Cerca

L’insicurezza alimentare colpisce milioni di persone in Italia

Indagine sullo stato della povertà alimentare in Italia e a Roma

Questo articolo parla di:

La crescente instabilità economica, alimentata prima dalla pandemia e poi dalla guerra, incide in maniera sempre più profonda sui diversi livelli di precarietà che interessano soprattutto le fasce più vulnerabili della società civile, provocando una crescita vertiginosa delle disuguaglianze, del rischio di povertà ed esclusione sociale e della precarietà alimentare

Secondo l’ultimo report pubblicato dall’Osservatorio di Insicurezza e Povertà Alimentare di Roma, è possibile spiegare l’insicurezza relativa al cibo concentrandosi sulle cause interne al sistema alimentare (come il livello dei prezzi alimentari al consumo) o sul contesto politico e socioeconomico (come i livelli di reddito della popolazione e le politiche di inclusione sociale). 

Le conseguenze materiali, socioculturali e psico-emotive che ne derivano, poi, rappresentano una terza lente sotto cui guardare il fenomeno, per giungere ad una sua conoscenza multidimensionale. 

Nonostante la disponibilità economica non rappresenti l’unico fattore determinante, in Italia, la povertà alimentare è fortemente riconducibile ad una questione di scarso accesso economico al cibo: i prezzi si sono alzati a causa dell’inflazione e le famiglie, di conseguenza, possono acquistare sempre meno.

Limiti e potenzialità delle statistiche ufficiali

Quello della povertà alimentare è un fenomeno molto complesso da analizzare. A dimostrarlo c’è anche la crescente quantità di indicatori e metodi di misurazione. Lo strumento finora più utilizzato è quello della scala FIES (Food Insecurity Experience Scale), messo a punto dalla FAO e diffuso in oltre 150 Paesi del mondo. I dati presentati nel report dedicato evidenziano che nel 2022 in Italia l’insicurezza alimentare grave o moderata ha riguardato il 5,7% della popolazione, pari a 3,4 milioni di persone, in ribasso rispetto al triennio 2019-2021. 

Nonostante la progressiva contrazione (ad eccezione del biennio 2018-2019), la diminuzione della condizione di insicurezza alimentare – sia severa che moderata – sembra essere rallentata dopo il 2017. In poche parole, la situazione migliora di anno in anno, ma con ritmi meno veloci rispetto a prima. Invece, la prevalenza di popolazione in condizione di insicurezza alimentare severa è aumentata dal 2019 al 2022 dello 0,7%.

Uno dei problemi di questi dati, tuttavia, è che non tengono conto delle differenze tra le diverse aree geografiche o tra specifici gruppi di popolazione.

Per questo motivo, spesso risulta più efficace guardare all’indicatore di deprivazione alimentare materiale, definito da Eurostat come l’impossibilità, per ragioni economiche, di fare un pasto completo – con carne o equivalente vegetariano – almeno una volta ogni due giorni. Secondo l’ultimo rapporto sulla povertà alimentare di ActionAid, il 7,9% della popolazione italiana, 4,6 milioni di persone, afferma di aver vissuto la deprivazione alimentare materiale nel 2021. Inoltre, il 6,5% della popolazione oltre i 15 anni ha sperimentato la deprivazione alimentare sociale, ritenendosi incapace di condividere un pasto con amici o parenti almeno una volta al mese. Entrambi gli indici hanno mostrato una flessione dei propri valori negli anni, attribuibile alle misure di sostegno al reddito introdotte nel 2019, come il Reddito di Cittadinanza, che hanno attenuato gli effetti della crisi pandemica. Tuttavia, come riportato da ActionAid, persistono notevoli disomogeneità regionali: la Campania registra le quote più alte di deprivazione materiale (20,2%) e sociale (15,2%), seguita dalla Puglia con rispettivamente il 12,4% e il 10,7%. Dal punto di vista sociodemografico, la deprivazione è più diffusa tra disoccupati (28,3%), persone inabili al lavoro (22,3%), con istruzione fino alla licenza media (17,4%), giovani adulti tra 19 e 35 anni (12,3%), persone tra 50 e 64 anni (12,7%), stranieri (23,1%), affittuari (22,6%), e coloro che vivono nelle aree metropolitane (13,3%). Infine, i nuclei monogenitoriali (16,7%) e le famiglie numerose (16,4%) presentano tassi più elevati.

Per avere maggiore contezza della povertà alimentare in Italia, l’Osservatorio ha effettuato delle elaborazioni sui dati relativi alla distribuzione alimentare per mezzo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Le ultime informazioni disponibili riguardano il 2021. In quell’anno, le persone che in Italia hanno ricevuto aiuti alimentari sono state circa 2,9 milioni, ovvero il 5,04% della popolazione. Il numero è diminuito fino al 2019, prima che la pandemia facesse aumentare drasticamente la domanda di aiuti, con un rialzo di 1,56 punti percentuali tra il 2019 e il 2021.

