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Piedi per terra

“La Notte nelle scuole” un progetto di Scomodo e Ariete, che indaga la notte come elemento di esplorazione dove si costruisce una parte centrale dell’individuo, attraverso racconti di giovani scrittori e scrittrici under 30 che hanno partecipato al contest “I miei segreti te li dirò di notte”, aperto fino al 10 maggio su scomodo.org/la-notte

Stasera è il ticchettio della sveglia. Ieri lo sciacquone di Isa che sboccava dopo una serata. Quella prima ancora le voci di due ragazzi innamorati dal cortile. Domani chi lo sa. È arrivato a settantadue ore consecutive di veglia, un record anche per lui. Ha letto da qualche parte che dopo tre giorni senza sonno puoi iniziare a immaginare cose che non ci sono. Che forse per gli altri può voler dire vedere unicorni e battere Sinner, ma lui sa cosa significherebbe: vedersi operare da sveglio senza riuscire a muovere un dito, coprire i microfoni di ogni apparecchio elettronico della casa per evitare di essere ascoltato. Devo dormire, si ripete per qualche minuto, poi si annoia o forse si distrae e non ci pensa più. L’ansia che stasera si traveste da ticchettio di una sveglia gli pare nel buio della stanza nitidissima. Un’onda nervosa che plasma l’armadio, lo specchio e la testiera del letto. Guarda per un istante colpevole i libri mai finiti sulla scrivania, e allora l’ansia lesta capisce di star prendendo le forme giuste ed ecco vicino al letto la chitarra spezzata senza corde, strappate qualche giorno prima. Respira, si dice. Per quanta che sia la rabbia che prova, non è rimasto niente da rompere. Si volta su un fianco, resistendo alla tentazione di fare un ultimo giro su Tik Tok che invece durerà fino alla mattina. Sul comodino marcisce il piano terapeutico dello psichiatra, datato un mese prima. Aveva sperato che con la diagnosi sarebbe arrivata una cura, e invece è arrivato solo un nome. Adesso quando conosce qualcuno gli pare di mentire se non menziona subito cos’è. Sono Marco e sono depresso, dice, il mio corpo non produce serotonina. Ma con i farmaci va meglio. Che è vero, ma non è vero sempre.

Che poi autodiagnosticarsi una cosa e scoprire di averne un’altra non è che sia qualcosa di cui andare orgogliosi. Non solo non funzioni, ma neanche te ne accorgi. Credeva di avere un disturbo dell’attenzione e invece è pure depresso. Lui pensava di essere un orologio che va in anticipo, e invece è due ore indietro. Cinque anni per l’esattezza. È nato nel ‘97, gli amici del liceo lavorano, quelli con cui non ha tagliato i contatti. Cinque anni che sono destinati a diventare sei e poi otto e poi venti. E sua madre non potrà mantenerlo per sempre, già non guadagna granché e i cento euro a visita psichiatrica, più i treni, più le medicine non è che siano qualcosa di cui ringraziare Dio nelle preghiere mattutine. Suo padre poi è morto qualche mese fa, e addio anche alla pensione di invalidità. Che detta così è triste, ma la verità è che suo padre aveva desiderato per tutta la vita di poter restare a letto, così quando è arrivata la sua di diagnosi, cancro al polmone sinistro, non è che abbia pianto. Certo non si aspettava di morire, ma questo non se l’aspettava nessuno. Chi pensa che si possa morire per un’influenza presa in fila per la farmacia?

Sua sorella invece ha deciso di fare una di quelle facoltà da ricchi tipo cinema dell’Est Europa, dimenticando il dettaglio irrilevante di non essere ricca. Ci vorrebbe un’invalidità, pensa, qualcosa per qualcuno come me. Guarda fuori dalla finestra, la psicologa gli diceva di concentrarsi sulle cose che aveva attorno, su quelle cose che aveva vicino e che non potevano fargli male. Ma a lui pure la luna che è così grande e seducente stasera pare una minaccia del cosmo: «Prova a chiudere gli occhi e sta cosa te la faccio cadere addosso,» sente dire dall’universo. E a ben vedere le dimensioni non sono quelle della sera precedente, sembra quasi espansa, sembra quasi in una crescita perenne incontrollata, che si diriga verso di lui. 

Il telefono si illumina: Kendall Jenner lo invita a iscriversi alla sua lista broadcast. Al diavolo il no screen time, pensava che la luna stesse per aggredirlo. Scorre Tik Tok, scopre non solo di essere un depresso con l’ADHD, ma anche di essere narcisista, bulimico, un people pleaser con mommy, daddy, uncle e pure auntie issues. Ma perché non ci sono più i balletti pensa, possibile che non ci sia pace neanche su un social che si chiama Tik Tok. Passa a Instagram e guarda il profilo di Kendall Jenner. La sua ragazza le somigliava parecchio, pensa, ma dopo cinque anni potrebbe aver perfino cambiato volto, cambiato nome. Di certo ha cambiato ragazzo. Magari è con qualcuno come lui, ma come lui cinque anni fa. Che va in coma etilico su una panchina e rompe i mobili della stanza? Forse no, forse qualcuno di meglio, a pensarci bene era una merda anche prima. Una merda che sì viveva di giorno e dormiva la notte, ma pur sempre una merda. 

Non esce con una ragazza da quattro anni, se non si contano i corteggiamenti interminabili con tipe conosciute su Instagram. Ha scambiato dei nudes, qualche conversazione interessante, ma non ne ha mai vista una di persona. Rebecca, la ragazza che gli ha appena scritto della sua ultima uscita, l’ha conosciuta sotto la pagina di un profilo di incel. Lui aveva commentato: «Siete degli esauriti repressi!!» e lei gli aveva scritto per dirgli che aveva colto nel segno: solo gli esauriti repressi odiano le donne. Ma lui in realtà non ce l’aveva con gli esauriti repressi, essendo uno di loro, piuttosto con quelli che invece di prendersela con sé stessi, se la prendono con un intero genere. Però questo a Rebecca non l’ha detto. Grazie alle storie studiatissime che posta dalle tre di mattina in poi, lei crede che lui sia un festaiolo gira-mondo dal cuore docile. Ogni notte lui scorre con attenzione le foto dei viaggi fatti fino a cinque anni prima e ne posta una. A volte sorride, a volte guarda l’orizzonte. A volte non c’è neanche, posta un paesaggio che neanche ricordava di aver visto. Rebecca gli scrive che lo invidia, lei reclusa in una famiglia tossica. Lui le parla volentieri, soprattutto perché lei non ha idea di chi sia, e un po’ perché nessuno lo aveva ma invidiato prima. Quasi gongola ma il cane del vicino che ulula alla luna gigante di stasera lo riporta coi piedi per terra, anzi, magari, sul letto.

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