Il Movimento dei Senza Terra: la lotta dei contadini contro l’oppressione capitalista Intervista a João Pedro Stedile

João Pedro Stedile è un economista ed è il fondatore e membro attivo del coordinamento nazionale del Movimento Sem Tierra (MST). Insieme a Juan Grabois ha dato vita al percorso degli incontri mondiali dei movimenti popolari. Lo incontriamo a San Paulo nel quartier generale del movimento in città.  

Come è nato l’MST?

L’MST è emerso come risultato della confluenza di vari fattori economici e sociali nella storia del popolo brasiliano. Abbiamo vissuto vent’anni di dittatura militare (1964-1984) che ha completamente distrutto i movimenti contadini e popolari. Tuttavia, tra il 1979 e il 1984 i contadini hanno ripreso la lotta per la terra, come parte più generale di una lotta per la democratizzazione del paese. Nel 1984, ci siamo costituiti come movimento a favore della riforma agraria. Da allora abbiamo proseguito la lotta per la terra con maggior forza e, in questi 40 anni, abbiamo realizzato oltre 4.000 occupazioni di latifondi, conquistando più di 10 milioni di ettari in cui sono insediate oltre 500.000 famiglie. In quei territori conquistati organizziamo la vita sociale, le cooperative e la produzione alimentare. E tutti vivono meglio.

 

E avete anche lavorato alla creazione de La Via Campesina? 

Sì, il nostro movimento ha contribuito alla fondazione della Via Campesina.

Abbiamo sempre avuto una vocazione internazionalista, ed è stato prezioso l’aiuto ricevuto da fuori.

In particolare quello della Comissão Pastoral da Terra – CPT (Commissione Pastorale della Terra) una branchia del CNBB (La conferenza Naziole dei Vescovi del Brasile). Ci ha insegnato il valore di imparare dai movimenti contadini dell’America Latina che avevano più esperienza storica rispetto a noi. Al nostro congresso iniziale nel 1985, hanno partecipato organizzazioni contadine da 15 Paesi dell’America Latina, e poi dal 1990 fino al 1994, abbiamo contribuito a costituire il CLOC (Coordinamento Latinoamericano delle Organizzazioni Rurali). Dall’America Latina ci siamo collegati con movimenti contadini europei e, tra il 1994 e il 1996, è nata l’articolazione di Via Campesina Internacional. Nel 1996, durante la seconda conferenza internazionale della Via Campesina tenuta in Messico, avvenne una strage di contadini della MST, la strage di Carajás, in cui la polizia uccise 21 dei nostri compagni. In memoria dei mar tiri, il 17 aprile è stato dichiarato Giorno Internazionale della Lotta dei Contadini in tutto il mondo. E così celebriamo insieme quella data ogni anno.

 

Come funziona l’MST oggi e qual è il suo ruolo nella politica? 

Siamo un movimento di massa, con una base di contadini, e in quanto cittadini coscienti partecipiamo attivamente nella politica, nel senso della lotta per il miglioramento delle condizioni di vita del popolo. Lottiamo contro le ingiustizie del capitalismo. Mettiamo i governi, sia quello municipale, statale o federale, sotto pressione affinché adottino politiche pubbliche a favore della nostra gente. Ogni militante dell’MST dovrebbe interessarsi di politica e partecipare. Chi ha una vocazione può candidarsi alle cariche pubbliche attraverso partiti progressisti e di sinistra.

 

Che tipo di rapporto avete con il presidente Lula? Secondo voi sta promuovendo buona politiche?

Il presidente Lula è un vecchio amico dell’MST. Abbiamo collaborato insieme dalla nascita del movimento quando lui era nel sindacato dei metalmeccanici. Il governo attuale è il risultato di un fronte ampio con l’obiettivo di sconfiggere l’estrema destra fascista di Bolsonaro. Ma la vittoria ha prodotto un governo frammentato, una coalizione con scarsa possibilità di progressi per il popolo. Per questo la riforma agraria resta paralizzata. Ci sono stati pochi avanzamenti e finora non ci sono state nuove espropriazioni di latifondi. Perciò il nostro ruolo non è dipendere dal governo, ma continuare a organizzare i contadini che lottino per la terra, per la riforma agraria e per il cibo sano.

 

Come ha iniziato l’MST a partecipare all’Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari? Perché è importante promuoverlo?

L’MST è stato convocato dagli amici di Papa Francesco in Argentina, ai quali il Papa ha delegato la missione di organizzare e sponsorizzare un incontro permanente dei movimenti popolari da tutto il mondo, da tutte le categorie, indipendentemente da etnia, genere o religione, per costruire un dialogo permanente con lui sui dilemmi dell’umanità e sulle difficoltà della classe lavoratrice. Allora ci siamo mobilitati in collaborazione con La Via Campesina per promuovere un incontro quanto rappresentativo possibile. Consideriamo gli incontri un’iniziativa rivoluzionaria: che un Papa sia interessato a dialogare, conoscere e ascoltare i movimenti popolari senza intermediari.

