Nuove Leve

Puoi trovare questo nucleo nel numero 63 a pagina 35 del giornale.

Introduzione

Nelle settimane che precedono il derby di Roma, passando per Ponte Milvio, cuore pulsante delle ritualità prepartita del tifo laziale, è facile incontrare un gruppo di persone con in mano delle scatole, accompagnate da un cartello con su scritto «coreografia curva». Passano tra la folla, in mezzo ai tifosi in coda per un Trapizzino o che sorseggiano una birra con il proprio gruppo stadio, chiedendo una libera offerta per sostenere la preparazione della nuova coreografia della stracittadina. Una tradizione comune a tutti i gruppi ultras. A primo impatto sembrano dei ragazzi all’ultimo anno di liceo, intenti a cercare fondi per il viaggio dei cento giorni. Anzi, non sembrano: la loro età è proprio quella, se non ancora più giovane, fino ai quindici anni. Molti di loro sono gli stessi ragazzi che si muovono nei settori ospiti di tutti gli stadi d’Italia, armati di cinture e mandati dalla Curva in cerca di persone sgradite per un regolamento di conti. Sono le anime che popolano i settori più in basso della Curva Nord, occupando i novanta minuti di tifo con saluti romani, ululati razzisti e cori apologetici. Stiamo parlando delle nuove leve degli Ultras Lazio, il loro giovane braccio armato, che proprio recentemente nella serata di mercoledì 22 febbraio hanno assalito una settantina di tifosi della Real Sociedad giunti a Roma per assistere alla sfida di Europa League fra le due squadre.

La realtà descritta non riguarda solo la curva laziale: sono molte le realtà del tifo organizzato italiano e non che, dopo la loro fondazione nei primi anni Settanta, hanno conosciuto negli anni Novanta un’infiltrazione e presa di controllo da parte dei movimenti di estrema destra, che hanno trovato negli stadi un porto franco in cui promuovere i propri ideali politici. Ma soprattutto, hanno trovato un uditorio giovane e inconsapevole, pronto per essere plasmato in maniera tale da garantire la sopravvivenza della propria idea politica. 

E così, una parte delle curve è divenuta uno spazio fisico fondamentale della radicalizzazione giovanile a destra, evolvendosi in tutta Europa, anche se oggi risulta molto più sfumata. Al contrario, luoghi online come la manosphere sono diventati terreno fertile e punto di ingresso per idee nazionaliste, suprematiste bianche e misogine.

Indagare la crescita dell’estrema destra in contesti extra-partitici è una lente fondamentale per capire come avviene questo processo di radicalizzazione in luoghi molto vicini alla quotidianità di ciascuno, più di quanto pensiamo.  

La sottocultura ultras

Indubbiamente, il fenomeno delle curve risulta estremamente complesso da analizzare, a causa soprattutto delle semplificazioni che caratterizzano il dibattito pubblico sulla sottocultura ultras. Le curve sono spesso raccontate come un fenomeno secondario dal punto di vista sociale, impedendo quindi di procedere ad un’analisi puntuale del fenomeno. In questo modo, le espressioni discriminatorie e apologetiche che trovano spazio all’interno di specifiche realtà del tifo italiano vengono sostanzialmente ignorate e considerate come connaturate alla realtà del tifo organizzato, portando all’equiparazione sostanziale fra estrema destra e movimento ultras. Equiparazione sbagliata, come ha ricordato il giornalista James Montague, che allo studio della sottocultura ultras ha dedicato buona parte della sua vita, presentando il suo libro «Fra gli ultras» in un’intervista a il manifesto: «Lo stadio è uno spazio della società civile in cui un gruppo esprime le proprie opinioni, speranze e lamentele. In realtà non c’è nulla d’intrinsecamente legato all’estrema destra nella politica della curva, ma quel luogo riflette ciò che accade nello spazio politico complessivo. E oggi quello che appare come il movimento anti-establishment dominante è il populismo di estrema destra».

