Chi è cresciuto in affido o in strutture residenziali, quando diventa maggiorenne si affaccia in un mondo in cui lo Stato non supporta – come dovrebbe – chi non ha un nucleo familiare alle spalle.
In Italia il diciottesimo compleanno determina l’ingresso nel mondo degli adulti, almeno dal punto di vista anagrafico e giuridico ma per migliaia di ragazzi e ragazze cresciuti lontano dalle proprie famiglie di origine, il compimento della maggiore età rappresenta un salto in un vuoto legislativo. Non esiste, infatti, una legge nazionale uniforme volta al sostegno dei neomaggiorenni cresciuti in affido o in strutture residenziali, ma soltanto singoli progetti nazionali o normative a livello regionale per tutelare i cosiddetti care leavers.
Chi sono i care leavers
I care leavers, secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sono «coloro che al compimento della maggiore età vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria che li ha collocati in comunità residenziali o in affido eterofamiliare». Si tratta, dunque, dei neomaggiorenni che si trovano a dover affrontare il processo di inserimento nel mondo lavorativo e di raggiungimento di un’autonomia personale senza il sostegno di una famiglia. La ricerca di un lavoro o di una casa, il proseguimento degli studi dopo la scuola, l’acquisizione di un’autoconsapevolezza della propria persona rappresentano dei momenti critici per la vita di ciascuno; in assenza di un supporto familiare alle proprie spalle, questa fase di passaggio può tradursi in uno stallo. Esistono in Italia delle organizzazioni locali che si infilano nel vuoto normativo dato dall’assenza di una legge nazionale, fornendo varie forme di supporto ai care leavers, che tuttavia avrebbero diritto a garanzie di tutela più strutturate a livello statale.
Ad oggi non si hanno informazioni unitarie sul numero di care leavers in Italia. I dati contenuti nei Quaderni della Ricerca Sociale n. 61 pubblicati annualmente dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali segnalano per l’anno 2023 la presenza di quasi 31mila minorenni fuori famiglia – esclusi i minori stranieri non accompagnati (MSNA) – accolti nelle comunità residenziali o in affidamento familiare per almeno 5 notti a settimana. Se invece si prendono in considerazione anche i MSNA, il numero totale di minorenni lontani dalle proprie famiglie sale a 42mila. Dai dati risulta che il 29% dei minorenni in affidamento familiare e il 46% dei minori accolti nei servizi residenziali – inclusi i MSNA – rientrano nella fascia d’età 15-17 anni. Si parla quindi di migliaia di giovani che nel giro di qualche anno avranno bisogno di supporto e assistenza per il raggiungimento di una propria autonomia sociale ed economica dopo il compimento della maggiore età.
Nell’ottica di creare un sistema di monitoraggio del fenomeno e di progettazione di interventi in favore dei care leavers, nel 2018 ha preso avvio il “Progetto Care Leavers”, una sperimentazione nazionale promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e volta al coinvolgimento delle istituzioni regionali e degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) – le aggregazioni intercomunali che si occupano della progettazione locale e del coordinamento dei servizi sociali presenti sul territorio.
Chi se ne occupa?
A occuparsi dei care leavers nella capitale è Asilo Savoia, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona con sede nel Comune di Roma. Asilo Savoia è un ente pubblico che si occupa di erogare servizi socioassistenziali per persone in situazioni di necessità; minori, giovani e famiglie in condizioni di svantaggio socio-economico, donne in situazioni di marginalità o vittime di violenza, anziani non autosufficienti e in condizioni di disagio. Nel 2019 la Regione Lazio ha individuato l’ASP Asilo Savoia come soggetto attuatore della prima triennalità della sperimentazione territoriale del Progetto nazionale Care Leavers, promosso e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In seguito, è stata attivata una sperimentazione volta al sostegno dei percorsi di autonomia sociale tramite il Dipartimento politiche sociali di Roma Capitale e nel triennio 2021-2023 è stato siglato un Accordo sperimentale tra ASP e Comune di Roma per la «promozione di percorsi tendenti all’autonomia e alla partecipazione attiva dei neomaggiorenni in uscita dal circuito di accoglienza di Roma Capitale». Visto l’esito positivo della sperimentazione, è stato siglato un nuovo Accordo per il triennio 2023-2025, riguardante il Progetto “Giovani Adulti”. A ottobre 2024, con il finanziamento di una nuova triennalità del programma nazionale “Care Leavers” da parte del Ministero, si è proceduto a stipulare un accordo di collaborazione tra Roma Capitale – Dipartimento Politiche Sociali e Salute e l’Asp Asilo Savoia.
Negli anni Asilo Savoia è riuscita a consolidare un modello integrato di sostegno abitativo e lavorativo dei neomaggiorenni provenienti da comunità residenziali e famiglie affidatarie, attraverso l’utilizzo dei fondi pubblici preposti. Fino ad oggi Asilo Savoia ha inserito in totale 115 ragazzi, di cui 46 care leavers e 69 giovani adulti. Tra di loro ci sono 58 ex minori stranieri non accompagnati. Oltre al supporto abitativo e di inserimento lavorativo, gli operatori di Asilo Savoia forniscono ai ragazzi corsi di formazione, laboratori, sostegno nel completamento dei percorsi di studio e vari progetti di inclusione sociale.
