SCOMODO N50 - PRESENTE

Crescere

30 ottobre 2023

Nella freneticità che caratterizza il nostro presente spesso si fa difficoltà a fermarsi e fare un bilancio dello stato del proprio percorso di crescita personale, relazionale e lavorativo. Crescere richiede sempre del tempo, come lo richiede riconoscere chi si sta divenendo. Crescere per molti significa avere il coraggio di mettersi in gioco senza condizionamenti, mentre per altri è quell’occasione che permette di misurare le proprie idee. Quell’iniziale non sentirsi all’altezza che si trasforma in una maggior comprensione di sé stessi e delle sfide di cui dobbiamo farci carico come generazione nel corso di tutta la nostra vita.

Le persone

Mattia Amadei

Mattia Amadei 

18 anni 

Vivo a Parma 

Sono una persona molto curiosa, mi appassiono facilmente a tantissime cose e ho tanti interessi. Suono il pianoforte, ultimamente ho iniziato a fare fotografia e mi piace tantissimo.

 

In che fase della tua vita sei ?

Faccio l’ultimo anno di Liceo Classico, ho già nel mirino alcuni corsi universitari e non vedo l’ora di lasciarmi la dimensione della scuola alle spalle, voglio avere più tempo per sviluppare i miei interessi e magari rendere qualcuno di essi un lavoro. 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Da poco più di un anno, sono entrato per curiosità e perché volevo scrivere di più è sempre meglio, confrontarmi con ragazz* provenienti da altri ambiti e con esperienze diverse dalla mia

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Io cerco sempre di trovare i miei spazi ma non mi piace stare troppo comodo, in ogni caso mi sento accolto e credo di poter crescere in questo modo.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Credo che l’organizzazione di più eventi decentrati rispetto alle redazioni per poter raccogliere insieme la comunità di Scomodo, lettori e partecipanti attivi sarebbe una cosa fantastica.

Giulio Bartolini

Giulio Bartolini

20 anni 

Vivo a Cerreto Guidi

Attualmente frequento il secondo anno di Scienze Politiche presso l'Università degli studi di Firenze. A luglio 2023 ho pubblicato la mia opera prima, "Le belle parole". 

 

In che fase della tua vita sei ?

Sto cercando invano una stabilità, che temo possa privarmi di una certa libertà, ma vedrò dove mi condurrà tutto questo pensare, senza aver paura di sporcarmi. 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono dentro Scomodo da settembre 2021 e sono entrato dopo aver trovato un luogo che poteva unire la voglia di scrivere con l'attività politica e sociale.

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Inattuale. Personalmente credo di trovare il mio spazio in questo tempo. Non so se è lo spazio che mi respinge o forse son semplicemente io che non so cosa voglio. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Di allargare i propri confini. Forse ne ho più bisogno io che Scomodo. Dovrebbe uscire dagli spazi di Roma e Milano. Ne ha bisogno Scomodo e ne abbiamo bisogno noi.

Andrea Carcuro

Andrea Carcuro 

22 anni 

Vivo a Padova 

Studio a Padova, ma la mia città natale è Potenza. Un Lucano (si gli abitanti della Basilicata si chiamano così, e gli anni al nord mi costringono a specificarlo) ma calcisticamente napoletano. Molti mi considerano un boomer perché oltre ad avere problemi di cervicale sì, leggo ancora i giornali.

 

In che fase della tua vita sei ?

Nella fase in cui comprendi che qualcosa sta cambiando, che entri in un terreno - convenzionalmente definito dei “più grandi - che prima guardavi solo dall’esterno facendo viaggiare l’immaginazione 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono in Scomodo da ormai quasi 4 anni e ci sono entrato perché sentivo la necessità di un confronto che andasse oltre la mia comfort zone. Un’occasione per sfidarmi e comprendere cosa volessi fare davvero: fare della scrittura giornalistica la mia personale (ma soprattutto con Scomodo collettiva) forma di attivismo politico

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi sento parte di un potenziale in via di espansione (non di estinzione come molt* spesso etichettano la nostra generazione). Fiducioso che si possano realmente cambiare le cose, ognun* con le proprie particolarità. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Di maggiori mezzi e occasioni (dall’esterno) per plasmare al meglio le nostre idee. 

Beatrice Chartroux 

Beatrice Chartroux 

19 anni 

Vivo a Roma

Frequento scienze politiche e relazioni internazionali alla Sapienza e spero di poterci fare qualcosa. Mi piace scrivere, leggere, viaggiare, circondarmi di persone che mi fanno ricordare quanto può essere bello essere umani. Faccio parte di Scomodo da quasi un anno.