Un mutamento che prende concretamente forma in Italia negli anni Novanta, quando i gruppi della Destra radicale decidono di inserirsi e prendere il controllo di determinare realtà del tifo organizzato italiano. Sul tema abbiamo intervistato il giornalista di Fanpage, Valerio Renzi, autore della newsletter “S’è Destra”, che analizza il fenomeno dell’estremismo di destra nelle sue varie forme: «A metà degli anni Novanta, in Italia, assistiamo all’investimento di alcuni gruppi della Destra radicale nelle curve di alcune squadre. In quel momento, viviamo effettivamente in qualche modo il tentativo di portare quanto stava avvenendo fuori (la nascita di gruppi che si richiamano ad un radicalismo di destra cementato da pratiche violente) all’interno delle curve. In quel momento, una modalità di organizzazione politica a metà fra la sottocultura politica e l’attivismo si è saldata con un pezzo di mondo ultras», ci ricorda Renzi.

Montague riporta come esempio di questa tendenza il caso della Curva Sud romanista: «Il cambiamento politico che hanno conosciuto gli ultras della Roma credo ne sia un ottimo esempio. La Curva Sud aveva gruppi eterogenei, destra e sinistra. Ma negli anni ’70 per i giovani le tendenze anti-establishment erano incarnate dal Pci e dall’estrema sinistra, quando negli anni ’90 le cose sono iniziate a cambiare, anche gli ultras si sono adeguati». Questa saldatura è andata scemando nel corso degli anni: come ha dimostrato la recente inchiesta che ha coinvolto la Curva Nord dell’Inter e la Curva Sud del Milan, oggi quella parte di tifo organizzato in cui la destra radicale si è inserita concentra la propria attenzione non più sull’attivismo politico, ma sugli indotti delle proprie attività dentro e fuori lo stadio, che in alcuni casi – come quello milanese – si intrecciano con la criminalità organizzata.

«Lo stadio è uno spazio della società civile in cui un gruppo esprime le proprie opinioni, speranze e lamentele. In realtà non c’è nulla d’intrinsecamente legato all’estrema destra nella politica della curva, ma quel luogo riflette ciò che accade nello spazio politico complessivo».

Il ricordo di quella stagione è però tenuto vivo da una serie di ritualità e linguaggi che ancora oggi trovano spazio negli stadi, che si richiamano al panorama identitario della destra estrema. Cori e gesti a cui i giovani che frequentano le curve sono settimanalmente esposti, presentati dagli autori quali dimostrazione di comune appartenenza alla stessa passione. È in questo spazio che ancora oggi s’insinua il tentativo di contaminare le nuove generazioni verso questo comportamento di destra. Giovani che si avvicinano a queste realtà, non per un’affinità politica di partenza, come ci spiega Renzi: «Non si diventa ultras perché si è di estrema destra. Ci sono tanti motivi diversi, anche per sentirsi più affini con alcuni gruppi che si richiamano all’estrema destra. È una sottocultura con le proprie logiche, che spesso esulano dalla razionalità politica».

A dominare l’avvicinamento alla curva, in alcuni casi, sono per lo più le dinamiche familiari e le conoscenze pregresse, non un’affinità politica di partenza. Questo aspetto ci è stato sottolineato da vari giovani componenti dei gruppi di tifo organizzato di squadre come Monza, Fiorentina e Virtus Entella, che abbiamo avuto modo di intervistare. «Sono entrato a far parte del movimento avvicinandomi alla curva partendo con la base di essere un tifoso, poi c’è un’evoluzione»: queste parole sono comuni alle varie persone che abbiamo avuto modo di sentire. Vi è quindi una fase iniziale in cui ci avvicina principalmente per vivere diversamente il contesto stadio, essere al centro di quelle curve rumorose, colme di tifosi che esultano e sostengono la propria squadra, difficili da ignorare: [dall’esterno, ndr], «sembrava che tutti fossero liberi di fare e di essere ciò che si vuole […], non so come spiegarti ma era come se fosse evidente che ci fosse molta libertà». Peraltro, è emerso in modo evidente come fosse difficile non rimanere affascinati da tutto quel trambusto che comunica tanta vitalità: «si vedevano da lontano e ‘sti gruppi tutti molto stretti ed attaccati con bandiere tamburi facevano un casino della M****** e diciamo che abbiamo iniziato ad ammirarli, a vederli come delle persone da imitare». Le principali motivazioni che fanno scaturire, in diversi casi, così tanta fascinazione tra i giovani tifosi sono legate alla forte espressione del sentimento di unione e fratellanza tra i gruppi stadio: «la cosa più bella delle emozioni che sono condivise in curva è di certo l’aggregazione, l’appartenenza e l’orgoglio», afferma uno di loro.

