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In Italia c’è ancora un problema con i femminicidi

L’8 marzo di quest’anno scenderemo in piazza per ricordare anche le 120 donne uccise durante il 2023. I dati diffusi dal Ministero dell’Interno hanno confermato una tendenza spaventosa: 4 femminicidi su 5 avvengono all’interno dell’ambito familiare e oltre la metà è attribuita al partner o all’ex partner.

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La Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, istituita nel 2018, definisce i femminicidi «le uccisioni di donne, da parte di uomini, determinate da ragioni di genere». Alla luce dell’indagine parlamentare, il fenomeno è “profondamente radicato nel substrato culturale e sociale” italiano. Nel 2013 il nostro Paese ha ratificato la Convenzione di Istanbul, che impone di contrastare la violenza sulle donne attraverso l’adozione di legislazioni apposite e il controllo sulla loro effettiva attuazione. Nella Convenzione si definisce la violenza di genere come «uno dei meccanismi sociali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini». Così, le diseguaglianze di genere sono diffuse a livello epidemico, su scala globale, e radicate nel retaggio storico che, costruendo l’identità sociale dell’uomo, le legittima. Il femminicidio è quindi la forma più estrema della violenza di genere, ma non l’unica.

 

Infatti, nel 2023 si è osservato un incremento notevole di richieste di aiuto (+59%) al 1522, il numero apposito per denunciare casi di violenza, stalking e chiedere informazioni sui Centri Antiviolenza. Questo incremento, registrato soprattutto nell’ultimo trimestre, è legato a doppio filo con l’omicidio di Giulia Cecchettin. Il suo caso – quello di una studentessa di ingegneria di soli 22 anni uccisa dall’ex fidanzato – ha scosso l’opinione pubblica italiana e internazionale. Dopo una settimana dalla scomparsa, il 18 novembre 2023 il cadavere della ragazza è stato individuato nei pressi del lago di Bacis. Successivamente al ritrovamento, la sorella maggiore della vittima, Elena Cecchettin, ha scritto una lettera sul Corriere della Sera, denunciando i responsabili. La cultura dello stupro è responsabile di educare e legittimare gli uomini che, lungi dall’essere mostri o malati di mente, diventano figli sani del patriarcato. Senza mezze misure, Elena ha definito il femminicidio un vero e proprio omicidio di Stato.

 

 

Grazie alla sua coraggiosa esposizione mediatica, sono state organizzate manifestazioni per ricordare Giulia in tutta Italia. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, questo 25 novembre, circa mezzo milione di persone si sono riunite nella capitale. Le parole di Elena hanno messo in allerta molte altre molte donne, come ha sottolineato la Presidente del Centro Antiviolenza Giraffa Onlus, Maria Pia Vigilante: «nei primi due mesi del 2024 le chiamate e i casi presi in carico sono raddoppiati rispetto all’anno scorso».

 

Una, Nessuna, Centomila: l’importanza dei centri antiviolenza

 

Continuare a sensibilizzare rispetto al tema, tenere i riflettori puntati su ogni tipologia di violenza, educare all’affettività: queste sono le battaglie delle organizzazioni a supporto delle donne. Tra queste c’è Una Nessuna Centomila: fondazione nata del 2022, dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne. L’obiettivo è sostenere i Centri Antiviolenza, integrandone l’attività attraverso linguaggi artistici, come la musica e il teatro, e l’educazione nelle scuole. Attualmente, Una Nessuna Centomila, si occupa di circa 125.000 beneficiari, grazie alle attività di prevenzione e diffusione culturale.

 

In occasione della Giornata internazionale della donna, la fondazione ha dato vita alla campagna “8 marzo due punti e accapo” con la volontà di aprire un dialogo, soprattutto con le giovanissime, rispetto a temi come la parità salariale, il valore del consenso e la medicina di genere. Queste battaglie, che riflettono lo stato attuale delle cose, sorgono dalle conquiste del passato, come il divorzio e l’aborto, ma segnano anche il confronto tra presente e passato.

 

Sebbene i tempi siano cambiati, la violenza sulle donne rimane un tema profondamente attuale, che deve essere affrontato dalle istituzioni e dalla società civile grazie a un dialogo continuo. Così, Una Nessuna Centomila tiene l’attenzione sulla condizione della donna oggi, con lo scopo di migliorarla nel futuro: affinché l’8 marzo non finisca mai.

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