Il ruolo dell’arte e della cultura nella narrazione della resistenza del Collettivo di Fabbrica GKN

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Dalle ultime vicende riportate nella prima e nella seconda parte del nostro reportage Una lotta corale: il paradigma intersezionale dell’esperienza GKN contro il modello neoliberista, lo stato della vertenza è mutato. QF SpA (ex Gkn) ha riaperto la procedura di licenziamento collettivo. Il 9 gennaio 2025 la sezione che si occupa di imprese e fallimenti del Tribunale di Firenze ha accolto la richiesta avanzata da QF il 16 dicembre scorso. Si tratta della terza procedura di licenziamento collettivo (la prima a luglio 2021 e la seconda a dicembre 2023 si sono rilevate un nulla di fatto, viste le ragioni dei ricorsi presentati da Fiom-Cgil), e potrebbe diventare definitiva dal 26 marzo 2025 – data in cui sarebbero recapitate le lettere ai circa 120 dipendenti rimasti. 

 

Il 16 Gennaio 2025, in occasione della riunione delle assemblee dei lavoratori QF e della Fiom Cgil di Firenze, Prato e Pistoia, è stato redatto un comunicato che ribadisce le seguenti necessità: «Il pagamento di tutto il dovuto (quindi stipendi, contributi ecc…); la reindustrializzazione, a partire dall’unico soggetto, la cooperativa dei lavoratori, che ad oggi ha presentato un piano e che, se inserito in uno scenario più ampio di consorzio industriale, potrebbe essere una soluzione anche per il mantenimento dei livelli occupazionali; l’utilizzo di tutti gli strumenti normativi e legislativi (ammortizzatori sociali, legge regionale sui consorzi, formazione, ecc.) a disposizione per il rilancio del sito e dell’attività produttiva». Ad oggi non si è registrata alcuna risposta.
Le decisioni relative al piano di reindustrializzazione e a proposito degli stessi licenziamenti con tutta probabilità arriveranno solo a marzo, quando sarà definito il futuro dello stabilimento – e sarà plausibilmente disvelato il suo processo di trasformazione in puro asset immobiliare. 

 

Colpo dopo colpo, il Collettivo di Fabbrica GKN ha sempre dimostrato di saper rispondere, nel senso di possedere la forza necessaria per innescare azioni concretamente propositive. Anche in questa circostanza, il Collettivo di Fabbrica ha reagito diffondendo il modello di pre-ordine delle cargobike, munito di catalogo tecnico – in linea con l’unico piano di produzione industriale che è attualmente sul tavolo, ovvero quello partito dal basso e che dovrebbe attuarsi attraverso la realizzazione di un consorzio industriale. Queste cargobike, modello “Solidale”, non sono ancora ufficialmente in commercio ma rappresentano un’occasione di “donazione” per sostenere il progetto: compilando il modello di pre-ordine si può richiedere di tenere gratuitamente la cargobike per un massimo di due mesi, al termine dei quali o si restituisce la cargobike, o si la continua a tenere grazie ad un’offerta, appunto, solidale; in alternativa, si può “acquistare” sempre grazie ad una donazione. 

 

Un’altra importante reazione coincide con la nuova chiamata per il supporto dell’azionarato popolare. Ricordiamo che il primo pacchetto di azionariato popolare solidale da un milione di euro è stato completato e superato; a proposito del secondo pacchetto, condividiamo le parole diffuse dal Collettivo di Fabbrica: «l’azionariato popolare è come la lotta, non lascia ma raddoppia. Dichiariamo un nuovo obiettivo: 2 milioni di euro entro il 31 maggio. Abbiamo iniziato questa lotta contro i licenziamenti, dicendo: “se sfondano qua, sfondano dappertutto”. La finiamo dicendo: e se sfondassimo noi? Se qua si creasse quella faglia in grado di liberare energia? Con l’azionariato popolare si crea un esperimento unico nel suo genere, dove nella stessa assemblea potranno sedere dalle cittadine e i cittadini di Campi Bisenzio, di Firenze e provincia, fino ai movimenti climatici e sociali internazionali, le comunità energetiche, i circoli Arci ecc.». 

