stravolgono la pedagogia ipotizzando un’educazione improntata sull’esperienza diretta e sull’autonomia, a discapito dei tradizionali metodi autoritari e coercitivi. I cambiamenti concreti che avvengono da quel momento in poi all’interno della letteratura per l’infanzia, riguardano in primis la caratterizzazione dei personaggi, di cui Collodi è pioniere nel panorama italiano, raccontando di Pinocchio come di un bambino imperfetto e comune, in cui è facile immedesimarsi; e in secondo luogo le ambientazioni, non più quotidiane ma di fantasia, come il paese delle meraviglie di Alice, nato dalla penna di Carroll.  I bambini quindi, ormai non più passivi discepoli, ma rispettabile pubblico, dovranno aspettare il XXesimo secolo per essere valorizzati come individui e stimolati all’utilizzo del pensiero divergente, grazie anche a Rodari che considera il gioco come un’esperienza conoscitiva,  formativa e artistica. A una maggiore abilità degli autori di mettersi in contatto con la psiche e il mondo emotivo infantile, corrisponde un maggior potere esercitato sui bambini, i quali, sensibili a ogni stimolo, sono pressoché inermi di fronte a uno strumento come la narrazione, studiato ad hoc per loro e per il loro funzionamento. Tramite i racconti, che siano essi orali o scritti, il bambino apprende il linguaggio e le abilità narrative, ed è così che emerge uno dei temi centrali di questa riflessione, che vede la necessità per un autore di calibrare le parole con certosina cura, tenendo conto quindi della risonanza che avranno sui destinatari della storia. Il rapporto che lega l’infanzia e il futuro è istintivo ed immediato, motivo per cui influenzare una generazione significa esercitare controllo sulla mentalità di un’epoca, infatti i regimi totalitari hanno sempre usato la letteratura per l’infanzia come strumento di potere; esempio clamoroso ne è il fascismo che tramite la lista di libri approvati dal governo, veicolava un ideologia intrisa di nazionalismo e volta alla cieca obbedienza, al fine di trasmettere alle nuove generazioni la retorica fascista e la fedeltà al regime.
Allontanando lo sguardo dalle polemiche attuali è evidente il ruolo fondamentale di Dahl all’interno del panorama della letteratura per l’infanzia, che con libri quali “La fabbrica di cioccolato” e “Matilde” ha affrontato temi complessi in tono leggero. Eterni sono anche i personaggi ideati da Dahl, tra i primi protagonisti di racconti per bambini a possedere tante sfumature e ambiguità, in modo da predisporre all’identificazione del pubblico nel personaggio. Nonostante sia considerato uno spartiacque nell’ambito della letteratura per l’infanzia, Dahl si differenzia da altri autori a cui vengono attribuiti meriti simili; interessante è il confronto con Lewis Carroll, poiché proveniente da un contesto storico e culturale simile. Il padre di “Alice nel paese delle meraviglie” incanta per merito delle ambientazioni, mentre Dahl sposta il focus sulle avventure affrontate dai suoi protagonisti. Ciò che invece accomuna entrambi i due autori è il doppio piano di lettura, presente nei loro romanzi: Carroll scrive storie prese da un immaginario infantile ma con metafore e giochi linguistici comprensibili prettamente da un pubblico adulto;  Dahl invece scrive storie per bambini con sfondo satirico e di critica sociale. La presenza di personaggi stratificati e attuali come la signorina Trinciabue, rappresentazione del potere autoritario e senza scrupoli o di Willy Wonka, geniale imprenditore carismatico ed eccentrico, contribuiscono alle controversie causate dalla “censura” delle opere di Dahl, considerate sia letteratura per l’infanzia sia brillante e visionaria critica alla società.

 

Da “assurde censure” all’ “attacco alla libertà di parola”: parlano personaggi influenti ed esperti di settore

Non mancano le reazioni di intellettuali ed esperti. Salman Rushdie ha twittato “Dahl non era un angelo, ma questa è un’assurda censura. Puffin Books e gli eredi di Dahl dovrebbero vergognarsene”.

David Baddiel, comico, aveva già messo in luce come l’antisemitismo di Dahl fosse stato “lavato via” in occasione del film biografico “To Olivia” (2021), che racconta la morte dell’omonima figlia dello scrittore. Baddiel, però, invita a separare l’arte dall’artista. Secondo lui, la correzione sulle parole ritenute offensive è stata fatta solo su alcuni aggettivi tralasciandone altri e, come se non bastasse, sostiene che per essere coerenti bisognerebbe togliere migliaia di parole da tutta la letteratura che abbiamo ereditato.

Per lo scrittore Philip Pullman, invece, il revisionismo è privo di senso. Ci sarebbe bisogno di “archiviare” le opere di Dahl e considerarle passate, pubblicando piuttosto autori viventi di storie per l’infanzia come Malorie Blackman. “Lasciate che [Dahl] vada fuori catalogo”, dice Pullman alla BBC Radio, “Leggete tutti questi meravigliosi autori che scrivono oggi e che non vengono valorizzati abbastanza sotto il peso commerciale di autori come Dahl”. Il punto è, continua l’autore, che “queste parole, queste frasi e usi linguistici cambiano nel tempo. Per un giovane autore, che non ha il peso e il potere commerciale di qualcuno come Dahl, è abbastanza difficile resistere all’impulso di dire questo o non dire quello”.

Ashley Booth, proprietaria della libreria londinese A New Chapter Books (specializzata in libri incentrati su diversità e inclusione per le scuole), si accoda all’idea di dover promuovere libri scritti da persone che hanno vissuto determinate esperienze e le raccontano con la propria voce. Meglio investire nelle novità. In accordo con le critiche, il primo ministro britannico Rishi Sunak ha definito questa riscrittura un attacco alla libertà di parola. “Penso sia importante che le opere letterarie e di narrativa siano conservate e non ritoccate. Abbiamo sempre difeso il diritto di parola e di espressione”, dice attraverso il proprio portavoce.

L’agente letterario Alice Suterland-Hawes consiglia di seguire il modello Disney sui vecchi cartoni animati, ovvero esplicitare un disclaimer sul fatto che l’opera potrebbe contenere raffigurazioni e linguaggi offensivi.

L’ “Huffington Post” ricorda che, in tutto ciò, i critici sembrano voler dimenticare che le modifiche ai libri per bambini esistono da anni. “Le modifiche (di solito) contengono lo stesso contenuto, ma vengono aggiornate per i gusti del pubblico ogni volta che la cultura e la società cambiano. Quindi forse dovremmo vederlo come un modo per mantenere una storia senza tempo, piuttosto che una forma maligna di censura”, conclude la giornalista Kate Nicholson dell’Huffington Post.

Ma cosa avrebbe detto Roald Dahl?

Be’, l’autore stesso, secondo “The Guardian”, lo avrebbe rivelato all’artista Francis Bacon nel 1982: “Ho avvertito i miei editori che se in seguito cambieranno una sola virgola in uno dei miei libri, non vedranno mai più una mia parola. […] Non ci devono essere cambiamenti al lavoro originale di un artista quando è morto per qualsiasi motivo. Spero solo a Dio che non accadrà mai a nessuno dei miei scritti mentre giaccio comodamente nella mia tomba vichinga”.

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