Sicuramente almeno una volta ti sarai chiesto, ma quante persone leggono ancora i giornali? E perché sembrano criticati da tutti e tutte?
Ce lo domandiamo spesso anche noi, per provare a capire meglio le cause della sfiducia che circonda il mondo dell’informazione da più di un decennio. Allo stesso tempo ce lo chiediamo per capire come intercettare un bisogno, almeno per noi essenziale, di un giornalismo sano e di qualità. Di questo vogliamo parlarne (e lo facciamo da tempo) con una rassegna stampa critica, Parallasse, che diventerà una newsletter.
Vogliamo capire come intercettare un bisogno, almeno per noi essenziale, di un giornalismo sano e di qualità
Negli ultimi anni la dieta mediatica di ciascuno e ciascuna si è stravolta. Priorità, parole d’ordine, modi e mezzi per comunicare sono cambiati. Le vendite e i lettori dei quotidiani in edicola sono calati giorno dopo giorno, eppure i giornali continuano a orientare il dibattito pubblico e politico. Come si dice in gergo, “dettano l’agenda”. La produzione di contenuti da parte loro non solo alimenta programmi televisivi e radiofonici, ma anche notizie e temi sui social. Soprattutto oggi, nell’era dell’informazione online. Quello che la mattina presto finisce sui giornali è la stragrande maggioranza delle volte l’argomento di discussione del giorno in rete. E viceversa.
I quotidiani tradizionali conservano dunque un ruolo molto importante nell’informazione italiana. È per questo che, per noi, continuare a leggerli serve a costruire uno spazio generazionale di critica a un modello di informazione che in termini di copertura, narrazione e trattazione delle notizie (ma non solo) presenta problemi sistemici. Mai come oggi è necessario metterli in discussione per ripartire da un giornalismo indipendente, attento all’interesse pubblico della notizia. Un giornalismo che sia in grado di recuperare il legame di fiducia perso con lettrici e lettori.
Ogni martedì, nella nostra newsletter, troverai la notizia della settimana scelta dal team di Parallasse e analizzata in base a come i principali quotidiani l’hanno riportata, con un approccio critico e data driven.
Sui social lo facciamo da 63 puntate (!). Adesso ci spostiamo in una newsletter, ma su Instagram continuerai a trovare qualche estratto della puntata. Sul mensile cartaceo di Scomodo, come ormai da più di quattro anni, Parallasse parlerà di tematiche più generali e strutturali che riguardano il mondo del giornalismo. Ci siamo interrogati su quanto le redazioni italiane abbiano ancora un approccio conservativo riguardo l’uso dell’AI, abbiamo parlato della condizione degli oltre 45mila giornalisti freelance in Italia (spoiler: sono sfruttati e sottopagati), di querele temerarie fatte solo per intimidire il lavoro dei cronisti, oppure di quanto alla direzione dei grandi quotidiani ci siano quasi sempre e solo maschi. Un lavoro che portiamo avanti anche grazie al supporto di esperti ed esperte in vari ambiti. Recentemente abbiamo fatto un lavoro di media analysis riguardo il problema del giornalismo italiano nella copertura di Gaza, con dati raccolti ed elaborati da noi.
C’è tanto altro ancora di cui discuterne insieme. Lo faremo anche con il supporto degli amici e delle amiche di Prismag!
Ci sentiamo ogni martedì, dal 10 settembre, nella tua casella di posta!
Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo, con il supporto di Prismag. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana vi raccontiamo la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.
