SCOMODO N50 - PRESENTE

Lottare

31 ottobre 2023

Nel pensare alla lotta ci viene in mente la parola cura prima della parola conflitto. Una buona parte di noi guarda alla lotta come una pratica positiva che costruisce una società intrecciata in cui nessuno è lasciato a se stesso.

Legare la lotta alla cura non è scontato, pensare che il conflitto non sia il primo strumento per ottenere ciò che desideriamo è un argomento problematico. Per trasformare le battaglie in cui crediamo nel nostro terreno di lotta è necessario porre al centro le persone che subiscono violenze o discriminazioni sistemiche, rinunciando quindi alla nostra posizione di privilegio. Ma siamo sicuri che questo approccio, non antagonistico, non riveli solo un’altra forma di privilegio? Sembra emergere con forza una prospettiva in cui la messa in discussione di sé stessi è il primo passo nella costruzione di una realtà alternativa.  

Le persone

Mattia Amadei

Mattia Amadei 

18 anni 

Vivo a Parma

Sono una persona molto curiosa, mi appassiono facilmente a tantissime cose e ho tanti interessi. Suono il pianoforte, ultimamente ho iniziato a fare fotografia e mi piace tantissimo.

 

In che fase della tua vita sei ?

Faccio l’ultimo anno di Liceo Classico, ho già nel mirino alcuni corsi universitari e non vedo l’ora di lasciarmi la dimensione della scuola alle spalle, voglio avere più tempo per sviluppare i miei interessi e magari rendere qualcuno di essi un lavoro. 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Da poco più di un anno, sono entrato per curiosità e perché volevo scrivere di più è sempre meglio, confrontarmi con ragazz* provenienti da altri ambiti e con esperienze diverse dalla mia

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Io cerco sempre di trovare i miei spazi ma non mi piace stare troppo comodo, in ogni caso mi sento accolto e credo di poter crescere in questo modo.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Credo che l’organizzazione di più eventi decentrati rispetto alle redazioni per poter raccogliere insieme la comunità di Scomodo, lettori e partecipanti attivi sarebbe una cosa fantastica.

Andrea Carcuro

Andrea Carcuro 

22 anni 

Vivo a Padova 

Studio a Padova, ma la mia città natale è Potenza. Un Lucano (si gli abitanti della Basilicata si chiamano così, e gli anni al nord mi costringono a specificarlo) ma calcisticamente napoletano. Molti mi considerano un boomer perché oltre ad avere problemi di cervicale sì, leggo ancora i giornali.

 

In che fase della tua vita sei ?

Nella fase in cui comprendi che qualcosa sta cambiando, che entri in un terreno - convenzionalmente definito dei “più grandi - che prima guardavi solo dall’esterno facendo viaggiare l’immaginazione 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono in Scomodo da ormai quasi 4 anni e ci sono entrato perché sentivo la necessità di un confronto che andasse oltre la mia comfort zone. Un’occasione per sfidarmi e comprendere cosa volessi fare davvero: fare della scrittura giornalistica la mia personale (ma soprattutto con Scomodo collettiva) forma di attivismo politico

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi sento parte di un potenziale in via di espansione (non di estinzione come molt* spesso etichettano la nostra generazione). Fiducioso che si possano realmente cambiare le cose, ognun* con le proprie particolarità. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Di maggiori mezzi e occasioni (dall’esterno) per plasmare al meglio le nostre idee. 

Giacomo Fabbri

Giacomo Fabbri

28 anni 

Vivo a Roma 

 

Sono Multimedia Designer, Professore universitario e Direttore dello Sviluppo Digitale per Scomodo. 

 

In che fase della tua vita sei ?

Sono in fase crescente, confusa ma entusiasmante.



Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Conosco Scomodo da sempre ma faccio parte della famiglia da circa un anno. Sono entrato perché sentivo il bisogno di ricominciare a lavorare su progetti che avessero un impatto reale concreto sulla società.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Vivo in uno spazio che non mi accoglie ma che ha sufficiente malleabilità da poter scavare per creare i miei spazi e, quando possibile, degli spazi collettivi di cura.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo ?

Scomodo ha bisogno di ampliarsi e riprodursi. Deve cambiare perché possa essere lo stesso che è stato per alcuni ma per altri, in un mondo che è cambiato e cambierà.

Renato Luciano

Renato Luciano 

16 anni 

Vivo a Napoli

Sono un militante liceale di Napoli. Milito da più di un anno nel collettivo della mia scuola e da qualche mese frequento Unione degli Studenti

 

In che fase della tua vita sei ?

