In Campania la lotta per la giustizia climatica è più viva che mai

la giustizia climatica non è solo una questione ambientale, ma anche un imperativo sociale: garantire che le politiche per il clima non perpetuino le ingiustizie, ma promuovano equità e resilienza. Con questo obiettivo, ActionAid Italia ha lanciato il progetto Changemakers for Climate Justice, un'iniziativa che dà voce e risorse ai giovani per costruire un futuro più sostenibile.

Il cambiamento climatico è una delle sfide più urgenti del nostro tempo, una crisi che minaccia non solo l’equilibrio ambientale del pianeta, ma anche la stabilità sociale ed economica delle comunità più vulnerabili. Dagli eventi meteorologici estremi all’innalzamento del livello del mare, dalle migrazioni forzate alla perdita di biodiversità, le conseguenze di questa emergenza globale colpiscono in modo sproporzionato chi è già esposto a disuguaglianze profonde.

In questo contesto, la giustizia climatica non è solo una questione ambientale, ma anche un imperativo sociale: garantire che le politiche per il clima non perpetuino le ingiustizie, ma promuovano equità e resilienza. Con questo obiettivo, ActionAid Italia ha lanciato il progetto Changemakers for Climate Justice, un’iniziativa che dà voce e risorse ai giovani per costruire un futuro più sostenibile.

Attraverso un programma di regranting, sono stati finanziati cinque progetti guidati da giovani che operano in Italia e Tanzania, unendo azione locale e visione globale. Questi changemakers non si limitano a denunciare l’emergenza climatica, ma sviluppano soluzioni innovative per contrastarla, sensibilizzando la società civile e promuovendo la protezione ambientale.

Nella lotta per la giustizia climatica, la Campania si distingue con due iniziative significative sostenute dal progetto Changemakers for Climate Justice, capaci di intrecciare innovazione sociale, sensibilizzazione e creatività artistica.

Coop4Art e il ReMade Community Lab


Fondata nel 2018, la cooperativa sociale Coop4Art opera nel cuore di Caserta, rispondendo con progetti concreti alle emergenze ambientali locali e globali. Tra le sue iniziative di punta, il ReMade Community Lab si concentra sulla riprogettazione del ciclo dei rifiuti, in una regione nota come “terra dei fuochi”. Qui, la gestione dei rifiuti è spesso associata a pratiche pericolose come l’incenerimento e gli interramenti illegali, con pesanti ricadute sulla salute pubblica e sull’ambiente.

A partire dal 2021, Coop4Art ha ampliato il proprio raggio d’azione includendo progetti ambientali in risposta alle pressanti emergenze locali e globali, consapevole che l’ecologia non può essere disgiunta dal benessere delle comunità. Il consorzio non si limita a finanziare interventi, ma si configura come una vera e propria comunità di persone unite da valori condivisi e da una visione comune per un futuro più equo e sostenibile. “Contrastare i cambiamenti climatici è la sfida del secolo”, dichiara Raniero Madonna, membro di Coop4Art, che guida un team dedicato allo sviluppo di soluzioni alternative alle pratiche tradizionali responsabili della crisi ambientale.

Uno dei progetti più innovativi promossi dal consorzio è il ReMade Community Lab, una rete interdisciplinare che coinvolge ricercatori, ingegneri, architetti e cittadini. Il laboratorio si concentra sul ripensare il ciclo dei rifiuti in Campania, una regione tristemente famosa per le criticità legate alla gestione dei rifiuti. Al momento, la maggior parte dei rifiuti è smaltita attraverso l’incenerimento nell’impianto di Acerra, un sistema inefficiente che non prevede alcun recupero di materiali. Questo modello, mutuato da altre regioni italiane ed europee, ha avuto conseguenze devastanti in Campania, facilitando l’infiltrazione delle mafie e l’intersezione tra rifiuti urbani e speciali.

Le conseguenze di questa gestione disastrosa sono state drammatiche, portando a un’emergenza ambientale di proporzioni enormi nota come “biocidio”. Fin dai primi anni 2000, la popolazione locale ha iniziato a mobilitarsi contro questa situazione, dando vita ai comitati “Stop Biocidio”. Ancora oggi, in molte aree della Campania si continua a combattere con roghi tossici, interramenti illegali di rifiuti speciali e stoccaggi temporanei che, in realtà, durano da decenni. Le ripercussioni sulla salute sono allarmanti, con tassi di incidenza di tumori tra i più alti d’Italia.