«I ragazzi, oltre alle numerose difficoltà che incontrano i loro coetanei che vivono in famiglia, devono fare i conti con un passato doloroso che purtroppo spesso lede anche la loro capacità di relazionarsi con gli altri e soprattutto di fidarsi delle figure adulte», spiega a Scomodo Maria Saggese, educatrice e tutor per l’autonomia di Asilo Savoia.
Non meno importante è la costruzione di una rete sociale e la partecipazione a forme di associazionismo essenziali per la crescita personale e relazionale. Come spiega a Scomodo Maria Saggese, educatrice e tutor per l’autonomia di Asilo Savoia, «i ragazzi, oltre alle numerose difficoltà che incontrano i loro coetanei che vivono in famiglia, devono fare i conti con un passato doloroso che purtroppo spesso lede anche la loro capacità di relazionarsi con gli altri e soprattutto di fidarsi delle figure adulte». I Quaderni della Ricerca Sociale n.59 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali contengono un report che valuta il primo quinquennio 2018-2023 del Progetto Care Leavers. L’analisi relativa alle reti familiari e sociali dei care leavers coinvolti nel progetto fa emergere delle vulnerabilità rilevanti, legate al proprio passato di minori in affido, quali l’assenza del contesto familiare allargato e di altri adulti di supporto, il mantenimento (in alcuni casi) di relazioni conflittuali con la famiglia di origine, la debolezza delle reti sociali formali e informali nonché la scarsa o assente rete amicale.
«Inoltre, spesso per necessità di sussistenza, non sempre riescono a completare il percorso di studi e ciò rende difficile l’inserimento nel mondo del lavoro, ma fortunatamente negli ultimi anni si è aperta per loro l’opportunità del collocamento mirato» continua Maria Saggese. Il collocamento mirato è uno strumento di supporto per l’inserimento nel mondo del lavoro previsto per le persone appartenenti ad alcune categorie vulnerabili; dal 2020 anche i care leavers tra i 18 e i 21 anni hanno accesso agli elenchi del collocamento mirato. Grazie a tale normativa, con il supporto di Asilo Savoia 35 ragazzi sono stati iscritti alle liste del collocamento mirato e diversi di loro hanno trovato lavoro.
Tra i neomaggiorenni attualmente assistiti da Asilo Savoia ci sono anche 24 ex minori stranieri non accompagnati
I ragazzi stranieri non rientrano propriamente nella categoria dei care leavers poiché non sono provvisti di un decreto dell’autorità giudiziaria che li ha allontanati dalla famiglia di origine, un requisito essenziale dal punto di vista legislativo per essere definito care leaver. Gli ex MSNA non rientrano dunque nel Progetto nazionale Care Leavers, poiché sono inseriti in altri circuiti che prevedono un diverso tipo di interventi di protezione e di accoglienza. Il progetto di Asilo Savoia, in collaborazione con il Dipartimento Politiche sociali e Salute di Roma Capitale, è invece rivolto a tutti i ragazzi e le ragazze tra i 18 e i 21 anni in uscita dalle comunità residenziali e impossibilitati al rientro nel proprio nucleo familiare, compresi gli ex MSNA.
Le persone neomaggiorenni straniere assistite da Asilo Savoia, oltre alle medesime difficoltà incontrate dai care leavers, fanno i conti con una serie di problematiche specifiche legate al loro background migratorio. Come spiega a Scomodo Monica Ladina, assistente sociale di Asilo Savoia e coordinatrice del progetto Giovani Adulti dove afferiscono molti neomaggiorenni stranieri, spesso questi giovani «devono ripagare il debito con i trafficanti per il viaggio e aiutare economicamente le famiglie nei Paesi di origine, quindi anche se hanno un buon contratto di lavoro non riescono per lungo tempo ad accantonare risparmi». Inoltre, si presentano delle difficoltà burocratiche legate alla mancanza della cittadinanza italiana: devono attendere molto tempo per la regolarizzazione del permesso di soggiorno; non hanno accesso al servizio del collocamento mirato; non hanno persone di fiducia sul territorio italiano disposte a fungere da garanti per i contratti di affitto. A tutto ciò si aggiunge la purtroppo nota reticenza razzista da parte di molti proprietari di immobili ad affittare a persone straniere nonostante contratti di lavoro in regola.
Spesso sono costretti a «ripagare il debito con i trafficanti per il viaggio e aiutare economicamente le famiglie nei Paesi di origine, quindi anche se hanno un buon contratto di lavoro non riescono per lungo tempo ad accantonare risparmi».
Proprio la ricerca di una casa è una delle difficoltà maggiori per tutti i neomaggiorenni fuori famiglia, visto anche il momento storico di fortissima precarietà abitativa. «Ciò è più che mai avvertito sul territorio di Roma dove i costi di affitto, anche di una sola stanza, sono esorbitanti e ciò spinge alcuni ragazzi a spostarsi nei quartieri ultraperiferici della città» dice Maria Saggese. In questo contesto, Asilo Savoia con il progetto “Giovani Adulti” offre un supporto abitativo concreto mettendo a disposizione 7 appartamenti, per un totale di 30 posti. Di modelli funzionanti come quello di Asilo Savoia ce ne sono vari in Italia, ma non sono sufficienti. Di fronte a un fenomeno di tale portata, che colpisce migliaia di giovani in Italia, è quanto prima necessario attivare delle misure strutturali e rifinanziare un fondo ministeriale per ovviare alla mancanza di un sistema nazionale di tutela dei care leavers.