 

A seguito delle numerose iniziative che hanno caratterizzato la fine dell’anno appena passato e che, come nel caso del Festival di Teatro Operaio, hanno visto la partecipazione di centinaia di persone – iniziative intraprese al netto di un importante stato di logoramento psico-fisico, è bene ricordarlo –, il calendario delle attività del Collettivo di Fabbrica GKN è in perpetuo aggiornamento. Dopo gli ulteriori passi compiuti verso gli stati generali della giustizia climatica e sociale (l’8 febbraio 2025 a Roma, il 9 a Bologna, il 10 a Campi Bisenzio e l’11 a Venezia) grazie alle assemblee aperte alla presenza di una delegazione degli/delle alluvionate di Valencia, in seguito alla presentazione del libro Questo lavoro non è vita di Gea Scancarello e Dario Salvetti a Monza e a Milano il 15 febbraio, ecco un paio dei prossimi momenti di incontro e condivisione: il 22 febbraio, presso il presidio dell’assemblea permanente in Via Fratelli Cervi 1 (Campi Bisenzio), verrà proiettato il documentario Il fuoco non si è spento, arricchito dalla partecipazione delle persone che hanno animato la lotta ProSus a Cremona; il 5 marzo, al Polo del ‘900 di Torino, si discuterà di questa «prova generale di un futuro diverso» insieme allo storico Alessandro Barbero, alla giornalista Gea Scancarello e allo stesso Dario Salvetti

 

Cominciano anche i preparativi per il prossimo Festival di Letteratura Working Class che si svolgerà dal 4 al 6 Aprile 2025. È stata ufficialmente aperta la campagna di crowdfunding (e durerà fino al 23 febbraio 2025) per contribuire in modo solidale all’organizzazione, visto che, al contrario dei tanti festival di questo paese, «il Festival di Letteratura Working Class non ha sponsor di aziende o di banche» – il suo unico sponsor è la lotta collettiva.
La prima edizione del Festival di Letteratura si svolse presso il presidio ex-GKN dal 31 marzo al 2 aprile 2023; nello stesso luogo, la seconda (e partecipatissima) edizione del Festival prese forma dal 5 al 7 aprile 2024. Qual è dunque il significato di questa soluzione di continuità? Come si legge sul comunicato stampa diffuso per la presentazione della terza edizione del Festival di Letteratura Working Class, «La talpa continua a scavare e dopo le Genealogie del 2023 (il passato) e le Geografie del 2024 (il presente) adesso è la volta delle Prospettive (il futuro). Contro il realismo capitalista, che ci schiaccia su un presente che puzza di guerra, inquinamento, fascismo e sfruttamento, coniugheremo i verbi al futuro, perché noi saremo tutto».

 

In questa terza, e ultima, parte del reportage che Scomodo ha realizzato a proposito del caso ex-GKN si vuole approfondire proprio il tema della resistenza culturale, evidenziando il ruolo dell’arte e della cultura nella narrazione della resistenza del Collettivo di Fabbrica GKN. All’interno della cornice di eventi che si sono susseguiti dal 9 luglio 2021 – cortei, manifestazioni, concerti, presidi, costruzione di reti di mutuo soccorso – è nata la necessità di esprimersi e portare avanti la lotta anche su un altro piano: quello artistico.  

 

Nel corso degli anni, infatti, la resistenza del Collettivo di Fabbrica è diventata un punto di riferimento e di interesse per numerose figure del panorama artistico (musica, letteratura, teatro, cinema). Queste persone, oltre ad aver accettato di concederci parte del loro tempo per qualche intervista, hanno supportato le istanze del Collettivo di Fabbrica GKN, dando così vita a creazioni artistiche che ricadono a pieno titolo sotto il genere working class.