Liceo

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Ho partecipato alla riunione "Lottare", sentivo il bisogno di trovare uno spazio dove dare forma ai miei pensieri nella maniera migliore.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Trovo tutti gli ambienti militanti come accoglienti. Per esempio in ogni centro sociale, che si vada per un'assemblea o uno spettacolo, tutti ti sorridono e ti fanno sentire a tuo agio. Viceversa gli altri ambienti, a partire da quello scolastico, sono del tutto chiusi e sento di non avere poco spazio per la mia soggettività.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Essendo entrato da poco nel progetto, sarebbe supponente pretendere di dare lezioni a chi fa questo da svariati anni. Forse il tentativo da fare dovrebbe essere quello di diventare l'espressione di una narrazione d'alternativa, nel piatto e univoco piano del discorso italiano.

Giuliano Marconcino

Giuliano Marconcino

28 anni 

Vive spesso a Roma

 

Ecobiologo romano con troppe passioni per definirsi semplicemente ecobiologo. Interessato a tutte le forme artistiche, a cui cerco di contribuire nel modo più piacevole per me in giro per il globo. Attualmente professore di scienze alle superiori.

 

In che fase della tua vita sei ?

Transitoria, come per tutto il resto della vita

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Seguo Scomodo nelle sue varie attività da sempre, ora sto dentro vari progetti da poco meno di un anno. Scomodo permette di condividere idee con altri, analizzarle ed attuarle

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi vivo il presente, in base a come ho vissuto il mio passato, e questo credo ognuno di noi. Molte condizioni del presente, come ad esempio i social o varie situazioni geopolitiche, le sento molto lontane da me, ma questo fa sì che io possa ben decidere da che parte stare e come vivermi la vita, cercando di migliorare me, i luoghi che vivo e chi mi sta accanto. Quindi sicuramente anche se con molta respinta, cerco di trovarmi in spazi e momenti accoglienti

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Curare significa lottare, questo è quello che noi insieme a scomodo facciamo. Quindi non penso che Scomodo abbia bisogno di altro perché stiamo crescendo insieme e siamo una comunità, che spero si allarghi sempre di più

Cecilia Pellizzari

Cecilia Pellizzari 

24 anni 

Vivo a Roma 

Sono un'aspirante giornalista, faccio volontariato dentro Scomodo da quasi quattro anni e da poco lavoro sempre per Scomodo come caporedattrice. Ho studiato filosofia all'università: la triennale a Milano e la magistrale a Roma, dove mi sto laureando ora con una tesi in filosofie femministe. I gender studies sono il mio principale interesse che cerco di portare avanti in più piani della mia vita possibile.  

 

In che fase della tua vita sei ?

Mi sto laureando e sto cominciando un lavoro: l'etichetta rassicurante di "studentessa universitaria" mi sta scivolando via senza che io possa in nessun modo ricucirla a me. Studiare è sempre stato il mio porto sicuro, e adesso che devo mettere in pratica quello che ho imparato vivo un mix di elettricità e agitazione che i sentimenti che provo più spesso in questa mia fase della vita

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Da quattro anni. Sono entrata perché la redazione di Roma era venuta a fare una presentazione del progetto a Milano a cui ho partecipato. Sono entrata "per dare una mano dove avete bisogno" e poi ho capito che la scrittura era il motivo che mi teneva dentro il progetto, motivo per cui ho continuato per tutto questo tempo a scrivere

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

L'essere entrata dentro Scomodo mi ha fatto trovare un luogo accogliente in cui poter esprimere quello che volevo. Non è sempre stato così. Ad oggi non mi mancano spazi di espressione e anche i luoghi fisici che abito mi accolgono  

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che sia fondamentale una presenza di Scomodo nelle piazze e nei momenti collettivi che altre organizzazioni come la nostra creano e vivono. Siamo poco in dialogo con altre realtà, non siamo presenti ai cortei se non quelli che ci interessano strettamente. Vorrei uno Scomodo che si facesse comunità anche con altre comunità e non si isolasse all'interno del suo spazio o del suo giornale

Angela Perego

Angela Perego 

22 anni 

Vivo in provincia di Monza 

Studio Giurisprudenza all'Università Statale di Milano. Amo scrivere e raccontare storie da quando sono piccola, e mi piacerebbe che questa diventasse un giorno la mia professione

 

In che fase della tua vita sei ?

