Opera Festival è fatto di sovrapposizioni, culturali e musicali. 

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Di Opera Festival ti resta addosso la terra scurissima, quasi nera. Le scarpe hanno cambiato colore, i vestiti pure e un po’ anche la pelle: è il vulcano che lascia le sue impronte. Hai sudato, riso, conosciuto. Torni a casa con il sole che è già alto sulla linea del mare e sei circondato dalle campagne etnee: stanca e felice. La sensazione a Opera è quella di aver vissuto un momento di sospensione: sei lì e non pensi ad altro che essere lì. 

 

Dal 20 al 23 agosto del 2026 si è svolta la sesta edizione di Opera Festival: quattro giorni di musica elettronica, performance live, ricerca artistica, incontri e sperimentazione hanno animato Milo mettendo in campo linguaggi differenti e creando relazioni tra la scena siciliana e alcune traiettorie della ricerca musicale internazionale. L’ultima edizione è stata accompagnata dal sottotesto Surfaces. Layers. Overlaps. – Superfici. Strati. Sovrapposizioni. – che ha fatto da suggestione visiva a livello comunicativo per un festival che si costruisce sulla convivenza di elementi differenti, come per il territorio che lo ospita, fatto di lava, terra, cenere e memorie stratificate. Per Opera il processo artistico si comporta proprio in questa maniera: ciò che è nuovo si stratifica con ciò che già esisteva. Ogni artista, suono, incontro e relazione deposita un nuovo livello senza cancellare quelli precedenti.


Il programma della sesta edizione si muove tra club culture e sperimentazione, con una ricerca sonora che parte dal radicamento nella scena locale per poi aprirsi all’accoglienza internazionale. L’opening del festival è stata affidata al Gospel delle sirene di Bluemarina, mentre la line up ha incluso una selezione di artistɘ provenienti da mondi diversi, come Al Wootton, Loidis b2b Richard Akingbehin, Cousin, Sybil, Sepehr, La Bek, Mama Snake, Martha, Fake Moss, Spekki Webu, 1Morning, Akua, Caim, Emily Jeanne, Kamyar Keramati, Kia, Softi, Super Venus e Mohammad Reza Mortazavi, con la sua ricerca percussiva. La pluralità di artistɘ che hanno animato i diversi momenti e luoghi del festival ha l’obiettivo di lasciare emergere identità sonore sempre più varie. 

 

Il festival è costruito infatti attorno a più location, tutte disseminate nei dintorni di Milo e attive in diversi momenti del giorno: il vigneto che accoglie l’Etna Morning, il Claim Stage, il Punto Base, la Ballroom e il Crudo Stage. La musica di Opera accompagna il pubblico quasi ininterrottamente. 

L’Etna Morning è uno dei momenti simbolici di Opera Festival, che negli anni è diventato quasi un rituale. Alle prime luci dell’alba, in un vigneto da cui si vede perfettamente la cima del vulcano in tutta la sua enormità, si è esibita l’artista italo vietnamita Nguyễn Zen Mỹ, aka Radio Hito. Le sue sonorità intime sembrano arrivare da un mondo di cui conosciamo poco e accompagnano perfettamente il risveglio dell’ambiente circostante. Ci si sente sospesi e forse per questo frangente perdere il contatto con la realtà è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Un momento di risveglio collettivo, tra chi è presente e la natura che ci circonda. 

La Ballroom, invece, nasce grazie a un progetto di riqualificazione e valorizzazione paesaggistico-ambientale: il bosco dove è stata realizzata l’area era stato colpito dagli incendi dell’estate del 2023, che avevano interessato ampie zone della Sicilia Orientale. La novità dell’edizione 2026 è l’ampliamento della zona Ballroom con il Crudo Stage, uno spazio più raccolto e intimo, dedicato a una una dimensione differente dell’ascolto: al centro un sound system firmato Crudo Sound, etichetta di impianti audio artigianali nata ai piedi dell’Etna; non soltanto un nuovo palco, ma l’espressione di un progetto più ampio, che evidenzia come Opera non si limiti a ospitare progetti e artisti, ma diventi motore per generare al proprio interno nuove realtà e infrastrutture culturali capaci di ampliare la propria identità.

 

Il festival ha anche una venue ad accesso gratuito, il Claim Stage. Situato nel cuore di Milo, proprio di fianco alla piazza del belvedere, questa è l’area in cui si svolgono diverse attività culturali: talk, presentazioni di libri, workshop. Lo spazio ospita anche un bookshop temporaneo con all’interno i progetti di diverse case editrici indipendenti, come Cesura Publish, Départ pour l’image, Nero edition, Agenzia X, Iconografie, zic zic edizioni e molte altre. La gratuità degli appuntamenti culturali del Claim Stage ha attirato un pubblico vario, che ha partecipato in maniera attiva alle attività ponendosi in dialogo con le ospiti. Tra gli appuntamenti, “Il margine occulto. Donne invisibili e creature fantastiche di Sicilia”, con Marinella Fiume in conversazione con Chiara Nott, un viaggio tra storia, immaginario e saperi femminili rimasti ai margini, e “Socialcrazia. La democrazia alla prova dei social”, a cui abbiamo preso parte insieme a Esmeralda Moretti, dedicato al rapporto tra piattaforme digitali, informazione e nuove forme di potere.

Il rapporto con il territorio di Milo ha trovato espressione in Fare INNESTI, progetto espositivo si Studio Fare, partner creativo di Opera Festival fin dalle sue origini. Il progetto ha mappato le botteghe storiche del paese, coinvolgendo sette artistɘ e illustratorɘ che hanno dovuto confrontarsi con l’identità di ognuna di queste attività: partendo da insegne dipinte a mano, vetrine, caratteri tipografici, involucri e oggetti d’uso quotidiano hanno sviluppato nuove interpretazioni visive. Il lavoro è partito da identità sedimentate nel tempo che hanno costruito un linguaggio immediatamente riconoscibile, che rappresenta la cultura materiale di Milo e i suoi luoghi, le persone che li abitano e i gesti quotidiani che li tengono vivi. Il progetto ha preso forma anche attraverso una serie di gadget realizzati dagli artistɘ per le attività coinvolte e distribuiti durante il festival, trasformando la ricerca espositiva in oggetti capaci di tornare a circolare nel tessuto quotidiano da cui era partita.



Opera Festival quest’anno ha superato le 6000 presenze, nonostante i timori iniziali legati all’intensa attività vulcanica che ha caratterizzato il mese di agosto. L’Etna non è uno sfondo scenografico, ma una presenza viva e imprevedibile e della cui energia si nutre anche il festival stesso. Non è una semplice convivenza, ma un meccanismo di scambio reciproco. 

 

Dopo quattro giorni di festival i volti si fanno più stanchi, ma di una stanchezza fatta di gratitudine e condivisione. Alla fine ti fanno male le ginocchia, ma sai che quel rituale collettivo che è ballare sulle pendici del vulcano più grande d’Europa ti ha fatto bene all’anima e ti ha dato respiro. 



di Beatrice Puglisi (Beatrice Puglisi)

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