Insorgiamo e Ivan 

Brani musicali di Simone “Tenore FI” & Sakatena (Romanticismo Periferico)
2021

 

Iniziamo dalla musica, accendendo i riflettori sulle canzoni forgiate dalla crew fiorentina Romanticismo Periferico. Nel 2021 Simone, in arte Tenore FI, e Sakatena hanno autoprodotto due canzoni a proposito della vertenza. La prima è Insorgiamo, e racconta la lotta del Collettivo di Fabbrica dal suo inizio; a testimonianza di ciò, l’introduzione del brano riprende le parole pronunciate da Dario Salvetti in apertura di una delle prime (e più gremite) manifestazioni. Ricordiamo inoltre che il titolo Insorgiamo, oltre a rappresentare il motto elaborato dal Collettivo di Fabbrica durante le prime battute della resistenza, è un omaggio alla brigata Sinigaglia che liberò Firenze dal nazifascismo. 

 

«Lottano uniti gli operai e le operaie 

Lotta di classe

Mentre il padrone infame gonfia bene le sue tasche

Lo stato è complice da sempre» 

 

e ancora 

 

«Ci terrorizzano, delocalizzano,

Ma che fatica che ti chiedo resta qui con me,

Se a questo giro lottare ti sembra il minimo 

Insorgiamo dando vita a un fronte unico»

 

La seconda canzone, Ivan, è stata realizzata con il featuring di Mistilla e racconta un personaggio a dir poco complesso: Ivan rappresenta tutta la classe operaia, rappresenta chi da un giorno all’altro si è trovato senza lavoro. Il brano mette in scena i momenti bui di un individuo che trova la voglia di riscatto unendosi alla lotta collettiva. Durante un’intervista, Tenore Fi ci racconta: «Ivan è nato dalle notti in fabbrica che abbiamo passato con gli operai. Abbiamo conosciuto un ragazzo e ci ha colpito molto quando ci ha confidato che, dopo essere stato privato del lavoro, lui non era più nessuno; alienato dalla vita sociale, il posto di lavoro era l’unico luogo che lo faceva sentire accettato. Un paradosso bello potente, no?».

 

«Ivan non usciva più di casa dal ’99,

l’ansia aveva preso il sopravvento con le paranoie

Nella sua testa lavorare era l’unico modo

per non finire ad impazzire dentro un nosocomio

G come sei grande anche se non te l’hanno detto mai,

K quei kilometri che ancora tu percorrerai

N non è ancora finita quindi insorgiamo,

per un mondo migliore nessuno sia più sfruttato»

 

Le due canzoni nascono nel calderone di Romanticismo Periferico, crew di MCs i cui valori sono molto vicini a quelli del Collettivo di Fabbrica GKN. L’insofferenza di essere schiacciati da una città gentrificata che mercifica l’arte ha fatto nascere l’esigenza di raccontare altre parti della città di Firenze, in particolar modo quelle zone di periferia che non sono contaminate dalle tendenze del centro urbano. L’intenzione della crew è quella di essere presente sul territorio in modo riconoscibile, grazie alla creazione di un’identità politica e sociale che contribuisca alla riemergenza del sottobosco underground del rap e dell’hip hop. 

 

E tu come stai?
Film/documentario di Filippo Maria Gori, Lorenzo Enrico Gori (AAMOD, Istituto Ernesto De Martino)

2022

 

E tu come stai? è il titolo del docufilm presentato per la prima volta il 10 Novembre 2022 al Festival dei Popoli di Firenze, con la regia di Filippo Maria Gori e Lorenzo Enrico Gori. Si tratta di un’opera cinematografica che ripercorre i momenti più significativi dei primi nove mesi di lotta. Confrontandoci con i registi, ci è apparso chiaro l’intento della pellicola: far emergere le emozioni e le sensazioni provate dalle lavoratrici e dai lavoratori. E tu come stai? riesce a dare immagine alla speranza per un futuro migliore, alla rabbia verso l’abbandono dello Stato e nei confronti dei proprietari della fabbrica, all’orgoglio, alla tenacia di continuare a tenere vivo e saldo il rapporto umano tra tuttə, oltre che ai complicati momenti di chi, per necessità o debolezza, ha invece lasciato le ragioni della vertenza. 