«Sono entrato a far parte del movimento avvicinandomi alla curva partendo con la base di essere un tifoso, poi c’è un’evoluzione»

Del resto, la ricerca da parte delle nuove generazioni di meccanismi identitari è un fenomeno che esula dal contesto del tifo organizzato, come ci ricorda Renzi: «le curve non sono le uniche comunità che concedono simili meccanismi ai giovani».  Ma è proprio questa tendenza a facilitare la possibilità che i giovani emulino determinate simbologie e comportamenti inseribili nel quadro culturale della destra radicale, specie se questi vengono presentati come simboli identitari della propria squadra del cuore. Sempre secondo Renzi, questo specifico modello di militanza sta vivendo ora una fase di profonda crisi, che si riflette anche all’interno delle curve: «In una sottocultura che non dobbiamo leggere esclusivamente con le lenti della razionalità politica, permangono dei gruppi molto caratterizzati a destra, come permane un’ampia tolleranza per comportamenti e simbologie afferibili all’estrema destra, ma la cui capacità di attivismo politico risulta drasticamente depotenziata». Questa crisi potrebbe depotenziare fortemente la capacità delle curve di promuovere attivamente un processo di radicalizzazione politica dei propri giovani occupanti, pur dinanzi a un certo immobilismo da parte delle istituzioni politiche e sportive che per decenni hanno preso blandi provvedimenti per contrastare la saldatura avvenuta fra la destra radicale e una parte della sottocultura ultras. Alcuni partiti di destra sono finiti a sfruttare politicamente le curve, per puri fini elettorali.

Quando l’hooliganismo in Europa cambia completamente profilo

Un fattore importante, in questo senso, sarà l’evoluzione dei linguaggi e delle simbologie identitarie adottate dal tifo organizzato in tutta Europa: non è impensabile che, nel pieno delle crisi dei movimenti della destra radicale extraparlamentare, cori e gesti apologetici figli di quella stagione di commistione fra estrema destra e una parte della sottocultura ultras possano venir meno, lasciando spazio a un tifo organizzato che si muova sulla base di simboli identitari totalmente spoliticizzati. Sulla base delle testimonianze che abbiamo potuto raccogliere e le notizie degli ultimi mesi, la crisi di militanza della destra radicale in alcune specifiche realtà del panorama calcistico italiano e non solo, il mutare degli interessi economici dei gruppi direttivi del tifo organizzato porterebbero questi movimenti a perdere uno spazio fisico fondamentale per il proprio proselitismo politico, soprattutto rivolto alle nuove generazioni.

 

Infatti, da un reportage e diverse testimonianze di alcuni ultras di diversi club europei, tra Napoli, Parigi, Barcellona, Lisbona e Alicante, raccolte da El País Semanal, è emerso che negli ultimi anni si sta affermando «una nuova versione dell’hooligan, molto più professionale di quella precedente, e che questo [fenomeno, ndr] proviene da Ovest». Secondo diversi ultras intervistati dal settimanale spagnolo, il momento in cui l’hooliganismo in Europa cambia completamente profilo è nel 2016, a Marsiglia: «Lì è cambiato tutto», ha riferito uno di loro. Il riferimento è ad un episodio accaduto poche ore prima della partita tra Russia e Inghilterra, quando un gruppo di tifosi radicali russi arrivarono al vecchio porto di Marsiglia dove si erano radunati centinaia di inglesi. «Perfettamente coordinati e addestrati nelle arti marziali, attaccarono una folla di inglesi che bevevano birra e che non potevano fare molto per difendersi. Lo scontro, ripreso dalle telecamere, per molti del mondo ultras «è stato il momento in cui siamo passati dalle risse di hooligan pazzi e amanti della birra a battaglie leggere e misurate tra giovani gerarchici, in ottima forma e con una conoscenza del combattimento». Per El País è la rappresentazione della «spontaneità britannica e l’Inghilterra» che lasciano «il posto alla coordinazione, alla disciplina e alla ginnastica provenienti dai gruppi dell’Est europeo».

