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La neo-censura degli USA

Nelle classi e nelle biblioteche scolastiche statunitensi migliaia di testi vengono messi al bando per ragioni ideologiche. Perché gli Stati Uniti stanno ricorrendo alla censura?

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Entrare in una biblioteca per richiedere in prestito un libro e scoprire che è stato bandito sembra uno scenario distopico. ma non lo è. Si tratta di quanto sta accadendo sempre con frequenza sempre maggiore negli Stati Uniti. 

Dopo le esperienze di censura degli anni ‘80, il fenomeno della censura libraria negli USA è tornato a crescere, inasprendosi e legandosi di frequente alle correnti e ai movimenti conservatori sovente appartenenti alla destra. 

Sempre più spesso genitori e associazioni (para-)politiche richiedono la rimozione di libri dalle biblioteche e dai curricula scolastici con l’obiettivo di limitare l’esposizione dei più giovani a tematiche da loro considerate scomode come la sessualità, l’identità di genere e le storie relative alle minoranze. 

Tale forma di attivismo rientra nel più generale movimento di controllo-attacco alla cultura che movimenti politici tentano di portare avanti da ormai diverso tempo. Questa onda conservatrice si scontra chiaramente con i valori democratici non solo degli USA, ma anche delle destre nazionaliste in genere, mostrando come sia evidente che a volte la democrazia può  piegarsi agli interessi di pochi. 

Ma al di là dell’inquadramento politico del fenomeno, che è chiaro e gioca un ruolo fondamentale nella sua analisi, gli effetti di questa pratica sono seri e preoccupanti, soprattutto in considerazione di un suo aumento, come indicano le stime. 

La censura dei libri: un attacco all’istruzione e alla cultura

La censura dei libri diventa un attacco dettato dell’etica di pochi, se non addirittura di un singolo. Gli effetti di una tale aggressione all’educazione, e di conseguenza alla libertà, sono diversi e colpiscono trasversalmente strati diversi della popolazione. Sono soprattutto le fasce meno agiate e più vulnerabili a risentirne: da un lato i principali bersagli sono gli studenti che non solo si vedono negati il diritto di accedere a larghe porzioni di cultura per decisione altrui, ma sono anche limitati nella loro crescita culturale e nello sviluppo di una sana curiosità; dall’altro gli educatori e i bibliotecari devono lavorare in ambienti difficili, costantemente osservati dall’occhio indagatore di novelli tribunali dell’inquisizione che con pene che vanno dalle multe all’incarcerazione, asseriscono il loro potere. Non può poi certamente passare inosservato l’attacco indiretto verso gli autori stessi, i quali sempre più spesso si schierano apertamente contro queste pratiche, che vanno ad inficiare la loro libertà di espressione e stampa e dunque il Primo Emendamento. Un fatto gravissimo in quello che dovrebbe essere il paese simbolo di democrazia e libertà. 

I contenuti messi al bando

Nell’aprile dello scorso anno Pen America, un’organizzazione che difende la libertà di espressione attraverso la letteratura e il rispetto dei diritti umani, ha pubblicato un rapporto sulla censura dei libri nell’anno scolastico 2022-23 intitolato Banned in the USA: The Growing Movement to Censor Books in Schools. Qui viene sottolineato che dal 1° luglio 2022 al 31 giugno 2023, sono stati registrati 3362 casi di divieto di lettura nelle biblioteche delle scuole pubbliche statunitensi (33% rispetto all’anno precedente) in 153 distretti di 33 Stati. Tra questi 103 distretti sono repubblicani e rappresentano l’88% di tutti i casi.  Il maggior numero di divieti di lettura, oltre il 40%, si sono verificati nei distretti scolastici della Florida con 1406 casi. Seguono Texas (625 proibizioni), Missouri (333), Utah (281) e Pennsylvania (186), Carolina del sud (127).