 

La realizzazione di questo progetto è stata possibile grazie alla grande apertura che il Collettivo di Fabbrica ha concesso ai registi, rendendo così possibile la costruzione di una narrazione capace di tenere insieme una dimensione più intima e privata con quella pubblica della cronaca. In questo senso, il titolo E tu come stai? è piuttosto emblematico, quasi a voler aprire un rispettoso spiraglio all’interno di una lotta ormai riconosciuta a livello nazionale.  Altrettanto sintomatiche sono le parole di Dario Salvetti: «Quando i giornalisti e le giornaliste ci raggiungono al presidio, ci chiedono sempre come stiamo. Ma come volete che stiamo?». L’intuizione (umanamente creativa) sta nella scelta di rivolgere la domanda al contrario, cioè a chi l’ha posta: «Voi, lavoratori e lavoratrici che avete sofferto di precarietà più di noi, voi come state?»

Oltre alla resa di alcuni fatti macroscopici (assemblee, preparazione di manifestazioni, cortei), nel film emergono anche degli spazi di riflessione “microscopici”, delle spaccature profondamente umane dove prendono forma momenti di condivisione personali. Tra questi spazi, troviamo sicuramente Alessandro Tapinassi detto “Snupo” (addetto trattamenti termici), che rivela quanto sia stato decisivo introdurre una certa sensibilità musicale alle pratiche di lotta. “Snupo” declina il suo ruolo di suonatore di tamburo durante i cortei, rivelando la necessità di una scansione ritmicamente emotiva delle manifestazioni per arrivare in fondo alla meta. Di seguito, uno dei cori più rappresentativi del Collettivo di Fabbrica GKN: 

 

«Occupiamola, fino a che ce ne sarà,

Che fatica che ti chiedo,

Oggi devi scioperà!

E allora avanti insieme 

Uniti a lottare

Tutta la settimana, la passo lì con te

E non c’è resa 

Non c’è rassegnazione

Ma solo tanta rabbia

Che cresce dentro me»

 

Tra le diverse voci raccolte da Filippo Maria e Lorenzo Enrico Gori, troviamo anche quella di Carlotta Altimari (addetta controllo qualità accessori moda), parte del “coordinamento donne”, che parla, in generale, di una fiducia nel lavoro tradita e, nello specifico, di come molte colleghe immigrate siano costrette a subire ogni sorta di molestia. «Siamo sempre messe sotto quell’ala di paura che ci impedisce di parlare, vista la nostra condizione di bisogno. Io mi sono stufata di stare zitta e mesta perché devo aver paura: io non devo proprio aver paura di nessuno e di niente» le parole di Carlotta tratte dal film.

 

Come recitano le parole di presentazione della pellicola, «Questo non è un film su una storia che è avvenuta, ma su come la storia possa avvenire», considerato che il finale è aperto a nuove prospettive, alla speranza che qualcosa, prima o poi, possa finalmente cambiare.  

 

Il Capitale – Un libro che ancora non abbiamo letto

Spettacolo Teatrale della compagnia bolognese Kepler-452 

2022

 

Il Capitale – Un libro che ancora non abbiamo letto è lo spettacolo teatrale firmato Kepler-452, compagnia bolognese di teatro documentario, che mette in scena Il Capitale di Karl Marx attraverso i corpi di attori e corpi di operai e operaie del Collettivo di Fabbrica GKN. 

 

Per la stesura della sceneggiatura, come racconta Nicola Borghesi di Kepler-452, sono stati spesi alcuni mesi a stretto contatto con il Collettivo di Fabbrica, il cui vissuto collettivo è stato compresso nello spettacolo. Ciò che rende veramente unica la rappresentazione è la presenza di operai e operaie in carne e ossa sul palco: se il testo di riferimento è sempre il medesimo, gli operai e le operaie si trovano a dover ripetere quelle stesse battute in momenti differenti della propria vita; le repliche dello spettacolo, infatti, sono state 62 (di cui l’ultima l’8 febbraio 2025 al Théâtre les Célestins di Lione). In questo modo, la scena si anima grazie ad attori e attrici che sanno sulla loro pelle di lavoratori e lavoratrici cosa significhi “insorgere”. 

