Dopo il violento terremoto del 2023 che ha colpito il sud-est della Turchia, Istanbul e i suoi 16 milioni di abitanti non sono più gli stessi: c’è chi dorme con il fischietto d’emergenza al collo, chi ha ricevuto notifica di sfratto immediato perché l’edificio non è più ritenuto a norma, e chi abbandona il proprio appartamento in centro in uno stabile degli anni ‘70 per cercare rifugio in palazzine appena costruite in periferia. Intanto i prezzi immobiliari continuano a salire, anche se non è chiaro quali siano le costruzioni destinate a sopravvivere














Da decenni gli esperti sono d’accordo: il terremoto che verrà raderà al suolo la città. Eppure, negli ultimi vent’anni, il governo centrale del partito del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha privilegiato progetti di trasformazione urbana che hanno reso la città un cantiere a cielo aperto: i quartieri si svuotano e le fila infinite di grattacieli lussuosi appena costruiti restano sfitte. Nelle periferie più marginali, tra le case sgangherate che il governo sentenzia come a rischio elevato con il solo scopo di autorizzare progetti di speculazione edilizia, gli abitanti ricevono avvisi di sfratto, si scontrano con la polizia e intentano cause per resistere agli espropri.
Per dar vita all’inchiesta su mappe e dati della giornalista investigativa Sofia Cherici, il fotografo Federico Ambrosini ha attraversato, per decine di chilometri, i vicoli della metropoli. Alternando scatti da terra e prospettive aeree, le immagini svelano i paradossi della città: le gecekondu (letteralmente, case sorte in una notte) dei quartieri meno abbienti si scontrano con i volumi dei grattacieli di Fikirtepe; gli spazi vuoti tra i palazzi, generati dai cantieri edili, invadono il centro, mentre alle finestre si moltiplicano gli annunci immobiliari.
Un viaggio nei quartieri di Istanbul che tira le somme di vent’anni di trasformazione urbana, mettendo alla prova la promessa di sicurezza del governo.
Questo progetto è stato realizzato con il supporto di Journalismfund Europe.

Una photo story a cura di:
Sofia Cherici, giornalista investigativa indipendente di base a Istanbul
Federico Ambrosini, fotografo e videomaker indipendente