 

Ma come viene sottolineato, la militanza nel calcio europeo non è patrimonio esclusivo dei grandi club con una lunga storia e i titoli in bacheca. Lewis, un radicale di Hércules de Alicante, ha fatto notare che il cambiamento è stato anche estetico: «Fino a quel momento tutti indossavamo la polo colorata, il berretto a quadretti, l’atmosfera casual», mentre ora sono tutti vestiti di nero: «La transizione […] sembra compiuta: i gruppi provenienti da quasi tutta Europa sono ormai blocchi di giovani atletici, vestiti di nero, perfettamente organizzati e in grado di mettere in allerta una città». Come hanno fatto a marzo 2023 i tifosi dell’Eintracht Francoforte, che sono riusciti a raggiungere il centro di Napoli prima della partita di Champions League, distruggendo vetrine e bar all’esterno, e provocando una vera e propria battaglia urbana.

 

Lo spazio fisico simbolo del radicalismo politico di destra almeno agli occhi di buona parte dell’opinione pubblica, sembra prossimo al tramonto. Oggi, allora, bisogna guardare altrove per cercare i principali veicoli e spazi della radicalizzazione a destra: bisogna osservare soprattutto online. Come fa notare lo studio “Manifestazioni contemporanee di estremismo violento di destra nell’UE: una panoramica delle pratiche”, redatto dal “Radicalisation Awareness Network” della Commissione Europea, gli estremisti di destra hanno fatto uso di Internet per comunicare sin dalla metà degli anni ’80, dal coordinamento operativo, il reclutamento, la diffusione della propaganda e il finanziamento. A questi scopi, fanno uso di una varietà di canali online, tra cui app di chat crittografate (ad esempio Discord, Telegram, Hoop), siti di social network (ad esempio Facebook, Twitter, YouTube, Gab e VKontakte) e bacheche di messaggi non moderate (ad esempio Reddit, 4chan, 8kun, Stormfront e BitChute). Tali piattaforme marginali, sia dedicate all’estremismo di destra sia colonizzate da questi movimenti, forniscono rifugi sicuri online per gli estremisti. Ad esempio, le operazioni di finanziamento sono diventate più sofisticate e meno rischiose attraverso l’uso di meccanismi di crowdfunding e criptovalute. Internet fornisce inoltre ai gruppi più violenti tattiche virtuali di molestia e intimidazione contro obiettivi e oppositori, come lo stalking online, il trolling e il doxing.

La radicalizzazione online: l’intersezione tra manosphere ed estrema destra extrapartitica

Alcune ricerche, infatti, hanno confermato che i movimenti dell’estrema destra extrapartitica e del suprematismo bianco hanno trovato un terreno fertile per la propria diffusione nella manosphere, cioè l’insieme di canali social e YouTube, forum, blog e siti web che alimentano un’ideologia misogina e machista tra ragazzi e uomini di ogni età ed estrazione sociale, spesso segnati da traumi mai affrontati. Si incontrano quasi esclusivamente online, motivo per cui il fenomeno non conosce confini nazionali. Questo mondo interessa alla comunità di Scomodo da diverso tempo, sfociato in un grande lavoro di inchiesta del mensile n. 47. 

Sebbene non si possa parlare di una perfetta sovrapposizione tra estremismi di destra e universo manosphere – a sua volta diviso in numerose frange, tra cui Men’s right activists (Mra), Pick up artists (Pua), Men going their own way (Mgtow) e Involuntary celibates (incel) – i punti di contatto sono numerosi: Scomodo ne ha parlato con Beatrice Petrella, giornalista esperta dell’universo incel e vincitrice del Premio Morrione per il giornalismo investigativo nel 2024, con il suo podcast Oltre