 

L’idea di rappresentare Das Kapital. Kritik der politischen Ökonomie è nata durante la pandemia di Covid-19. E a proposito di Covid-19, teatro documentario e Marx, è interessante condividere le parole del comunicato che Kepler-452 diffuse all’alba della cosiddetta “fase 2”: «Noi non vogliamo ripartire come nulla fosse, non vogliamo riprendere esattamente dove eravamo rimasti, non vogliamo, ancora una volta, rimuovere dal nostro orizzonte di percezione l’enormità che la realtà ci presenta davanti agli occhi. Non vogliamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema. In tutto il nostro percorso artistico abbiamo tentato, come potevamo e come sapevamo, di confrontarci con la realtà e portarla in scena. Non rinunceremo a farlo proprio ora, nel momento in cui ce n’è più bisogno. Noi, in quanto teatranti, abbiamo il dovere di mettere in campo soluzioni creative che vadano oltre la pedissequa riproposizione del mondo per come è sempre stato. Nel conflitto tra capitale e lavoratori, noi ci schieriamo dalla parte dei lavoratori. E, come solidarizziamo con le lotte degli operai che scioperano per non dover scegliere tra diritto al lavoro e diritto alla salute, così non vogliamo dover scegliere noi. Non ci interessa una rivendicazione di categoria che non tenga conto della realtà complessa e difficile che abbiamo intorno. Non vogliamo unirci al coro acritico della riapertura. Vogliamo partecipare solo a lotte intersezionali e di ampio respiro. Se il teatro ha, come crediamo, la funzione di immaginare altri mondi, altri pianeti possibili, vogliamo immaginarli partendo dalla realtà che abbiamo intorno e non da una realtà fittizia costruita a partire da posizioni autoreferenziali».

 

L’anno seguente Kepler-452 ha incrociato il percorso del Collettivo di Fabbrica GKN e, perfettamente in linea con il contenuto del suddetto comunicato, è facile immaginare che l’incontro sia stato particolarmente fecondo. Qual è stata la congiunzione con Il Capitale? Nel perimetro di quella fabbrica, in un intervallo di tempo relativamente ristretto (seppur significativo), si è determinata una specie di “vita collettiva conciliata”, un vivere collettivo legato al fil rouge del riferimento al marxismo. Il concetto di lotta di classe si interseca con la figura del metalmeccanico, qui intesa come portatrice “storica” della stessa lotta sindacale da cui, a partire dagli anni ‘70, si sono generate altre tipologie di lotte quelle ambientaliste, ecologiste, femministe e sociali in generale. Secondo Nicola, è inestimabile l’importanza che assumono le ragioni sindacali quando sanno diventare punto riferimento anche per ulteriori battaglie: «Perché solo una lotta che abbia al suo centro il tema del lavoro, del possesso e dell’impiego della proprietà e dei mezzi di produzione può far emergere altre lotte». Per dirla con uno dei più recenti slogan del Collettivo di Fabbrica: «Per questo, per altro, per tutto».



La Fabbrica dei sogni

Romanzo di Valentina Baronti (Edizioni Alegre)
2024

 

L’ultimo lavoro che prendiamo in considerazione è il libro scritto da Valentina Baronti, giornalista fiorentina. Anche in questo caso, La Fabbrica dei sogni si concretizza grazie alla stretta vicinanza dell’autrice con il Collettivo di Fabbrica GKN e alla sua partecipazione assidua alle assemblee. Il romanzo offre una rielaborazione personale dell’esperienza ex-GKN, attraversando diversi registri narrativi: da quello tipico di un romanzo di formazione,  a quello epistolare. 

