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L’amore ai tempi delle dating app

Come il capitalismo ha cambiato il nostro modo di amare

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In un’epoca dove crisi e velocità influenzano l’essere umano come non mai, è inevitabile che si crei una confusione nell’ambito delle relazioni, già di per sé caratterizzato da molteplici sfumature: difatti, la liquidità delle logiche sentimentali a cui si arriverà dopo suggerisce di prestare molta attenzione per comprendere questa condizione centrale, universale che è l’amore.

Svariate prospettive sono state teorizzate a proposito dell’origine del nostro bisogno di amare: da una parte si pensa che l’amore sia relativo all’inconscio, in cui il desiderio turba la persona per farle abbracciare questa novità; d’altra parte, esiste l’idea che alcune narrazioni socio-culturali suscitino nel soggetto il desiderio di amare e che, quindi, l’esperienza amorosa sarebbe mediata. 

A prescindere da tali approcci, per capire di che cosa si tratti l’amore può essere utile seguire il suggerimento contenuto nel saggio All About Love di bell hooks, in cui la studiosa femminista dice che le “definizioni” sono la base di partenza irrinunciabile per l’immaginazione: senza di esse, infatti, il rischio è di fraintendere il concetto e attribuirgli situazioni e comportamenti violenti ed abusivi. In ogni caso, si può partire da un assunto: l’amore entra, in modo spontaneo o meno, nella nostra vita. 

 

Parlare di amore oggi, nella post-modernità, implica la fuoriuscita da istanze rigide quali il colpo di fulmine o la scena originaria d’amore, che tuttavia permangono nel senso comune e nella concezione individuale. Lontano dall’amore romantico e distruttivo dei romanzi ottocenteschi, ma anche dalla plasticità affettiva di serie tv e film sentimentali, l’amore oggi è l’unico luogo in cui il soggetto può esprimersi in modo libero. Eppure, questo luogo subisce il duplice impatto di teorie economiche e scelte amorose irrazionali: entrano in gioco la razionalizzazione dei sentimenti, svolte nel corteggiamento e nella scelta del proprio partner attraverso algoritmi. Ne consegue una radicalizzazione dell’individualismo, che porta poi a un malessere collettivo e, in generale, a una disillusione frequente verso la possibilità di una relazione densa di fiducia e duratura. Subentra una dinamica performativa, che oscura gli slanci di desiderio amoroso e trasforma l’espressione della propria sfera affettivo-sentimentale in un qualcosa simile a un’esperienza lavorativa; così l’amore diviene determinante per la propria realizzazione, ma al contempo (quasi) impossibile, perché nella relazione si cerca la realizzazione di sé attraverso l’altra persona. 

La degenerazione di questo paradosso – come insegna lo psicanalista Erich Fromm – sta nell’affermazione di sé e nell’annullamento dell’altro individuo: quando una scelta passionale devia dall’immedesimazione con la persona amata, segue la via del possesso. Si estingue la passione, perché, sotto questa forma, è solo amore per sé; e se l’altro soggetto accetta e asseconda questa voglia di possesso Fromm, in L’arte di amare, ci dice che «Si forma un’alleanza a due contro il mondo, e questo egoismo a due è scambiato per amore e intimità»

 

Se le narrazioni dell’industria culturale contemporanea continuano a propinare scenari e modelli di un amore come forza armonizzante prevaricante – vedesi Bridgerton – la realtà sentimentale che si sta vivendo (o subendo) è individualizzata, tecnicizzata e competitiva. Una realtà che colpisce forte le nuove generazioni: in seguito al Covid e al sistema neoliberista, gli individui giovani sono sempre spinti alla solitudine. In aggiunta, un senso generalizzato di fatigue segna il modus operandi odierno, che ha la sua causa in una coercizione delle conformazioni del desiderio dei giovani utile alla loro socialità e al quotidiano. Il riflesso sentimentale di queste generazioni è la nascita di formule inserite in tale scenario di libertà e individualismo. Spicca tra le molte  “situationship”, da intendersi come una sorta di simulazione delle relazioni tradizionali senza impegno, ma con le medesime paure individuali e di coppia. Può essere una dinamica momentanea o la definizione del rapporto. In ogni caso, le etichette che cercano di fare chiarezza risultano allo stesso tempo limitanti per le molteplici possibilità di relazione, acuite da quella ricerca della perfezione urlata dalla società neoliberista che carica di aspettative le nuove generazioni.

Dal confronto tra fantasia e realtà, risuona forte una e una sola parola: dubbio. Lungi dall’etichettare l’amore come un’entità che rispecchia la scivolosità dei sentimenti, la sua impossibilità e la propria natura fatta di mattoni culturali, l’amore costeggia gli argini delle più importanti domande, evitando di lasciare per strada dogmi da introiettare per forza. Occorre, riprendendo di nuovo Fromm, viverlo con causalità, ricevendone sia ciò che si sa che l’ignoto. Si può abbracciare il caso, interpretandolo come destino; esistono tanti modi di amare, di confrontarsi con i propri desideri, con la dimensione della coppia e del prendersi cura. 

