Inconsapevoli complici? Come la destra italiana legittima l’ostruzionismo climatico su Instagram

Una narrazione che critica le misure per affrontare la crisi climatica, al fine di rinviarle, indebolirle o smantellarle del tutto

Negli ultimi anni, la crescente preoccupazione degli italiani per gli effetti devastanti dei sempre più frequenti eventi meteorologici estremi, come alluvioni, siccità e ondate di calore, ha reso politicamente – e scientificamente – insostenibile continuare a negare la crisi climatica. Di fronte a ciò, in Italia gli esponenti del centrodestra di governo hanno cominciato ad adottare quelli che un team dell’Università di Cambridge ha definito Discourses of Climate Delay,discorsi di ostruzionismo climatico, per giustificare la loro continua opposizione alle misure europee e nazionali volte a ridurre le emissioni.

Queste narrative accettano la realtà della crisi climatica, ma criticano le misure per affrontarla, al fine di rinviarle, indebolirle o smantellarle del tutto. Fanno ciò seguendo quattro strategie principali: spostare la responsabilità su altri attori; promuovere false soluzioni che non mettono in discussione lo status quo; enfatizzare i costi della transizione ecologica e sostenere che sia ormai troppo tardi per intervenire. Ciò che rende queste argomentazioni particolarmente insidiose è la strumentalizzazione delle preoccupazioni relative a quali azioni intraprendere per decarbonizzare l’economia, alla rapidità con cui raggiungere gli obiettivi climatici e a come debbano essere distribuiti costi e benefici della transizione. Se non identificate e contrastate, queste narrative rischiano di risultare ragionevoli e convincenti, disorientando il pubblico. La loro efficacia è stata evidente nella debole resistenza politica e scarsa attenzione mediatica di fronte al progressivo smantellamento del Green Deal, il piano UE per la neutralità climatica entro il 2050, accusato dai gruppi della destra populista e da parte del Partito Popolare Europeo di mettere a rischio la competitività economica del Vecchio Continente.

I social media sono canali cruciali per la diffusione nel nostro paese di queste subdole narrative. Secondo il rapporto Digital News Report 2026 del Reuters Institute for the Study of Journalism (istituto di ricerca legato all’Università di Oxford) sono, infatti, utilizzati come fonte di informazione politica dal 45% degli italiani. Instagram merita una particolare attenzione, oltre a essere il social preferito dagli under 30 per informarsi, favorisce un consumo delle notizie spesso casuale. Molti utenti non vi accedono con l’intenzione di seguire l’attualità politica, ma incontrano questi contenuti mentre scorrono i reels o la “for you page”, il feed che mostra video scelti da un algoritmo per ciascun utente. Questo rende gli utenti particolarmente esposti a contenuti in cui i confini tra informazione e propaganda politica sono volutamente sfumati.

Il fenomeno viene amplificato da un'ecosistema mediatico che raramente fa luce sulle cause strutturali della crisi climatica

Da un’analisi di come Giorgia Meloni e i leader di Lega e Forza Italia usino proprio Instagram per diffondere discorsi di ostruzionismo climatico emerge una strategia di comunicazione controintuitiva. Per attaccare le politiche verdi dell’Unione Europea come “elitarie” e “dannose”, gli esponenti di punta della maggioranza non ricorrono a fake news. Al contrario, fanno ampio uso di titoli reali di giornale, estratti dal loro contesto originale e riproposti sotto forma di screenshot nei post.

Questa strategia di propaganda social si fonda su un meccanismo che i teorici dei media Bolter e Grusin hanno definito remediation: il processo attraverso cui un nuovo medium si ridefinisce incorporando e trasformando media precedenti. Nel caso di questi post, la forma visiva delle testate e l’autorevolezza del giornalismo mainstream vengono mobilitate per far apparire una posizione politica come un dato oggettivo. In un articolo giornalistico, il titolo introduce un testo che articola dati, sfumature e prospettive contrastanti. Riproposto come screenshot, perde questa funzione e diventa un contenuto autonomo, usato come evidenza a sostegno delle narrative ostruzioniste del post in cui compare.

Questa manipolazione è resa possibile dai vincoli strutturali della piattaforma. A differenza di Facebook e Twitter, dove è possibile condividere link esterni direttamente nei post, Instagram non consente di inserirli nei post normali, limitandoli alla biografia del profilo o ad alcune funzionalità delle stories. Questa limitazione scoraggia qualsiasi approfondimento e trattiene l’utente all’interno della piattaforma, rendendo più difficile verificare o contestualizzare i contenuti riproposti nei post.

A illustrare come questo meccanismo operi nella pratica è un post pubblicato dal profilo Instagram di Matteo Salvini in occasione dell’approvazione della Direttiva sull’efficienza energetica degli edifici da parte del Parlamento europeo. La misura impone agli stati membri di adottare un insieme di interventi per azzerare le emissioni del settore residenziale entro il 2050, tra cui la graduale eliminazione delle caldaie a gas.

