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Oldsplaining Ep.3 – Teresa Ciabatti

In questo episodio di Olsplaining - ogni tanto anche gli over 30 si meritano di dire la loro, Teresa Ciabatti commenta il labile rapporto tra adolescenti e salute mentale.

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Quando Giorgio (nome di fantasia), 15 anni, prova a impiccarsi, il padre lo salva. Non ha chiuso la porta a chiave, voleva essere trovato senza dare troppo disturbo come costringere il padre a sfondare la porta. Camilla, 13 anni, la prima volta ingerisce 16 pasticche di benzodiazepine, la seconda beve il detersivo dei piatti – lavanda gastrica.

Alla madre dice: “voglio morire”, “non riesco a stare viva”. Sotto psicofarmaci, non tenta più di uccidersi, ma ha smesso di andare a scuola, si è chiusa in casa – a metà tra morire e stare viva. 

Se si potesse entrare nei telefonini degli adolescenti, messaggi WhatsApp, note Instagram:

“Oggi mi sono tagliata”, “Meglio il dolore fisico dell’altro”, “Tu vomiti col dito o con la forchetta?”

Temi inseriti nei motori di ricerca: “morte per asfissia”, “morte sotto metropolitana”, “quanto vivi se ti tagli le vene?” 

Ricorrente la domanda su quanto tempo passa tra l’atto suicida e la morte. Quanti minuti si rimane in vita. Sono i minuti a fare più paura.

In Tasmania di Paolo Giordano il protagonista guardando i video delle decapitazioni ragiona sulla questione dei sette secondi: “alcuni esperti di neurobiologia suggerivano che la coscienza potesse durare al massimo sette secondi dopo il taglio della testa (…) Sette secondi: il tempo dell’evaporazione del sé.”

All’evaporazione del sé pensano gli adolescenti, chi più volte al giorno, chi ogni tanto. Non esiste adolescente che non ci abbia mai riflettuto. Peggio: che non l’abbia desiderato. 

“I disturbi mentali – dice il Professor Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù  – sono sempre più frequenti tra i bambini. Il suicidio è la seconda causa di morte tra i 10 e i 25 anni.” I dati: nel 2010 arrivavano al pronto Soccorso del Bambino Gesù 150 pazienti l’anno con richiesta di consulenza psichiatrica. Nel 2022 oltre 1850. 

Esistono poi i dati sommersi: numero di casi di abbandono scolastico, isolamento, abuso di alcol e droga a partire dai dodici anni

Se venissero messi in fila i numeri. Se si cogliessero i segnali, la linea di separazione tra ragazzi problematici e normali sarebbe meno netta. E no, non è l’adolescenza.

Il disagio è collettivo e rischia di esplodere più avanti, con genitori che diranno: “questo non è mio figlio”, “mio figlio era diverso” – perché non hanno visto.

Un mondo di adulti che non ha visto. Così sul Corriere della Sera, in merito all’inclusione scolastica, Ernesto Galli della Loggia scrive: “Nelle aule italiane – caso unico al mondo – convivono regolarmente, accanto ad allievi cosiddetti normali, anche ragazzi disabili gravi con il loro insegnante personale di sostegno (perlopiù a digiuno di ogni nozione circa la loro disabilità), poi ragazzi con i Bes (Bisogni educativi speciali: dislessici, disgrafici), oggi cresciuti a vista d’occhio anche per insistenza delle famiglie”. Sebbene pochi giorni dopo lo stesso ammetteva: “ho sbagliato, il tema dell’inclusione è complesso”, il discorso rimane. Rimane a segnalare non tanto un’idea, forse espressa male, contraria all’inclusione, piuttosto una visione non aggiornata.

È successo tutto troppo rapidamente – per alcuni colpa della pandemia, per altri pandemia, telefoni e social.

In pochi anni il rapporto tra normalità e malessere si è quasi ribaltato. Cinque, sei anni fa la maggioranza andava spedita alla meta – migliori scuole, master all’estero (tranne poi perdersi lungo il percorso – sicuri che la strada dell’eccellenza abbia sempre funzionato?), e la minoranza, casi sporadici, non teneva il passo – quelli che Galli Della Loggia vede come ostacolo al risultato (e qui ci sarebbe da dissentire in ogni tempo e epoca).

Si è invertito il rapporto tra chi sta bene e chi sta male, e non riguarda solo l’aumento dei Bes certificati (ecco che la terminologia medica entra nel linguaggio comune specie dei ragazzi e diventa marchio).

La fragilità, il disallineamento psichico, riguarda tutti.

Perciò l’argomentazione del professor Galli della Loggia non è offensiva ma rivelatrice, dunque preziosa.

Il professore si chiede: “È proprio sicuro che ad esempio, perlomeno nei casi gravi di disabilità intellettiva, di disabilità motoria, piuttosto che essere immersi in un ambiente totalmente altro assistiti da un incompetente non gioverebbe di più l’inserimento in un’istituzione capace di prendersi cura di simili casi in modo più appropriato e scientificamente orientato?”

E se lo chiede da un altro tempo. Dal 2017 o prima, quando ancora non era successo niente. Quando nessuno si interrogava sui minuti: quanti minuti vivi se ti tagli le vene?








di Teresa Ciabatti (Teresa Ciabatti)
di Teresa Ciabatti (Teresa Ciabatti)

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