L’ingente aumento rispetto all’anno precedente è probabilmente dovuto alla revisione da parte dei distretti delle loro politiche per proibire determinati tipi di contenuti. Le tematiche oggetto di censura riguardano i libri che contengono scene di violenza o di abusi sessuali, argomenti relativi alla salute dei giovani (malattie mentali, bullismo, suicidio, abuso di sostanze, benessere sessuale, pubertà), personaggi appartenenti a minoranze etniche o sessuali e temi razziali o LGBTQIA+. Quest’ultime due tipologie di contenuti sono sempre più oggetto di censura. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad un aumento della soppressione di libri che trattano esperienze identitarie di soggetti emarginati. Lo stesso accade anche per gli autori. Un esempio lampante di questa tendenza è rappresentato da Gender Queer di Maia Kobabe, un libro di memorie basato sull’esplorazione personale dell’identità di genere, che è stato bandito più volte in ben 26 distretti.

I libri che affrontano argomenti difficili per i giovani sono quelli più bersagliati perché percepiti come “inappropriati”. Le richieste di rimozione utilizzano termini come “dannosi” o “osceni” in riferimento a temi che riguardano l’intersezionalità, la violenza o l’uso di sostanze stupefacenti. Tra i libri più banditi vi sono Flamer di Mike Curato, The Handmaid’s Tale: a Graphic Novel di Margaret Atwood e Renée Nault e Sold di Patricia McCormick. Anche diversi romanzi e racconti di Ellen Hopkins sono stati rimossi in 52 distretti perché trattano l’utilizzo di droghe tra i giovani. La scrittrice affronta questi argomenti proprio per sensibilizzare riguardo all’abuso di sostanze in seguito ai problemi di tossicodipendenza della figlia. Addirittura, le opere di Martin Luther King, James Baldwin, il Diario di Anna Frank sono passate al vaglio. 

Privare i giovani di questi approfondimenti significa negare loro uno spazio di esplorazione e di comprensione rispetto alle situazioni difficili che esistono nella realtà. Le storie di contesti problematici sono state scritte appositamente per aiutare i giovani lettori ad acquisire una maggiore consapevolezza. D’altronde la letteratura serve per comprendere meglio il proprio mondo. La censura ostacola la loro libertà.

I gruppi di difesa e le leggi statali

I vari gruppi conservatori che promuovono il divieto di lettura utilizzano una retorica iperbolica e fuorviante che stigmatizza come “pornografico”, “indecente”, “inadeguato all’età” tutto ciò che non rientra nel loro sistema di valori. I gruppi nazionali di difesa più attivi sono Moms for Liberty, Citizens Defending Freedom e Parents’ Rights in Education. Sebbene siano presenti rispettivamente in Florida, in Texas e Georgia, e in Oregon, operano in 32 dei 33 Stati rappresentati nell’Indice dei divieti e sono responsabili di 2912 casi di divieto di lettura in ben 124 distretti su 153. L’unica eccezione è rappresentata dallo Utah, dove vi è un altro gruppo di difesa, Utah Parents United. La maggior parte di questi distretti (98) sono a guida repubblicana e sono affiliati ad uno o più dei gruppi sopracitati.

Queste organizzazioni formano una rete di individui che condividono mirate strategie su piattaforme online. Ad esempio, Book Looks, creato da un membro di Moms for Liberty della Florida, è un archivio online di contenuti di libri progettato per trovare materiale “discutibile”. Nel febbraio 2023, il distretto scolastico di Penncrest, in Pennsylvania, ha vietato oltre 100 libri utilizzandolo come riferimento e nell’agosto 2023 lo stesso sistema è stato adottato nella contea di Hanover, in Virginia.

La legislazione statale sta supportando la messa al bando dei libri. In Florida sono state promulgate delle leggi che impediscono l’insegnamento dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere e proibiscono di discutere temi razziali. In Missouri e nello Utah la legislazione criminalizza la fornitura di “materiale sessuale esplicito” e di “materiali didattici sensibili” agli studenti. Leggi simili sono state approvate anche in Virginia (SB 656), Tennessee (HB 2154/SB 2407 e HB 2666/SB 2247), Georgia (SB 226), Oklahoma (HB 3702), West Virginia (SB 704), Iowa (SF 496). Questa tipologia di legislazione influenza quindi i divieti e l’insegnamento, oltre ad accrescere il timore tra gli educatori scolastici. Chiunque fornisca agli studenti minorenni i libri banditi può essere soggetto ad ingenti multe, o addirittura all’arresto. In Oklahoma si rischia fino a 10 anni di carcere, in Arkansas 6 e in Indiana, Missouri e North Dakota circa due anni di carcere e 15000 dollari di multa. In Tennessee le multe possono raggiungere i 100.000 dollari.

