Lirio Abbate non è più direttore de L’Espresso: un altro caso in cui gli interessi degli editori minano l’indipendenza di un giornale

Danilo Iervolino, proprietario dello storico settimanale, ha sostituito senza alcuna motivazione il direttore Lirio Abbate. Alle origini della scelta, forse, un'inchiesta scomoda che coinvolgeva due società dell'ex editore de L'Espresso, John Elkann.

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La redazione de L’Espresso ha dato mandato al Comitato di Redazione di «prendere ogni tipo di iniziativa a tutela del prestigio e dell’indipendenza della testata». In un comunicato congiunto il CdR e il sindacato Rsa hanno proclamato una giornata di sciopero il 20 dicembre. 

Le puntate precedenti

L’Espresso è stato venduto a marzo dal gruppo editoriale GEDI, passando a BFC Media, di proprietà di Danilo Iervolino, patron della Salernitana. La vendita aveva portato alle dimissioni del direttore Marco Damilano, a cui era succeduto proprio l’allora vicedirettore Lirio Abbate.

I presunti motivi

Il caso del licenziamento del direttore dell’Espresso Lirio Abbate ha suscitato poca attenzione sui quotidiani italiani. L’unico giornale a parlare della sostituzione di Abbate è stato il Fatto Quotidiano. A detta del Fatto, il nuovo proprietario dell’Espresso, molto attento alle sue relazioni con i poteri politici e finanziari, non avrebbe «apprezzato la linea critica adottata da L’Espresso in questi primi mesi del governo Meloni nei confronti della nuova premier, vorrebbe invece un giornale politicamente neutrale».

Dopo la vicenda Juventus, questo accaduto rappresenta un ulteriore caso in cui gli editori e i loro interessi provano a minare la linea, l’attività e l’indipendenza di un giornale.

Un’inchiesta sull’Amazzonia pubblicata su L’Espresso sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nell’articolo si citavano Exor e Cnh Industrial, due società di John Elkann, come principali finanziatori delle industrie brasiliane responsabili dei roghi nella foresta amazzonica. L’interesse di Iervolino sarebbe stato preservare il suo rapporto con Elkann, editore di Repubblica, con cui L’Espresso esce ancora in abbinamento. 

La notizia della rimozione di Abbate, come prevedibile, cade nel dimenticatoio su entrambi i quotidiani GEDI: La Stampa e la Repubblica. Quest’ultima gli dedica solo un piccolo box a piè di pagina 29, che somiglia più ad un lancio d’agenzia.

Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana proveremo a raccontarvi la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.

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