 

Come continuerà questo processo con un nuovo Papa e un mondo in guerra? 

Come abbiamo sempre fatto in questi dieci anni, a ogni incontro dobbiamo osservare quali sono le principali sfide e i problemi che affliggono i nostri popoli e metterli all’ordine del giorno del dibattito. Oggi è più che chiaro e necessario discutere della necessità della pace e dell’arresto di tutte le guerre, in Ucraina, in Siria e soprattutto in Palestina.

Combattere il saccheggio che il capitale compie sui beni comuni della natura, che altera le condizioni climatiche e mette a rischio la vita umana su questo pianeta.

I temi della fine dell’industria bellica e dell’aggressione tra Paesi, e la difesa della natura, sono le questioni fondamentali di questo tempo. Oltre a recuperare il dibattito sui valori umanisti necessari come la solidarietà, mentre il capitalismo predica solo egoismo e individualismo.

 

I governi occidentali stanno distruggendo il diritto internazionale e il multilateralismo e hanno perso la loro falsa superiorità morale con il genocidio a Gaza. I movimenti popolari occidentali invece come dovrebbero rapportarsi al resto del mondo?

Dobbiamo distinguere tra gli interessi dei capitalisti e dei loro governi e gli interessi del popolo. Credo che sia più necessario che mai promuovere tutti i tipi di articolazione e, soprattutto, mobilitazione popolare in tutto il mondo, particolarmente nell’Occidente.

Dobbiamo lottare per la fine delle guerre. Dobbiamo lottare per la chiusura delle basi militari e per la fine dei paradisi fiscali che alimentano le invasioni e l’aggressione contro gli stati del sud del mondo.

Più che mai dobbiamo mobilitarci, manifestare, gridare in ciascuno dei nostri paesi di fronte a tante ingiustizie: nelle guerre, nel genocidio del popolo palestinese, ma anche nei crimini ambientali commessi dalle compagnie minerarie, dall’agrobusiness allo sfruttamento dell’acqua.

 

Gli stati dei BRICS proporranno un meccanismo multilaterale trasformativo basato sul rispetto reciproco tra i popoli?

Sì, siamo molto sintonizzati con i 21 paesi che compongono i BRICS. Nell’ultimo incontro a Kazan siamo riusciti a far approvare la costituzione di un consiglio popolare, dove si incontrerebbero anche organizzazioni popolari e la società civile per discutere i problemi e presentare soluzioni. Il nostro movimento partecipa in questo consiglio popolare e siamo stati all’ultimo incontro dei BRICS a Rio De Janeiro. Dobbiamo urgentemente trovare nuovi modi, meccanismi di governance internazionale e multilaterali, senza egemonie, che possano aiutare ad affrontare i problemi del mondo. La Nato è sempre più bellicosa, l’Onu è demoralizzata e non esiste una forza internazionale capace di dare voce democratica a tutti i popoli e Paesi. 

 

Come vi state organizzando, voi movimenti popolari del Brasile e dell’America Latina, in vista della COP 30 a Belém?

La Cop 30 è un’unione dei governi con i loro capitalisti. Lì ci saranno i più grandi aggressori dell’ambiente. Per questo si sono già svolte 29 riunioni e niente è ancora stato risolto. Prendono decisioni, a volte importanti, come a Parigi nel 2015, ma poi nessuno le rispetta. Dal nostro punto di vista, la Cop 30 sarà solo un teatrino. Organizzeremo un contro meeting, il Summit del popolo, così possiamo discutere tra di noi quello che definiamo crimine contro l’ambiente, chi è responsabile e quali sono le soluzioni necessarie da intraprendere. 

 

Il Brasile ora partecipa al caso sul genocidio contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia. Che messaggio pensa che questo mandi al mondo? Soprattutto a chi ha paura di prendere una posizione netta sulle sanzioni a Israele.

Il Presidente Lula è stato corragioso nel denunciare il genocidio e le atrocità del governo fascista di Israele. Ma dobbiamo sempre tenere in conto che l’economia capitalista brasiliana ha legami che sostengono Israele. Shell estrae petrolio in Brasile e poi lo esporta in Israele. Molti governi statali in Brasile acquistano armi da Israele e sistemi d’intelligence, per aggredire il popolo brasiliano con tecnologia israeliana. Molti capitalisti sionisti sono in Brasile e una parte della stampa brasiliana è dominata dall’influenza sionista, che fa danni anche alla causa della pace dei diritti del’ebraisimo. Per questo come movimenti popolari abbiamo sostenuto che il governo brasiliano debba fare un passo in più per rompere i rapporti politici ed economici con Israele, anche per aiutare il popolo israeliano a liberarsi dal suo governo sionista. Il sionismo è fascista.

È un’aberrazione storica per l’umanità pensare che Dio protegga soltanto un popolo e un territorio. Spero che i movimenti popolari d’Italia e di tutta Europa continuino e aumentino le loro mobilitazioni e pressioni, per isolare e sconfiggere il governo di Israele.

Intervista a João Pedro Stedile, a cura di Mosé Vernetti