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In Italia la PrEP è gratuita ma non lo sa quasi nessuno

Da quest’anno i farmaci per la PrEP sono rimborsabili ma la mancanza di campagne pubbliche di prevenzione efficaci ne limita la conoscenza. Numeri e testimonianze sulla profilassi pre-esposizione

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Parlare di educazione, prevenzione e salute sessuale in Italia è ancora un tabù. Da un lato il retaggio cattolico, che vede il sesso come una fonte di peccato, dall’altro l’assenza di educazione sessuo-affettiva obbligatoria nelle scuole, contribuiscono a creare disinformazione, terrore e ignoranza sul tema. Anche tra i giovani. 

 

E così, spesso, le lacune vengono colmate da sé. Secondo i dati emersi da una ricerca promossa dalla Società Italia di Riproduzione Umana (SIRU), infatti, per uno studente su due la principale fonte di informazione in ambito sessuale è Internet, mentre per il 12% sono gli amici.

 

Inoltre, in mancanza di un’efficace campagna pubblica di prevenzione e di un’adeguata informazione su questi temi, i casi di malattie sessualmente trasmissibili anziché regredire, nel nostro Paese aumentano.

 

In Italia, come riporta il sistema di sorveglianza sentinella delle IST dell’Istituto Superiore di Sanità*, il numero dei casi di IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse, ndr) più comuni (gonorrea, sifilide e pediculosi del pube, ecc.) ha avuto un incremento notevole tra il 2005 e il 2016 (con una media di 5.486 casi per anno), pari al 37,4% in più rispetto al periodo 1991-2004. 

 

Nel 2021, le segnalazioni (5.761casi di IST) sono aumentate ancora (+17,6%) rispetto al 2020 (4.748 casi). Prendendo in considerazione il genere di questi soggetti, il 71,8% dei casi di IST è stato diagnosticato in persone di sesso maschile assegnato alla nascita e il 28,2% in persone di sesso femminile assegnato alla nascita. L’età mediana è stata invece di 32 anni: in particolare, 30 anni per le donne e 33 per gli uomini.

 

Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, aggiornati a novembre 2023 e riferiti al 2022, l’incidenza (casi/popolazione) delle nuove diagnosi HIV è in diminuzione dal 2012, con una riduzione più evidente dal 2018 al 2020 e un leggero aumento negli ultimi due anni post-Covid-19. Il numero più elevato di diagnosi è da vari anni attribuibile alla trasmissione sessuale e, in ordine decrescente, a maschi che fanno sesso con maschi (MSM), maschi eterosessuali e femmine eterosessuali. Inoltre, dal 2015 è aumentata la quota di persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4

o già in AIDS): nel 2022, 2/3 degli eterosessuali maschi e più della metà delle eterosessuali femmine sono stati diagnosticati con CD4  inferiori a 350 cell/µL. Dal report emerge, poi, che quasi la metà delle persone con nuova diagnosi HIV effettua il test solo in seguito alla presenza di sintomi o patologie correlate all’HIV. A dimostrazione del fatto che non esiste una cultura diffusa della prevenzione.

PrEP: cos’è, come funziona, a chi è rivolta, quanto costa

Per contrastare la diffusione dell’HIV, dal 2016 in Europa è stata introdotta la PrEP o profilassi pre-esposizione, ovvero un protocollo sanitario che consiste nell’assunzione di una combinazione di farmaci attivi (Tenofovir ed Emtricitabina) contro il virus dell’HIV prima di aver consumato rapporti sessuali.

È utile specificare che la PrEP non è una cura da assumere dopo aver contratto una malattia o un’infezione di origine sessuale, ma una terapia preventiva, ossia una profilassi medica che riduce significativamente il rischio di contrarre l’HIV, ma non altri tipi di malattie sessualmente trasmissibili.

Esistono due modalità di assunzione della PrEP: quotidiana (daily) o al bisogno (on demand), in base alle esigenze della singola persona.

Chi assume la PrEP, inoltre, viene seguito da un infettivologo che controlla periodicamente lo stato di salute del soggetto, gli prescrive regolari screening IST (Infezioni Sessualmente Trasmissibili) per verificare l’assenza o la presenza di infezioni di tipo sessuale, e l’insorgenza di eventuali effetti collaterali legati all’assunzione dei farmaci previsti dalla profilassi. Questi esami hanno costi che variano da Regione a Regione, con una media di spesa pari a 60€, che può arrivare fino a 150€.

