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Le nuove generazioni alla ricerca dello spazio pubblico a Milano

Il 7 luglio all’Ex-Macello si è tenuto un dibattito sul tema Nuove Generazioni e Spazio pubblico a Milano. L'evento è stata un’occasione interessante di confronto tra varie associazioni e progetti culturali, che si impegnano quotidianamente per rendere Milano uno spazio da vivere appieno, e i giovani stessi che abitano le strade della città.

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171763. Questo è il numero di giovani tra i 18 e 30 anni che vive e naviga le strade di Milano, inseguendo sogni, carriere e un futuro tanto vicino quanto incerto. C’è chi nasce nella metropoli o nelle molteplici città che la abbracciano, chi ci approda alla ricerca di qualcosa, chi resta e chi se ne va ma per tutti, almeno per un po’, diventa casa. Per quanto strabordi di vita, la sensazione è che le esperienze vengano offerte a confezioni a pagamento, da consumare in una volta senza che rimanga molto di più. È una città enorme, ma che a volte appare così piccola. La si può attraversare rimbalzando da un quartiere all’altro senza mai trovare un appiglio, un riferimento che ti faccia davvero sentire stabile tra la gente: manca un luogo a cui accedere senza prenotazioni, liste di attesa e biglietti a prezzi esorbitanti; senza dress code, obbligo di consumazione o regole ferree. A Milano c’è un vuoto che ha bisogno di essere riempito di uno spazio dove stare, anche senza far niente. Solo stare.

E sono spesso i più giovani a riempire questi vuoti nel tentativo di rispondere ad una domanda che sorge spontanea: ma di chi è lo spazio pubblico?

 

Da questo spunto è nata la volontà di affrontare un tema, quello del rapporto tra gli spazi della città e nuove generazioni, che sembra quasi marginale nell’idea della Milano del futuro, o meglio, sempre declinato nella logica del consumo e dell’utilità. Il 7 luglio 2023 ci siamo incontrati, pubblico e non alla pari, in un cerchio di sedie fatto di corpi che abitano luoghi e raccontano esperienze per un talk informale. L’occasione ha permesso l’incontro di tante realtà diverse che hanno cercato, ognuna a suo modo, di dare una risposta, seppur parziale, al quesito andando incontro alle necessità dei giovani. Da una parte Botellon, PoliAnimali ed Ape, nate per offrire un nuovo modo di divertirsi, più libero, gratuito, pensato da giovani per i giovani; dall’altra Scomodo, che ha come obiettivo dare voce alle nuove generazioni, Attraverso con il suo tentativo di rileggere la città come rete di relazioni che metta al primo posto le persone e infine Tende in piazza, il neonato movimento di protesta contro il caro affitti a Milano. 

Realtà che si sovrappongono e mescolano intorno a due parole chiave, profondamente connesse: spazio e comunità. Un luogo accessibile a tutti significa, infatti, aggregazione e a sua volta aggregazione significa la possibilità di costruire quella ragnatela di conoscenze che senza dei nodi centrali rischia di sfilacciarsi e perdersi tra gli innumerevoli locali che popolano le vie della movida.

L’Ex-Macello è stato la casa che ha accolto questo dialogo rappresentando sì uno spazio, ma anche un simbolo esemplificativo delle nostre parole. Con una superficie di 15 ettari e la sua presenza imponente, la sua storia è interconnessa con quella di Milano. Costruito tra il 1912 e il 1914, era in origine la sede del macello comunale e la sua comparsa convertì la zona circostante in un centro di mercati e vendita di alimentari fin quando nel 2005 arriva la sua definitiva dismissione. Nel 2012 però, dopo la storica occupazione della Torre Guelfa, negli edifici abbandonati dell’ormai Ex Macello, nasce il Macao, un centro sociale che sarà un punto di riferimento per la vita notturna e non della Milano degli anni ‘10. Anche questa avventura arriva al capolinea nel 2021, con la chiusura del Macao e l’annuncio di un progetto di rigenerazione urbana e social housing per l’intera area, che da spazio per giovani diventerà l’ennesima vittima della gentrificazione urbana dell’outskirt milanese. Ma per i suoi ultimi mesi di vita, tra eventi, dibattiti e feste, rappresenterà una voce nel caos della city che parla di riappropriazione, di iniziativa e di futuro.