 

In che fase della tua vita sei ?

Sono in una fase della mia vita in cui sono su una barca senza remi e tanta corrente. Mi lascio trasportare dal vento e nel frattempo cerco di capire che direzione sto prendendo.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Faccio parte di Scomodo da poco, quasi un anno. Conosco questa realtà da tanti anni, il giornale veniva distribuito nei licei e divorato da tutt*. Frequentando la redazione mi sono poi innamorata della ‘gente di Scomodo’. Ragazzi e ragazze con tante idee, tanta voglia di fare e di creare cose nuove, di vivere uno spazio comune e tirarne fuori cose belle. Personalmente ho sempre amato osservare il mondo che ci circonda e provare a comprenderlo, per poter tutti nel nostro piccolo provare a cambiare ciò che ancora va sistemato. Scomodo ti dà questo: la speranza che una comunità possa davvero, nel suo piccolo e grande, fare la differenza.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Vivo in uno spazio che muta alla velocità della luce. Esiste il presente che respinge e che accoglie, ma esistono in sinergia, in ogni ambito della vita. All’interno di Scomodo vivo un momento e uno spazio che accoglie non solo me, ma tante realtà diverse, miriadi di ragazz ogni giorno, associazioni, idee e iniziative. Facendo ciò respinge tutto quello che di questa accoglienza è nemico, la paura dell’altro e la staticità.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che Scomodo abbia necessità di rivolgersi a chi non vuole ascoltare, vedere, comprendere, lottare. Una comunità forte e coesa è stata creata e va creandosi ogni giorno di più, ma c’è sempre chi rimane indietro. A chi rimane indietro bisogna rivolgersi: coinvolgere e convincere. 

Giacomo Fabbri

Giacomo Fabbri

28 anni 

Vivo a Roma 

Sono Multimedia Designer, Professore universitario e Direttore dello Sviluppo Digitale per Scomodo. 

 

In che fase della tua vita sei ?

Sono in fase crescente, confusa ma entusiasmante.



Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Conosco Scomodo da sempre ma faccio parte della famiglia da circa un anno. Sono entrato perché sentivo il bisogno di ricominciare a lavorare su progetti che avessero un impatto reale concreto sulla società.

 

 

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Vivo in uno spazio che non mi accoglie ma che ha sufficiente malleabilità da poter scavare per creare i miei spazi e, quando possibile, degli spazi collettivi di cura.

 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo ?

Scomodo ha bisogno di ampliarsi e riprodursi. Deve cambiare perché possa essere lo stesso che è stato per alcuni ma per altri, in un mondo che è cambiato e cambierà.

Renato Luciano

Renato Luciano 

16 anni 

Vivo a Napoli

Sono un militante liceale di Napoli. Milito da più di un anno nel collettivo della mia scuola e da qualche mese frequento Unione degli Studenti

 

In che fase della tua vita sei ?

Liceo

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Ho partecipato alla riunione "Lottare", sentivo il bisogno di trovare uno spazio dove dare forma ai miei pensieri nella maniera migliore.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Trovo tutti gli ambienti militanti come accoglienti. Per esempio in ogni centro sociale, che si vada per un'assemblea o uno spettacolo, tutti ti sorridono e ti fanno sentire a tuo agio. Viceversa gli altri ambienti, a partire da quello scolastico, sono del tutto chiusi e sento di non avere poco spazio per la mia soggettività.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Essendo entrato da poco nel progetto, sarebbe supponente pretendere di dare lezioni a chi fa questo da svariati anni. Forse il tentativo da fare dovrebbe essere quello di diventare l'espressione di una narrazione d'alternativa, nel piatto e univoco piano del discorso italiano.

Lea Negroni

Lea Negroni 

25 anni 

Vivo a Roma 

Nasco e cresco a Parma, ma mi trasferisco a 19 anni a Roma con l'idea di voler intraprendere un percorso di studi giuridici. Duro un anno, poi realizzo che non era la strada giusta per me. Cambio, senza aver la minima idea di che percorso voler intraprendere, scelgo a caso, e scelgo la facoltà di lingue dove mi laureo dopo tre anni. Appurato che non volevo proseguire gli studi linguistici, mi rendo conto di come la parte che più mi aveva appassionato del mio corso di studi era quella di stampo umanistico. La letteratura, la storia, la semiotica erano tutte discipline che mi interessavano e che volevo approfondire. Così mi iscrivo ad un corso magistrale in editoria e scrittura di cui sto frequentando il secondo anno. Una cosa certa su di me, mi piace cambiare e misurarmi sempre con nuovi progetti e nuove iniziative. Mi interesso di antropologia, sociologia, storia e di tutto ciò che ha a che fare con l'arte. Roma mi piace da morire, e la considero in tutto e per tutto la mia città.

