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Scegliere di ospitare l’arte dove non la si credeva possibile

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Simbdea, associazione italiana attiva nell’ambito dei beni demo etnoantropologici dei musei e del patrimonio culturale, sostiene che in Italia, nel periodo Marzo-Maggio 2020/2024, vi siano stati nei soli musei statali, un mancato afflusso di 19 milioni di visitatori e una perdita di circa 78 milioni di euro. Il calo delle entrate e la crisi finanziaria sta avendo un grosso impatto anche negli spazi indipendenti d’arte, cioè tutti quei luoghi d’incontro che hanno come obiettivo quello di creare un dialogo e promuovere realtà creative differenti, spesso attraverso progetti collettivi ed eventi pubblici.

A tal proposito, Scomodo Milano ha scelto di offrire la propria sede come spazio dedicato alle nuove generazioni e alle artiste e agli artisti emergentə. Nel bel mezzo del quartiere Corvetto-Calvairate, le pareti bianche della nostra casa comune sorreggono opere che altrove non avrebbero trovato spazio e nemmeno tempo, ascolto e cura. 

La scelta di rendere lo spazio una piccola residenza artistica indipendente è nata da un’esigenza bidirezionale: da un lato quella delle artisti e degli artisti di esprimersi liberamente, collaborare e unire diverse abilità creative al di fuori delle richieste istituzionali e delle forze mercato; dall’altra quella di una comunità che non ritiene corretto dover raggiungere il primo anello residenziale della città per incontrare una mostra. 

Ripensare gli spazi già esistenti dando loro nuove destinazioni provenienti da origini che coincidono con i bisogni dell’area in cui ci si trova è una pratica che permette di consegnare la progettualità non solo a chi usufruisce ma anche a chi vive lo spazio. Organizzare una mostra indipendente all’interno di uno spazio polifunzionale come quello di Scomodo significa scegliere di mettere l’arte non al centro, ma come tassello fondamentale della formazione per sostenere lo sviluppo di uno sguardo capace di posizionarsi e di creare il proprio pensiero critico anche rispetto a domande quali «Chi decide che cosa sia arte e cosa non lo è?»

Scegliere di essere parte di un progetto artistico non solo come consumatori ma come collettività posiziona il valore dell’arte su delle traiettorie più sociali che estetiche, maggiormente utili a creare orizzontalità piuttosto che gerarchie e logiche più consone alle classi sociali che hanno accesso più diretto alle fonti artistiche.

Sensibilizzare alla presenza di processi artistici dove non si credeva fossero possibili serve ed è utile anche per anticipare i bisogni non ancora espressi dalla comunità, creando un linguaggio condiviso ed autentico anche per delle aree d’espressione per cui il linguaggio comune utilizzato ogni giorno non è, semplicemente, abbastanza. L’arte pubblica e accessibile rigenera e ricostruisce la comunità, portando all’attenzione questioni spesso taciute e poco visibili. 

Un luogo metamorfico e in costante cambiamento come la zona in cui Scomodo si è stabilito a Milano necessita di avere un canale dove i muri bianchi possono diventare qualsiasi cosa desideriamo, chiedendoci di cosa abbiamo bisogno, cosa vorremmo, cosa sogniamo e cosa invece siamo felici di avere già.

di Aurora De Toffoli (Aurora De Toffoli)

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