Si tratta quindi di campagne coordinate e ideologicamente orientate dove gli sforzi legislativi appoggiano le contestazioni dei gruppi locali e dei singoli, nella più ampia radicalizzazione dell’area conservatrice che investe il Partito Repubblicano, in vista delle prossime presidenziali.

Uno scontro ideologico: le voci contrarie

Alcuni studenti si stanno mobilitando tramite proteste contro le rimozioni in sostegno della libertà di espressione e del diritto alla lettura, esortando i compagni di classe a leggere i libri vietati. Questi casi si stanno verificando nel distretto scolastico di Hempfield e di Central York in Pennsylvania, a Plattsmouth in Nebraska e a Sioux City in Iowa.

Nel maggio 2023 Pen America ha intentato, insieme all’editore Penguin House, la prima causa contro il consiglio scolastico di Escambia in Florida per la censura dei libri incentrati su questioni razziali e LGBTQ+, sostenendo che le restrizioni violano i Primo e del Quattordicesimo Emendamento che proteggono la libertà di parola. Nonostante questo, i funzionari hanno comunque rimosso oltre 1600 libri, ma per evitare ulteriori accuse li hanno tolti dagli scaffali della biblioteca “in attesa di indagini”. Questa censura “morbida” non vieta direttamente i libri, ma ne limita comunque l’accesso agli studenti per tempi prolungati.

Seguendo gli esempi degli studenti e di PEN, anche in Arkansas, l’American Librarian Association e l’Authors Guild hanno promosso una causa contro la legge per l’arresto dei bibliotecari che danno ai minorenni i libri ritenuti “osceni”, categoria fin troppo arbitraria. Nel settembre 2023 MoveOn Political Action ha pubblicato una lettera contro la messa al bando di 50 volumi in Florida che, secondo il governatore Ron DeSantis, «incorporano temi proibiti e indottrinano i ragazzi», ma si tratta di contenuti riguardanti i diritti degli afroamericani e pro-gender. I firmatari sono circa 175 e tra questi figurano diverse celebrità di Hollywood, accademici e attivisti. Anche la National Coalition Against Censorship ha esortato il consiglio scolastico a migliorare le procedure di revisione dei materiali sospettati dopo che il distretto di Grimes in Iowa ha rimosso 73 libri dalle biblioteche in conformità alla nuova legge (SF 496). 

Queste mobilitazioni sono essenziali perché le pressioni esercitate dai gruppi di difesa e le leggi statali di recente approvazione si stanno rivelando efficaci. A rischio vi sono le basi su cui si fonda l’istruzione pubblica: la condivisione delle informazioni, la costruzione della conoscenza, l’accettazione e l’inclusione. Queste mobilitazioni sono essenziali perché le pressioni esercitate dai gruppi di difesa e le leggi statali di recente approvazione si stanno rivelando efficaci. A rischio vi sono le basi su cui si fonda l’istruzione pubblica: la condivisione delle informazioni, la costruzione della conoscenza, l’accettazione e l’inclusione.

Dietro al fenomeno della censura: i distretti, la politica, i cittadini

Per comprendere come si arrivi all’estromissione dei libri dalle biblioteche e dai programmi scolastici, è necessario fare un passo indietro e domandarsi chi muove queste istanze di censura e in che modo queste vengano accolte o respinte dagli organismi scolastici.

Lungi dall’essere dei semplici riferimenti geografici, negli USA i distretti scolastici sono dei veri e propri organi politici responsabili per la gestione delle scuole pubbliche di una determinata città o regione. Ciascun distretto è provvisto di un organo legislativo, il consiglio scolastico, i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini a seguito di una campagna elettorale. I membri dei consigli scolastici non ricevono alcun compenso per il loro ruolo: non essendo motivati dall’incentivo economico, spesso mirano a essere eletti per promuovere le proprie idee politiche nella comunità di cui fanno parte.

