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Intersezionalità, diritti, partecipazione: guardare alla politica europea per cambiare quella nazionale

Le “faccende europee’’ ti riguardano, e servono a cambiare la politica nazionale.

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Il 24 aprile in Redazione a Roma attiviste/i e politica si sono incontrati per confrontarsi sulle richieste giovanili in materia di diritti sociali in vista delle prossime elezioni europee. Spazio europeo, intersezionalità, diritti sociali e partecipazione sono state le parole protagoniste di questo incontro che è partito dal manifesto di Pals (Pratiche antidiscriminatorie nei luoghi del sapere) sviluppato dalle attiviste e dagli attivisti , forti del progetto JUST EU and ME (progetto europeo rivolto a giovani attivist* in Bulgaria, Italia, Polonia, Spagna e Grecia con l’obiettivo di far loro sviluppare competenze nella difesa e nell’attuazione dei diritti sociali a livello locale e a livello dell’Unione Europea).

L’atmosfera in redazione è viva e partecipata sin dal primo momento: si sono date appuntamento diverse realtà, tutte accomunate dalla voglia di condividere ciò che è stato creato, e di consegnarlo nelle mani di tutti e tutte.
Iniziano a presentare il manifesto Alessandra Desiderato e Dora Barnes Arthur di PALS, illustrandolo come strumento per combattere la discriminazione e la violenza intersezionale nelle scuole superiori. L’importanza di questo tema è strettamente correlata –  spiegano le attiviste – al ruolo fondamentale che riveste la scuola come prima modalità d’interazione per l’individuo. Il gruppo PALS è accomunato da esperienze individuali di un tipo di scuola che fatica a essere attenta alle dinamiche di esclusione: per questo il manifesto è stato creato con la volontà di contribuire in modo significativo alla creazione di una società più equa, inclusiva e giusta. Per farlo è necessario, riprendendo le loro parole, «assumere un approccio intersezionale nella lotta alle discriminazioni, una “lettura del dominio strutturale di molteplicità e simultaneità di sistemi interconnessi di oppressione”». Non è sufficiente dare un’interpretazione monodimensionale delle relazioni di potere da cui scaturiscono le dinamiche di oppressione che vogliamo combattere. Al contrario la proposta di PALS è di riconoscere la «comune genealogia e la co-costruzione delle relazioni di genere e razza», le intersezioni che si sovrappongono per dare una «lettura delle interconnessioni simultanee arrivando a includere altre forme di oppressione, come l’abilismo, l’ageismo e la grassofobia». 