Sinceramente? Non ci sto capendo nulla, ma sto imparando a darmi tempo e a non considerare come un fallimento il fatto di aver intrapreso un percorso di studi che non mi soddisfa al 100% 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Ho scritto per la prima volta per il numero 45. Seguivo il progetto dai primi anni di Università e ho deciso di entrare a farne parte per dare il mio contributo in una realtà che ricalca la mia idea di informazione e di attivismo 

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Che mi respinge, per lo più. L'ambiente universitario che vivo è ricco di realtà studentesche, che però non sono per nulla valorizzate dall'amministrazione e dunque incontrano moltissime difficoltà per svolgere le proprie attività e restano invisibili. L'università - che è l'ambiente che sto vivendo maggiormente - si riduce dunque spesso alla frequenza dei corsi e a quelle che agli esami vengono fatte vivere come vere e proprie performance. Ricercare dei luoghi come Scomodo, dunque, in cui ci sia spazio anche per il tentativo, per l'errore, per l'umanità di ciascuno, è fondamentale per me. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che ci sia bisogno di un radicamento sempre più profondo nel tessuto delle città in cui vivono quelle persone che Scomodo lo fanno tutti i giorni. La presenza a Spin Time, ad esempio, penso che sia riuscita a cambiare effettivamente, almeno un po', la realtà di una città come Roma, offrendo quotidianamente a moltissime persone uno spazio di socializzazione, confronto, decompressione, e in cui lavorare insieme per un cambiamento è davvero possibile. Non vedo l'ora che lo stesso accada anche a Milano e in tante altre città italiane. 

Beatrice Puglisi

Beatrice Puglisi

22 anni 

Vivo a Milano

Studio e ho due lavori, perché nella vita non so scegliere. Amo l'arte in tutte le sue forme. Sono una ballerina professionista, la danza è il mio modo di esprimermi insieme alla scrittura. Adoro i gattini!

 

In che fase della tua vita sei ?

Sto finendo gli studi, sto lavorando e forse proprio in questi giorni mi sto innamorando

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono dentro scomodo da 4 anni. Quando sono entrata cercavo un posto dove scrivere e questo sembrava proprio il posto giusto. Ho sempre partecipato anche alle assemblee in presenza perchè amo il confronto con gli altri e amo stare insieme alle persone

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Finalmente la Redazione Intanto! (Dopo? A Milano)

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che Scomodo debba intrecciarsi sempre di più, parlare sempre di più e farsi strada insieme a tutte le persone che gli stanno dietro. Però forse è proprio questo il problema, dovremmo farci un passo più avanti, e prendere posto non dietro uno schermo ma come volti delle nostre parole scritte su carta.

Idarah Umana

Idarah Umana 

22 anni 

Vivo a Monza 

Sono una persona curiosa e solare. Amo scrivere e mangiare bene, anche se non so cucinare 

In che fase della tua vita sei ?

La fase dei vent'anni. Molto felice ma pur sempre in una fase di mezzo complicata 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Da Novembre 2020

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Penso che il mio presente sia fatto di una costante ricerca di uno spazio accogliente in cui poter stare e respirare. è un tratto della mia vita, in verità, positivo, perché questo desiderio mi ha permesso di inventarmi sempre nuovi modi per stare nel presente e conoscere meglio i miei limiti, nonché i modi per stare bene. Mi ha permesso di essere dinamica, di un dinamismo coerente, che con il tempo ha preso una propria forma. Oggi so riconoscere gli spazi in cui sto bene, nonché le persone che questi spazi li vivono. Penso sia un grande traguardo perché mi fa vivere più serenamente la provincia da cui provengo, quando la vita mi ci riporta con forza. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Tante persone che credono nel progetto e che possano dare vita a queste idee.

Beatrice Sofia Urso

Beatrice Sofia Urso 

22 anni 

Vive a Siena 

Sono una studentessa-lavoratrice. Vivo in chiave politica ogni aspetto della mia quotidianità. Prendo tanti treni. Faccio cose, vedo gente. 

 

In che fase della tua vita sei ?

Sono in una fase di scoperta e definizione del mio futuro. Un po' di sabbie mobili sotto ai piedi e un po' di convinzioni troppo solide davanti agli occhi. Troppo giovane per qualcosa, e già troppo ''adulta'' per qualcos'altro.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Ho scritto per la prima volta con Scomodo nell'estate 2023. Non sono poi stata tanto presente per via dei continui spostamente, impegni universitari e lavorativi. Spero a breve di riprendere più intensamente. Sono entrata nel progetto perché credo fortemente in un giornalismo indipendente e costruito dal basso. Mi piace come Scomodo fa questo. E' molto ganzo. 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Vivo in una città che non mi accoglie per nulla. Gli spazi che mi accolgono e stimolano non sono fisici o comunque più vicini a me come un tempo. Il presente è precario, forse più del futuro. Sto iniziando a pensare che la sola chiave per salvarsi è la cura.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Cura, allargamento e comunità sono temi così trasversali e potenzialmente intersezionali che dirne altri potrebbe essere fuorviante secondo me. Non credo che Scomodo abbia bisogno di altro, piuttosto di scoprire e fondersi sempre di più con le pluralità fisiche e personali che vi transitano.