Le feste esistono: conversazione con Cosmo e GNMR

In Italia si è diffusa una narrazione che molto spesso intende la festa come dispositivo rischioso, ridotto a forme di evasione e svago, da arginare o controllare. Cecilia Vecchio e Giuseppe Donatiello, psicologi attenti alle culture, ne sentono parlare come risposta all’individualismo che abita i contesti relazionali, lavorativi, familiari; una via d’uscita possibile dall’isolamento e dalla solitudine. Hanno chiesto a Marco Jacopo Bianchi, in arte Cosmo, e Gianmaria Coccoluto, in arte GNMR, che cosa rappresenta la festa per le nuove generazioni.

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Da qualche tempo in Italia si è tornato a parlare di festa: la domanda di aggregazione giovanile sembra uscita rinvigorita dalle chiusure del lockdown. Allo stesso tempo, nel panorama mediatico, si diffonde una narrazione che molto spesso intende la festa come dispositivo rischioso, ridotto a forme di evasione e svago, da arginare o controllare. Oggi ne sentiamo parlare, come psicologi attenti alle culture, come risposta all’individualismo che abita i contesti relazionali, lavorativi, familiari; una via d’uscita possibile dall’isolamento e dalla solitudine. 

Abbiamo chiesto a Cosmo Jacopo Bianchi, in arte Cosmo, e Gianmaria Coccoluto, in arte GNMR, che cosa rappresenta la festa per le nuove generazioni.

“L’aggregazione giovanile all’interno dei contesti musicali è un tema centrale”, esordisce GNMR. “Ci ritroviamo in un mondo molto diverso: le distanze tra le persone sono diminuite, siamo tutti più a contatto e allo stesso tempo siamo forse tutti più soli. La festa ha una rilevanza ancora più grande perché permette di riappropriarsi in modo sano dei rapporti sociali e di fare esperienza di condivisione e vicinanza. La musica penso sia il collante, la magia, che rende possibile una connessione così stretta, sia se parliamo di un concerto, sia di un club, sia di un rave”.

“Con la pandemia ci siamo accorti di quanto la questione sia vera”, prosegue Cosmo, “le occasioni di incontro si verificano sempre più in luoghi di passaggio o in cui si va a comprare. In questo scenario l’aggregazione che avviene grazie alla musica si è rivelata forse l’unico momento reale di socializzazione. La musica ti piazza lì e non c’è uno scopo in quello che sta succedendo, e questo lo trovo molto bello. Bisogna poi distinguere tra un rave e una discoteca. Quando ultimamente mi sono trovato in discoteca ho avuto delle brutte sensazioni per le dinamiche di sorveglianza all’interno, i prezzi altissimi, il modo pessimo in cui si beve. Come musicisti abbiamo una responsabilità rispetto al contesto che si crea attorno a noi e a chi ne fruisce. Ultimamente sto riflettendo sulla questione del coinvolgimento del pubblico proletario e sottoproletario, perché il più delle volte si organizzano feste per chi ha un accesso privilegiato alla cultura, escludendo un certo tipo di pubblico. Con Ivreatronic cerchiamo di evitare di organizzare feste in discoteche o simili ma è davvero difficile. Purtroppo in Italia gli spazi non sono pronti ad accogliere una certa visione di festa, anche per l’eccessivo uso della sicurezza al suo interno”.

Controllare, escludere, consumare sembrano le parole chiave di una cultura contemporanea problematica. Dall’altra parte, la festa: un contesto in cui il controllo lascia spazio al divertimento, allo scambio, all’esplorazione di modalità di rapporto alternative. GNMR ci dice che per lui: “l’uso eccessivo della sicurezza rende esclusiva e tesa l’esperienza del clubbing; all’estero non ne percepisci così tanto la presenza come in Italia, la gente è educata a stare insieme. Trovo molto più interessante quando senti una diversità tra le persone e i diversi strati sociali si amalgamano: un postino, un benzinaio, una commessa accanto ad un grafico, un manager; questo può succedere solo se si crea un senso di fiducia tra chi partecipa, limitando la presenza della sicurezza. Spesso poi prevalgono le dinamiche di speculazione e più che ad una festa si ha la sensazione di stare in un recinto”. “Esatto – interviene Cosmo – un recinto in cui si viene spremuti il più possibile per ricavare guadagni”.

