Cerca

Raccontare la lotta per i cambiamenti climatici dal basso: tra partecipazione civica dei giovani e giornalismo algoritmico

I voti dei e delle giovani alle ultime elezioni confermano che per gli Under30 affrontare la crisi climatica è una priorità. Ma cosa fare per cambiare le cose? Può aiutare partecipare ai presidi locali, online, condividere informazioni, educare gli altri, firmare petizioni. E prendere parte a Changemakers for Climate Justice, un progetto a cura di WeWorld.

Questo articolo parla di:

Italiani e clima: che aria tira?

Non buona, considerando che il Paese si sta riscaldando più della media globale.
Nel 2021 siamo stati i più colpiti dagli incendi a livello europeo, con 1422 roghi che hanno bruciato circa 160mila ettari di superficie. Regioni come Sicilia, Puglia e Calabria sono a rischio desertificazione insieme a più del 25% della popolazione globale. In alcune aree, come la città di Venezia, la crisi climatica sta già spingendo alla migrazione dei residenti verso l’entroterra. Nonostante le precipitazioni medie siano diminuite, soprattutto in primavera (dati 2021), si è registrato un aumento significativo della loro intensità e, dunque, del vapore acqueo atmosferico. Questo e altri eventi estremi come ondate di calore e siccità sono diventati più frequenti. Fenomeni che non fanno chiudere occhio agli “eco-ansiosi”, che confermano la necessità di un cambiamento, e di tenere aperto un dibattito sociale che sfidi la cornice della Modernità Liquida di Bauman e la configurazione culturale depoliticizzata di Fisher.

Nel Climate Inequality Report 2023 del World Inequality Lab vengono identificate diverse forme di disuguaglianza legate ai cambiamenti climatici. Queste includono disparità nell’esposizione agli impatti climatici, nella produzione di emissioni e nella capacità di risposta. In particolare, i Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici tendono a inquinare meno e dispongono di minori risorse per affrontare i danni. All’interno di Paesi ad alto o basso reddito, le disuguaglianze tra le fasce di popolazione più ricche e più povere creano ulteriori spaccature sociali, già oggetto di riflessione per Amartya Sen.

Oggi si parla di giustizia climatica proprio per i motivi di cui sopra: la crisi climatica è di fatto una crisi sociale e deve essere considerata insieme alle diverse forme di ingiustizia. Le disparità di genere, le disuguaglianze economiche, l’insicurezza alimentare e le migrazioni forzate sono tutte interconnesse con i cambiamenti climatici, rendendo la questione ambientale un problema di equità globale. Proprio per questo motivo WeWorld lancia la campagna Changemakers for Climate Justice, un’iniziativa volta a informare e sensibilizzare i giovani sulla crisi climatica e la sua connessione con altre importanti tematiche sociali.

Changemakers for Climate Justice mira a educare le giovani generazioni sull’importanza della giustizia climatica, mostrando come il cambiamento climatico influisca in modo sproporzionato sulle comunità più vulnerabili, aggravando le disuguaglianze esistenti. La campagna sottolinea la necessità di affrontare la crisi climatica non solo come una questione ambientale, ma anche come un problema di diritti umani, uguaglianza e giustizia sociale.

Attraverso workshop, seminari e attività pratiche, i giovani avranno l’opportunità di approfondire la loro comprensione delle sfide climatiche e di sviluppare le competenze necessarie per diventare leader attivi nel campo della giustizia climatica. L’obiettivo è creare una rete di giovani changemakers che possano influenzare positivamente le loro comunità e contribuire a un futuro più equo e sostenibile per tutti.

In sintesi, la campagna Changemakers for Climate Justice di WeWorld rappresenta un passo importante verso la sensibilizzazione e l’azione concreta contro la crisi climatica e le ingiustizie sociali ad essa legate. WeWorld è un’organizzazione italiana indipendente impegnata da 50 anni a portare al centro chi è ai margini, geografici o sociali, e promuovendone lo sviluppo umano ed economico, in oltre 25 Paesi, inclusa l’Italia. il progetto Changemakers for Climate Justice si inserisce nell’azione di promozione di azioni di engagement sulla giustizia climatica. 

