Si dice che la musica indipendente sia finita, sepolta sotto quello che ormai sembra il funzionamento ultraveloce del mercato musicale popolare. Eppure la musica indipendente esiste ancora e sta benissimo. Sono migliaia solo in Italia gli artisti che ogni giorno in pasto alle piattaforme digitali i loro pezzi, EP o interi album, nell’attesa di trovare, un giorno, il proprio pubblico. Perché alla fine, essere emergenti significa semplicemente cominciare a provarci, suonare e scrivere senza mezzi termini, aspettando che le proprie parole arrivino da qualche parte. E nella scrittura, Risentimento è proprio bravo.
In Bonanima, il suo secondo disco, l’artista racchiude in nove tracce tutti gli elementi vincenti di quello che è ormai diventato l’immaginario del cantautorato pop più recente: gli echi di Calcutta, gli elementi orchestrali di Andrea Laszlo de Simone, i testi semplici ma metaforici, come conversazioni notturne congelate in qualche angolo di universo. Nell’intervista che ci ha concesso ci racconta che “Risentimento è un po’ il sentimento del secolo, o se non altro, degli ultimi due decenni”.
Un nome che non solo rimane estremamente coerente con la realtà attuale, fatta di troppi haters e pochi fan, ma che deriva soprattutto dalla sensazione di frustrazione che si prova dopo aver suonato per dieci anni in un gruppo ed essersi reso conto di volersi raccontare in maniera diversa. Con tutto quello che la carriera solista può comportare per un artista emergente: “Quando ho smesso di suonare col gruppo mi sono ritrovato per la prima volta nella mia vita a fare concerti dove avevo scritto le canzoni, le avevo arrangiate, però ero da solo. Finché si è in quattro, vuoi o non vuoi, ti sostieni, c’è un’affinità che ti incoraggia ed escludi tutti quei ragionamenti un po’ paranoici che quando sei solo è più probabile ti vengano in mente.”
Quei pensieri che ogni musicista conosce bene e ha sperimentato almeno una volta nella propria vita, all’inizio della propria carriera, “Tipo: cosa sto facendo? Anche perché preparare un concerto solo chitarra e voce può piacere solo a persone super appassionate di quel disco, mentre se non hanno idea di chi sei è fallimentare anche dal punto di vista promozionale.” Per quanto il successo in sé non sia il vero punto di arrivo del progetto, stando alle parole dell’artista: “Mi viene da dire che questa frustrazione, adesso, non ce l’ho più. Il motivo per cui è bello fare questa roba è suonare, suonare dal vivo, magari con un gruppo, che alla fine è il motivo per cui ho iniziato.”
Fare musica oggi
Se l’idea dell’esperienza da solista si è concretizzata nel 2018, i primi brani di Risentimento hanno radici molto più profonde, nate in quella prima esperienza musicale, iniziata a sedici anni e con aspettative molto diverse. Una separazione profonda dall’idea della band, che ha portato con sé alcune delle canzoni contenute in MONORAMA, il suo primo disco.
Fare musica da soli – e autoproducendosi, come nel suo caso – dona molta più libertà artistica, nonostante possano mancare spesso quegli elementi di contatto e di confronto tipici dei contesti di gruppo. Le motivazioni per cui si continua a scrivere spesso sono più genuine di quello che viene dipinto dal settore: “Scrivere canzoni è una roba di pancia che riguarda solo te. Quindi non è detto che piacerà ad altre persone, che verrà capita o che restituirà un’emozione simile a quella che hai provato tu quando ti è venuta incidentalmente voglia di scrivere una canzone. Il motivo per cui continuo è questo: a un certo punto della mia vita ho provato delle emozioni piuttosto forti e scatenanti e le ho raccontate in questo modo, per fissarle nelle canzoni.”
Dietro Bonanima
Fissare un’emozione e sperare che possa arrivare all’ascoltatore è sempre la parte più difficile. Ma in nove tracce, rilasciate silenziosamente lo scorso 28 giugno, costruite su arrangiamenti puliti e malinconiche linee di sax, può nascondersi un’intera evoluzione.
I titoli ermetici, che riprendono la caratteristica della lunghezza di sole quattro lettere dell’album precedente, stavolta regalano qualche informazione in più all’ascoltatore, una storia d’amore che inizia dalla Meraviglia per finire, letteralmente, in un mucchietto di Ossa.
Scavando più a fondo, l’artista ci regala una descrizione più dettagliata dei riferimenti di Bonanima: “Ciò che ha ispirato questi brani, al di là di un periodo di grandi separazioni e dell’innamoramento, che è anche un po’ banale, è stato il mio incontro con Crotone durante una vacanza estiva. Una città incredibile, bellissima, come tutto quel pezzo di Calabria, ma che allo stesso tempo è sotto scacco di costruzioni che sembrano steampunk a cento metri dalla costa, ecomostri e robe incompiute. Un posto così bello, ma anche così massacrato da se stesso, che nonostante tutto rimane estremamente coerente con se stesso.”
Ed è proprio questo tipo di costruzioni che si riconosce nella copertina dell’album, illustrata da Antonio Pronostico.
Amore e anarchia
Bonanima è il risultato di chi non sta solo raccontando una storia d’amore, ma ne sta facendo una breve e concisa ricostruzione, scomponendo emozioni, immagini, ricordi e vissuto per tracciarne l’anatomia.
Gli elementi che lo rendono un album interessante sono gli stessi che il mercato musicale vorrebbe dirci di non apprezzare: le basi soft, la struttura non sempre classica dei pezzi, con qualche ritornello mancante e chiusura inaspettata. Un disco in cui convergono l’esperienza nella composizione di colonne sonore dell’autore e le influenze di quei musicisti che hanno dimostrato una certa anarchia nella scrittura di canzoni, come Dalla, Battisti, Rino Gaetano, ma anche i The National. Insomma, una volta capito cosa dire e come dirlo, lo strumento migliore per l’artista sembra essere l’album: “Credo molto nei bei dischi. Risentimento è questo: sì canzoni, ma comunque nel contesto di un album”.
E, forse, non c’è davvero bisogno di produrre un singolo ogni mese o di riempire stadi e palazzetti per continuare a scrivere canzoni.