 

In che fase della tua vita sei ?

Sicuramente in una fase di crescita e cambiamento. Da un lato mi sento soddisfatta delle basi che sto consolidando per il mio futuro, dall'altra sono ancora alla ricerca di un obbiettivo. Procedo per tentativi, provando ad intraprendere percorsi che penso possano arricchirmi e aiutarmi a delineare meglio le mie capacità e perché no, anche divertirmi.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Entro in Scomodo un anno fa, a settembre 2022. Conoscevo da ben prima il progetto e ho sempre ammirato l'impegno dimostrato nel voler dar voce ad una generazione che per molti aspetti è sempre sembrato dovesse restare inerme di fronte a scelte altrui. Decido di entrarne a far parte in un mio momento di transizione: avevo appena terminato un percorso di studi universitario in lingue e mi apprestavo ad iniziarne uno in editoria. Scomodo rappresentava per me anche un ingresso in un mondo che avevo in qualche modo scelto anche dal punto di visto accademico, ed è stato soprattutto in un primo momento un banco di prova per misurare le mie capacità.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Per molti aspetti penso che questo presente non riesca ad accogliere, o per lo meno, io da questo presente non mi sento accolta. Non mi sento accolta non solo in quanto donna, ma in quanto persona. Penso alle disuguaglianze, a quanto lavoro c'è ancora da fare per far in modo che abbia inizio una rivoluzione culturale che faccia del concetto di accoglienza il suo punto principale. I fatti di cronaca più recenti, il femminicidio di Giulia Cicchettin, non solo testimoniano quanto ancora siamo lontani dalla creazione di un nuovo discorso culturale,  ma anzi, mostrano quanto ancora si fatica anche solo a riconoscere l'esistenza di un problema di genere di cui questo tragico evento,  insieme alle altre centinaia di omicidi dei mesi scorsi, è palese conseguenza. Ed è sempre in occasione di questi dolorosi accadimenti che si apre un vaso di Pandora che ci palesa come quella narrazione comune semplicistica resti predominante. è un presente inospitale, senza ombra di dubbio. Per questo bisogna lavorarci, bisogna creare un dialogo non polarizzante, non provocatorio, ma capace di creare ponti e di portare alla riflessione. E penso che scomodo serva anche a questo, a creare momenti di riflessione collettiva e ad adottare punti di vista differenti. 



Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso sia importante il riuscire man mano ad ampliare i propri spazi geografici, così da essere presenti sempre in più città. Sia come base fisica che magari, come già è avvenuto in diverse occasioni, in forma itinerante

Cecilia Pellizzari

Cecilia Pellizzari 

24 anni 

Vivo a Roma 

Sono un'aspirante giornalista, faccio volontariato dentro Scomodo da quasi quattro anni e da poco lavoro sempre per Scomodo come caporedattrice. Ho studiato filosofia all'università: la triennale a Milano e la magistrale a Roma, dove mi sto laureando ora con una tesi in filosofie femministe. I gender studies sono il mio principale interesse che cerco di portare avanti in più piani della mia vita possibile.  

 

In che fase della tua vita sei ?

Mi sto laureando e sto cominciando un lavoro: l'etichetta rassicurante di "studentessa universitaria" mi sta scivolando via senza che io possa in nessun modo ricucirla a me. Studiare è sempre stato il mio porto sicuro, e adesso che devo mettere in pratica quello che ho imparato vivo un mix di elettricità e agitazione che i sentimenti che provo più spesso in questa mia fase della vita

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Da quattro anni. Sono entrata perché la redazione di Roma era venuta a fare una presentazione del progetto a Milano a cui ho partecipato. Sono entrata "per dare una mano dove avete bisogno" e poi ho capito che la scrittura era il motivo che mi teneva dentro il progetto, motivo per cui ho continuato per tutto questo tempo a scrivere

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

L'essere entrata dentro Scomodo mi ha fatto trovare un luogo accogliente in cui poter esprimere quello che volevo. Non è sempre stato così. Ad oggi non mi mancano spazi di espressione e anche i luoghi fisici che abito mi accolgono  

