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Il programma di Periferiacapitale

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Roma è una città complessa e fortemente diseguale, caratterizzata da evidenti squilibri territoriali in termini economici, sociali e culturali. Tuttavia c’è una costellazione di realtà che operano sui territori, spesso grazie all’impegno di persone che scelgono di dedicare pezzi  importanti della loro vita alla cura del proprio territorio, alla rinascita dei loro quartieri, combattendo una narrazione superficiale permeata sempre dalle parole degrado, paura, criminalità. 

L’impegno e la dedizione, la forte spinta all’attività mutualistica sono sicuramente i tratti comuni di queste realtà. 

Abbiamo intervistato Domenico Chirico esperto della Fondazione Charlemagne, la quale attraverso il programma Periferiacapitale sta rafforzando il proprio lavoro, di esperienza ventennale, sulla città di Roma. Periferiacapitale sostiene le realtà sociali e culturali radicate nei territori ed impegnate nel contrasto alla diseguaglianze, nell’intento di avviare percorsi comunitari, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nella pianificazione urbanistica, sociale e culturale necessaria alla città di Roma. 

 

Prima di entrare nel dettaglio del lavoro svolto grazie al programma Periferiecapitale introduciamo più in generale l’impegno della Fondazione Charlemagne, una Fondazione di erogazione, nata nel 1998, guardando alle politiche di rete messe in campo per favorire la rinascita della città di Roma. 

Fondazione Charlemagne da sempre promuove politiche di rete. Stefania Mancini, la nostra  consigliera delegata, da poco è diventata Presidente di Assifero che è l’associazione di categoria di riferimento di tutte le fondazioni di erogazione italiane. Nel mandato di CharleMagne c’è un lavoro di rete e promozione della filantropia, sia nel rapporto con le istituzioni sia verso quello che è il livello di erogazioni nei territori, dunque rientra proprio nell’approccio di Charlemagne fare un lavoro di rete e stimolare la filantropia sia in Italia che all’Estero. La fondazione ha anche sostenuto moltissimo tutte le reti, i network internazionali che si occupano di fondazioni di comunità. Svolgiamo questo lavoro proprio come approccio di visione. Poi, quello che la fondazione sta provando a fare anche per la città di Roma, grazie alla sua esperienza ventennale, è un lavoro diretto a sostegno di una serie di realtà sociali. 

Il parere del consiglio della Fondazione è stato quello di cercare di portare questa visione e questo lavoro anche a Roma. Così nasce l’idea del programma Periferiacapitale. 

Certo, è ovvio che quando si fa un certo  tipo di lavoro in una città metropolitana come Roma è assolutamente necessario un dialogo costante e possibilmente fruttuoso con le istituzioni, altrimenti ognuno fa il suo pezzetto di lavoro, ma non si riesce mai a costruire un tessuto di sviluppo locale integrato. Si deve avere uno sguardo sistemico sulla città, altrimenti difficilmente si avranno benefici reali a lungo termine. E sono questi quelli che noi  che cerchiamo di ottenere!

 

Entriamo nel dettaglio di Periferiacapitale, programma della fondazione Charlemagne attraverso il quale vengono finanziate realtà del territorio capitolino che svolgono attività mutualistiche e per la rigenerazione sociale e culturale del territorio. Come nasce il programma e quali sono gli obiettivi centrali?