Un esempio, da un post di Matteo Salvini

L’immagine del post presenta uno screenshot di un titolo de il Corriere della Sera, il quotidiano più letto d’Italia, con il logo della testata che ne ricorda l’identità visiva. Il richiamo a una fonte di tale autorevolezza mira a conferire legittimità alla critica verso la direttiva. Il titolo, nella sua brevità, offre una rappresentazione problematica della misura. La direttiva è ridotta all’etichetta “case green” senza alcun riferimento ai dettagli dell’implementazione. Viene messo in evidenza esclusivamente l’ipotetico costo massimo per le famiglie, senza specificare su chi ricada, né quali forme di incentivi e sostegni economici siano previsti per ammortizzarne gli impatti sui cittadini più vulnerabili. Inoltre, omette del tutto i benefici della misura: la riduzione delle bollette energetiche nel lungo periodo, la diminuzione della dipendenza dai combustibili fossili e la messa in sicurezza di un patrimonio immobiliare tra i più energivori d’Europa, esposto a rischi crescenti di svalutazione in assenza di interventi. Letto isolatamente, il titolo riproduce quindi una delle principali strategie dei discorsi ostruzionisti: enfatizzare solamente i potenziali risvolti economici negativi delle politiche climatiche presentandole come eccessivamente onerose. Suggerendo inoltre che questi ricadano indiscriminatamente su ogni famiglia, strumentalizza i legittimi appelli a una transizione socialmente equa. Lo slogan “UE-FOLLIA!” e la figura di von der Leyen rappresentata con un’espressione disorientata incorniciano il titolo già decontestualizzato, orientando ulteriormente la lettura in senso partigiano e trasformandolo nella conferma che la direttiva sia un’imposizione dall’alto, irrazionale e punitiva.

Che gli esponenti della destra di governo possano contare su un repertorio così ampio di titoli che si prestano a questa strumentalizzazione è in parte il prodotto della rappresentazione distorta delle politiche climatiche da parte dei principali media italiani. Secondo il rapporto 2025 dell’Osservatorio di Pavia sull’informazione della crisi climatica, quotidiani e telegiornali vi dedicano infatti sempre meno spazio. Le notizie con focus centrale sul tema sono diminuite del 26,1% sulla stampa e del 52,9% nei telegiornali rispetto al 2022. Quando il tema viene affrontato, non vengono identificate le cause strutturali. I combustibili fossili vengono indicati come responsabili della crisi in appena il 3% degli articoli e nel 2% dei servizi televisivi. Le responsabilità delle multinazionali del fossile, come Eni – inserzioniste pubblicitarie di molti quotidiani –  rimangono largamente assenti dal dibattito pubblico. Il peso delle emissioni viene invece diluito attribuendolo indistintamente all’intera popolazione. Allo stesso tempo, una parte consistente di notizie sulle politiche climatiche non esplicita il loro ruolo nel ridurre le emissioni. In assenza di questo collegamento, le misure della transizione tendono a essere rappresentate soprattutto in termini di costi e vincoli, più che come risposte necessarie a un’emergenza globale, rischiando di apparire arbitrarie e punitive verso le famiglie e i settori produttivi. Una parte della copertura va oltre, adottando toni apertamente critici, presentando il Green Deal come fattore penalizzante per l’economia, richiamando la necessità di gradualità e moratorie e insistendo sulla neutralità tecnologica. È esattamente questo tipo di cornice che questi attori politici trovano già pronta e possono riproporre, decontestualizzata e radicalizzata, come evidenza delle proprie narrative ostruzioniste.

Questa strategia social di propaganda politica dovrebbe ulteriormente allarmare per un precedente. All’apice del suo consenso, Salvini impiegava un meccanismo analogo su Instagram per veicolare narrative sull’immigrazione, strumentalizzando una copertura mediatica del fenomeno già di per sé problematica per far apparire posizioni xenofobe come il riflesso del senso comune. Il fatto che quelle posizioni siano oggi parte del mainstream politico italiano non dimostra causalità, ma indica quanto questa strategia possa essere efficace nel ridefinire i confini del discorso politico legittimo. In un momento in cui il consenso per mantenere politiche climatiche ambiziose è già fragile, il rischio che la destra di governo stia impiegando lo stesso meccanismo per normalizzare l’ostruzionismo climatico è concreto.

Contrastare questo fenomeno richiede interventi su più fronti. I media italiani dovrebbero essere chiamati a rispondere di questa rappresentazione distorta delle politiche climatiche. In particolare andrebbe indagato il ruolo delle inserzioni fossili nelle scelte editoriali. Le piattaforme come Instagram dovrebbero essere regolate affinché introducano strumenti che permettano di contestualizzare contenuti fuorvianti direttamente sotto i post. Il modello delle “Community Notes” di X, che consente a utenti indipendenti di aggiungere contesto a post potenzialmente fuorvianti, offre uno spunto. Uno strumento analogo applicato a contenuti che decontestualizzano fonti giornalistiche potrebbe rendere visibile ciò che omettono, restituendo al pubblico gli strumenti per valutare autonomamente l’informazione letta.

di Alessandro Codognato (Alessandro Codognato)

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