Per affrontare questa realtà, Coop4Art sostiene il progetto “Veritas”, un’indagine tossicologica mirata a rilevare gli inquinanti nel sangue delle persone colpite da patologie legate all’inquinamento. Questo progetto scientifico rappresenta anche un atto di giustizia sociale, offrendo alle comunità locali, soprattutto alle madri che lottano per la salute dei propri figli, uno strumento per denunciare e combattere le conseguenze dell’inquinamento ambientale. “La Terra dei Fuochi non è solo una tragedia locale, ma il riflesso di un sistema globale che avvelena territori e persone,” aggiunge Raniero.

 

Wimby Fest: il futuro è nel giardino di tutti


Dall’altro lato, l’Associazione Coop4Art dà vita al Wimby Fest, un evento che trasforma il Casolare di Teverolaccio in un centro nevralgico per il movimento ambientalista campano.

“La salvaguardia dell’ambiente è il cuore pulsante di Wimby Fest,” afferma Nunzia Costanzo, una delle principali organizzatrici del festival. Giunto alla sua seconda edizione, l’evento si è svolto quest’anno presso il Casolare di Teverolaccio, nel cuore della Campania, e ha visto la partecipazione di cittadini, attivisti e associazioni impegnate nella lotta per un futuro più sostenibile e giusto.

Wimby, acronimo di World Is My Backyard (“Il mondo è il mio giardino”), nasce come un progetto collettivo che unisce diverse realtà associative impegnate nella difesa dell’ambiente, con un focus particolare sulle problematiche che riguardano il territorio di Napoli, Caserta e le loro periferie. Questi luoghi, noti per essere la “terra dei fuochi”, sono stati martoriati per anni da abusi ambientali che ne hanno minato la salute e il benessere delle comunità locali. Tuttavia, è proprio la determinazione e la resilienza degli abitanti di queste terre che alimentano la forza del Wimby Fest, un evento che non solo denuncia, ma propone soluzioni concrete.

Il festival ha rappresentato un punto di incontro per associazioni ambientaliste, in particolare quelle aderenti alla rete Stop Biocidio, un movimento che da anni combatte contro l’inquinamento e le dinamiche mafiose legate alla gestione dei rifiuti. Per tre giorni, il Casolare di Teverolaccio è stato trasformato in un vivace laboratorio di idee, progetti e iniziative, con attività che spaziavano dai laboratori pratici ai talk tematici, dai workshop alle performance artistiche. Ogni momento è stato pensato per sensibilizzare i partecipanti sulle gravi problematiche ambientali che continuano a segnare la vita di queste comunità.

Uno dei progetti più emblematici del Wimby Fest è Veritas, un’indagine scientifica che punta a documentare il legame tra l’aumento dei tumori nella “terra dei fuochi” e l’inquinamento ambientale. I fondi raccolti durante l’evento sono stati destinati a sostenere questa ricerca fondamentale, che cerca di dare risposte alle domande di giustizia e salute che da anni affliggono la regione. “Il progetto Veritas non deve restare un’iniziativa isolata,” sottolinea Nunzia Costanzo. “Deve diventare un modello replicabile in tutte le regioni italiane, perché la Terra dei Fuochi non è un problema campano, ma è il riflesso di un sistema economico e sociale che avvelena l’intero Paese.”

Oltre alle tematiche legate alla salvaguardia dell’ambiente, Wimby Fest ha ospitato anche momenti di riflessione e denuncia sociale, come l’esibizione di Yaya Ramde, in arte Mochaud, vincitore del contest Diaspore – Spore per il cambiamento, promosso dal consorzio Coop4art nell’ambito del programma Changemakers for Climate Justice. Ramde, rifugiato climatico originario del Burkina Faso, è arrivato in Italia solo nove mesi fa, portando con sé una testimonianza potente: l’arte della Poetry Slam come strumento di sensibilizzazione sul legame tra cambiamento climatico e migrazione. “Non basta una canzone per raccontare ciò che le persone dovrebbero sapere sull’immigrazione climatica,” afferma Mochaud, che durante la sua performance ha raccontato storie di sofferenza e speranza. “La natura è così ferita che non ci resta più aria per respirare, e siamo costretti a migrare in cerca di un futuro migliore.”

Il Wimby Fest, dunque, si conferma un evento di grande rilevanza per il movimento ambientalista campano, un appuntamento annuale in cui la creatività, la cultura e l’impegno collettivo si intrecciano per costruire un cambiamento tangibile e promuovere un futuro più giusto e sostenibile per tutti. In un periodo storico in cui le sfide ambientali sono sempre più urgenti, Wimby Fest non solo accende i riflettori su una regione martoriata dall’inquinamento, ma offre anche soluzioni pratiche, solidali e artistiche per far fronte alla crisi climatica globale.

di Sara Paolella (Sara Paolella)

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