Nasce dall’esperienza ventennale della Fondazione Charlemagne a sostegno di diversi enti anche del territorio romano, nasce dall’esigenza di avere una maggiore attenzione sulla città anche a fronte della crisi in cui essa versa in questi anni . Quindi la fondazione avvia una riflessione e crea un team di persone che comincia ad esplorare il territorio della città, partendo dalle esperienze pregresse, capendo quali siano i luoghi delle maggiori diseguaglianze in città. Dunque non prende in considerazione esclusivamente le periferie, ma anche luoghi come quello in cui ci troviamo ora, Spintime, in centro, in una situazione di occupazione abitativa. E’ uno spazio in cui esistono forti diseguaglianze. Così abbiamo cominciato a ragionare su quali possano essere degli interlocutori all’interno delle realtà romane e quali possano essere le zone urbanistiche in cui è maggiore la diseguaglianza, per proporre un lavoro orientato a tutto l’ecosistema umano in cui si vive. Abbiamo trovato o re-incontrato tantissimi soggetti che si occupano della città, spesso lavorando a livello volontaristico, di attivismo, cercando di trovare soluzioni a problemi molto spesso complessi e di dare un orizzonte di vivibilità a tutte le persone che abitano in quartieri sicuramente complicati, attraverso lo sport, le iniziative culturali e sociali, attraverso sportelli legali, l’assistenza ai minori a vario titolo, il doposcuola per i più giovani.

Nasce in questo modo il programma, che si struttura su tre assi di intervento:quello sociale, quello culturale e quello ambientale. Quello sociale lavora a sostegno di associazioni, cooperative, enti religiosi, gruppi sportivi, che operano a favore della comunità in diversi quartieri di Roma. Con un approccio che va oltre il singolo servizio ma che tende ad abbracciare tutte le questioni che riguardano le persone che abitano in quelle comunità. In merito alla cultura sosteniamo iniziative di animazione sociale e culturale a livello territoriale, privilegiando festival ed eventi che si realizzano nelle periferie della città. 

L’ultimo asse è quello ambientale, il grande rimosso di Roma : si parla molto raramente di questione ecologica o ambientale nella capitale. Quindi c’è per esempio un programma specifico con l’Associazione a Sud che sostiene la formazione e l’attivismo di una ventina di comitati attivi in città e svolge uno specifico lavoro di monitoraggio sulle acque del Tevere che potrebbero diventare parte dell’acqua pubblica romana venendo immesse nell’acquedotto. C’è dunque tutta una serie di comitati che si stanno mobilitando per questo e noi stiamo cercando di capire come rafforzare il monitoraggio ed in generale il loro lavoro. 

Periferia capitale si struttura intorno ad altre due azioni : il cofinanziamento, ovvero se un soggetto viene con un’idea di un finanziamento più ampio da presentare alla Regione, o al Consiglio dei ministri, o all’Unione Europea e ha bisogno di un cofinanziamento che arricchisca la sua proposta, se noi la valutiamo pertinente al lavoro di rafforzamento dei processi territoriali e comunitari, cerchiamo di sostenerla. L’altro punto importante è quello sulla formazione: cerchiamo di offrire a tutti i partner del programma dei percorsi formativi scelti dai partner stessi, per rafforzare le loro capacità di azione. 

 

Infatti, molto spesso alcune associazioni che operano nel terzo settore non hanno gli strumenti fondamentali per trovare i finanziamenti alle proprie attività, per lavorare alla progettazione europea o in maniera efficiente al fundraising. 
Grazie a voi si è costruita una rete di professionisti disposti a sostenere attraverso percorsi formativi queste realtà virtuose. 

L’anno in corso di Periferia Capitale è un anno zero. Abbiamo chiamato a raccolta i partner e gli abbiamo chiesto di identificare dei percorsi formativi, individuando insieme i formatori. Abbiamo lasciato piena libertà a tutti, alcuni avevano le idee molto chiare : a Pietralata ad esempio hanno organizzato un ottimo percorso di lavoro sul bilancio sociale, anche propedeutico alla riforma del terzo settore. Chi faceva attività sportiva quest’anno non poteva fare tantissimo lavoro, quindi hanno brillantemente utilizzato il tempo di lavoro comune per rafforzare le proprie strutture e la propria formazione. Altri si sono dedicati ai problemi sociali del territorio: così a San Basilio hanno avviato un corso sulle politiche di genere, un corso sulle dipendenze tecnologiche, tutte attività formative, dunque, molto radicate  alle problematiche del territorio di riferimento. 