«Quando ci si immerge nella manosphere, la prima cosa che salta all’occhio è un profondo vittimismo rispetto a un sistema accusato di escludere gli uomini, quando in realtà viviamo all’interno di una società patriarcale, in cui gli uomini stessi sono impossibilitati a esprimere le proprie emozioni, ad accettarsi. Per rispondere a questo ambiente ostile, anziché fare rete e creare un modello alternativo, nella manosphere si rinforza uno stereotipo irraggiungibile e si crea un nemico, cioè la donna, “colpevole” di privare gli uomini della felicità. In questo si notano le prime intersezioni con l’estrema destra: si ricerca un posizionamento dei ruoli di genere molto standard, quindi la donna in casa che si prende cura della famiglia e l’uomo che si definisce un “breadwinner”, uno che porta a casa il pane», ci racconta Petrella. Di conseguenza, i frequentatori della manosphere sono contrari alla comunità LGBTQ+, in quanto mina la società tradizionale; l’omosessualità femminile sarebbe inoltre uno strumento usato dalle donne per negare il sesso agli uomini. 

Il modello della mascolinità tossica viene propugnato anche attraverso l’esaltazione di personaggi celebri, come il kickboxer e influencer di destra Andrew Tate, arrestato per stupro e traffico di minori in Romania, ma anche Vladimir Putin, considerato un uomo forte e, nel gergo incel, sigma, che ha cioè rinunciato ai legami sentimentali. «Per loro, l’uomo sigma è impersonato dal protagonista di American Psycho di Brett Easton Ellis, Patrick Bateman, che in realtà era una satira», evidenza Petrella.

Per quanto riguarda il razzismo, negli ambienti incel si manifesta in primo luogo nei confronti delle donne: «Tutti ce l’hanno con le donne italiane, perché sono troppo altezzose, quindi non si concederanno facilmente. Le donne slave sono invece considerate molto più disponibili, così come le donne asiatiche di vent’anni, perché, secondo gli incel, “ti saranno fedeli per tutta la vita”. Ma se ti concedi troppo facilmente sei considerata una p****na». D’altro canto «chi frequenta la manosphere è solitamente un uomo bianco, etero, cis: lo spazio per chi non è bianco è molto poco. Nei forum incel italiani ho visto persone che si lamentavano perché non rientravano nello standard estetico, per via della carnagione olivastra». Allo stesso tempo, nei confronti degli uomini di origine africana predomina l’invidia, basata sul diffuso stereotipo secondo cui sarebbero più “dotati”, dunque avrebbero maggiori possibilità con le donne.  

Il modello della mascolinità tossica viene propugnato anche attraverso l’esaltazione di personaggi celebri, come il kickboxer e influencer di destra Andrew Tate, arrestato per stupro e traffico di minori in Romania, ma anche Vladimir Putin, considerato un uomo forte e, nel gergo incel, sigma, che ha cioè rinunciato ai legami sentimentali

Un punto di contatto con l’estrema destra è il complottismo: «Fondamentale è la teoria della red pill, mutuata dal film delle sorelle Wachowski, Matrix: con la pillola azzurra rimani allo stadio base di conoscenza della realtà, mentre se prendi la pillola rossa scendi nella tana del bianconiglio e scopri la verità. Se sei nella manosphere, scoprirai che le donne sono tutte manipolatrici e ipergame, che hanno cioè l’obiettivo di trovare un partner che abbia possibilità superiori alle loro. Se invece ti trovi in un ambiente complottista o di estrema destra, scoprirai che i democratici americani in realtà sono rettiliani o molestatori di bambini o che ci tracciano con i vaccini».

La stessa struttura chiusa delle chatroom e dei forum favorisce la radicalizzazione: «Queste persone passano molto tempo all’interno di un ambiente chiuso online che, invece di mettere in discussione le loro convinzioni, le rinforza», sottolinea Petrella. «Da una parte all’interno di questi gruppi ci si dà manforte ma dall’altra ci si continua a svilire: ci sono intere sezioni dove questi ragazzi e uomini – perché la forbice d’età è molto ampia, va dai 12 ai 70 anni – chiedono di essere valutati: si manda una propria foto e gli altri valutano da 0 a 10. Per loro sotto il 7 non è vita e un incel in media si giudica un 3. Questi processi di radicalizzazione sono molto simili a quelli dei lupi solitari e questo è un problema, perché è molto difficile prevedere se qualcuno un domani deciderà di attaccare». Proprio nell’universo manosphere si sono infatti radicalizzati alcuni celebri attentatori, che in Italia e all’estero hanno compiuto stragi di massa: l’ultimo caso italiano, risalente al 2021, è quello di Andrea Cavalleri, 22enne incel arrestato con l’accusa di stare pianificando una strage nel corso di una manifestazione femminista, insieme ad altre persone riunite nell’organizzazione neonazista Nuovo Ordine Sociale.