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che sia fondamentale una presenza di Scomodo nelle piazze e nei momenti collettivi che altre organizzazioni come la nostra creano e vivono. Siamo poco in dialogo con altre realtà, non siamo presenti ai cortei se non quelli che ci interessano strettamente. Vorrei uno Scomodo che si facesse comunità anche con altre comunità e non si isolasse all'interno del suo spazio o del suo giornale

 

Angela Perego

Angela Perego 

22 anni 

Vivo in provincia di Monza 

Studio Giurisprudenza all'Università Statale di Milano. Amo scrivere e raccontare storie da quando sono piccola, e mi piacerebbe che questa diventasse un giorno la mia professione

 

In che fase della tua vita sei ?

Sinceramente? Non ci sto capendo nulla, ma sto imparando a darmi tempo e a non considerare come un fallimento il fatto di aver intrapreso un percorso di studi che non mi soddisfa al 100% 

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Ho scritto per la prima volta per il numero 45. Seguivo il progetto dai primi anni di Università e ho deciso di entrare a farne parte per dare il mio contributo in una realtà che ricalca la mia idea di informazione e di attivismo 

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Che mi respinge, per lo più. L'ambiente universitario che vivo è ricco di realtà studentesche, che però non sono per nulla valorizzate dall'amministrazione e dunque incontrano moltissime difficoltà per svolgere le proprie attività e restano invisibili. L'università - che è l'ambiente che sto vivendo maggiormente - si riduce dunque spesso alla frequenza dei corsi e a quelle che agli esami vengono fatte vivere come vere e proprie performance. Ricercare dei luoghi come Scomodo, dunque, in cui ci sia spazio anche per il tentativo, per l'errore, per l'umanità di ciascuno, è fondamentale per me. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che ci sia bisogno di un radicamento sempre più profondo nel tessuto delle città in cui vivono quelle persone che Scomodo lo fanno tutti i giorni. La presenza a Spin Time, ad esempio, penso che sia riuscita a cambiare effettivamente, almeno un po', la realtà di una città come Roma, offrendo quotidianamente a moltissime persone uno spazio di socializzazione, confronto, decompressione, e in cui lavorare insieme per un cambiamento è davvero possibile. Non vedo l'ora che lo stesso accada anche a Milano e in tante altre città italiane. 

Matteo Petrillo

Matteo Petrillo 

21 anni 

Vivo a Baranello 

Sono una persona molto curiosa e spesso mi fisso su un argomento che avevo ignorato fino a quel momento. 

 

In che fase della tua vita sei ?

Dopo la laurea andrò a fare una magistrale fuori dal Molise

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono dentro Scomodo da questo gennaio. Sempre partecipato a distanza, sono entrato perché volevo dare il mio piccolo contributo a un progetto così importante in Italia

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Sono legato al mio territorio ma la mancanza di stimoli mi costringe ad andarmene.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Rafforzare la forza attrattiva del progetto al di fuori dei grandi centri. Nelle periferie e nelle province c'è molta solitudine. 

Maria Paola Pizzonia

Maria Paola Pizzonia 

Ho 27 anni 

Vivo a Roma 

Sono una pubblicista (quasi) e studio all'università. Mi piace leggere, il cinema e gli animali!

 

In che fase della tua vita sei ?

Chiudo il percorso universitario e faccio il concorso per giornalista: che fase è? Costruire, immagino

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Mi piace come funziona la "macchina" di Scomodo, l'ho conosciuto perchè ho preso casa vicino a spin time qualche tempo fa



Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi sento in entrambe le posizioni: sento che la scelta è mia, rispetto a dove voglio essere 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Scomodo si sta adattando alla sua crescita, il consiglio che penso è che debba immaginare questo costante movimento e non cristallizzarsi

Katherina Ricchi

Katherina Ricchi 

19 anni 

Vive a Bologna 

Parlo tantissimo, quando mi sembra di parlare troppo sfogo la logorrea su carta. Non sempre trovo le parole giuste, quindi studio Lettere per capire chi invece le ha trovate. Se ognuno ha una scala di priorità, sul mio podio c'è il gelato, Google Maps e diritto dell'informazione.

 

In che fase della tua vita sei?