Poi abbiamo svolto corsi di carattere più generale sulla comunicazione, l’amministrazione e la raccolta fondi. 

I professionisti che hanno partecipato come formatori sono stati molto contenti. Sappiamo che per questi partner trovare le motivazioni per partecipare è sempre molto complicato: trovare un interesse per un’attività che sembra un di più non è scontato, ma è fondamentale per crescere. Quindi abbiamo cercato di favorire anche l’aspetto relazionale organizzando formazioni comuni. In merito alla scuola di formazione sul fundraising, che è considerata una delle migliori di Italia, la formatrice è stata entusiasta perchè ha visto e ci ha confermato quello che abbiamo visto anche noi, una grandissima ricchezza di contenuti, di conoscenze, di capacità delle persone che hanno partecipato, a fronte della carenza di alcuni strumenti molto importanti per ottimizzare il lavoro. Quindi si tratta di un campo fertile, dove poter intervenire e raccogliere dei frutti, con un grande entusiasmo di chi partecipa. Tutto questo lavoro, che riteniamo fondamentale in vista della seconda, terza e quarta annualità del programma periferiacapitale, vogliamo renderlo ancora più strutturato , dotandoci di un consulente formativo per rendere più solidi ed efficaci i percorsi. 

 

Il programma è partito da settembre 2020, dopo questi 10 mesi ormai di attività, quale pensi sia l’elemento più importante che accomuna le realtà sostenute? 

L’idea di vivere una comunità. 

Il Quarticciolo per esempio è una realtà molto interessante :  c’è una palestra popolare da cui nasce il dopo scuola, poi ci sono lo sportello sociale, lo sportello legale. 

 Le stesse iniziative le hanno avviare anche i nostri partner di Laurentino38 che hanno aperto uno sportello legale, oltre a fare attività sociali per i minori che funzionano benissimo. Liberi Nantes a Pietralata parte come scuola di calcio per minori stranieri non accompagnati, ora si è allargata a  tutto il territorio, coinvolgendo le ragazze e i ragazzi del quartiere, e questo li sta arricchendo, con un lavoro fatto anche con le scuole del territorio. 

Noi stiamo cercando di favorire tutti quelli che partendo da un’unica o poche attività poi sono via via capaci di acquistare uno sguardo più ampio sulla comunità con un fortissimo radicamento sul territorio. Sicuramente c’è un elemento forte di mutualismo tra situazioni diverse , ma c’è anche  una visione comune di come si può intervenire a favore di queste comunità. Non ti nascondo che questo tipo di intervento della Fondazione Charlemagne è unico nel suo genere, proprio perchè ha un approccio olistico. Molti donatori privati o istituzionali intervengono in maniera più specifica, ti dicono di fare un progetto preciso, invece noi lavoriamo attraverso finanziamenti di struttura : non finanziamo un progetto singolo, ma capiamo qual è il programma complessivo delle attività dell’ente. Se lo riteniamo in linea con il progetto di Periferiacapitale lo finanziamo perchè questo esista. 

Non ti nascondo che questo lavoro che guarda al territorio si rafforza da solo attraverso due elementi. Uno è la missione di coinvolgere più fondazioni, all’interno del territorio, infatti se ci sono più soggetti che intervengono in modo coordinato l’azione è più efficace.  

In secono luogo anche se abbiamo avviato un dialogo con gli enti della filantropia privata, ciò non toglie però che l’altro interlocutore del nostro discorso è quello pubblico. Speriamo che, dopo il passaggio elettorale romano, ci sia la possibilità di costruire dei tavoli di programmazione territoriale in cui ognuno svolga il suo ruolo, ma in cui si possa ragionare insieme e in modo sano e fruttuoso per la città.  

 

I Bandi sono sempre un terno all’otto, sono quasi sempre focalizzati su progetti specifici, che vanno spesso a complicare la gestione delle attività svolte dall’associazione, lasciandole spesso in uno stato di precarietà. 