Informare, infatti, rimane prioritario, secondo il Rapporto ASViS 2023, solo 1 su 3 di noi italiani conoscono l’Agenda 2030, e il 58% degli studenti. Il 19% di noi pensa che gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile siano importanti alla pari, mentre l’81% gli assegna delle priorità. In generale, siamo preoccupati per i costi sociali della transizione sostenibile (chi rimarrà indietro verrà aiutato dallo Stato?) e per i ritardi dell’Italia sul raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

Le narrazioni climatiche

Oggi, tutte le principali testate giornalistiche hanno una pagina dedicata alla questione climatica che, per Greenpeace Italy, non ha una copertura sufficiente. Il monitoraggio periodico dell’associazione ha rivelato che i principali quotidiani italiani pubblicano in media solo 2,5 articoli al giorno sulla crisi climatica. Inoltre, è stato visto che i giornali offrono spazio alle pubblicità dell’industria dei combustibili fossili e aziende inquinanti (aeree e crocieristiche), con una media di 6 ads a settimana e scarsa trasparenza sui finanziamenti di tali imprese. Greenpeace classifica Il Sole 24 Ore e l’Avvenire come le testate che maggiormente parlano di crisi climatica. Contemporaneamente la narrazione climatica è portata avanti da quelli che definiamo “attori non istituzionali” (associazioni, influencer, influattivisti, società civile) che hanno un ruolo cruciale nella partecipazione civica. Sanno coinvolgere una certa gamma di attori, coinvolgere gruppi anche emarginati e sottorappresentati e promuovere inclusione ed equità. Chi fa attivismo e si impegna per i beni comuni ci incoraggia a prendere parte in modo attivo alle cause sociali, a coinvolgere i gruppi sottorappresentati ed emarginati e a collaborare per creare valore.

 

Changemakers for Climate Justice: WeWorld e i giovani al centro


WeWorld è un’organizzazione non governativa italiana: di recente, ha lanciato il progetto Changemakers for Climate Justice insieme ad altre organizzazioni (ActionAid Italia, CESVI, Fondazione CIMA, Indire, Cooperativa Pandora e Università di Bologna). Si tratta di un progetto che promuove le competenze di docenti e giovani changemakers per la diffusione di conoscenze e consapevolezza sui temi della giustizia climatica, operando su un’educazione che non sia solo formale ma anche non formale e informale. Crede nel protagonismo giovanile e nelle attività svolte per e con associazioni giovanili e movimenti ambientalisti.

La Peer Education (educazione tra pari) per la giustizia climatica permette di comunicare la sostenibilità ai giovani e chiamarli all’azione come cittadine e cittadini attivi e responsabili. Il progetto, infatti, ha già generato un impatto significativo tramite le varie attività che svolge in tutta Italia, ricevendo anche finanziamenti da organizzazioni come l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Con il progetto è stata realizzato un percorso di capacity building per 30 membri di associazioni giovanili di 14 regioni italiane, ma anche hackathon, workshop, iniziative di attivismo ed engagement, per impatti significativi e promozione della giustizia climatica.

Per partecipare al progetto Changemakers for Climate Justice, gli interessati possono scaricare la guida “Peer for Climate”, cercare un collettivo che operi nel loro territorio, partecipare alle iniziative in presenza e condividere informazioni con la propria classe e i docenti. Il vantaggio di un metodo educativo “alla pari” nelle scuole, dove gli adolescenti trasmettono conoscenze ai propri coetanei, permette loro di avere il ruolo di “agenti di socializzazione” senza scale gerarchiche. Nella “flipped classroom”, infatti, il ciclo di apprendimento con lezione frontale e studio individuale lascia il posto ad attività collaborative, laboratori, giochi tematici, progettazione condivisa in aula, dove l’insegnante si pone al fianco degli studenti e li segue come un tutor. 

L’impegno di WeWorld vuole garantire i diritti fondamentali, la dignità e le libertà di ogni persona, condannando ogni forma di discriminazione e violenza, e perseguendo l’educazione alla cittadinanza globale come azione necessaria per la costruzione di un mondo più equo. In particolare, la presenza di WeWorld si concretizza nelle periferie che oggi sono ovunque: dentro le città, intorno ai centri urbani e nelle aree rurali. Ed è lì, nei margini, nelle periferie, che il lavoro di WeWorld si trasforma in proposte concrete per portare al centro chi è ai margini, con un approccio non più settoriale, ma olistico e intersezionale.

Se dati e statistiche non suscitano emozioni, raccontare storie può farlo


In un articolo di Wired del 2022 si diceva che “la narrazione ci permette di capire il mondo” e può farci provare reazioni emotive e ispirazione per approcci proattivi verso i cambiamenti climatici. Raccontare in modo coinvolgente cosa significa subire gli impatti della crisi climatica o l’impegno delle persone nel contrastarla, documentando esperienze quotidiane, può aiutare a visualizzare la gravità della situazione più di quanto non possano fare statistiche e numeri.

Dobbiamo mantenere, però, un approccio responsabile alla comunicazione, che dia possibilità a tutte le parti interessate, minoranze e gruppi di essere rappresentati e coinvolti, dove la dimensione ambientale della crisi climatica sia raccontata tenendo conto anche della società e dell’economia, con le quali è connessa.

 

 

 

di Gioia Maurizi (Gioia Maurizi)

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Sostieni Scomodo

Scegli un importo

Articoli Correlati