La PrEP è generalmente ben tollerata dall’organismo umano e presenta effetti collaterali leggeri e a breve termine come nausea, diarrea, gonfiore e mal di testa, che scompaiono generalmente entro poche settimane. Sul lungo termine, può avere effetti sulla funzionalità renale e sulla densità ossea. Per questo motivo è necessario sottoporsi a controlli medici periodici.

Negli Stati Uniti la PrEp è stata introdotta nel 2012, mentre in Europa e in Italia è disponibile dal 2016. 

I più recenti studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia della PrEP in termini di prevenzione della diffusione dell’HIV e tutte le agenzie internazionali ne raccomandano l’adozione. I soggetti più indicati per la terapia, generalmente, sono: uomini che fanno sesso con uomini, donne transgender che fanno sesso con uomini, sex worker, uomini o donne partner di persone HIV positive, ma anche uomini e donne eterosessuali, in generale chiunque si esponga a un rischio di trasmissione di HIV. «È importante specificare che le donne, anche quelle trans, per una questione ormonale possono assumere PrEP solo quotidianamente, non al bisogno», afferma Allegra Ferrari, medica specializzanda in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Genova e dottoranda in Epidemiologia Sociale presso l’Università di Anversa.

«Gli uomini gay sono molto più sensibilizzati sul tema perché storicamente c’è stato un grande stigma nei confronti di questa comunità per via dell’epidemia di AIDS» continua «In generale, la conoscenza di questa profilassi è limitata all’interno di bolle ristrette o tra persone che hanno la fortuna di essere all’interno di contesti dove c’è una maggiore consapevolezza». Ferrari è anche volontaria presso Anlaids Liguria, associazione che nasce per il contrasto alla diffusione dell’HIV, e collabora con il collettivo PrEP in Italia: «Oggi i casi di HIV sono in aumento anche nella popolazione eterosessuale, soprattutto tra gli over 50-60, che sono molto poco informati a riguardo».

In Italia non esistono ancora statistiche ufficiali sulle persone che assumono la PrEP e sulle modalità di accesso ai centri che la prescrivono. L’unica rilevazione disponibile, aggiornata al 2022, è quella promossa dall’associazione Plus APS, prima organizzazione italiana di persone lgbtq+ sierocoinvolte che, assieme al collettivo PrEP in Italia, hanno raccolto alcuni numeri sul tema.

Il dato più rilevante è la notevole crescita del numero di utilizzatori della PrEP. A dicembre 2022 erano 6.444: +77% rispetto ai 3.461 del 2021. La maggior parte sono MSM (rappresentano il 95,6% del totale), mentre emerge una netta differenza di utilizzo tra Nord e Sud (il 65,78% vive al Nord; il 28,49% al Centro e solo il 5,63% al Sud). Sempre nel 2022, sono state 537 le persone che hanno interrotto la PrEP: di queste, 4 riguardano casi di sieroconversioni dovute ad una aderenza sub-ottimale; 10 a causa del decremento della funzionalità renale; 20 perché non tolleravano la nausea e gli effetti gastrointestinali causati dai farmaci; i restanti utenti hanno invece sospeso per inizio di una relazione monogama o per motivi non esplicitati.

Dalla ricerca è emerso inoltre che, nonostante il 40% dei centri clinici abbia almeno un utilizzatore di chems e un/a sex worker in follow-up, l’83% dei suddetti centri non ha attivato nessuna partnership con i servizi community based. «Tra chi fa sex work, ci sono persone vittime di tratta che, purtroppo, spesso non hanno accesso a questi strumenti e sono quindi più esposte alla contrazione di MST  (Malattie Sessualmente Trasmissibili, ndr)», aggiunge Ferrari.

Da quest’anno i farmaci utilizzati per la PrEP sono rimborsabili

Con Delibera CdA n. 15 del 26 aprile 2023, l’Agenzia Italiana del Farmaco, accogliendo la proposta avanzata dalla Sezione per la lotta contro l’AIDS del Comitato Tecnico Sanitario del Ministero della Salute, ha dato il via libera alla rimborsabilità dei farmaci Emtricitabina e Tenofovir Disoproxil utilizzati per la PrEP “al fine di ridurre il rischio di infezione da HIV-1 sessualmente trasmessa in adulti e adolescenti ad alto rischio”. Una novità importante per le persone HIV-negative che hanno comportamenti sessuali a rischio elevato, oltre che una misura di notevole impatto sulla sanità pubblica.

