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La propaganda militare su TikTok

In rete girano video di soldatesse e soldati di bell'aspetto che puntano sull'horniness del pubblico. Sono le thirst trap.

Questo articolo parla di:

Sempre per la serie di notizie si apprendono attraverso i memes, perché, come sostiene la ricercatrice americana Jamie Withorne, «ci danno un senso di familiarità che le tensioni internazionali non hanno», ecco che mi sono imbattuto in questo meme di testo di un account americano che si chiama @fakelarrydavid in cui commentava in modo ironico la sua esperienza con le thirst trap dell’IDF, cioè le forze di “difesa” di Israele.

Questa è la definizione di thirst trap di Urban Dictionary: «Una fotografia sexy o un messaggio provocante pubblicato sui social media con l’intento di indurre gli altri a professare pubblicamente la propria attrazione». 

L’autore del meme prima cercava di esprimere un’opinione formata sul recente genocidio nella striscia di Gaza, citando lo psichiatra teorico della decolinizzazione Frantz Fanon, poi una volta viste queste trappole virava verso una posizione in cui le sue priorità erano salvare le beautiful ladies on both sides

Insomma, veniva intrappolato nel suo desiderio sessuale maschile. 

Il termine “military thirst trap” addirittura viene fuori in un tweet del 2019 dell’utente @badgalariii, ma viene e se ne va come il 99.9% dei tweet della storia. Solo nel 2021 si inizia ad analizzare il fenomeno per cui molti membri degli eserciti in giro per il mondo vengono considerati dei sex symbol dalla community di internet.  

Così per la prima volta su internet viene evidenziato il legame tra forze armate in sfilata e desiderio sessuale, su Twitter ci sono interi post che commentano delle sfilate di forze speciali, apprezzando i loro membri. 

Queste immagini però non hanno nessuna funzione propagandistica palese, anche se possono far nascere il sospetto che ci sia una volontà neanche troppo celata di rendere i membri di un esercito piacevoli alla vista per far dimenticare il loro vero scopo. 

Se cercate “La Legion” su google, uno dei primi risultati che vi appare è quella di uno dei soldati citati in uno dei thread di Twitter a cui facevo riferimento, che fa parte di un articolo del sito AS.com che fa notare l’eroticità della posa del militare.

Se poi continuate a leggere la storia de La Legion, scoprirete che è un corpo militare spagnolo di cui faceva parte Francisco Franco come secondo in comando e che, durante la guerra civile spagnola, si impegnava a sedare le rivolte dei lavoratori.

Il fenomeno esplode nello stesso anno con questo articolo di Rolling Stone, in cui l’autore si chiede perché i membri dell’IDF postano delle thirst trap

L’articolo analizza il profilo di Natalia Fadeev, una ragazza arruolata (@gunwaifu su TikTok) che per esempio recentemente ha postato per esempio due video in cui diceva: «se continuate a dire “Free Palestine” noi ebrei ce la prenderemo, adoriamo le cose gratis» e «Faremo diventare Hamas dell’hummus». 

Ora i video di Natalia Fadeev non sono più disponibili su Tik Tok, anche se ci sono account che ripubblicano i suoi video, da cui ho preso questi titoli. Rimane attiva su Twitter.

Non è la prima volta su internet che forze armate e desiderio sessuale si uniscono, su Twitter ci sono interi post che commentano delle sfilate di forze speciali, apprezzando i loro membri. 

Queste immagini però non avevano nessuna funzione propagandistica, anche se possono far nascere il sospetto che ci sia una volontà neanche troppo celata di rendere i membri di un esercito piacevoli alla vista per far dimenticare il loro vero scopo. 

Se cercate “La Legion” su google, una delle prime immagini che vi appare è quella di uno dei soldati citati in uno dei thread di Twitter a cui facevo riferimento, che fa parte di un articolo del sito AS.com che fa notare l’eroticità della posa del militare.

Se poi continuate a leggere la storia de La Legion, scoprirete che è un corpo militare spagnolo di cui faceva parte Francisco Franco come secondo in comando e che, durante la guerra civile spagnola, si impegnava a sedare le rivolte dei lavoratori.

La questione si è espansa anche all’armata più famosa del mondo, con un esempio eccellente attraverso la persona di Hailey Lujan. Nel 2022 lei si prende le luci della ribalta, perché i suoi Tik Tok e reel diventano un simbolo di come l’esercito americano tenta di reclutare i membri delle nuove generazioni. 

Secondo lei, essere nell’esercito è «il lavoro più figo del mondo».

