In Italia e nel mondo è sempre più difficile masturbarsi

Questo articolo parla di:

Il classico pulsantino “Hai più di 18 anni?” ha mai veramente impedito a qualcuno di accedere a un sito per adulti? Forse no. E allora diventa buono e giusto verificare davvero l’età degli utenti, giusto? Cosa potrebbe andare storto?

Dal 12 novembre in Italia per accedere a uno dei 45 siti pornografici selezionati serve la verifica dell’età: sta entrando in vigore il sistema dell’AGCOM richiesto dal decreto Caivano del 2023. (In realtà, se non avete notato cambiamenti, è perché c’è ancora un periodo cuscinetto).

Ma non siamo gli unici, perché anche in UK, in USA, e anche in UE si sta lavorando a varie norme per la verifica dell’età online.

Dietro però un obiettivo apparentemente semplice e un fine nobile, quello di tutelare i minori, si cela una situazione complessa, che rischia di diventare censura o sorveglianza di utenti adulti. E allora vediamo come sta andando in giro per il mondo.

In USA, per quasi la metà dei cittadini Pornhub è bloccato, anche per gli adulti

 

A partire dal 2023 con la Louisiana, diversi stati USA hanno iniziato a passare delle leggi per la verifica dell’età: chi vuole accedere a siti con contenuti per adulti deve verificare la propria età con un sistema di terze parti, mostrando per esempio la propria patente o in alcuni casi con sistemi automatici di riconoscimento facciale che stimano l’età.


Il sito per adulti Pornhub ha dichiarato che in Louisiana, dove rimane ancora attivo, ha visto immediatamente un calo dell’80% delle visite, ma da allora ha deciso man mano di bloccare completamente l’accesso a 22 stati USA in cui ci sono norme di questo tipo, un territorio con quasi 140 milioni di abitanti.

Aylo, la società che controlla i più famosi brand di siti per adulti, tra cui YouPorn, Pornhub, Brazzers e molti altri, sostiene che la verifica dell’età sia legittima, ma che le norme entrate in vigore in certi stati siano inefficaci ed espongano gli utenti a rischi per la privacy. 

Sulla loro proposta alternativa arriveremo fra poco, ma dobbiamo prima dire che non sono stati colpiti solamente siti per adulti.

Ad esempio, il social network Bluesky ha deciso di bloccare l’accesso nello stato del Mississippi, dove una nuova norma obbligherebbe a verificare l’età di tutti gli utenti per qualsiasi contenuto.


Bluesky dichiara che questa norma creerebbe ostacoli che vanno oltre gli obiettivi di tutela dei bambini, con un impatto sproporzionato su piattaforme più piccole e con meno risorse, come ribadisce anche la Electronic Frontier Foundation.

Ma soprattutto, dichiara Bluesky, questo controllo creerebbe barriere significative alla libertà di espressione e alla privacy degli utenti.

Se torniamo dal nostro lato dell’atlantico invece troviamo l’Online Safety Act in UK. L’OSA chiede alle piattaforme delle tutele in base a come un sito viene categorizzato da Ofcom, l’autorità UK per le telecomunicazioni. L’approccio a categorie proposto ha il pregio di tenere conto delle dimensioni delle piattaforme. Ad esempio per la categoria 1, quella con più obblighi, una condizione è di avere almeno 34 milioni di utenti per le comunicazioni “tra utenti” del proprio servizio. 

Questo criterio di proporzionalità è utile a non bloccare troppo duramente dei siti che hanno un impatto piccolo. Ma non è un approccio è comunque esente da rischi: la Wikimedia Foundation (la no profit che gestisce Wikipedia) aveva aperto un’azione legale per contrapporsi all’OSA e nello specifico alle sue categorizzazioni. 

Secondo Wikimedia, i criteri delle categorie sarebbero troppo vaghi e inadatti: la fondazione dice che Wikipedia rischia di essere inserita nella categoria 1, quella ideata invece pensando alle grandi piattaforme social. Gli obblighi della categoria 1 però la limiterebbero troppo nel suo servizio, mettendo a repentaglio l’anonimato dei suoi editor e rischiando di costringerli a un blocco a Wikipedia nel Regno Unito.

