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La nuova anima de L’Unità divide il panorama giornalistico italiano

Dal 16 maggio 2023, dopo anni difficili, è tornato in edicola L’Unità, lo storico quotidiano di sinistra fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Pur avendo rappresentato uno dei punti di riferimento del panorama giornalistico italiano per decenni, le ultime vicende che hanno visto protagonista la testata hanno smorzato l’interesse dei restanti quotidiani italiani nei confronti di questo grande ritorno.

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A 6 anni di distanza dall’ultima chiusura, il 6 giugno 2017, e dopo il fallimento della sua società editrice nel 2022, lo storico quotidiano, fondato nel 1924 da Antonio Gramsci e per anni giornale di riferimento per il Partito Comunista italiano, è stato acquistato dalla Romeo Editore, proprietaria anche de Il Riformista. Alla direzione de L’Unità troviamo Piero Sansonetti, nel valzer di panchine che ha portato Matteo Renzi alla direzione dell’altra testata del gruppo Romeo.

Sansonetti ha presentato il ritorno della testata citando direttamente il suo fondatore, Antonio Gramsci: «come indicato da Gramsci, L’Unità continuerà a essere dalla parte dei più deboli. Pur mantenendo sempre netta la propria indipendenza, L’Unità sarà vicina al Pd, principale forza politica della sinistra, e al pensiero di Papa Bergoglio». Interrogato sulla nuova linea editoriale, ha poi risposto: «se dovessi definire in pochi termini questa nuova versione de L’Unità, direi che sarà un quotidiano garantista, socialista, cristiano, liberale».

Il manifesto è molto critico e ospita una lettera aperta dei giornalisti dell’Unità «che denuncia l’operazione dietro il ritorno della testata».

«Il 18 aprile l’Unità tornerà in edicola. Ma senza le giornaliste e i giornalisti che la storica testata della sinistra hanno difeso e fatto vivere anche negli anni bui e dolorosi della sua chiusura. In questo nuovo progetto editoriale noi, lavoratori dell’Unità licenziati nei giorni scorsi dal curatore fallimentare, semplicemente non esistiamo. Cancellati». La redazione dell’Unità, infatti, sarà per lo più composta dagli ex giornalisti de Il Riformista a guida Sansonetti.

Un giornale privo della sua anima, quello che descrivono, su Il manifesto, gli ormai ex giornalisti dell’Unità, perché privato della sua parte essenziale, ossia i suoi lavoratori. Un caso più unico che raro.

«L’abnegazione e i sacrifici con cui noi giornalisti e poligrafici ci siamo battuti per tenere in vita il giornale, unici, assieme alla Federazione nazionale della stampa e alle associazioni regionali, a denunciare la vivisezione della testata e dei suoi archivi. Siamo stati gli unici a pagarne le conseguenze. Il 3 giugno 2017 l’Unità è stata chiusa per le scellerate scelte dell’editore Pessina, nel silenzio complice del Partito Democratico che ne deteneva una quota e alla quale ha poi rinunciato senza darne neanche comunicazione al Cdr», si legge nella lettera. Una vicenda che stride fortemente con i valori e gli ideali che hanno sempre contraddistinto l’Unità.

Ha fatto discutere – ma trovando poco spazio sui quotidiani – il licenziamento della giornalista Angela Azzaro, candidata alla direzione dell’edizione online del quotidiano, emblematico della nuova gestione. Licenziata perché «superflua e non strettamente necessaria», la giornalista ha raccontato la vicenda alla redazione di PrimaOnline scagliandosi contro la nuova linea del giornale. «Venerdì sono stata cacciata dalla redazione. Come se fossi una ladra, come se vivessimo in un mondo senza diritti, in cui la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori può essere calpestata senza nessuna remora. Garantisti con tutti, fuorché con le lavoratrici e con i lavoratori».

Un’altra vicenda che ha animato un certo dibattito è l’avvento di una nuova firma su l’Unità: Valerio Fioravanti, ex terrorista nero e già collaboratore in passato de il Riformista.

Il Fatto Quotidiano riporta l’indignazione dei parenti delle vittime di Bologna, in relazione alla nuova attività pubblicistica dell’ex terrorista, «esponente dei Nuclei armati rivoluzionari, neofascista ed eversivo, nonché autore della strage alla stazione».

Sansonetti in un editoriale sull’Unità difende la scelta e individua il «conformismo dilagante» come la causa principale della polemica: «non trovo non dico una ragione, ma nemmeno un centesimo di millesimo di ragione per immaginare di dover esercitare una censura nei confronti di Fioravanti. E infine perché ho sempre apprezzato quel brano della Bibbia che ci racconta di quando Dio si schierò a protezione di Caino». Tesi supportata da il Foglio (quotidiano che ospita dal 2016 la penna di Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua condannato come mandante dell’omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi): «il ritorno alla vita non violenta è una vittoria della comunità».

Lo spostamento apparente di un oggetto causato da un cambiamento di posizione dell’osservatore è un effetto ottico noto come parallasse. Parallasse è anche il nome della rassegna stampa critica di Scomodo. Attraverso questo concetto vogliamo descrivere il relativismo nelle interpretazioni dei fatti che caratterizza l’industria dei media in Italia. Commistioni politiche e partigianerie, rivalità fra editori, influenze degli inserzionisti. Ogni settimana proveremo a raccontarvi la genesi di una notizia, nel contesto della crisi strutturale del giornalismo italiano.

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