L’uomo come animale sociale e l’influenza dei social

In molti dipingono l’avvento dei social come il momento in cui la serenità di ogni coppia (già formata o futura) deve scontrarsi con la facile sostituibilità di ognuno dei componenti. Siamo costantemente esposti a migliaia di stimoli, a migliaia di volti, messaggi, like, reaction. Avances magari accettate per gioco, che finiscono per lusingare davvero persone magari già impegnate, con bassa autostima, o un rapporto poco soddisfacente. O solo per la bellezza di sentirsi desiderati da qualcun altro. 

Secondo una ricerca, durante il lockdown il numero di tradimenti si è moltiplicato, in quanto la chiusura forzata ha spinto le persone a iscriversi a canali social e siti d’incontri. La ricerca condotta da Incontri-ExtraConiugali.com (sito dedicato a chi è in cerca di una storia al di fuori della relazione) infatti evidenzia come il numero di persone propense a tradire sia slittato in alto raggiungendo anche il 78% in città come Roma e Milano. Ma, secondo uno studio della Pew Research negli Stati Uniti, le nuove tecnologie sarebbero invece un’aggiunta notevole alle relazioni, soprattutto tra adolescenti. Al contempo, però, potrebbe esserci il grosso rischio di non saper più riconoscere la bellezza di costruire un rapporto di persona, di sentire sempre meno il bisogno di vedersi, amplificando così la pigrizia che porta già a cercare la soluzione più rapida e meno onerosa, fosse anche solo sostituendo delle parole con una emoji durante una conversazione, perdendo così in maniera sempre più graduale la capacità di dare valore delle relazioni e rendendo sempre più raggiungibile l’ideale di libertà da legami seri che possano in qualche modo costituire sicurezza e routine in una società che oggi è sempre più aperta a nuove esperienze. Minore sarà lo sforzo per costruire qualcosa, meno ci peserà sostituirlo. A proposito di ciò, il sociologo Zygmunt Bauman dichiara che «Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta”, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupolo».

Ma i social non l’unico fattore che sta modificando le relazioni di oggi. Con il tempo le persone stanno cominciando a spogliarsi degli schemi che costituivano fino a poco tempo fa uno stigma, un tabù, e dunque è crescente il numero di chi si apre a nuove realtà relazionali, come l’anarchia relazionale, relazione aperte, relazione poliamorosa, swinging, triadi. Di invariato resta la voglia di condividere qualcosa con l’altro, che è di certo parte della natura umana, in quanto l’uomo ha un estremo bisogno di socialità, come anche Aristotele, Hegel e altri filosofi hanno sostenuto, essendo l’uomo un animale sociale. Ma in molti hanno spesso bisogno dell’altro per sentirsi apprezzati per il nuovo modello di società performativa nel quale siamo immersi e sono ciclicamente impegnati o alla ricerca. 

Chi non lo fa è in balia di diverse varianti: dall’impegno lavorativo e alla dedizione alle proprie attività, fino ad arrivare alla percezione di un eventuale partner come “un peso” a cui dover dare conto, un qualcosa che preclude altro. Ma c’è anche chi vuole solo divertirsi e trarre il massimo da ogni incontro solo per puro svago, vedendo una relazione come una forte limitazione in base alla propria percezione e soggettività. Un altro fattore incidente è quello di aspettarsi dagli altri ciò che noi per primi non riusciamo a dare, riponendo negli altri l’aspettativa senza avere nei loro riguardi una comunicazione chiara dei propri bisogni e delle proprie emozioni. Discutendo con diverse persone, è possibile notare che laddove potrebbero esserci i presupposti per costruire qualcosa, non nasce nulla per la poca chiarezza e la poca comunicazione. Di questi tempi l’amore di rado sa nascere e ancora più di rado sa durare, o almeno questa è la percezione superficiale che ne ricaviamo. La dottoressa Lucia Cavallo spiega in un suo articolo le motivazioni per cui questo avviene, che sono un’inevitabile conseguenza del consumismo: la velocità con cui acquistiamo, consumiamo beni e li rimandiamo indietro quando non vanno bene ci proietta in un mondo impersonale, funzionale e comodo che si riflette anche nelle relazioni. C’è poi la paura di soffrire, l’idealizzazione dell’altro e l’incapacità e la poca volontà di interfacciarsi con la parte umana e imperfetta dello stesso. A fronte di ciò, l’unica arma per contrastare l’intorpidimento graduale dei sentimenti è quella di conoscersi a fondo, non in coppia, ma bensì come individuo. Prendersi del tempo per sé, senza condizionamenti sociali, senza il bisogno sfrenato di pubblicare contenuti finalizzati unicamente ad avere risposte da persone che potrebbero interessarci, cedere la propria ristretta visione della donna o dell’uomo ideale e ciò non vuol dire accontentarsi, bensì non porsi dei limiti e regalarsi qualcosa in più di ciò che ci concede la nostra mente. E infine, imparare a riconoscere nell’altro il giusto valore, che lo contraddistingue da chiunque altro, e lo rende non solo unico nella presenza, ma anche insostituibile nei sentimenti e nelle sensazioni che ci provoca.  

