NUOVE FORME DI PRECARIETÀ 

Per parlare di Under 35 bisogna parlare con gli Under 35 

Questo articolo parla di:

Come Scomodo ci interroghiamo da sempre su cosa significa essere giovani precari in Italia.
Con il tempo abbiamo compreso che le categorie con cui osserviamo il fenomeno della precarietà sono spesso insufficienti per indagarla davvero. Per questa ragione abbiamo deciso di avviare una ricerca fatta da Under 35 per Under 35, con il supporto e la collaborazione della Fondazione Friedrich Ebert.

Questo progetto di ricerca è nato dalla volontà di superare le categorie con cui da sempre si è guardato alla precarietà e, insieme alle persone che la precarietà la vivono, immaginare nuovi modi di descriverla e affrontarla. Attraverso il dialogo con un Comitato Scientifico di alto profilo, che ha seguito e validato tutti i passaggi della ricerca, abbiamo deciso di strutturare un lavoro che fosse realmente in grado di mettersi in dialogo con i territori e con le persone che questa precarietà la vivono quotidianamente.

Per questo abbiamo avviato una ricerca qualitativa che si avvalesse di una capillare diffusione territoriale, con l’obiettivo di fornire una comprensione completa del fenomeno, combinando diverse prospettive di analisi e dando un’attenzione particolare alle specificità locali. La precarietà delle nuove generazioni, infatti, non può essere indagata se non attraverso lo sguardo territoriale dei luoghi abitati e vissuti dai giovani precari. 

Per questa ragione la ricerca attraversa le specificità di quindici territori italiani – tra aree interne, medie città e grandi città – distribuite equamente in tutte e cinque le macro regioni d’Italia: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud e Isole. Questa strategia di campionamento territoriale permette di cogliere le diverse sfaccettature della precarietà giovanile in contesti socio-economici e culturali molto differenti tra loro. In modo da incontrare, conoscere e dialogare con realtà e persone con esperienze di precarietà completamente differenti tra di loro. 

Il progetto si interroga su questioni per noi fondamentali: cosa significa costruire una vita in condizioni di instabilità lavorativa? Quali fattori influenzano la decisione di restare o lasciare il proprio territorio? Su quali basi le persone più giovani possono sviluppare progettualità stabili? Cosa significa per noi vivere una vita precaria?

Per rispondere a queste domande, la ricerca si è costruita intorno a tre principali linee di ricerca.

La prima comprende una raccolta di dati qualitativi attraverso questionari somministrati a stakeholder di ogni territorio che andiamo indagare. Conoscere le opinioni, i punti di vista e le posizioni di membri di associazioni o enti territoriali che lavorano a stretto contatto con persone precarie Under 35, ci permette di raccogliere non tanto dati numerici rappresentativi, quanto piuttosto percezioni, tendenze e problematiche ricorrenti nei diversi contesti, fornendoci la possibilità di raggiungere realtà territoriali selezionate che altrimenti non raggiungeremmo. 

Per la seconda linea verranno realizzate interviste in profondità a personalità di spicco nel dibattito sulla precarietà: cinque per ciascuna grande città, tre per le medie città e due per le aree interne. Queste voci autorevoli – tra esperti, attivisti, rappresentanti istituzionali e testimoni privilegiati – arricchiranno l’analisi con prospettive informate e contestualizzate. Parlarci direttamente e raccogliere le loro testimonianze vuole dire indirizzare la ricerca intorno alle tematiche maggiormente sentite e percepite proprio dalle persone selezionate. Questo non solo permette di indirizzare la ricerca verso reali temi di interesse legati alla precarietà, ma permette di approfondire attraverso l’esperienza di ognuno di loro attivazioni specifiche che ci permettono di immaginare possibili soluzioni nei vari ambiti di discussione e indagine. 

Consideriamo la terza linea di ricerca come la più innovativa e preziosa per il nostro lavoro. Questa linea si formalizza intorno alla metodologia dei “focus group”, realizzati per tutti i quindici territori studiati nella ricerca. La volontà è quella di indagare fenomeni elusivi che l’approccio quantitativo da solo non coglie. Attraverso la presenza di un facilitatore o di una facilitatrice per gruppo, membro del team di ricerca, – che svolge un ruolo di community manager – si creano dei momenti di discussione attraverso domande stimolo rispetto ai temi emersi nei questionari o da un’analisi di literature reviews sul tema della precarietà. Le persone coinvolte nei focus group non sono esclusivamente persone portatrici di interesse, come ricercatori, membri attivi di associazioni o realtà locali, ma anche semplici membri della società civile che vivono quotidianamente una situazione di precarietà. 

L’obiettivo della ricerca azione partecipata (PAR) è quello di comprendere i fenomeni attraverso un dialogo tra la conoscenza “esperta” (ricercatori, accademici/professionisti) e la conoscenza “profana” legata alle percezioni, ai legami e ai vissuti dei soggetti che vivono quotidianamente la precarietà nella propria vita. Questo processo collaborativo di ricerca e azione è molto in linea con l’attivazione che Scomodo ha nell’orientare la ricerca alle trasformazioni sociali. L’obiettivo specifico di questi focus group è comprendere come le persone giovani percepiscono il loro presente e quali prospettive vedono per il futuro.

L’integrazione di questionari, interviste e focus group ci permetterà di costruire un mosaico di esperienze e punti di vista. Molto spesso la sola rappresentatività statistica perde la profondità di analisi e comprensione delle dinamiche locali. Con questo lavoro approfondito di dialogo e di costruzione di reti locali, la ricerca riflette l’impegno concreto di indirizzare realmente il dibattito pubblico su quelli che sono i temi legati alla precarietà realmente più sentiti e percepiti dalle persone under 35 che vivono in condizioni di precarietà. 

La ricerca rappresenta così un tentativo di creare una narrazione complessa e sfaccettata della precarietà giovanile in Italia, dando voce a una generazione che spesso fatica a trovare stabilità, con particolare attenzione alle diversità territoriali che caratterizzano il nostro Paese e in reale dialogo tra di noi. 

di Sara Paolella (Sara Paolella)

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🔹 Chi siamo

Questa attività è organizzata da Fondazione Poetica, sotto la guida del prof. Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano, per Unhate Foundation e ha finalità esclusivamente di ricerca sociale.

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Vogliamo ascoltare le opinioni dei giovani sui temi della ricerca, garantendo il rispetto della tua privacy.

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📬 Contatti

Per domande o informazioni scrivi a Dario Pizzul, referente della ricerca a questo indirizzo: pizzul.dario@gmail.com