La fondazione ha sempre evitato i bandi e cercato di fare una politica di apertura , anche attraverso Periferiacapitale: chiunque può rivolgersi a Fondazione Charlemagne e noi ci prendiamo il tempo per valutare che tipo di attività sta facendo. È auspicabile certamente che chi ci scrive si sia letto le linee guida del programma, cosa che non succede sempre. Noi sui bandi siamo sempre stati scettici, perchè non li riteniamo necessariamente il modo migliore per raggiungere un livello di programmazione territoriale. Detto questo una modalità di selezione ci deve sempre essere perché abbiamo tutti una responsabilità nell’appropriato uso dei fondi, privati o pubblici che siano. 

 

Voi collaborate con Open Impact, Start up nata all’interno dell’Università romana di Tor Vergata, che si occupa della misurazione dell’impatto. Quanto è centrale il lavoro di misurazione, l’individuazione di strumenti coerenti con le attività e gli effetti generati dalle associazioni in questione, anche per sollecitare, davanti a dati certi, l’intervento di sostegno di enti pubblici per chi lavora a politiche di welfare e porta un chiaro beneficio in termini di crescita sociale e culturale e anche economica della città? 

La collaborazione della Fondazione Charlemagne con Open Impact si inserisce all’interno della possibilità di valorizzare il ruolo potenziale e fattuale delle Università pubbliche romane a favore della città. Per esempio, collaboriamo con il gruppo di MappaRoma e a breve avremo uno studio specifico svolto da loro  sui quartieri (zone urbanistiche) dove interveniamo. . Appena pronto, verrà pubblicato dalla casa editrice di Roma3. In questa direzione abbiamo inoltre avviato una collaborazione con la Sapienza, con il Professore Cellamare e un gruppo di urbanisti che lavorano lì, legati anche alla vostra realtà, per fare uno studio sui ‘poli cittadini’.  Si potrà così capire in quali quartieri e come si potrebbero sperimentare i famosi poli civici di cui da tempo si parla,. Vorremmo sostenere lo studio della fattibilità per realizzarli in futuro. 

Infine c’è la collaborazione con Open Impact, start up dell’Università di Tor Vergata. 

Per fare la valutazione del nostro lavoro, abbiamo bisogno di misurare l’impatto del lavoro che facciamo e che fanno i nostri partner, per la nostra programmazione futura e per presentare poi  il lavoro ad altri soggetti. Rispetto agli enti del resto è assolutamente vero quello che dicevi tu prima : uno degli obiettivi imprescindibili è poter dimostrare all’ente pubblico che il lavoro svolto da tante reti volontaristiche e di attivismo ha un impatto fondamentale nei quartieri. Anche non per forza ecomicizzandolo.

Andrebbe fatta ad esempio un’analisi controfattuale. Cioè valutare la situazione se al Quarticciolo, o a Laurentino o al Tufello non ci fosse quel dopo scuola o qui a Spintime quest’anno non ci fosse stato quel doposcuola, gestito dall’Associazione Genitori Di Donato. 

Facendo un’analisi controfattuale di quello che voi avete contribuito a fare con la scuola Di Donato noi sappiamo che trenta bambini minori non avrebbero potuto godere del loro diritto all’istruzione. Sarebbero rimasti chiusi in questa struttura non potendo beneficiare dell’istruzione di cui hanno bisogno, come tutti i minori di questo mondo. Questo è successo anche a San Basilio, o in altri quartieri in cui sosteniamo associazioni. Quindi, valutare l’impatto di questi gruppi attivi nel sociale è fondamentale, per arrivare a rendere il loro lavoro permanente.