Lo studio, che per diciannove anni non ha fatto che rassicurarmi con le sue risposte, adesso mi sta bombardando di domande. Ho vissuto il trasferimento da una realtà di provincia a grande città universitaria più di un anno fa, ma è una transizione che fatico a percepire come conclusa. Se crescere significa capire che non è scontato trovare il proprio posto nel mondo, allora sto davvero crescendo.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono entrata in Scomodo nell'autunno del 2021. Alle spalle avevo un'esperienza editoriale che era l'esperienza editoriale che può avere una ragazza di sedici anni, ma da cui avevo tratto ben poco oltre allo sconforto. Mi sono avvicinata a Scomodo per dare alla mia passione e alle mie ambizioni lavorative una seconda possibilità.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi piace pensarmi volenterosa di costruire uno spazio e un tempo che mi possano accogliere, senza pretendere un'accoglienza garantita dal fatto di essere qui e ora. Credo che accogliere il mio spazio e il mio tempo sia necessario a far sì che l'approccio sia reciproco. Sotto quest'ottica, è tutto una figata.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Credo che possiamo impegnarci nella cosa più difficile per il giornalismo e per la società italiana, cioè capire l'altro. Inserire un dialogo preliminare alla lotta, un invece sì per ogni no che diciamo, un confronto che sia Scomodo per noi, prima di tutto.

Giulia Riva

Giulia Riva 

22 anni 

Vivo a Besana in Brianza 

Lettura e scrittura sono da sempre stata la mia passione: da ragazzina scrivevo moltissimo, soprattutto narrativa, ma gli anni del liceo sono stati un momento molto complesso e doloroso per me, durante il quale ho dovuto fare i conti con molti irrisolti della mia vita e questo mi ha fatto perdere il contatto con me stessa e con la scrittura come forma di liberazione e divertimento. Le cose sono cambiate con l'università, soprattutto superati gli anni della pandemia: a quel punto sono entrata nel giornale universitario della Statale, che mi ha consentito di riavvicinarmi alla scrittura sperimentando nel giornalismo e combinandola così con le altre mie due grandi passioni, la storia e l'attualità. Proprio in questi giorni mi sono laureata presso la facoltà triennale di Storia e sto ora frequentando la facoltà magistrale di Scienze Politiche: è un percorso che per me ha senso proprio perché credo che contesto e radici storiche siano imprescindibili per poter davvero capire il mondo.

 

In che fase della tua vita sei?

In una fase di crescita e sperimentazione: dopo anni di "blocco" sento oggi una profonda fame di vita e conoscenza, mi sembra che il tempo non basti mai.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono in Scomodo da poco meno di un anno: sono entrata nel progetto perché volevo mettere alla prova la mia passione per la scrittura e il giornalismo in un contesto più ampio ed eterogeneo rispetto a quello cui ero abituata, per scoprire nuove modalità di lavoro, incontrare altre persone e imparare. Ero molto stimolata anche dall'idea di lavorare per la prima volta per un numero cartaceo. 

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Da un punto di vista privato, rispetto al contesto familiare, di amicizie e universitario, mi sento accolta e "a casa", nonostante io abbia molte insicurezze e tutt'oggi il rapporto con me stessa non sia sempre facile. Ampliando però lo sguardo, vedo un mondo che respinge la nostra generazione e i nostri bisogni, che vengono costantemente sminuiti dalle generazioni precedenti e da una classe politica priva di alcun tipo di lungimiranza. Nonostante gli sforzi e i sacrifici che facciamo quotidianamente, non vedo molte possibilità per noi: un mondo del lavoro improntato allo sfruttamento, un'estrema gerarchizzazione sociale oltre che una cultura profondamente patriarcale, nessun tipo di intervento volto ad arginare la crisi climatica, tensioni internazionali in costante aumento. 

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Ancora più occasioni di dialogo e incontro, al di là dei contesti di Roma e Milano (anche se so che è difficile) e in orari più accessibili: spostarsi con i mezzi in città la sera tardi mi fa paura e così rinuncio a molti eventi.

Gaia Russo

Gaia Russo 

25 anni

Vivo a Napoli 

Sono una persona curiosa, mi faccio tante domande, mi piace scoprire cose nuove, parlare e discutere con le persone e ascoltare quello che hanno da dire, leggere, imparare. Eterna bambina con la sindrome di Peter Pan, femminista.

 

In che fase della tua vita sei ?