Amare oggi 

In un mondo che gira così velocemente, è possibile fermarsi e fare una pausa senza sentire di perdere tempo? Entrare oggi in un legame emotivo o fisico sembra essere diventato molto più complicato e impegnativo. Viviamo in una complessa rete di relazioni così opaca che spesso non sappiamo cosa vogliamo o non riusciamo a comprendere i nostri sentimenti.

La nostra quotidianità è costellata di molte responsabilità: contatti sociali, lavoro e stress da tempo libero sono tutti accompagnati da una pressione costante sulle nostre spalle, ovvero quella di raggiungere qualcosa. Vogliamo fare il massimo nel minor tempo possibile e allo stesso tempo essere qualcuno, non scomparire nella folla, non essere un nessuno alla fine della giornata. Siamo spinti a essere perfetti, a perseguire un obiettivo che non potremo mai raggiungere, perché “essere perfetti” è l’antitesi dell’umanità. La meritocrazia contribuisce all’alienazione del nostro corpo e delle persone intorno a noi. È una corsa incessante, poiché il sistema è orientato al proprio profitto, alla crescita e al consumo di beni. Siamo educati all’egoismo, l’amore spesso non ha spazio in questo sistema perché non porta profitto, riprendendo nuovamente L’arte di amare di Erich Fromm.                                     

La domanda da porci è, legandoci al saggio Umano troppo umano di Friedrich Nietzche nel quale il filosofo scrive «C’è una profonda saggezza nei nostri sentimenti, che la ragione non conosce, siamo ancora in grado di ascoltare solo i nostri sentimenti?». Se desideriamo emozioni forti, è perché spesso sono scomparse dalla nostra vita così organizzata. Anche negli appuntamenti, questa scintilla di eccitazione può svanire dopo il primo incontro. Sostituiamo le persone non appena pensiamo che ci sia la possibilità di vivere qualcosa di più, di incontrare qualcuno di più interessante o attraente. Quindi non ci prendiamo del tempo, perché consideriamo il prendere tempo come un lusso. Quando lo facciamo, è sempre pianificato a tavolino, con esercizi di consapevolezza di ogni tipo ora sempre più onnipresenti. Passare del tempo da soli, senza compiti, o incontrare qualcuno senza avere un altro impegno, è diventato l’eccezione, come conferma Hartmur Rosa in Social Battery: Cos’è l’energia sociale?. Dovremmo invece passare più tempo con noi stessi e con le persone che amiamo o che vorremmo amare. L’amore sembra qualcosa da cercare e, se si ha fortuna, da trovare. In realtà, l’amore è lavoro, come spiega Erich Fromm in L’arte di amare: «Amare non è un termine, è un agire, una cosa da imparare». È un impegno, ma chi ha tempo oggi di imparare qualcosa di nuovo e di lavorare costantemente su di sé e sulle relazioni? Se si vuole iniziare ad amare, a conoscere qualcuno di estraneo, ciò significa non poter seguire temporaneamente le consuete routine quotidiane, essere esposti.  

È la casualità, come direbbe Hannah Arendt in Vita Activa, anche se la nostra società cerca di contrastarla, che sarà sempre parte della vita e dell’essere umano. Dovremmo imparare a non pianificare tutto in anticipo, a non giudicare. Secondo la studiosa l’unica cosa che può aiutare a lasciarsi andare in una situazione insolita con una persona sconosciuta è la fiducia. Fidarsi significa prendersi del tempo, nonostante le paure, i dubbi e le incertezze, per aprirsi, ascoltare di nuovo consapevolmente il proprio corpo e i propri sentimenti. La conseguenza di questo aprirsi è la vulnerabilità.               

Una parola forte e spaventosa, perché essere vulnerabili significa non solo aprirsi all’altra persona e affrontarla, ma anche aprirsi a se stessi. In un sistema lavorativo sempre più meccanizzato, in cui gli algoritmi organizzano e valutano il nostro lavoro e la nostra persona, gli esseri umani sono diventati in molti campi delle “macchine” e devono funzionare, come sottolinea Simone Weil già nel 1943 in Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale. Siamo soli, seguiamo procedure e non possiamo comunicare o persino iniziare a mettere in discussione. Il nostro valore sul mercato è la nostra prestazione e il nostro aspetto – la vulnerabilità non ne fa parte. 

di Pia Zehner (Pia Zehner),Maurizio Massa (Maurizio Massa),Valentina Sbrescia (Valentina Sbrescia)

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