E il punto non è solo l’educazione, lo stesso discorso vale per moltissimi altri ambiti. Ti faccio un esempio specifico molto importante : la cooperativa Antropos ci ha chiesto di lavorare sulla logopedia dei minori che devono accedere ai servizi di sanitari della Asl ma che non gli vengono forniti per le lunghissime liste d’attesa presenti. Significa che se un minore, nell’età tra i 3 ed i 6 anni, che necessitasse di questo servizio pubblico,  non riesce a farlo, ciò crea un danno per il futuro suo, della sua famiglia, del contesto e del quartiere in cui abiterà. Invece Antropos ha fornito con il nostro sostegno un servizio integrativo capillare, in una dialettica costante con la Asl che poi dovrà prendere in carico il suo pezzo di impegno e di responsabilità. L’impatto sociale sui quartieri, in questo caso in ambito per così dire sanitario, psicosociale, ma anche in ambito culturale, è evidente. 

Aggiungo un’ultima cosa: in Italia si dà per scontato il volontarismo, l’attivismo. Si dà per scontato che le persone spontaneamente si attivino, si diano da fare gratuitamente. Che si dia per scontato  da una parte è positivo, ma non può diventare retorica… Quando si parla del terzo settore troppo spesso lo si dimentica. 

Pensiamo ad esempio ai vaccini, e quindi allo sforzo incredibile messo in campo da chi lavora nel terzo settore e per i servizi delle persone e che poi non è stato riconosciuto come prioritario nella campagna vaccinale, nonostante moltissimi operatori sociali del terzo settore siano stati sempre in prima linea. 

 

Per concludere, mi puoi dare un commento, un giudizio su questi mesi di attività? Su come ti sei trovato con questa rete di associazioni e partner e se gli obiettivi da voi posti all’avvio sono ancora gli stessi? 

La nostra autovalutazione, che sarà suscettibile anche di una valutazione del Consiglio della fondazione, e dell’analisi dell’impatto di Open Impact, ci dice che il lavoro sta andando bene. Nella città di Roma non esisteva un’esperienza come la nostra, cioè di soggetti che avvicinassero partner e associazioni che lavorano sul territorio per finanziarli con fondi di struttura. Non c’era questa attenzione alla programmazione territoriale e di comunità. 

Abbiamo riscontrato  un’assenza di attenzione inspiegabile di  tanti altri attori, mentre abbiamo incontrato realtà incredibili che stanno facendo un lavoro eccezionale sul territorio. Abbiamo imparato tantissimo dalle organizzazioni che abbiamo trovato e ci siamo anche ispirati ad esse. Ci sono persone che dedicano un’esperienza quotidiana di bellezza, di lavoro e di impegno ai loro quartieri, spesso assai complessi e intrisi solo di una narrazione di paura e degrado.

Ora stiamo finanziando un festival d’arte a San Basilio, si chiama SanBarte. E’ un festival partecipato molto bello in cui la gente può vivere i cortili di San Basilio in modo diverso. E dobbiamo ricordarci che la maggior parte delle persone a Roma vive in periferia, il centro è spopolato.. Il cuore della città è lì. 

Siamo molto contenti di aver conosciuto il mondo che ruota intorno a Spintime Labs, che, nella sua ricchezza di cantiere di rigenerazione urbana e umana, vede protagonisti tanti soggetti diversi :oltre a voi di Scomodo, ci sono SpinTime con il resto delle attività, la Scuola di Donato,  una componente della chiesa, e ci sono le 400 persone che ci abitano. Tutta questa ricchezza ha nutrito il pensiero sulla città. Quindi la valutazione è positiva per la prima annualità. La preoccupazione è per le prossime. Come dicevo all’inizio, serve una maggiore presenza di fondazioni private per rafforzare questo livello di intervento territoriale oltre ad un maggiore confronto, coordinamento e programmazione, anche in vista del piano nazionale Pnrr, con gli enti locali, i Municipi, le cui competenze vanno rafforzate per lavorare più efficacemente per Roma. La rinascita di Roma è una grande sfida che dobbiamo affrontare tutti insieme.

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