 

«Io non dico che tutti i membri della manosphere siano pronti a scendere in piazza armati», precisa Petrella. «Se vediamo solo le frange estreme non capiamo il fenomeno nella sua interezza. Ci sono vari livelli di disagio dove si può intervenire: non lo facciamo anche perché spesso queste persone vengono stigmatizzate e ritenute un po’ macchiettistiche. Ma a frequentare la manosphere sono persone normali, il tuo collega o il tuo compagno di università. Inoltre c’è un meccanismo di transfer tra il mondo incel e la realtà offline: molte persone pensano come se facessero parte della manosphere anche se non la frequentano, perché magari frequentano ambienti molto maschili e permeati da una certa “cultura del rimorchio”. Quello di cui dobbiamo preoccuparci è il processo di uscita da queste comunità e una prevenzione a monte che andrebbe fatta nelle scuole e all’interno delle famiglie. Dovremmo inoltre domandarci perché queste frange così violente e maciste, quindi anche allineate con l’estrema destra, emergono e cosa dice della nostra società».

 

Secondo la ricerca “Incels: a first scan of the phenomenon (in the EU), pubblicata nel 2021 per la Commissione Europea dal Directorate-General for Migration and Home Affairs, nelle comunità anglofone di incel diffuse in Europa vi è la convinzione che in alcuni Paesi europei sia più difficile essere un incel rispetto ad altri, per motivi anche legati al contesto sociale e politico in cui si vive. In generale, però, dalla ricerca sembra che l’Europa sia un luogo percepito come ostile da parte degli incel, per via delle politiche e dei valori femministi e progressisti piuttosto diffusi rispetto ad altri contesti politici. 

 

Eppure, la manosphere in Europa è tutt’altro che debole. Soltanto qualche settimana fa, un’inchiesta in Germania ha portato alla luce una chat di Telegram con 70mila utenti in cui venivano condivisi racconti e video di stupri e persino consigli su come violentare le donne. Negli anni, sono state scoperte decine di esempi di canali del genere, anche perché non esistono ancora delle restrizioni normative realmente efficaci a ostacolare la proliferazione di comunità online in cui vengono diffusi contenuti violenti, specie in piattaforme come Telegram.

 

Motivo per cui, secondo gli studiosi, il primo passo verso il contrasto di fenomeni come l’universo incel è conoscerli e studiarne gli aspetti. Riconoscere i comportamenti tipici di un pensiero estremista, ma ancor prima saper riconoscere il contesto e le lacune che portano gli individui ad avvicinarsi a scenari relativi alla manosphere. Saper ascoltare e offrire supporto a chi ne ha bisogno. E soprattutto, sono necessarie nuove politiche educative, sia per quanto riguarda la competenza digitale, così che le nuove generazioni possano acquisire la piena consapevolezza dei rischi e delle potenzialità dei mezzi digitali che usano quotidianamente, sia per quanto riguarda l’educazione sessuale. Abbattere gli stereotipi di genere, contrastare le pressioni sociali derivanti da una visione patriarcale del mondo, offrire una narrazione alternativa e egualitaria della società; sono tutti temi che dovrebbero assumere una rilevanza centrale nelle politiche educative di tutta Europa. 

Fitness, “finance guru” e “tredwife”: quando disciplina, forma fisica e successo sono il veicolo di precisi ideali culturali o politici

A intrecciarsi con la manosphere stessa c’è anche tutto l’universo online composto da forum, blog e community social fondate su una visione iper-mascolina, spesso veicolata attraverso il fitness. L’allenamento fisico, con un focus su precisi ideali estetici, diventa un simbolo di disciplina, successo e in alcuni contesti, di conformità a ideali culturali o politici.  Il corpo diventa un mezzo per costruire identità basate su esclusione, conformismo e conflittualità.