GNMR
COSMO

Tornando sulla responsabilità di artisti, dj e organizzatori nella diffusione di una cultura della festa diversa e su quali problemi si incontrano, Cosmo afferma di sentirsi particolarmente responsabile in prima persona, perché “oltre alla questione anagrafica, negli ultimi anni ho acquisito ‘potere’ in questo senso. Mi interrogo ad esempio sul perché il modo in cui facciamo festa sia ancora una cosa da bianchi privilegiati. Se un evento ha un costo esorbitante, automaticamente si esclude qualcuno. Per questo penso sia giusto tenere i prezzi più bassi possibile all’ingresso e per bere. Anche lasciare in coda la gente un’ora al bar è una mancanza di rispetto enorme, magari perché il localaro di turno vuole risparmiare. Quando gli eventi sono organizzati male, chi partecipa rischia di essere ridotto alla sola dimensione di consumatore. In questi casi mi chiedo, ma a chi partecipa alla festa che cosa gli vuoi dare? Cosa gli vuoi trasmettere? Quando ho iniziato ad accorgermi della mia responsabilità ho iniziato a pensare: io che cavolo voglio fare, come voglio essere? Siamo in un momento storico critico – prosegue – perché molti club hanno chiuso; e quindi penso: con quel poco che c’è, cosa possiamo fare per far crescere luoghi che siano sani? Durante la pandemia c’è stata una sottovalutazione totale dell’importanza della dimensione sociale della festa da parte della politica e di conseguenza si è risvegliata la coscienza della sua importanza. Buona parte della scena musicale oggi questa consapevolezza ce l’ha, anche se tutto è tornato normale: la consapevolezza del gesto che compi facendo una festa è rimasta sedimentata”. “Abbiamo la responsabilità di offrire una visione musicale democratica e inclusiva, che abbracci le persone”, riprende GNMR. “Per esempio, mi piacerebbe che la consolle fosse al centro dei locali, come se la musica fosse un fuoco attorno a cui ballare. Il nome del dj dovrebbe essere meno importante ad esempio e lasciare più spazio alla musica e all’esperienza. Chi è dietro la consolle deve poi trovare una linea comunicativa verso chi è sul dancefloor; solo così si può lasciare qualcosa nelle persone, con umiltà, mettendo la musica in primo piano”.

 

La festa e lo spettacolo sembrano essere contesti contrapposti: per il modo in cui si sta insieme, per le interazioni possibili tra chi partecipa. “Capita di vedere eventi con visual giganti e produzioni piene di soldi”, dice Cosmo. “Poi zoom out e sono tutti immobili col cellulare. Nessuno partecipa godendosi l’esperienza. Sembra uno scenario distopico, mi fa paura. Sei sopraffatto dallo spettacolo, ma non è una festa. Per me il massimo sono le situazioni in cui ci sono 100 persone, la consolle è a terra e non si sa chi sta suonando. Con Ivreatronic facciamo così: entri al Bunker e vedi il logo, qualche luce, ma non vedi mai precisamente chi suona. Capita che qualcuno mi chieda: “hai suonato?” e io dico: “sì, ma che ti frega? Ti è piaciuto? E allora che ti frega se ho suonato proprio io?”.
GNMR annuisce e precisa che: “In questo modo vai nel club perché ti affezioni a una certa modalità di fare festa, a una certa vibe. Se ti affezioni alla festa più che a chi suona, può anche non piacerti la musica in un certo momento. Se ti piace la festa e la situazione che crea, è quella la vittoria più grande, no?”.

 

Immaginiamo futuri possibili. Dobbiamo sperare in una maggiore legittimazione sociale o restare lontani dalle luci del mainstream?  Per Cosmo è semplice, dice: “Ho in testa l’immagine di bucare una bolla: se pensi che stai sviluppando una bella cosa, allora è auspicabile che “infetti” anche il resto della società. Spesso ho partecipato a situazioni all’avanguardia ma la sensazione era di essere in una bolla. Le oasi devono esistere, essere coltivate ma devono trovare una modalità per diffondere il loro spirito. La mia generazione ha una responsabilità, ma penso siano i più giovani a dover guidare questo processo. Le nuove generazioni hanno coscienza delle questioni ambientaliste, delle diseguaglianze economiche e politiche; è giusto che organizzino i loro spazi e seguano le loro intuizioni”. GNMR aggiunge che “dal post Covid si è avviato un processo: i giovanissimi, che hanno perso due anni di socialità, hanno reagito. C’è stata un’ottima risposta nel dire: ci hanno tolto questo tempo e ce lo riprendiamo. Bisogna avere la forza di aprirsi il più possibile perché se il messaggio è positivo è solo un bene che si diffonda, che contrasti momenti collettivi estranianti, inquinati. Le poche persone che hanno questa attitude serve che si guardino e si dicano: facciamolo su larga scala. Non dobbiamo essere solo noi, perché da soli non possiamo andare da nessuna parte. Bisogna credere in se stessi, nel proprio collettivo, nei propri amici, coinvolgere”.

 

Bisogna contagiarsi allora, come un virus: una parola cara alla storia della musica elettronica. “L’elettronica dai suoi inizi si è diffusa proprio come un virus contagiando tutti”, riprende GNMR, “è una musica democratica: davanti al sound system spariscono le distanze e si diventa un’unica cosa”. Interviene Cosmo: “La viralità è l’essenza della nostra epoca, e questo purtroppo riguarda anche la diffusione di idee razziste e fasciste. La contro-arma è una viralità di segno opposto. Non è una lotta facile, ma non dobbiamo neanche sentirci sconfitti. Adesso si va forse verso un periodo oscuro. Poi penso a cosa è venuto fuori dopo la seconda guerra mondiale, lì non è finita l’umanità, anzi. Quindi scegliamo le armi, affiniamo le armi. Come diceva il buon Mark Fisher: Choose your weapon”. 



di Cecilia Vecchio (Cecilia Vecchio),Giuseppe Donatiello (Giuseppe Donatiello)

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