A seguire Michele Sbattella e Iryna Yuriv di PALS hanno illustrato i contenuti del manifesto e il metodo di lavoro del gruppo. Il documento è frutto di un percorso partecipato condotto negli ultimi 12 mesi con attivist3, movimenti e associazioni che si occupano di educazione e contrasto alle discriminazioni. Il primo workshop, tenuto nel campeggio studentesco di Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari, ha permesso al gruppo di lavorare con attivist3 dei due movimenti per costruire una visione più completa delle forme (testi, arredi, ruoli, approccio didattico, etc.) in cui si manifestano le discriminazioni.
Il manifesto è stato costruito da PALS valorizzando il lavoro di diversi soggetti impegnati da tempo nel cercare di colmare le lacune che ancora si manifestano in istituzioni e luoghi del sapere. In Redazione molte di queste soggettività erano presenti: la rete Educare alle Differenze, e associazioni come Cospe, Maschile Plurale, Acra, Agedo e UDS. Margherita Accornero di Cospe ha ricordato l’importanza di intervenire sin dalla prima infanzia per decostruire pratiche e atteggiamenti discriminatori (menzionando un progetto specifico per la fascia 3-6 anni: BEE, Boosting Gender Equality in Education) e intervenire nei livelli successivi coinvolgendo tutta la comunità educante (docenti, personale scolastico, famiglie, comunità locale, etc.) promuovendo collegamenti tra spazi scolastici e realtà del territorio e fornendo strumenti – quelli sviluppati nel progetto Effetto Farfalla, ripreso nel manifesto PALS –  a tutti questi soggetti per fare prevenzione, intervenire e supportare le/gli adolescenti.
Michele e Iryna di PALS hanno proseguito sottolineando l’urgenza di riaprire spazi collettivi all’interno delle scuole per reagire all’aziendalizzazione delle scuole e alle pratiche di repressione del dissenso sempre più frequenti, con l’obiettivo di decostruire gli stereotipi, prevenire il discorso d’odio e incentivare la partecipazione civica basata sulla promozione di valori quali la diversità e il rispetto.
Indicazioni concrete sulla prevenzione delle discriminazione e la decostruzione degli stereotipi di gener sono al centro dei documenti e dei toolkit della rete Educare alle Differenze, presente in sala con Monica Pasquino di Scosse e Filippo Rea di Maschile Plurale. Quest’ultimo, approfondendo gli strumenti della rete con Iryna e Michele di PALS, sottolinea un ulteriore elemento centrale: il riconoscimento del proprio privilegio da parte di chi insegna. In quanto attivista e insegnante, spiega che il lavoro che si cerca di fare è quello di «trovare le tracce nella nostra esperienza di quelle violenze che il sistema culturale produce e provare a costruire un discorso che produca trasformazione». Questo elemento – la responsabilizzazione e il protagonismo di docenti e personale – è centrale nel manifesto e viene ripreso anche da Elena Muscarella e Martina Brighenti di Acra, che rifacendosi al toolikt Empowered, approfondiscono l’importanza per docenti di assumere uno sguardo decoloniale in dialogo con le loro classi, tramite interviste e attività.
Michele e Iryna di PALS hanno poi ricordato la scelta di portare un approccio intersezionale che affronti razzismo, xenofobia, violenza di genere ma anche lotta all’omolesbobitransfobia: su quest’ultimo punto il manifesto riprende infatti la proposta di Carriera Alias sviluppata da Genderlens e Agedo. Dialogando con Maria Grazia Bonaldo di Agedo Roma sulle esperienze dell’associazione nel contesto romano, hanno ricordato l’importanza di un attivismo consapevole degli strumenti e delle esigenze di scuole e comunità educante, facendo tesoro delle esperienze positive e negative.
L’obiettivo alla base del manifesto è chiaro, promuovere pratiche concrete in ottica di rete e presentare alla politica delle richieste specifiche nell’orizzonte delle prossime elezioni europee. A questo proposito interviene Francesco Ferri di ActionAid, che sottolinea le tre sfide che si prospettano di fronte allo spazio europeo: clima, migrazione e pace. La politica dell’ultimo quinquennio è stata fortemente ambivalente su questi tre temi, l’Europa fatica ad affermarsi come attore su scala globale per imporre le sue idee su temi e politiche di pace. la tentazione di abbandonare lo spazio europeo e adagiarsi su quello nazionale è forte ma da rifiutare. Ad oggi sono presenti diverse idee di Europa, ma quella da adottare secondo Ferri è quella di un’Europa solidale e strutturata intorno alla pratica transfemminista, per uscire dal paradigma Europa si/Europa no”, che non è più un’opzione. Si tratta di fare in modo che lo spazio europeo non sia qualcosa di distante e inaccessibile ma sia il target di campagne e mobilitazioni.
Il manifesto si muove in coerenza con l’invito di Ferri a uscire dal paradigma per cui le “cose europee” non ci riguardano direttamente, di fronte ad un dibattito pubblico italiano centrato e autoriferito.
La conclusione dell’incontro è infatti dedicata ad approfondire alcune precise richieste sia a livello nazionale che europeo. Su questi elementi sono Youssef Taby e Iryna Yuriv di PALS a illustrare le raccomandazioni del gruppo insieme a Maria Sole Piccioli di ActionAid, dialogando con due parlamentari: Stefania Ascari (Movimento 5 Stelle) e Rachele Scarpa (Partito Democratico).
La conversazione parte dall’importanza di avere dati su violenza e discriminazione, che il gruppo evidenzia come mancanti a livello ministeriale. L’invito di PALS, riconosciuto anche dalle due parlamentari, è di fare in modo che l’Europa solleciti l’Italia a impegnarsi per raccogliere e rendere pubblici questi dati. Allo stesso modo le parlamentari raccolgono l’invito ai propri partiti a lavorare in ambito europeo affinchè Commissione Europea e rete Euridyce inseriscano la violenza intersezionale come uno dei 45 indicatori strutturali, in quanto fonte di dati essenziali per la stesura del rapporto annuale della Commissione Europea “Education and Training Monitor”.
In merito alla richiesta di introdurre l’educazione sessuale ed affettiva, le parlamentari riconoscono che da 30 anni sono state presentate varie proposte, non sempre coerenti o sinergiche, e che nell’attuale scenario la possibilità di procedere è bloccata dalle diverse visioni di valori tra partiti di maggioranza e di opposizione.
Allo stesso modo per PALS è fondamentale che i partiti continuino a sollecitare il Ministro dell’Istruzione e del Merito alla revisione del Piano Nazionale per l’educazione e rispetto, risalente al 2017. E ancora, interrogare il MIM sul ripristino dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio e la promozione di iniziative sulla parità tra sessi e sul contrasto alla violenza sulle donne.
Seppur membri di due componenti politiche diverse, entrambe le parlamentari hanno riconosciuto il valore di realtà associative diffuse a livello locale, che compongono una rete sul territorio dove la politica spesso fatica ad arrivare.
Iryna e Youssef di PALS hanno concluso la sessione di dialogo con le parlamentari apprezzando questo riconoscimento ma allo stesso tempo ricordando l’importanza di valorizzare le raccomandazioni sul contrasto alle discriminazioni presenti in documenti e linee guida sviluppate in questi anni dalle istituzioni europee e da enti internazionali quali OMS e UNESCO.

di Beatrice Chartroux (Beatrice Chartroux)

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