I sospetti sul fatto che sia un’operazione psicologica di propaganda sono evidenti: perché secondo quanto si trova sul suo stesso profilo linkedin, Hailey Lujan viene pagata dal venerabile Us Army proprio per fare questo. È una psychological operations specialist, cioè lavora per muovere l’opinione pubblica a favore dell’esercito.

Sono nuove strategie per cercare di reclutare i giovani nei ranghi militari, a dimostrazione c’è questo video con un piccolo velo di ironia in cui c’è proprio Hailey Lujan che convince un giovane virgulto ad arruolarsi. 

Nel 2023 gli Stati Uniti hanno mancato il target di reclutamento del 15%, il vuol dire che gli mancano 10mila soldati attivi. L’anno prima addirittura del 25%. A quanto pare la propaganda militarista tradizionale non funziona più con le nuove generazioni. 

La mancanza di fiducia nell’esercito, che secondo Gallup viene condivisa dal 60% delle nuove generazioni (certo, meglio del Congresso che sta all’88%), sembra ormai insanabile. 

Dopo l’11 settembre 2001, l’esercito statunitense ebbe il miglior anno per il reclutamento di tutti i tempi. Successivamente, sono state decisive le conseguenze nell’immaginario delle due invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. L’ultima, basata su delle armi di distruzioni di massa che non esistevano, finita con la formazione dell’Isis prima e l’instabilità politica dopo; e la prima, condotta per una guerra al terrorismo urbi et orbi, finita con gli afghani che si appendono agli aeroplani nell’aeroporto di Kabul.

Tutti questi fattori hanno contribuito alla distruzione della fiducia nell’apparato militare americano. Forse devono provare ad aspettare dei nuovi shock economici per le fasce di reddito più basse. Quelli per reclutare funzionano sempre.

Siccome è un articolo su una storia di un fenomeno di internet, ecco il tweet che sintetizza tutto:

Anche l’account ufficiale dell’IDF usa la stessa strategia di questi account, che fa leva sull’horniness tendenzialmente della parte maschile. 

Il fatto che sia proprio l’account ufficiale dimostra che, su internet, non bisogna più mantenere nessuna apparenza di autorevolezza, come l’account ufficiale dell’Ucraina che posta il meme in cui descrive i vari tipi di mal di testa con l’ultima che è causato dal vivere vicino alla Russia.

Così i video dei balli delle soldatesse vengono subito riempiti di commenti che esprimono il loro sostegno a Israele o apprezzamenti sessuali.

La propaganda militare alla fine non si discosta molto dalla mera pubblicità, che ha sempre usato gli stratagemmi basati sull’appeal sessuale, dalla marca di tabacco Pearl nel 1871 fino a Oliviero Toscani e la Benetton.

Qui è più grave perché ciò per cui fanno pubblicità questi simpatici video è un esercito tra i più efferati nel mondo, che sta de facto radendo al suolo una striscia di terra dove cercavano di vivere circa due milioni di persone.

Ogni volta che leggo di questi metodi obliqui di propaganda, che per il privilegio di essere nato in una nazione che non ha una grande tradizione di militarismo avendo perso quasi tutti i conflitti (riuscendo comunque a compiere vari crimini di guerra), mi viene in mente il saggio di Jean Baudrillard “La guerra del Golfo non è mai accaduta” (si trova qui gratis).

In questo saggio composto da tre articoli, che ci tengo a precisare non ho mai letto tutti, viene esposta la teoria secondo cui la guerra tra Iraq e la coalizione guidata dagli Stati Uniti non fosse davvero una guerra, ma una serie di atrocità mascherate da “guerra” e che la copertura mediatica fosse così asfissiante che era impossibile distinguere tra il vero e il falso.

Applicare questa teoria agli eventi scaturiti dai fatti del 7 ottobre è fin troppo facile. 

 

«I media promuovono la guerra, la guerra promuove i media,

e la pubblicità compete con la guerra».

 

Ciò che accade sul suolo della martoriata Palestina diventa virtuale, qualcosa di inafferrabile. 

Il fatto che ci siano delle ragazze che ballano davanti alla telecamera sull’account ufficiale dell’esercito, i cui carri armati trucidano una bambina che aveva perso la gamba, rende tutto così ironico, così difficile da simbolizzare che ci rimanda in questo vuoto dove sembra che nulla accada perché non si capisce se bisogna arrabbiarsi, ridere o lasciarsi andare. 

di Lorenzo Pedrazzi (Lorenzo Pedrazzi)

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