 

Proprio dalla scelta di occupare i vuoti delle città come quello dell’Ex Macello, sono nate realtà come Botellon a Milano o anche la Redazione di Scomodo a Roma. E facendo abbastanza casino la città alla fine ascolta. Gli eventi del Botellon a Milano sono nati così, racconta Sergio Marchese — uno degli organizzatori – durante l’incontro, anche se la storia di questa parola parte da lontano. Si racconta che la prima serata Botellon sia stata ad Ibiza, un ritrovo spontaneo tra giovani che si incontravano per bere fuori da una discoteca. La parola poi ha navigato in Spagna e in Sud America fino ad arrivare a Milano, dove le serate Botellon in Piazza Leonardo da Vinci compaiono già ad inizio anni 2000.  Un luogo come la famosa Piazza Leo, centro nevralgico della vita degli universitari, diventa uno spazio di unione dove tutti stanno con tutti. Il passaggio di testimone a Sergio e la sua generazione avviene nel 2015 quando sono loro ad organizzare l’evento: nessun permesso, solo musica, birre e persone con voglia di divertirsi e stare insieme. Gratis. Negli anni, tra contese con la polizia e difficoltà, l’evento si struttura, la partecipazione si allarga sempre di più, e nel 2022 arriva anche il sì del Comune di Milano, che decide di sostenere un’iniziativa tenuta viva dall’entusiasmo, trasformandola in un appuntamento amatissimo accessibile a tutti. «Botellon è la dimostrazione che gli spazi sono di chi li vive. Il termine stesso Botellon indica un raduno di persone che si ritrova in un parco o anche in casa per bere, stare insieme e divertirsi. All’inizio organizzare una festa in Piazza Leonardo Da Vinci, davanti all’università, era considerato illegale. A volte le regole vanno riscritte insieme, così è stato per il Botellon a Milano», commenta sempre Sergio. Sulla stessa linea è anche il commento di Daniele Zaffaroni di Attraverso: «Per me, per noi ciò che rende davvero uno spazio pubblico sono le persone, nel momento in cui è vissuto da persone. Da parte delle istituzioni deve essere fatto un lavoro in questo senso […]», un lavoro che Attraverso cerca di fare intercettando “realtà che necessitano di essere raccontate”, organizzando “eventi che permettano di trasmetterle mediante esperienze immersive e interattive.” Attraverso, un collettivo milanese molto eterogeneo, nasce dalla voglia di ragazzi e ragazze con formazione e background diversi di trovarsi per fronteggiare la paura sociale e la sterilizzazione dei rapporti umani. La loro mission: rallentare la società attuale.

 

Durante il dibattito c’è stata l’occasione non solo di ascoltare le varie realtà che gravitano su Milano, ma anche coloro che sono venuti per condividere questo momento di confronto. Distribuendo dei bigliettini abbiamo chiesto a tutti cosa fosse per loro uno spazio pubblico e come lo avrebbero descritto: c’è chi l’ha definito libero, chi umano, chi accogliente e rappresentativo. E poi c’è questo: «Lo spazio pubblico è il luogo esteriore dove avviene la rivoluzione umana delle persone che condividono idee»

Anche “Persone” ricorre nelle risposte di tutti ed è forse la risposta alla nostra domanda.

 

Le persone che organizzano, le persone che hanno voglia di scendere in piazza e poi le persone che hanno voglia di ballare, di abitare, di vivere la città. In latino il termine significa maschera: le maschere del teatro che si aggirano su un palcoscenico per il tempo di uno spettacolo e finiscono di esistere una volta spenti i riflettori. In un mondo così evanescente e gonfio di incertezza, quello che le nuove generazioni vogliono è non essere maschere ma personae, vive sul palco, nel backstage, tra gli spalti, tra le strade, tra la gente: corpi vivi che abitano spazi.

 

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