Nonostante questo importante passo avanti, Plus APS ha pubblicato una rubrica a ottobre 2023 in cui denuncia la presenza di una serie di barriere ancora esistenti all’accesso alla PrEP. Tra queste rientra il mancato rimborso degli screening IST e delle visite mediche, la presenza di centri concentrata quasi interamente nel Nord Italia e la scarsa sensibilizzazione tra le donne e gli uomini cisgender eterosessuali.

Le testimonianze, in Italia e all’estero, di chi segue la PrEP

 

«La PrEP è relativamente economica e largamente disponibile in Australia», dice Justin, 32 anni da Melbourne, Australia, dove la PrEP è stata introdotta ufficialmente dal 2018. Justin è uno degli oltre 38 mila australiani che assumono PrEP (secondo i dati forniti dal Kirby Institute dell’University of New South Wales di Sydney, relativi al 2021). «Qualsiasi medico, da quello di base a quello di una clinica specializzata nella salute sessuale, può prescriverla. Le visite mediche sono generalmente gratuite, altrimenti possono avere un costo che arriva fino a 40-50 dollari, a seconda che siano pubbliche o private. Molte cliniche di salute sessuale per persone LGBT+ sono però gratuite», spiega «Il Truvada (farmaco comunemente utilizzato per la PrEP, ndr) costa circa 35-40 dollari australiani al mese per la maggior parte delle persone. Se però hai un reddito basso, una disabilità o l’assicurazione contro la disoccupazione è più economico: circa 8 dollari. Alcune persone possono invece ottenerlo gratuitamente se hanno fattori di rischio preesistenti, come l’uso di droghe per via endovenosa». La sua è un’esperienza positiva: «Attualmente sto assumendo la PrEP on demand per evitare gli effetti collaterali più seri, legati all’utilizzo del farmaco a lungo termine. Solitamente prendo i medicinali qualche giorno prima di intraprendere un viaggio o quando so che avrò più rapporti occasionali a rischio. Riguardo all’utilizzo del preservativo, lo uso nel 50% dei casi o quando so che il mio partner sessuale non è in PrEP, ha qualche MST o mi trovo in un ambiente a rischio».

«Seguo la profilassi ormai da quasi tre anni» dice E., 28 anni da Milano. «Ho aderito tramite il Milano CheckPoint, che è l’associazione principale quando si tratta di PrEP in Italia. La assumo in modo continuativo, una pastiglia al giorno e non ho mai avuto effetti collaterali. Ho amici che la assumono on demand, ovvero la prendono al bisogno. Due pastiglie almeno due ore prima del rapporto e una 24 ore dopo fino a 48 ore dopo l’ultimo rapporto. Quindi, per intenderci, se so che venerdì sera farò sesso, prendo due pastiglie venerdì pomeriggio, poi una sabato pomeriggio e l’ultima domenica pomeriggio. Se nel frattempo ho avuto un rapporto, per esempio, sabato sera, continuo uguale fino a lunedì e così via fino all’ultimo rapporto».

Un iter come quello di E. ad oggi in Italia è possibile e potenzialmente gratuito. Rivolgendosi a un centro MST di un qualunque ospedale italiano e facendo richiesta per la terapia, questa potrà essere assunta senza costi per il richiedente, se ritenuto appartenente a una categoria esposta. Oppure si può richiedere tramite le associazioni che, non essendo ospedali, non sono abilitati al rilascio del medicinale, ma possono fissare un appuntamento con chi di competenza. «A Milano – ci racconta sempre E. – si è sottoposti a uno “scrutinio”. Tramite colloquio, un professionista valuta il profilo del richiedente e le motivazioni per cui intende seguire la terapia. Seguono esami del sangue e delle urine per verificare eventuali problemi al fegato e, ovviamente, presenza di IST o MST. Dopo due mesi di “periodo di prova” si verifica la presenza di eventuali effetti collaterali, esami del fegato e delle IST e si inizia ufficialmente con la terapia. Ogni quattro mesi gli esami per fegato e IST vengono riproposti».

Come dimostrano queste testimonianze, «Chi segue la PrEP è sicuramente più controllato di chi non la utilizza», spiega Allegra Ferrari. «Bisogna sfatare il mito che chi assume la PrEP è più promiscuo e ha sicuramente altre malattie. Si tratta, invece, di persone maggiormente consapevoli dei propri rischi rispetto alla popolazione generale. Inoltre, ormai anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato che la PrEP è efficace e che conviene farla anziché non farla».

 

*Dati riportati dalla sorveglianza sentinella delle IST attiva in Italia aggiornati al 31 dicembre 2021 

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