Un fenomeno emblematico di questa tendenza è rappresentato dagli Active Club, gruppi neonazisti che combinano fitness, arti marziali miste (MMA) e propaganda ideologica. Nato negli Stati Uniti, questo movimento si è rapidamente diffuso in Canada, Europa e altre regioni. Alla base degli Active Club c’è il Rise Above Movement (RAM), un’organizzazione californiana che utilizza il fitness come strumento di reclutamento e radicalizzazione. I membri del RAM si allenano in arti marziali non solo per migliorare le loro capacità fisiche, ma anche per prepararsi a scontri che percepiscono come inevitabili in un futuro conflitto etnico.

Attraverso podcast, video e social media, il RAM promuove l’allenamento fisico come dovere verso la propria “stirpe”. Un esempio concreto di questa strategia è la collaborazione tra RAM e White Rex, un marchio russo fondato da Denis Nikitin. Nato come brand di abbigliamento, White Rex è diventato una piattaforma per tornei di MMA carichi di simbolismi neonazisti. Nikitin organizza eventi che attraggono giovani insoddisfatti, offrendo loro un senso di appartenenza e un’identità collettiva basata sulla supremazia bianca. La partnership tra RAM e White Rex evidenzia come il fenomeno degli Active Club non sia limitato a un singolo paese, ma rappresenti una rete internazionale con radici profonde in diversi contesti culturali, ispirando i contenuti di diversi personal trainer ed esperti di fitness che seguono questa narrazione.

Altri esempi simili sono i finance guru, i cosiddetti consulenti finanziari online, oppure creator di contenuti motivazionali. Questo tipo di influencers sono un ottimo esempio di ibrido tra “market oriented” influencers, che orientano gli acquisti e le preferenze dell’utente verso prodotti o brand, e l’“issue oriented” influencers, che invece trattano specificatamente alcuni temi. Il format è il solito: video su Youtube, shorts, reels tra Instagram e TikTok. Il più delle volte vengono mostrate residenze e ville extra lusso, auto molto costose, con l’influencer di turno che fa una lezione alla Belfort in “The Wolf of Wall Street” nella celebre scena del “vendimi questa penna”. Tra gli obiettivi di questi influencers non è raro trovare la vendita di un corso «per diventare ricchi» in breve tempo, oppure sul come investire in maniera fruttuosa i propri risparmi. Ma dal loro punto di vista, non basta “studiare” il loro metodo per guadagnare: serve il “mindset”. Proprio sfruttando questo concetto vengono diffusi messaggi che attirano giovani vulnerabili, sfruttando il loro desiderio di miglioramento personale per introdurli a narrazioni sempre più conservatrici e radicali, spesso anche con l’utilizzo di toni aggressivi. Il fenomeno si sta affermando lentamente anche in Europa, con non poche differenze tra i principali paesi, costruendosi a immagine e somiglianza di un trend mainstream americano e canadese in cui diversi creators – anche professionisti del settore – utilizzavano contenuti motivazionali o consigli sulla gestione delle finanze personali, per criticare il politicamente corretto o la teoria queer. Sulla scia di questa visione si sta diffondendo, seppur in maniera molto marginale nell’Europa continentale, su influsso anglosassone, il “tradwife movement”: si tratta di un movimento che incoraggia le donne a ritornare a ruoli tradizionali all’interno della famiglia, spesso criticando il femminismo contemporaneo e le teorie queer.  Come scrive Estelle Nilsson-Julien su EuroNews, «i contenuti pubblicati da donne in abiti floreali provenienti da lussuose cucine di campagna possono sembrare abbastanza innocenti, ma sotto sotto stanno in realtà invocando un ritorno alle norme di genere in stile anni ’50. Questi creator combinano consigli su gestione domestica e finanze familiari con una narrativa critica verso il politicamente corretto». Sta succedendo in Germania, ma anche in Francia, una tradwife piuttosto anticonformista ha attirato l’attenzione: la ventiquattrenne Thais d’Escufon. È una ex componente del gruppo di estrema destra bandito Identité Génération.