Sono in una fase di ricerca della mia voce e di uno spazio sicuro.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

È da un anno che sono entrata in Scomodo. Fu una scelta impulsiva quella di iniziare questo viaggio, conoscevo già il lavoro della Redazione e mi piaceva. In particolare ho deciso di partecipare al progetto perché credevo che mi aiutasse a crescere come giornalista. Così è stato. Inoltre, ho potuto scoprire e collaborare con una comunità che ha a cuore i luoghi in cui vive e cerca di migliorarli, di riappropriarsene.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

E' un presente diverso da quello che immaginavo da bambina. Ci sono due spazi che vedo e vivo: uno più cattivo, chiuso e complicato, un altro più accogliente e voglioso di cambiare le cose. Se mi chiudo nei miei luoghi sicuri sento accoglienza, se mi affaccio al mondo reale lo sento respingente. In questo presente mi sento un po' persa proprio a causa di questa ambivalenza.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Non penso che Scomodo abbia bisogno di altro oltre a questo. Sento che abbia bisogno più di ogni altra cosa di allargare gli spazi uscendo da Roma e Milano per creare comunità anche altrove.

Lorenzo Santagata

Lorenzo Santagata 

20 anni 

Vivo a Vercelli

Frequento la facoltà di Filosofia e Comunicazione all' Università del Piemonte Orientale a Vercelli, e sono un grande appassionato di musica, in particolare hip-hop. Adoro leggere e scrivere in prosa, anche se vorrei essere più costante in questo: per ora, la mia attenzione si sta focalizzando sulla scrittura di testi rap e lettura dei brani di altri rapper, a volte mi spingerei a dire quasi studio. Il mio tentativo è poi quello di eseguire ciò che scrivo nella maniera qualitativamente migliore e più interessante possibile,ma ritengo di essere ancora in una fase di evoluzione e crescita: mi sento fortunato ad aver incontrato, lungo il mio percorso, persone che credono in me ed in cui credo molto,non solo artisticamente parlando. Oltre le "velleità artistiche", comunque,i miei interessi sono legati maggiormente alla Filosofia e alla Storia, oltre che alle scienze sociali ed al mondo dell' informazione. Per finire , mi ritengo un fuorisede abbastanza atipico, poiché sono nato e cresciuto in una cittadina come Potenza per 19 anni, per poi non "emigrare" per studi in una grande città: la mia scelta è stata senza dubbio singolare, ma sono al secondo anno di una triennale e sto trovando per adesso la mia dimensione qui in Piemonte. Amo gli anelli di cipolla fritti, i fumetti e la pioggia che batte sul tetto e le finestre mentre sei al calduccio nella tua stanza.

 

In che fase della tua vita sei ?

Stancante, sfidante ed esigente, ma colma di soddisfazioni, stimoli ed arricchimento. Mi sento,inoltre, stranamente in controllo di me stesso.

 

Da quanto tempo sei dentro Scomodo e perché sei entrato/a nel progetto ?

Sono in Scomodo da circa 8/9 mesi, e sono entrato nel progetto perché ero affamato di confronto con una realtà lavorativa reale per quanto riguarda la professione che, in futuro, vorrei esercitare: quella della giornalista. Infatti per me, come detto anche durante gli incontri, Scomodo rappresenta un'opportunità di crescita e formazione costante, non solo professionale ma soprattutto personale. Ho ritenuto e ritengo questa, fra le tante cose, una "palestra" adatta sia ad iniziare a pubblicare, che apprendere ciò che viene prima della pubblicazione di un articolo, ed i requisiti di cui ho bisogno per prendervi parte in maniera ottimale. Sono stato, inoltre, attratto dal modo di fare informazione di Scomodo, che si presenta come accessibile e chiaro fin dal primo approccio, ed unisce questo ad un'attenzione notevole per l'approfondimento secondo fatti e fonti scelte con cura. Il tutto conservando un taglio riconoscibile ed originale.

 

Come ti senti rispetto a questo presente? 

Vivi un momento e uno spazio che ti accoglie o ti respinge? 

Mi sento molto gratificato, valorizzato e soddisfatto. Credo di vivere in un momento ed in uno spazio da cui mi sento accolto e che mi dà modo di evolvere in tanti ambiti della mia vita, nonostante le difficoltà: anzi, forse direi che è proprio grazie alle difficoltà ed alla fatica riscontrate nella costruzione di una mia rete sociale, relazionale ed universitaria/lavorativa che tutto assume ancora più valore.

 

Abbiamo parlato di lotta come cura, di crescita come allargamento dello spazio e della persona, di abitare come pratica fondamentale per creare una comunità. 

Cosa pensi che il qui e ora di Scomodo abbia bisogno oltre a questo?

Penso che ci sia bisogno di uno sguardo maggiore alle piccole realtà ed ai piccoli centri, dove proprio i concetti di lotta, crescita ed abitare per come li intende Scomodo sono ignorati o travisati