Influenzare le decisioni dei distretti scolastici equivale dunque ad avere un impatto significativo sulle principali dinamiche della pubblica istruzione, tra cui anche la gestione dei curricula studenteschi e l’offerta bibliotecaria dei diversi istituti. Non a caso molte delle richieste di divieto del cosiddetto book ban provengono dal mondo della politica. Spesso la campagna per la rimozione dei libri è guidata da legislatori e funzionari statali: paradigmatico il caso del rappresentante statale repubblicano Matt Krause, che nel 2021 ha inviato ai distretti scolastici del Texas un elenco di libri, chiedendo loro di indagare per poi riferire quali di questi fossero presenti nelle biblioteche e nelle aule. L’associazione Pen America riporta dei casi analoghi relativi ad altri stati americani come Carolina del Sud, Wisconsin e Georgia.

Come ricordato in precedenza, anche la proliferazione degli sforzi organizzati dei cittadini riveste un ruolo fondamentale nell’aumento dei libri censurati. Specie a partire dal 2021, diversi gruppi e organizzazioni a livello locale e federale hanno sposato la causa dei book ban, esercitando pressioni sui distretti scolastici. Benché la  fisionomia e le dimensioni di tali gruppi varino a seconda dell’area geografica e degli obiettivi, sono tutti uniti nell’intento di limitare la fruizione di opere considerate dannose secondo le frange più estreme del moralismo conservatore. Può capitare che questa campagna a favore della censura risulti in esiti paradossali: l’anno scorso nella contea di Davis, Utah, la Bibbia è stata bandita dalle scuole del distretto con l’accusa di veicolare materiale “osceno e violento”, come riporta il Guardian.

Spesso sono pochi individui che contestano in modo seriale i libri esercitando una forte pressione sui consigli scolastici e sui distretti. Nel maggio 2023, il Washington Post ha rilevato che il 66% delle oltre 1000 contestazioni sono state mosse da sole 11 persone; nell’agosto 2023, anche il Tampa Bay Times ha documentato l’influenza di due individui nel contestare centinaia di libri in Florida. È il caso di Jennifer Petersen, una madre della Virginia che, sempre secondo il Post nel 2023 ha chiesto la messa al bando di 71 titoli allora presenti nelle scuole pubbliche della sua contea, la Spotsylvania. 

Che fine fanno i libri?

Non tutte le richieste di censura conoscono lo stesso esito: come ricorda l’American Library Association, la contestazione di un libro può comportare che l’accesso al volume sia mantenuto, limitato o revocato a seconda della sua approvazione o meno da parte del distretto in questione. La prassi distrettuale vuole che per ogni esposto il preside della struttura istituisca un comitato di revisione, composto da insegnanti e genitori. La vicenda di Jennifer Petersen, per esempio, vede coinvolti ben due comitati di revisione e il sovrintendente del distretto, che, dopo il respingimento delle contestazioni di Petersen da parte dei due comitati, si è deciso a bandire 14 dei 71 titoli denunciati.

Pen America riporta che tra il 2022 e il 2023 almeno 1466 volumi sono stati vietati in attesa di ulteriori indagini, mentre 1263 sono stati ufficialmente banditi sia dalle classi che dalle biblioteche, con un preoccupante incremento di quasi 400 punti percentuali rispetto ai dati raccolti nell’anno precedente.

La gravità del fenomeno è ribadita da Associazioni come la National Coalition Against Censorship (NCAC) e l’American Library Association (ALA). Queste sostengono che le istanze dei book ban disattendono le direttive della Island trees school district vs. Pico del 1982, unica sentenza della Corte Suprema espressa in merito al tema del diritto alla lettura, in cui viene stabilito che i consigli scolastici non possono rimuovere i libri dalle proprie strutture con la sola motivazione di non condividerne il contenuto. Secondo la sentenza, infatti, la rimozione dei libri dalle biblioteche scolastiche rischia di limitare i diritti concessi agli studenti e alle studentesse dal Primo Emendamento, che garantisce la libertà di parola e di stampa.

