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Premio Strega, la bolla culturale popolata dal mainstream

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Il Premio Strega fotografa i gusti letterari degli italiani negli ultimi settant’anni, i libri premiati documentano lingua, cambiamenti e tradizioni. I lettori italiani si trovano a leggere di se stessi, del loro passato e del loro presente attraverso la narrativa e la saggistica contemporanea. Eppure, se prima arrivavano alla vetta testi come Il nome della rosa di Umberto Eco, capolavoro del novecento studiato nella maggior parte degli istituti, ora i libri proposti e vincitori non durano più di un anno nelle librerie.

Il premio trova le sue origini nel dopoguerra, più precisamente nel 1947, a Roma. Fu ideato e istituito dalla scrittrice Maria Bellonci e dall’attore Guido Alberti, proprietario del liquore omonimo del premio. Il Premio Strega fu fin da subito un momento di libertà e democrazia per il mondo culturale italiano dopo anni di dominio del regime fascista. Nacque, quindi, come un momento di unione e ritrovo a casa Bellonci la domenica. Da qui il nome della giuria Amici della domenica.

Inizialmente, la giuria era composta da 147 Amici del salotto di Bellonci, ora, invece, sono più di 400 scrittori, giornalisti, artisti e studiosi del mondo culturale italiano a farne parte. Il comitato di gestione (composto sia dalla fondazione Bellonci sia Strega) viene affiancato da tre vincitori del Premio Strega e da quattro Amici della domenica: il loro mandato dura tre anni e può essere rinnovato. Il premio viene assegnato a un libro in italiano pubblicato tra il 1° marzo dell’anno precedente e il 28 febbraio dell’anno in corso. Proprio all’inizio del mese di marzo viene pubblicata la lista definitiva dei libri selezionati per poi stilare la selezione della cinquina a giugno e concludere con la finale a luglio nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Negli ultimi anni, purtroppo, questo premio non è più così noto e seguito, ha finito per svalutare la figura dell’intellettuale, ridisegnando i diversi ruoli culturali.
Il primo problema è sicuramente la mancata informazione e divulgazione del premio, ormai relegato a una nicchia di persone consapevoli e, a loro volta, con un determinato patrimonio culturale personale. Prima, al contrario, la diffusione del libro vincitore era un momento di educazione comune, conosciuto a tutti, il cui fine non era quello di confermare ulteriormente la propria posizione di intellettuale. Basti citare Cesare Pavese, Elsa Morante, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Natalia Ginzburg e Umberto Eco.

Il Premio Strega della fine del Novecento non aveva nulla a che vedere con questa attuale moda del mainstream. Era sempre decretato dalla Giuria degli Amici della Domenica ma, come già ricordato, in quel caso si trattava di frequentatori del salotto culturale di Maria Bellonci. La casa della scrittrice è da poco visitabile a Roma e le sue stanze sono piene di prime edizioni di classici del Novecento corredate da dediche degli autori come D’Annunzio, Eco, Pasolini e Pavese; pareti colme di opere pittoriche del secolo corso come quelle di Cagli, Campigli, Capogrossi e Mazzacurati. In sostanza la testimonianza della cultura italiana del secondo novecento. Ora i salotti letterari non esistono più. E la finale del premio, oltre a non avere quel tipo di ospiti, è presentata – come è successo nel 2022 – da personaggi come Geppi Cucciari (comica italiana lontana da una qualsiasi definizione di intellettuale). Nell’edizione dell’anno scorso sono stati proiettati dei video in cui si chiedeva ai bagnanti di Cesenatico di immaginare il contenuto dei libri della cinquina a partire dalle copertine. La maggior parte degli intervistati legge meno di 4 libri l’anno, uno in particolare confessa di non aver mai letto un libro e, toccando la quarta di copertina di Fabio Baca dice, cito testualmente,  «sarebbe il primo libro che avrei letto».

Ad ogni modo, il Premio Strega oggi resta un traguardo importante per scrittori ed editori. La vittoria garantisce un picco nelle vendite del libro e la possibilità di rimanere a lungo termine nelle classifiche. Nel 2008, prima della finale, Paolo Giordano aveva venduto 65 mila copie del suo La solitudine dei numeri primi. Dopo la vittoria toccò il milione e il primo romanzo dello scrittore diventò un bestseller. L’anno dopo Tiziano Scarpa vinse lo Strega e passò dalle 8mila copie alle 90mila dopo la premiazione. Nel 2013 Walter Siti arrivò alla finale con 30mila copie vendute del suo Resistere non serve a niente. Dopo una settimana dalla vittoria raggiunse le 40mila e raddoppiò la sua presenza in libreria. Nonostante ciò, nella maggior parte dei casi, il picco si registra ma a breve termine. L’aumento di copie vendute può durare da qualche mese a un anno – come avviene più spesso. Dopodiché si passa ad altro.

Se nel secondo Novecento lo Strega rappresentava l’assegnazione di un primato al letterario, a partire dagli anni Zero la qualità media dei vincitori conosce un disorientamento e l’editoria comincia a pubblicare una prosa meno attenta alla lingua e sempre di più orientata al mainstream per vendere. Nel 2019, Giovanni Solimine, presidente della Fondazione Bellonci, fa per la prima volta autocritica. In un’intervista a La Repubblica dice che «molti dei libri segnalati dai giurati non erano adeguati a una competizione di questo livello». Parla anche di  «testi acerbi che fanno pensare ad autori da poco usciti da una scuola di scrittura e non sostenuti nel lavoro sul testo dalle case editrici».

Dal 2014 in poi, il premio Strega aggiunge svariati altri riconoscimenti, promuovendo la lettura e provando ad ampliare il proprio pubblico. Nascono il Premio Strega Ragazzi e Ragazze assegnato a libri di narrativa per ragazzi pubblicati in Italia; il Premio Strega Europeo in cui concorrono scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia; il Premio Strega giovani in cui studenti di scuole primarie e secondarie eleggono il loro preferito della cinquina. Quest’anno sarà il primo del Premio Strega Poesia.

Il processo di inclusione è ben chiaro anche se tra le varie polemiche degli ultimi anni, la critica costante riguarda la presenza delle donne. In 75 anni di premio, solo 10 donne sono arrivate a vincere il Premio Strega. La prima fu Elsa Morante nel 1957 con L’Isola di Arturo e l’ultima, purtroppo, è del 2018. Cinque anni fa, infatti, Helena Janeczek otteneva il premio grazie a La ragazza con la Leica.

Oggi, primo marzo, si è conclusa la lista dei libri da proporre e su 55 titoli, 27 sono scrittrici.  Si auspica per un cambiamento e si sogna di una probabile vincitrice che stia per più di sei mesi in evidenza nelle librerie.

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