Incontro Lorenzo Scirocco e Alessandro Lolli al Cva (centro vita associativa) di Ponte della Pietra, quartiere nella periferia sud ovest di Perugia. Avevo il numero di Alessandro, ed è con lui che mi sono sentita per decidere la data del nostro incontro. Ci teneva a farmi conoscere più persone possibili dell’ancora non ufficiale Comitato di Via Chiusi. Il comitato si è formato per contrastare il progetto Metrobus, portato avanti dal Comune.
Finanziato in gran parte dal PNRR per un costo complessivo di 111milioni di euro, il progetto consiste nell’acquisto di bus elettrici per la realizzazione di un percorso di corsie preferenziali e nuovi innesti semaforici, in modo da unire la zona a sud ovest della città, Castel del Piano, con quella prossima al centro storico, Fontivegge.
L’obiettivo, secondo quanto scritto sul sito ufficiale del Metrobus, è quello di incrementare il trasporto pubblico ed eliminare quello privato per snellire il traffico, diminuire l’inquinamento di CO2 e quello acustico. Secondo alcuni cittadini, però, il progetto è stato portato avanti senza un confronto con la comunità locale.
Arrivo in un parco, mentre in lontananza delle luci da esterno e una musica da canale radio satellitare mi indica la via verso il bar. Seguo la posizione che Alessandro mi aveva condiviso. Lui è già lì e accanto c’è Lorenzo. Prendiamo tre birre e ci sediamo sotto il porticato, accanto al bar. Le persone che sono lì per una partita a carte e i bambini che si rincorrono al parco non osano avvicinarsi, rimangono lontani ed è solo con un gesto furtivo della mano che accennano un mezzo saluto a qualcuno dei miei interlocutori.
Questo di Via Chiusi è un quartiere in cui tutti si conoscono. Dove siamo seduti noi c’è poco traffico. «Qui, se tu la domenica ti vuoi mettere in mezzo alla strada a fare un picnic, lo puoi fare perché sai che non passa nessuno» mi dice Lorenzo. Una condizione che secondo loro potrebbe essere messa a rischio proprio dal Metrobus.
La costruzione di una fermata del pullman davanti casa sua è arrivata come un fulmine a ciel sereno: «Negli ultimi vent’anni nessuno si è interessato a questo quartiere e adesso vengono qui a fare qualcosa che noi non vogliamo, senza dirci niente». Solo dopo l’approvazione del progetto in comune, Lorenzo ha scoperto alcuni effetti sul suo quartiere.
«Mi dovrebbero portare via 390 m² su 392 m², abbattendo tutti gli alberi davanti a casa mia e anche dall’altra parte. Noi non abbiamo mai avuto il vero progetto qui. L’abbiamo visto perché a me è capitato di vedere il responsabile di una ditta dei lavori piantare i picchetti per delimitare quelle che sarebbero state le piattaforme del metrobus e ho capito com’era il progetto. Da lì abbiamo dedotto e ipotizzato delle proposte sulla base di supposizioni fondate sul nulla» continua, sottolineando di non credere alle “barzellette” di chi promette che gli alberi verranno ripiantati.
Il progetto prevede l’allargamento di Via Chiusi per la creazione di corsie preferenziali e la realizzazione di alcune piattaforme per le fermate. I lavori comporterebbero anche l’abbattimento di un centinaio alberi. Per il comitato, si tratta di modifiche fuori luogo per il tipo di quartiere che è poco trafficato. Le fermate del Metrobus dirotterebbero non solo i nuovi pullman elettrici ma anche le macchine all’interno del quartiere, proprio davanti le case degli abitanti.
Il tavolino dove stiamo parlando, insieme alle attività di bonifica del parco e all’organizzazione di eventi per gli abitanti, sono tutto frutto di iniziative su base volontaria, partite dai privati cittadini, senza nessun tipo di finanziamento o di intervento pubblico.
Il progetto Metrobus è stato approvato dall’amministrazione comunale di centro-destra uscente da cui, dice Alessandro «è stato difficile, quasi impossibile avere anche una singola informazione perché questo progetto veniva tenuto nascosto».
L’ex assessora all’urbanistica Margherita Scoccia, candidata sindaca alle ultime elezioni, si era fatta vedere poco prima della campagna elettorale in Via Chiusi. Alla domanda di Lorenzo e sua moglie sul Metrobus, Scoccia aveva affermato di non saperne nulla. Lorenzo mi dice che solo un mese dopo è riuscito ad avere il progetto in mano. «Guarda caso il giorno prima la scadenza delle opposizioni», fissata per il 13 marzo.
