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Lucidità attiva

“La Notte nelle scuole” un progetto di Scomodo e Ariete, che indaga la notte come elemento di esplorazione dove si costruisce una parte centrale dell’individuo, attraverso racconti di giovani scrittori e scrittrici under 30 che hanno partecipato al contest “I miei segreti te li dirò di notte”, aperto fino al 10 maggio su scomodo.org/la-notte

Apro Instagram. Scrollo. Lo chiudo. Basta, esco di casa. 

Lungo la via mi accendo una sigaretta, cammino e vedo case, alberi, macchine e persone, ma non trovo ispirazioni per scrivere qualcosa, nulla.

Ho la musica dei Nirvana nelle cuffiette coi fili, ovviamente, intrecciati tra di loro. 

Numero 26 di via Carlo Emanuele, vado lì, dove c’è la Redazione.

È come se fosse fuori dal tempo, forse è proprio questo che mi attira per scrivere.

L’atmosfera è interessante, affascinante, la definirei artistica: ci sono sempre  eventi culturali, come presentazioni, proiezioni o musica dal vivo.

Sono all’entrata non sapendo ancora di cosa voglia scrivere, ma sapendo o sperando, che prima o poi qualcosa mi verrà in mente. Mi accendo un’altra sigaretta e oltrepasso il cancello, attraverso la discesa dove ci sono dei ragazzi: chi fuma, chi legge, chi parla.

Qui si respira un’aria diversa, è come se fosse una sorta di luogo protetto, fuori dal mondo esterno.

Non saprei spiegare come, sono solo sensazioni.

Spengo la sigaretta ed entro.

Ci sono delle persone che leggono sedute su delle poltrone singole. Chissà cosa stanno leggendo, o pensando.

C’è la musica, non dà fastidio, ma non riuscirei mai a concentrarmi stando lì seduto, perciò attraverso tutta la stanza guardandomi intorno. Ai tavoli ci sono dei ragazzi che giocano a scacchi, a biliardino o che semplicemente parlano tra loro. Arrivo alla porta dell’ aula studio, controllo dalla finestra-oblò se ci sia qualcuno, ed entro. Come in un film, con la maniglia ancora nella mano e intento chiudere la porta rossa dietro di me, tutti i ragazzi alzano la testa per guardarmi due o tre secondi e subito tornano sui libri.

Mi siedo in un posto più isolato, a destra dall’entrata, sparpagliando sopra al tavolo di legno lo zaino e il quadernetto e sistemando nello schienale della sedia la mia giacca nera.

Da questa postazione noto che tutti stanno studiando.

È da un po’ che non andavo in un’aula studio, l’ultima volta ero alle superiori. Sono passati ormai anni da allora, da quando ci andavo per provare a studiare per recuperare delle verifiche. Sono cambiate tante cose, mi sono trasferito, ho intrapreso un percorso di studi, vivo da solo, e sto costruendo la mia vita intorno a ciò che voglio fare.

 

Nonostante il silenzio, si sente un leggero sottofondo di risate, ma anche musica e colpi di racchette di ping pong provenire dall’ altra stanza, quella principale, che ho dovuto attraversare. Mi metto le cuffiette e apro il quaderno che mi porto sempre in giro e dove scrivo idee, poesie o qualsiasi cosa mi passi per la mente.

Inizio a fare degli scarabocchi. Il tempo passa, le canzoni anche, e per ora ho solo realizzato qualche disegnetto, nulla di più.

Si apre la porta ed entra un ragazzo, piuttosto alto e sulla ventina come me, si avvicina e mi chiede una sigaretta.

«Do you have a cigarette?»

 Mi  parla in inglese – sarà  perché ogni due per tre mi scambiano per un turista. Senza dire parola estraggo dalla tasca e poi apro il pacchetto, gliela do e lui esce.

Il tempo avanza velocemente, e io continuo a fissare il foglio bianco nel computer. Di solito scrivo di getto, difficilmente ragiono, o per lo meno così a lungo, su cosa scrivere.

Raccolgo le mie cose ed esco fuori a fumare una sigaretta. Ci sono molte più persone ora, sia all’entrata che all’esterno.  Gruppi di persone che parlano tra loro, sorridendo.

Noto i disegni, i cartelloni, le scritte che ci sono, come: “apri gli occhi, ripensa alla tua città!”. Mi ha sempre colpito la prima parte della frase, chissà se le persone aprono davvero gli occhi, o se sanno dove sono nel mondo.

Penso a questo posto, che cosa rappresenta, che cosa fa per i ragazzi, per le persone in generale, le opportunità che dà.

Accoglie chiunque, indistintamente, regala alla gente vere e proprie esperienze. Permette conoscenze, fa sì che quello spazio diventi un punto di ritrovo, una sorta di seconda casa.

Rientro in aula e riapro il computer. Magari dovrei scrivere proprio di questo, di questo posto, di questo spazio. Di come un semplice luogo di ritrovo possa diventare così importante nella vita delle persone, di come sia un luogo totalmente privo di giudizi o di come, oltre ad essere un luogo per divertirsi, per passare una serata o un pomeriggio in compagnia, sia anche una zona dove poter accrescere la propria cultura, sfamare la propria curiosità durante le serate organizzate.

Ci sono un sacco di eventi diversi, dalla proiezione delle partite alle serate karaoke, per poi passare a esposizioni e tanti altri ancora.

Tutto ciò per unire le persone, per metterle in relazione e per condividere. È questo il motore di questo posto.

Anche se le persone sono assorte nelle loro attività, qui tutti sembrano condividere tutto. Stesse idee, stessi sogni, stesse paure. Ed è tutto ciò che conta. 

 

Ora il foglio non è più bianco: raccolgo le mie cose, indosso la giacca e torno verso casa.

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