La percentuale di bambini di età uguale o inferiore a 15 anni rappresenta in media il 22,81% dei riceventi, mentre le persone di età uguale e superiore a 65 anni sono il 9,59%. La maggior parte degli aiuti viene data agli uomini (55,29%). Le persone con disabilità rappresentano in media il 1,48% dei riceventi e le persone senza fissa dimora il 4,37%. Un dato interessante è quello riguardante i riceventi migranti, la cui percentuale nel 2015 si attestava al 48%, mentre nel 2021 è scesa al 23,05%. Questo significa che l’aumento verificatosi negli ultimi anni è composto principalmente da persone di nazionalità italiana.

Dietro le quinte della Città Eterna

Il lavoro dell’Osservatorio si è concentrato sull’approfondimento del contesto romano e ha calcolato un Indice di Precarietà Alimentare, che esprime il rapporto tra il numero di assistiti FEAD sul numero di residenti per ciascun Municipio.  

I valori più alti si registrano nel Municipio I e nel Municipio VI (rispettivamente 17,17% e 13,5%) e sono di gran lunga superiori al valore medio della Città Metropolitana, pari a 6,16%. Il sostanziale scostamento del Municipio I rispetto agli altri è probabilmente dovuto sia al basso numero di residenti nelle zone urbanistiche di questo municipio, sia al gran numero di associazioni impegnate nella distribuzione alimentare e presenti soprattutto nelle zone di Trastevere, Esquilino, Termini e S. Lorenzo. A livello di CAP, le zone più problematiche fanno parte del Municipio VI, in particolare Tor Bella Monaca, Tor Vergata e Torre Angela, con un Indice di Precarietà Alimentare di circa 28%. Elevati livelli di assistenza si trovano anche nella zona di San Giovanni est, Garbatella-Ostiense, Portonaccio-Monti Tiburtini, Centocelle nord-Quarticciolo, Marconi-Magliana.

In secondo luogo, l’Osservatorio ha formulato un Indice di Copertura Territoriale per indagare la distribuzione delle associazioni caritatevoli sul territorio. La città di Roma registra un totale di 451 enti territoriali di assistenza: 34 sono localizzate nel Municipio I, a conferma del fatto che in questa circoscrizione viene distribuito e attivato un maggior numero di interventi d’assistenza rispetto alla media. In questa zona, infatti, l’Indice è tra i più alti (2,07 associazioni alimentari ogni diecimila abitanti). 

Il Municipio VII, con 48 associazioni registrate, detiene il primato nella Capitale. Tuttavia, se si considera che quest’ultimo è il Municipio più popoloso della Capitale, con 311.500 abitanti, il suo livello di copertura risulta relativamente basso, ovvero 1,54 associazioni ogni diecimila residenti. Questa circoscrizione comprende, tra le altre, alcune parti dei quartieri di Torre Maura, Torrenova, Torre Gaia, Capannelle, Casal Morena e si caratterizza anche per un’accessibilità economica al cibo considerata “medio-bassa”, come rilevato da un Indice di Accessibilità Economica (IAE) proposto dall’Osservatorio per misurare la distanza tra l’incidenza reale della spesa per una dieta sana, rispetto ai valori medi. Come approfondito nell’Atlante del Cibo della Città Metropolitana di Roma, quanto maggiore è la distanza tra questi due valori tanto maggiore sarà̀ la difficoltà di accedere a una dieta sana e sostenibile. Questo municipio è anche caratterizzato da un alto tasso di consumo energetico mensile medio che, secondo uno studio di Nonna Roma, potrebbe incidere sui consumi alimentari, progressivamente ridotti per pagare le bollette ed evitare la sospensione delle forniture. 

Con una copertura territoriale dello 0,59, il Municipio XI registra il più basso numero di organizzazioni territoriali presenti sul proprio territorio – Marconi, Portuense, Pian Due Torri, Trullo, Magliana, Corviale, Ponte Galeria – contandone solamente 9.

Le analisi presentate nel rapporto evidenziano in modo cruciale l’idea che il diritto al cibo possa costituire il fulcro del concetto di “sicurezza alimentare sostenibile”. Secondo gli autori, fissare come obiettivo la disponibilità di cibo accessibile, equo, sano e sostenibile implica un intervento su tutta la catena alimentare, sulle dinamiche economiche tra i vari attori e sull’intero sistema, mediante la creazione di filiere pubbliche, la riconsiderazione dei finanziamenti pubblici tramite il green public procurement e l’adattamento dei meccanismi dei prezzi al consumo alimentare. In questo contesto, l’elaborazione di una Food Policy per la Capitale emerge come il principale motore per la costruzione di un welfare alimentare che vada oltre l’assistenzialismo e le prospettive a breve termine, al fine di concretizzare il diritto al cibo come un diritto inalienabile.

di Federica Scannavacca (Federica Scannavacca)

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Sostieni Scomodo

Scegli un importo

Articoli Correlati