«Fondamentale è la teoria della red pill, mutuata dal film delle sorelle Wachowski, Matrix: con la pillola azzurra rimani allo stadio base di conoscenza della realtà, mentre se prendi la pillola rossa scendi nella tana del bianconiglio e scopri la verità. Se sei nella manosphere, scoprirai che le donne sono tutte manipolatrici e ipergame, che hanno cioè l’obiettivo di trovare un partner che abbia possibilità superiori alle loro. Se invece ti trovi in un ambiente complottista o di estrema destra, scoprirai che i democratici americani in realtà sono rettiliani o molestatori di bambini o che ci tracciano con i vaccini».

«Le tredwife tendono a essere conservatrici e anti-femministe, ma questo non significa che appartengano tutte all’estrema destra. Il movimento può fungere da punto di ingresso per l’ideologia nazionalista e suprematista bianca», afferma a EuroNews Cécile Simmons, ricercatrice presso l’Institute for Strategic Dialogue. 

Una prova di quanto l’estremismo di destra si stia internazionalizzando, sfruttando internet per fare propaganda e normalizzare le sue idee spesso attraverso contenuti molto sfumati, influenzando anche gli stessi partiti della destra più radicale arriva da uno studio del Parlamento Europeo, “Right-wing extremism in the EU” del Dipartimento per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali. L’Unione Europea, in tal senso, sta rafforzando il suo apparato legislativo e non per contrastare tutte le diverse forme di estremismi, combinando interventi legislativi, supporto operativo e strategie preventive. Tra le principali azioni vi sono il rafforzamento delle leggi antidiscriminazione, la raccolta armonizzata di dati sui crimini d’odio e la formazione delle forze dell’ordine. Inoltre, si promuovono campagne di sensibilizzazione, in sostegno a diverse ONG, per portare l’intera comunità europea a riflettere sulle nuove forme di radicalizzazione, affrontando le profonde cause sociali e il sostrato culturale in cui le diverse forme di estremismi sono riusciti ad attecchire. Un meccanismo di amplificazione che sfrutta la polarizzazione del dibattito pubblico, acuito dalle stesse piattaforme social e dalle crescenti disuguaglianze economiche e sociali.  Questi gruppi spesso si formano in risposta a eventi come l’immigrazione, cercando di giustificare la violenza per preservare una presunta “identità nazionale” e contrastare il multiculturalismo. 

È anche questo uno dei fattori che, secondo lo studio “Right-wing extremism in the EU”, porta l’estremismo di destra extra-partitico a distinguersi per la sua organizzazione decentralizzata, riversandosi su gruppi informali o reti online per diffondere contenuti estremisti, reclutare membri e coordinare attività. Il fatto che ci siano sempre più esempi di realtà d’estrema destra che propongono diverse forme di associazione sviluppando attività secondarie legate direttamente alla politica ha reso difficile a livello istituzionale contrastare direttamente questi gruppi, nonostante importanti interventi legislativi dell’Unione. Da uno degli strumenti più significativi per affrontare l’incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione, come la direttiva 2008/913/GAI che obblica gli Stati membri dell’UE a criminalizzare le dichiarazioni che incitano all’odio razziale, compreso l’uso di simboli nazisti, e a vietare la diffusione di discorsi di odio razziale, sia online che offline. A questa si sono aggiunti il Piano d’azione europeo contro la radicalizzazione (2014), per prevenire la radicalizzazione che può portare all’estremismo violento concentrandosi anche sulla formazione di professionisti, come insegnanti e assistenti sociali, per riconoscere e affrontare i segnali di radicalizzazione, e il Regolamento sui servizi digitali (DSA) e il Codice di condotta sulla disinformazione, che incoraggiano le piattaforme online a prevenire la diffusione di discorsi di odio e contenuti dannosi, comprese le fake news e le teorie della cospirazione che alimentano la xenofobia e altre forme di intolleranza.

Nucleo a cura di Andrea Carcuro

Con i contributi di

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Matteo Amedei

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