 

Epoche diverse, stessi destini

The Rabbits’ Wedding è un libro per bambini di Garreth Williams. Il testo incontra molti detrattori perché sembra – a detta di questi ultimi – che incoraggi le relazioni interrazziali a causa di due conigli, uno bianco e uno nero, che si vogliono sposare. Viene così aggiunto a una delle liste di libri considerati controversi. Vi chiederete in che parte degli Stati Uniti d’America stia succedendo, ma in questo caso la domanda da porsi non è “in che parte?” Ma è “quando?” Perché le vicissitudini che girano attorno a questo titolo sembrano calzare perfettamente con gli eventi raccontati fino a qui. Ecco, la risposta è 1954. Gli anni cinquanta sono stati  tumultuosi: dal  processo di demolizione delle leggi di Jim Crowe riguardo la segregazione razziale alla  resistenza pacifica di M.L. King, all’episodio legato a Rosa Parks,.  Gli anni in cui si chiedeva la censura di The Rabbits’ Wedding erano anni in cui i temi del libro coincidevano con l’avanzata dei diritti sociali. 

Gli anni ’10 del XXI secolo da questo punto di vista non sono stati diversi soprattutto dopo l’onda di cambiamenti portata dall’amministrazione Obama – lui stesso un grande evento nella storia politica americana: primo presidente nero. Tra questi cambiamenti spiccano la prima giudice della corte costituzionale afro-americana, la sentenza della corte costituzionale sui matrimoni di persone dello stesso sesso, la legalizzazione della cannabis  a uso terapeutico in molti stati.  L’elezione di Obama ha dato avvio di certo a dei mutamenti importanti nella società americana che hanno avuto un contraccolpo uguale e contrario attraverso lo sviluppo di violenza e odio razziale. Pensiamo a episodi come l’assoluzione di Zimmerman per l’omicidio dell’afroamericano  T. Martin, l’omicidio di M. Brown per mano di un poliziotto,  che hanno dato a loro volta inizio al movimento Black Lives Matter. Questo è lo scenario su cui nasce il contraccolpo in ambito etico generato dalle nuove sensibilità sociali e dai nuovi progressi che si sono sviluppati. Come nel ’54 i detrattori etici dei diritti e delle libertà si muovono per frenare l’evolversi della società e da dove si parte? Strategicamente dal primo scalino, quello in cui le coscienze si formano: la scuola.

La scuola e le biblioteche pubbliche diventano terreno di battaglia per l’imposizione morale privata

Questo excursus storico è necessario per comprendere come tutto quello che riguardi il progresso sociale tocca per forza una sfera etica umana. Tra tutte le materie scolastiche la letteratura assurge alla funzione di scoperta del mondo in totale sicurezza per chi non ha ancora l’età adeguata per poterne fare esperienza da solo.

Il contraccolpo generato si manifesta con la censura che in questo caso non è altro che una imposizione morale privata, su una pluralità pubblica, in cui si sceglie di filtrare attraverso valori morali di singoli individui la conoscenza della realtà. L’educazione viene vista da questi individui come un prolungamento del braccio domestico.

Questo avveniva nel 1954 proprio come avviene oggi e come continuerà ad avvenire in futuro. Settant’anni fa con la segregazione razziale, oggi in particolar modo a discapito dei diritti LGBTQ+ (Secondo l’American Library Association, il libro più contestato del 2022 è stato Gender Queer di Maia Kobabe).

Ma perché è pericoloso questo atteggiamento? Eliminare da un testo scolastico il David di Michelangelo con l’accusa di pornografia o non aprire ai temi LGBTQ+ vietando o nascondendo i libri presenti sugli scaffali,  impedirà  lo sviluppo della coscienza dei giovani che rimarrà imprigionata in un mondo  domestico e provinciale che non rispecchia quello che c’è fuori dalla scuola. Forse Jennifer Peterson e tutti i contestatori seriali che attraverso la censura si rendono ostili a qualsiasi forma di eterodossia, dovrebbero capire che il fondamento dell’attività pedagogica è quello di formare un’etica e non di imporre una morale. Per questo serve fare esperienza del mondo riconoscendone la molteplicità, lasciando ai giovani una conoscenza non inquinata per affrontare un dibattito sano sulle cose del mondo. Per una scelta libera. Solo così la coscienza di un individuo può formare una sua etica, e il dove pedagogico della scuola avrà realizzato il suo scopo. 

di Federico Iacozzilli (Federico Iacozzilli),Roberto Ruben Ganzitti (Roberto Ruben Ganzitti),Marco Speroni (Marco Speroni),Chiara Girotto (Chiara Girotto)

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