La domanda di un tetto adeguato in Argentina e l'integrazione socio-urbana come politica pubblica per dare una risposta

L’agenda di Tierra, Techo e Trabajo irrompe sulla scena pubblica a partire dal Primo Incontro dei Movimenti Popolari del 2014. In questo primo incontro, i referenti delle organizzazioni sociali hanno discusso intorno al documento firmato da Papa Francesco che proponeva di vedere la terra, il tetto e il lavoro come diritti sacri.

Questo ha portato l’Argentina a diventare un paese protagonista e propulsore di quell’agenda che ha come soggetto protagonista i lavoratori dell’economia popolare. Di fronte all’esclusione dal mercato del lavoro e la precarietà della vita a causa del neoliberismo, questa situazione ha fatto sì che le persone sviluppassero forme organizzative e produttive alternative che hanno permesso loro di costruire le proprie economie di sussistenza.

La richiesta di un tetto adeguato e di un pezzo di terra dove poter abitare, è parte della struttura di lotta e organizzazione da parte delle comunità organizzate.

I lavoratori dell’economia popolare, parte di questo processo di esclusione, si sono stabiliti nei margini delle città, e la necessità di rispondere alle condizioni di sovraffollamento, mancanza di infrastrutture adeguate e un pezzo di terra dove vivere ha fatto strada alla proposta di integrazione socio-urbana dei quartieri popolari.

Dalla sua definizione, l’integrazione socio-urbana è emersa come proposta di trasformazione, implicando una rottura rispetto agli approcci teorico-politici preesistenti in cui prevalevano gli sguardi tecnicisti, o che si basavano su azioni mirate e transitorie. Orientare l’azione verso questa nuova prospettiva ha cercato di generare un approccio integrale in cui l’accesso a una terra, a un’abitazione e a un’infrastruttura adeguata, deve avvenire attraverso la cultura dell’incontro e lo sviluppo della comunità.

Questo quadro si è poi tradotto in una politica pubblica concreta di organizzazioni che componevano l’Unione dei Lavoratori dell’Economia Popolare, insieme con TECHO e organizzazioni ecclesiastiche dal 2016. Nel corso del tempo, l’occupazione di alcuni terreni è stata una delle principali strategie utilizzate da ampi settori popolari per garantirsi un posto dove vivere. Fino al 2016, il Paese non aveva informazioni circa la precisa dimensione di questa problematica a livello nazionale. Nel 2016, la pressione esercitata dai movimenti sociali è riuscita a far incorporare nell’agenda pubblica questa richiesta. Di conseguenza, nello stesso anno, si è svolto il primo Rilevamento nazionale dei quartieri popolari. Questo processo ha portato alla creazione di una nuova categoria giuridica, concettuale e operativa denominata “quartiere popolare”: una metodologia di lavoro che permette di valutare rapidamente la situazione in tutto il paese. Grazie a questo, nel 2017 è stata formalizzata la creazione del ReNaBaP (Registro nazionale dei quartieri popolari) attraverso il Decreto Nazionale 358/17. Nel registro ci sono 6.467 quartieri popolari di cui il 69% non aveva accesso formale all’elettricità, l’89% non aveva accesso formale all’acqua potabile, il 98% non disponeva di rete fognaria e il 99% non era collegato alla rete del gas naturale.

Il decreto ha istituito il certificato di abitazione familiare (CVF), un documento che garantisce la sicurezza di possesso e protegge il possesso dell’abitazione. Ad aprile 2018, è stata formata un’unione tra organizzazioni e referenti di quartieri popolari in Argentina: la Mesa Nacional de Barrios Populares (MNBP) che si è incaricata della missione immediata di lottare per la Legge dei Quartieri Popolari. Quell’anno viene approvata dal Congresso all’unanimità e, per la prima volta nella storia della politica argentina, una legge dichiara di utilità pubblica l’espropriazione di tutte le terre private in cui erano insediati i quartieri popolari, creando uno strumento per consentire agli enti pubblici di investire nel miglioramento delle condizioni infrastrutturali nei terreni occupati e frenare gli sfratti per 10 anni. Attraverso la discussione con diverse organizzazioni sociali, è stato inserito un articolo affinchè il 25% dei lavori pubblici siano realizzati da cooperative e lavoratori dell’economia popolare.

In vista delle elezioni presidenziali del 2019, la MNBP ha presentato un piano strategico per l’integrazione socio-urbana di tutti i quartieri che permetteva di portare avanti una politica sostenibile e ancorata al territorio. Nello stesso anno, viene creato il Segretariato per l’Integrazione Socio Urbana (SISU), ente pubblico destinato a portare avanti i lavori e le azioni necessarie. Da febbraio 2020 a dicembre 2023 il Segretariato è stato nelle mani di Fernanda Miño, che è stata portavoce e membro fondatrice della Tavola Nazionale dei Quartieri Popolari, diventando un punto di riferimento del vicinato che ha rotto gli schemi tradizionali nella copertura di una carica di gestione pubblica nazionale.

Non si è trattato solo della convinzione politica di una referente che ha adottato come proprie le richieste di un settore sofferente, piuttosto, chi ha subito in prima persona queste carenze è riuscito ad occupare un posto di potere per poterle risolvere.

Secondo le sue stesse parole, «il SISU era l’unico spazio dello Stato che si accordava direttamente con le organizzazioni sociali, dato che veniamo e partiamo da queste. Sappiamo che la soluzione si trova qui, sappiamo che il lavoro deve essere accompagnato da un’organizzazione locale,

perché sono loro ad avere a portata di mano la voce dei vicini, perché vivono nei quartieri popolari, io vivo in un quartiere popolare».

Un altro fattore distintivo di questo periodo è stata la partecipazione delle cooperative dei lavori. Questo ha permesso e regolato l’inserimento lavorativo dell’economia popolare, la sua formazione in mestieri e che le famiglie facciano parte della trasformazione dei propri quartieri. A sua volta, anche la partecipazione del vicinato nel quadro dei progetti e la funzione sociale degli spazi comunitari è stata estremamente rilevante. Questo periodo è culminato con migliaia di lavori in corso, circa 25.000 lavoratori e lavoratrici dell’economia popolare trasformando i territori, un quadro normativo aggiornato, e una gestione ampiamente documentata.

Da dicembre 2023, lo scenario è aperto e incerto, riflettendo le tensioni proprie di un passaggio di fase piuttosto drastico. I movimenti sociali hanno intensificato la lotta per la continuità delle opere come una politica chiave per risolvere il problema dell’accesso alla terra e l’alloggio.

L’integrazione socio-urbana è riuscita a consolidarsi come un fenomeno che ha trasformato il paradigma della cogestione e delle politiche pubbliche. Principalmente per la sua origine popolare, per l’entità del fenomeno, per la sua adattabilità alle diverse realtà territoriali e la sua sostenibilità in un piano di recupero dei diritti a lungo termine. Ha comportato l’unione e la diversità di un ampio spettro di attori sotto

un obiettivo trasversale comune: il diritto alla permanenza e le condizioni di vita adeguate per le famiglie residenti nei quartieri popolari.

Di Javier Montalvo, referente del ramo di Costruzione del Movimiento de Trabajadores Excluidos (MTE) 

In collaborazione con Guillermina Storch e Paula Ramirez di MTE