Ad agosto 2025 l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito respinge l’azione di Wikipedia, riconoscendo però il valore della piattaforma e invitando l’autorità UK a far sì che Wikipedia venga protetta. E se in questo caso probabilmente Wikipedia sarà salva per via del suo evidente valore, la domanda che apre è se sia possibile scegliere dei criteri con cui vengono ristretti solo contenuti “potenzialmente nocivi”, o si finisce sempre per buttare via il bambino con l’acqua sporca?

Per via di questa causa il lavoro di Ofcom con il registro delle categorie non è ancora stato pubblicato, ma nel frattempo le piattaforme hanno dovuto iniziare a verificare l’età degli utenti, e, naturalmente, non sta andando proprio tutto liscio.

Per verificare l’età in UK è possibile usare dei provider di terze parti che usando algoritmi di riconoscimento facciale stimano l’età usando la fotocamera. 

Con una piccola lacuna: diversi utenti hanno riportato che si poteva venire verificati come adulti mostrando Sam Porter Bridges, il protagonista del videogioco Death Stranding. Si punta la fotocamera del telefono allo schermo della console e si mostra l’immagine altamente dettagliata del personaggio interpretato da Norman Reedus, et voilà.


Se vi chiedete come mai non basti allora solo una foto stampata, il motivo è che la verifica può chiedere un movimento, per esempio di aprire la bocca; Death Stranding, naturalmente, ha una modalità foto che permette di mettere il nostro personaggio in posa e muoverlo, con buona pace della verifica dell’età. 

Una delle app che consentono la verifica tramite fotocamera, Yoti, è già stata scelta da OnlyFans anche per l’Italia come servizio di terze parti per la verifica dell’età dei nuovi iscritti. Con buona pace di Sam però, sembra che Death Stranding non funzioni per ingannare Yoti.

Date le vulnerabilità che abbiamo visto, e anche il rischio che uno scambio di informazioni porti a compromettere la privacy degli utenti, Pornhub suggerisce una verifica dell’età basata sul dispositivo: invece di delegare la verifica ai siti o a portali terzi, si potrebbe verificare una volta per tutte per l’utente dello smartphone o computer. 

In altre parole, invece di chiedere separatamente a Meta, a YouTube o a Pornhub di verificare l’età di ognuno, si potrebbe chiedere a Google, Apple o Microsoft una verifica del dispositivo fatta a monte, una volta per tutti. Con un ovvio gioco di patata bollente, Apple e Google non sembrano gradire questa idea che gli richiederebbe più responsabilità, e preferiscono sistemi che dipendono da chi gestisce questi portali. In Texas dall’anno prossimo la verifica dell’età funzionerà direttamente tramite gli App Store, e quindi saranno Google e Apple a dover implementare la verifica. La controrisposta di Tim Cook, CEO di Apple, è che verificare dall’App Store qualunque download sia più invasivo per la privacy degli utenti.

C’è da dire poi che in effetti una verifica generale del dispositivo lascia aperta la porta a tutti quei dispositivi condivisi in famiglia tra utenti adulti e non, oppure in cui non è impostato un parental control correttamente.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto sia farraginoso e complesso capire come incasellare il mondo amorfo e liquido di internet, in cui tracciare dei confini efficaci rischia di essere come tirare delle linee nella sabbia.

E qui da noi? In Italia la verifica dell’età per i siti per adulti è stata inserita nel cosiddetto decreto Caivano. La norma in realtà recepisce anche il DSA dell’UE, la regolamentazione dei servizi digitali che tra le altre cose richiede alle piattaforme di evitare che i minori vedano contenuti inappropriati. AGCOM ha quindi pubblicato una lista di 45 siti a cui dal 12 novembre è stata richiesta l’implementazione di un sistema di verifica dell’età “a doppio anonimato”. 

In pratica, il sito dovrà richiedere una verifica a un sistema terzo. L’idea è che in questo modo il sito riceva solo una generica approvazione di maggiore età senza scoprire quanti anni abbiamo, e dall’altra chi fornisce il codice non possa sapere dove lo usiamo.

Prima di domandarci se questo sistema sarà efficace, vale la pena notare che la prima versione del documento ufficiale di AGCOM (ora corretta), era un po’ bizzarra: comparivano non solo i normali indirizzi dei soliti sospetti (Pornhub, YouPorn, Onlyfans) ma anche alcuni siti con una stringa di ricerca: per un certo sito ad esempio si leggeva ”/gay-porno?q=daddy”, che mostra che la pagina visualizzata era quella della ricerca ‘daddy’ nella categoria ‘gay’. 