 

La scrittura di questo romanzo ha rappresentato, per Valentina, una liberazione dal peso che sentiva gravare su di sé da quando è sorta la personale necessità di esprimersi sul percorso di lotta collettiva del Collettivo di Fabbrica. A questo riguardo, ovvero in relazione all’alleggerimento dell’autrice rispetto alla sensazione provata, Valentina ci ha detto qualcosa di più rispetto ai personaggi autobiografici del romanzo, a partire dalla protagonista, Agata: «La persona che aveva ispirato il personaggio di Agata non esiste più, visto che ha guadagnato la libertà di continuare la sua strada come figura totalmente letteraria. Questo significa che ha continuato a essere, per me, un romanzo di formazione anche dopo la sua scrittura, perché ogni volta che mi capita di presentarlo, ancora oggi scopro qualcosa di nuovo di me, e cambio ancora. Non sono più Agata, lo sono stata»

 

Riprendendo le parole dell’ottima recensione di Ornella De Zordo, potremmo dire a proposito di Agata che «La sua trasformazione è compiuta. Non più sola, non più goffa, Agata va incontro a una vita che la fabbrica in lotta le ha reso possibile. E per questo, La fabbrica dei sogni può essere letto anche come uno specialissimo romanzo di formazione working class». È opportuno specificare che non si tratta “solo” di un’opera narrativa che ricade sotto il genere letterario working class, ma che siamo di fronte anche ad un gesto solidale concreto, visto che il ricavato delle vendite nelle quasi 50 presentazioni fatte da quando il libro è uscito è stato devoluto alla Società Operaia di Mutuo Soccorso.

 

Potremmo proseguire raccontando la storia di molti altri manufatti culturali che hanno deciso di abbracciare le istanze del Collettivo di Fabbrica GKN. Tra questi, a titolo d’esempio, citiamo il podcast Lo Scherzo – Il caso GKN, lotta operaia del terzo millennio (a cura di Valentina Baronti, Camilla Lattanzi, Gianluca Masala) e il sopraccitato libro Questo lavoro non è vita

 

In conclusione, quello che emerge dall’insieme di questi lavori è la necessità comune di una fruizione culturale e artistica che sia frutto di una produzione dal basso. Le coscienze risvegliate dalla resistenza operaia del Collettivo di Fabbrica GKN e dalla rete dei movimenti solidali riconoscono l’importanza della libera circolazione delle culture per la determinazione di una società più aperta e consapevole. La messa in moto di idee artistiche che prescindano dalle logiche della massimizzazione del profitto è essenziale per ispirare l’adozione di uno spirito creativamente critico, sia nei confronti di se stessə, che nei confronti di quel che ci circonda. Il Collettivo di Fabbrica, ben consapevole di tale necessità, ha accolto fin da subito la vicinanza di tuttə lə artistə che hanno manifestato interesse e vicinanza, amplificando le loro voci, e suggerendo nei fatti una via da percorrere per restituire all’arte un ruolo di rilievo nel panorama dei possibili punti di riferimento valoriali: intensificare le espressioni artistiche working class al fine di implicare la formazione di una nuova e inedita identità politica e sociale di classe. Perché, riprendendo le parole membro della RSU, nonché attore e scrittore Dario Salvetti, è bene essere consapevolə che per il capitale è fondamentale che il lavoratore non possa considerarsi artista, e che l’artista non si consideri lavoratore. E se si considera la recente manifestazione della volontà di creare un polo della cultura working class nel perimetro della reindustrializzazione della ex-GKN alimentando e rinnovando così le pratiche del «vasto spettro di forze culturali, letterarie, storiche, documentaristiche, di ricerca» che hanno contribuito positivamente alla lotta per la difesa dei posti di lavoro , si ha davvero la sensazione che a Campi Bisenzio ci sia (quella che potrebbe essere) la prima fabbrica dei sogni.   



di Lorenzo Robin Frosini (Lorenzo Robin Frosini),Giulia Barone (Giulia Barone)

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