In questo modo, il comitato ha avuto poco tempo per formarsi e dopo la prima riunione ad aprile è riuscito a presentare una via alternativa a quella prestabilita dal comune, in modo da non fare passare il bus nel cuore del quartiere, davanti alla scuola e al parco giochi.
Questo pullman, che in un video di presentazione viene descritto come «un po’ metro e un po’ bus», non solo attraverserà i quartieri di Perugia, ma ne cambierà la fisionomia. Tanto da risultare quasi irriconoscibili agli occhi degli stessi cittadini, come spiegano Lorenzo e Alessandro.
Oltre a Via Chiusi, un altro esempio è quello del “rione”, come lo chiama Lorenzo, di San Sisto. Qui in base alle planimetrie, le due corsie diventeranno quattro in modo da ospitare la pensilina rossa della fermata del Metrobus al centro della strada. I parcheggi verranno quindi eliminati e il traffico che contraddistingue questa zona, data anche «la presenza della ferrovia che blocca il traffico per almeno 4-5 minuti, peggiorerà e basta», dice Alessandro.
L’amministrazione di centro-sinistra attuale non è d’accordo con il progetto. La neo sindaca Vittoria Ferdinandi ha sempre ribadito che il progetto è stato ereditato dalla giunta, che ora si ritrova impossibilitata a non realizzarlo, pena 25 milioni di euro di debito con l’Unione Europea.
Lorenzo Mazzanti, giovane consigliere comunale e capogruppo di Pensa Perugia, mi spiega al telefono come questi soldi arrivati da Bruxelles si sarebbero potuti spendere per potenziare altre infrastrutture della città. Cita ad esempio il già esistente Minimetrò, un mezzo di trasporto che unisce la stazione di Fontivegge al centro storico della città, mentre per quanto riguarda il Metrobus «l’impatto economico è elevato, ma i vantaggi non sono altrettanto rilevanti».
Secondo quanto promesso dalla precedente amministrazione comunale e dal video sopracitato, «il Metrobus fa arrivare prima». Per Mazzanti non è così. «Se oggi con una classica linea urbana si parte dal capolinea di Castel del Piano e si arriva a Fontivegge, ci si impiega circa 27 minuti. Invece, il Metrobus per coprire la stessa distanza ce ne mette quasi 35. È ovvio che in termini di tempo non c’è una grande convenienza. L’unica cosa è che la frequenza sarà alta, perché passerà ogni 10 minuti e sarà attivo dalle 5 di mattina alle 1 di notte».
Un altro punto sottolineato nel video di presentazione del progetto è che «il Metrobus fa risparmiare denaro». Ancora però non si sanno le tariffe e soprattutto c’è un problema sulle tempistiche sollevato da Mazzanti rispetto alla struttura del Minimetrò. Infatti, i due mezzi di trasporto risulterebbero complementari poiché il terminal del Metrobus coincide con l’inizio del tragitto del Minimetrò. Per questo sarebbe necessario che anche gli orari coincidano, ma di fatto, continua Mazzanti «il Minimetrò chiude alle 21:05, per questo bisognerebbe potenziarlo e ritoccarne delle parti». In termini concreti, le persone che partono dal capolinea potrebbero ritrovarsi a dover pagare sia il biglietto del bus che quello del Minimetrò, qualora volessero raggiungere il centro storico.
L’ultimo aspetto citato dai sostenitori del progetto è che il Metrobus dovrebbe ridurre il traffico. Anche qui però sorge un problema legato all’aspettativa di utilizzo del mezzo. Infatti, come dice Mazzanti: «nel conteggio fatto dai tecnici della stima di 16500 passeggeri al giorno, sono stati inseriti anche gli under 10 e gli over 80», fasce d’età che non è detto che usufruiranno del servizio. Secondo il consigliere, «questa è un’opera che nonostante lo schieramento politico, è sbilanciata tra i costi e i benefici».
Seduti al tavolino del parco di Via Chiusi, Lorenzo e Alessandro mi dicono senza giri di parole: «noi preferiamo che il nostro quartiere rimanga così com’è». Al di là delle questioni di merito dell’opera, quello del Metrobus è l’ennesimo esempio di scollamento comunicativo tra le pubbliche amministrazioni e la cittadinanza.