Inoltre, come riporta DDay, in realtà anche se l’obbligo è scattato dal 12 novembre, i siti che hanno sedi nel resto dell’UE hanno altri 3 mesi di tempo per adeguarsi, fino al 1 febbraio: è il caso di Pornhub e degli altri siti di Aylo.OnlyFans, invece, avendo sede a Londra, ha già implementato la verifica. Bang.com, sito con sede in USA che dovrebbe quindi adeguarsi, ha deciso direttamente di chiudere momentaneamente l’accesso agli italiani, con un comunicato in realtà un po’ confuso che parla della necessità di accesso con lo SPID, che però in realtà non si può usare per questa verifica, nonostante tutti i meme suggeriscano il contrario.

Ciò che è quasi certo è che quando i siti implementeranno la verifica subiranno un calo vertiginoso di visite, come è successo per tutti gli altri stati che hanno implementato norme simili. Beh, quindi gli italiani smetteranno di guardare contenuti pornografici?

Se, come me, non credete che succederà, domandiamoci: e allora dove andranno?

Una delle criticità più evidenti di questo tipo di blocchi ai siti per adulti è quanto siano semplici da aggirare. I 45 siti individuati da AGCOM non sono ovviamente gli unici luoghi in cui si può trovare materiale pornografico su internet. 

In questo schiaccia la talpa anzi sono paradossalmente i siti più attenti alle regole e a tutelare utenti e sex worker a venire penalizzati, spingendo gli utenti che non vogliano verificare l’età verso portali con meno scrupoli e sedi chissà dove.

Se infatti OnlyFans chiede a chi crea contenuti una verifica dei documenti, e Pornhub delle prove del consenso delle persone ritratte in video, con il caso “mia moglie” abbiamo potuto purtroppo vedere un ecosistema sommerso fatto di video non consensuali diffusi su chat o siti poco raccomandabili, che con ogni probabilità riusciranno a eludere queste norme e a diventare addirittura più appetibili.

Rimane poi libera la strada a chiunque usi una VPN per mascherare la propria posizione: negli Stati USA in cui Pornhub ha scelto di chiudere si era registrata una impennata immediata nelle ricerche su Google per le VPN, e lo stesso è avvenuto da noi.

Insomma, questa implementazione sembra una toppa per agire solo a valle, in un paese in cui ancora ostacoliamo l’educazione sessuoaffettiva nelle scuole per poter educare con competenza le persone alla sessualità. E allora forse questo blocco ci porterà almeno a una educazione da autodidatti su come funziona internet.

di Martino Wong (Martino Wong)

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Sostieni Scomodo

Scegli un importo

Abbonati

Essere indipendenti è l’unico modo per rimanere trasparenti.
Difendi l’informazione libera, abbonati a Scomodo.

8€ al mese

Articoli Correlati

🔹 Chi siamo

Questa attività è organizzata da Fondazione Poetica, sotto la guida del prof. Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano, per Unhate Foundation e ha finalità esclusivamente di ricerca sociale.

🎯 Finalità della raccolta

Vogliamo ascoltare le opinioni dei giovani sui temi della ricerca, garantendo il rispetto della tua privacy.

🎙️ Modalità di trattamento dei dati

La tua voce verrà trascritta automaticamente. Un membro del nostro team verificherà e correggerà la trascrizione per eliminare ogni possibile riferimento personale.

Il file audio verrà cancellato subito dopo la trascrizione.

Conserveremo solo il testo anonimizzato della trascrizione, l’anno di nascita e la regione di residenza, che ti chiediamo terminata la registrazione degli audio.

📋 Quali dati trattiamo

Conserviamo solo dati anonimi. Il tuo audio viene trascritto e se menzioni luoghi o persone specifiche, queste informazioni vengono anonimizzate.

🛡️ Altre informazioni utili

I dati sono completamente anonimi: non sarà possibile modificarli o cancellarli dopo l’invio.

Conserveremo le trascrizioni solo per il tempo necessario alla ricerca, sempre in forma anonima.

📬 Contatti

Per domande o informazioni scrivi a Dario Pizzul, referente della ricerca a questo indirizzo: pizzul.dario@gmail.com